
Come valutare il Concistoro del 7 e 8 gennaio? Cosa è stato detto? Si è arrivati a qualche decisione? Cosa ne sappiamo, in conclusione?
Domande precise e per dare una prima risposta possiamo iniziare da una fonte affidabile sebbene «di parte», cioè leggiamo i titoli de L’Osservatore Romano dei due giorni. Eccoli: «L’esortazione di Leone XIV ai cardinali riuniti nel Concistoro straordinario. Insieme in cerca di ciò che lo Spirito vuole per la Chiesa»; «La messa del Pontefice nella basilica Vaticana. Non un “team” di esperti ma una comunità di fede»; «La meditazione del cardinale domenicano Timothy Radcliffe. Sulla barca assieme a Pietro»; «Il discorso di Leone XIV all’apertura dell’assemblea nell’Aula del Sinodo. Con lo stile dell’ascolto reciproco si impara a lavorare insieme»; «Il saluto del Papa al termine della prima giornata di lavori. La Chiesa non è per il clero ma per annunciare il Vangelo».
E Vaticannews ha riassunto così: «Nuovo Concistoro a giugno, il Papa: ne faremo uno ogni anno. A conclusione dell’ultima sessione del Concistoro, Leone XIV ha espresso la volontà di proseguire su questo cammino, in “continuità” con quanto richiesto nelle congregazioni generali pre-Conclave, e ha confermato l’Assemblea ecclesiale dell’ottobre 2028».
«Il fatto che a giugno ci sia un nuovo appuntamento è segno che il Santo Padre ha preso molto sul serio il fatto che possiamo aiutarlo nel suo ruolo di Successore di Pietro», ha spiegato il cardinale Stephen Brislin, arcivescovo di Johannesburg in Sud Africa, nella conferenza stampa conclusiva dei lavori, a tarda sera dell’8 gennaio. La novità – ha aggiunto sempre secondo Vaticannews – non va cercata «solo nelle discussioni» bensì nella stessa «opportunità di conoscerci e ascoltarci». «È importante perché veniamo da diverse parti del mondo, alcuni sono nuovi cardinali, altri da molto tempo»; il Papa «vuole essere collegiale, vuole ascoltare, vuole attingere all’esperienza e alla conoscenza dei cardinali che vengono dalle diverse parti del mondo perché questo può aiutarlo a guidare la Chiesa».
Come è noto erano quattro i temi su cui si intendeva lavorare: Evangelii gaudium, cioè la missione della Chiesa nel mondo di oggi; Praedicate Evangelium, vale a dire il servizio della Santa Sede, specialmente alle Chiese particolari; sinodo e sinodalità, strumento e stile di collaborazione; liturgia, fonte e culmine di vita cristiana. Come ha poi precisato lo stesso Papa Leone XIV al termine della prima sessione (qui), i quattro temi sono stati ridotti a due: «Sinodo e sinodalità, come espressione del cercare come essere una Chiesa missionaria nel mondo di oggi, ed Evangelii gaudium, annunciare il kerygma, il Vangelo con Cristo al centro».
Da sottolineare ancora un passaggio nell’omelia della messa dell’8 quando il Papa ha notato: «Noi non siamo infatti qui a promuovere “agende” – personali o di gruppo –, ma ad affidare i nostri progetti e le nostre ispirazioni al vaglio di un discernimento che ci supera “quanto il cielo sovrasta la terra” (Is 55,9) e che può venire solo dal Signore».
Un riferimento al grande chiasso che agita i social media soprattutto nel mondo conservatore statunitense, dove in prima fila ci sono i cardinali Müller e Raymond Burke a criticare Papa Leone XVI nella misura in cui non riapre alla celebrazione della messa in latino. Dietro di loro, lo scomunicato Carlo Maria Viganò ha intensificato l’attività sui social, ripreso da molti altri account conservatori, postando notazioni come questa: «Tutto ciò che il Concilio ha portato di nuovo si è rivelato dannoso, ha svuotato chiese, seminari e conventi, ha distrutto le vocazioni ecclesiastiche e religiose, ha prosciugato ogni slancio spirituale, culturale e civile dei Cattolici, ha umiliato la Chiesa di Cristo e l’ha confinata ai margini della società, rendendola patetica nel suo tentativo maldestro di piacere al mondo».
La risposta – che la Chiesa nel suo insieme va per un’altra strada – è arrivata sotto forma della decisione di avere un altro Concistoro, per approfondire, e proseguire nel cammino sinodale intrapreso da Papa Francesco.
Invece si prosegue, come ha spiegato ai fedeli il Papa nell’udienza generale di mercoledì 7, poche ore prima dell’apertura del Concistoro: «Dopo l’Anno giubilare iniziamo un nuovo ciclo di catechesi dedicato al Concilio Vaticano II e alla rilettura dei suoi documenti» poiché «si tratta del magistero che costituisce ancora oggi la stella polare del cammino della Chiesa».
Ed ha aggiunto: «San Giovanni Paolo II, alla fine del Giubileo del 2000, affermava così: “Sento più che mai il dovere di additare il Concilio, come la grande grazia di cui la Chiesa ha beneficiato nel secolo XX”», «pertanto, mentre avvertiamo la chiamata di non spegnerne la profezia e di cercare ancora vie e modi per attuarne le intuizioni, sarà importante conoscerlo nuovamente da vicino, e farlo non attraverso il “sentito dire” o le interpretazioni che ne sono state date, ma rileggendo i suoi documenti e riflettendo sul loro contenuto».






Da laico cristiano quando sento l’odore della polvere sollevata dai sandali del Cristo in cammino sulle strade della Palestina e di ogni cristo per le strade del mondo e del tempo…ecco, ne sono attratto e ne seguo i passi. Quando sento i profumi, gli svolazzi, le lingue strane, i paludamenti, le preziosità, mi ritraggo e divento restio e diffidente…
Nell’apprezzabile sintesi che l’articolo fa del recente concistoro, sinceramente non si riesce a capire perche’ sia stato inserito un passaggio – peraltro facendo alcuni nomi, ritengo, in maniera … gratuita – attribuendo, di fatto, l’espressione “agende personali o di gruppo” utilizzata dal Santo Padre, esclusivamente – ripeto, esclusivamente – a una ritenuta e identificata realta’. Si vuole dire, dunque, che altri non abbiano “agende personali o di gruppo”? O che gli ambienti richiamati dall’articolo siano effettivamente ed esclusivamente quelli ai quali ha pensato il Santo Padre quando ha voluto utilizzare – penso invece con un intento di chiarezza generale – l’espressione “agende personali o di gruppo”?
Guardiamoci onestamente intorno: troveremo tante situazioni (tante agende, personali, di gruppo, familiari, di movimento, accademiche varie, di comune sensibilita’ non ecclesiale, ma partitica, ecc. ecc. …, se non tante cordate…) e, forse, anche tante risposte. Ma, sicuramente, dovremo, sempre onestamente, affermare che il passaggio dove viene citato un ambiente, accumunandovi nomi e cognomi, non puo’ che essere ritenuto, come si diceva e senza andare oltre…, un po’ “gratuito” o “troppo forte”, se si preferisce …
Grazie.