
L’Assemblea sinodale nazionale della Chiesa cattolica irlandese si è riunita a Meath il 17 ottobre: circa 240 persone provenienti da ogni ambito della società hanno pregato e discusso su come rafforzare e sostenere la missione della Chiesa. I dettagli sono molti, ma il tema di fondo dei documenti che avranno davanti è il Vangelo.
Un tema ricorrente è quello delle donne e della Chiesa. Per secoli, sono stati gli uomini della Chiesa a definire le donne della Chiesa. Oggi, il processo sinodale pone domande e fornisce risposte sia dal punto di vista degli uomini che da quello delle donne. Reciprocità e donne nella Chiesa. Il concetto di «reciprocità» è fondamentale per l’intero processo. Ora, sia le donne che gli uomini pongono domande e forniscono risposte.
La sinodalità coinvolge l’intero Popolo di Dio, il «Pobal Dé». «Senza paternalismo né subordinazione, nel rispetto della diversità e promuovendo una sana reciprocità», come afferma il Documento finale delle riunioni del Sinodo di Roma. La reciprocità sinodale afferma la necessità di tutti i punti di vista.
Pertanto, l’intero processo sinodale irlandese, dal suo inizio nel 2021 fino a oggi, pone domande e cerca di rispondere alle domande provenienti da tutto il popolo di Dio. Tra queste, rivestono particolare importanza le considerazioni relative alle donne sia nella gestione che nel ministero.
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A rigor di termini, le posizioni dirigenziali nelle organizzazioni ecclesiastiche sono sempre state aperte alle donne. Le donne hanno ricoperto incarichi di segretarie parrocchiali e diocesane, ma solo gradualmente hanno raggiunto posizioni di alto livello. Nel 2011, la suora della Misericordia Mary Lyons è diventata Cancelliere dell’Arcidiocesi di Tuam, carica che ricopre tuttora. A Roma, alcune religiose sono ora a capo di alcuni uffici curiali, e suor Raffaella Petrini è Governatrice dello Stato della Città del Vaticano.
Ma il ministero nel suo senso più formale è ancora precluso, e la balaustra dell’altare rimane una barriera che tiene le donne lontane dal sacro. Perché? Storicamente, le donne venivano ordinate diacone con cerimonie identiche a quelle utilizzate per gli uomini. In genere, venivano cambiati solo i pronomi, sebbene alcune liturgie presentino Stefano, mentre altre presentano Febe, come archetipo del diacono appena ordinato.
La visione a lungo termine adottata dal documento dell’Assemblea sinodale nazionale irlandese sposta il dibattito: la domanda non è più chi può fare cosa, ma piuttosto quali bisogni possono essere soddisfatti e da chi. Il titolo del documento dice tutto: «Non è forse questo ciò che Dio chiede da te?» (Michea 6,8).
L’accento è posto sul ruolo dei laici, chiamati attraverso il battesimo a dare e ricevere secondo le proprie possibilità. Le capacità sono un presupposto fondamentale in qualsiasi nomina, ma l’enfasi posta su TUTTE le persone, uomini e donne, trova eco in tutto il mondo. La commissione canonica del Sinodo di Roma ha ascoltato. Recentemente ha affermato che vi sono compiti e doveri che i laici possono svolgere, compresi alcuni più propriamente riservati al clero, ed è qui che la questione si complica.
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Il nuovo documento della commissione raccomanda modifiche al diritto canonico per consentire ai laici di battezzare e di fungere da testimoni nei matrimoni, nonché di agire come giudici unici nei processi canonici.
Tale modifica, che consente la presenza di un unico giudice laico, apre la porta a una forma di governo laico finora gelosamente custodita e detenuta dalla casta clericale. Il percorso che ha portato alle modifiche suggerite è piuttosto interessante.
Il canone 749 dell’attuale Codice di Diritto Canonico limita la definizione e la proclamazione delle dottrine di fede e di morale. Ora, la commissione canonica del Sinodo suggerisce che «l’intero corpo dei fedeli cristiani, avendo ricevuto l’unzione dallo Spirito, non può errare in materia di fede», una qualità che si manifesta quando l’intero popolo di Dio esprime «consenso universale in materia di fede e di morale».
Il resto del canone rimane invariato e si conclude con l’affermazione originale secondo cui «nessuna dottrina si intende definita in modo infallibile a meno che ciò non sia manifestamente evidente».
Ciononostante, la governance laica ha dei limiti. I canoni raccomandati richiedono l’istituzione di consigli pastorali sia a livello diocesano che parrocchiale, ma il loro ruolo rimane consultivo. La modifica al Canone 461, che impone ai vescovi diocesani di convocare un sinodo diocesano ogni dieci anni, implica un’ulteriore consultazione dei laici. Probabilmente, la questione delle donne diacono non riguarda la fede e la morale, ma la governance. La questione se le donne debbano essere diaconi non riguarda la possibilità che possano essere ordinate. Esiste solo una legge che limita tale pratica, e nessuna dottrina consolidata.
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Sebbene il documento dell’Assemblea sinodale nazionale irlandese e la commissione canonica del Sinodo di Roma siano frutto di reciprocità — un comitato misto uomo-donna ha redatto ciascun documento — non vi è nulla nel documento di Roma, mentre nel documento irlandese vi sono commenti significativi sulla questione dell’ordinazione delle donne. Mentre i commenti esterni in Irlanda denunciano la mancata considerazione delle donne sacerdote, il documento irlandese si attiene a quanto inizialmente presentato dagli organizzatori del Sinodo: non ci sarà alcuna discussione sulla dottrina.
Papa Benedetto, quando era prefetto della Congregazione (ora Dicastero) per la dottrina della fede, espresse l’opinione che il divieto di ordinare donne sacerdote dovesse essere considerato «definitivo». I sostenitori affermano invece che la dottrina non sia stata chiaramente definita come infallibile, né la sua definitività sia «manifestamente evidente». Ciononostante, il Sinodo di Roma e, a quanto pare, anche quello irlandese, hanno escluso la questione delle donne sacerdote per concentrarsi invece sul ripristino dell’accesso delle donne al diaconato ordinato.
Il Documento finale del Sinodo di Roma afferma chiaramente, in merito alle diaconesse, che «questo discernimento deve continuare». Sebbene il documento del Sinodo irlandese menzioni il nuovo ministero istituito del catechista, il catechista non è né un sostituto né un passo verso il diaconato, a differenza dei ministeri laici istituiti di lettore e accolito, entrambi aperti in modo simile a uomini e donne e richiesti prima dell’ordinazione diaconale. Il documento del Sinodo irlandese rileva la crescita del diaconato, e la sua Proposta 9 raccomanda espressamente un’analisi a livello ecclesiale del ministero delle donne, compreso il diaconato, e chiede che «i vescovi utilizzino il loro ruolo e la loro influenza per incoraggiare il dibattito e la formazione sia a livello nazionale che internazionale… Le conversazioni sull’ordinazione delle donne siano prese in considerazione in qualsiasi discussione sull’apertura di tutti i ministeri in generale alle donne, in modo che, mentre apriamo ciò che è ora possibile, continuiamo anche il dialogo su ciò che potrebbe essere».
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È proprio qui che sta il problema. Le note relative alla procedura del Sinodo irlandese evidenziano un significativo disaccordo tra i membri del suo Gruppo di lavoro sulle donne, composto da dieci persone, che ha presentato una dichiarazione e diverse proposte. Il gruppo ha riferito che su alcune questioni non è stato possibile raggiungere un consenso, tra cui quella dell’ordinazione diaconale delle donne.
Sebbene il gruppo non rappresentasse una completa reciprocità — sette donne si sono incontrate con un vescovo, un sacerdote e un laico — ha comunque raccomandato di proseguire il discernimento sulla questione delle donne diacono. La loro domanda: «Come onorare il sensus fidei emerso dalla sintesi nazionale riguardo all’apertura del diaconato alle donne in Irlanda, e la necessità di un discernimento e di una leadership più urgenti e attivi da parte e all’interno della Chiesa in Irlanda a ogni livello su questo tema?».
Quale strada prenderà la Chiesa in Irlanda? Dal 1973, sei commissioni vaticane hanno esaminato la questione delle donne diacono. Nessuna ha stabilito che sia impossibile ripristinare la pratica dell’ordinazione delle donne al diaconato. Nell’ottobre 2025, papa Leone ha affermato che la questione delle donne diacono, come quelle relative alle donne nei ruoli dirigenziali, è di natura culturale. Esistono già molti modi in cui le donne possono essere coinvolte sia nella gestione che nel ministero all’interno della Chiesa. La Chiesa irlandese sarà in grado di accettarli?
- Pubblicato su The Irish Catholic (originale inglese, qui).





