
Il volume del professore francescano Massimo Pazzini, docente di siriaco e di ebraico per quasi quarant’anni allo Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme – di cui è stato anche preside –, rappresenta il canto del cigno della sua docenza e permanenza nella Città Santa.
È rientrato alcuni mesi fa in Italia, dove speriamo continui ancora la sua opera di valente studioso, specialista nella traduzione in italiano di opere maggiori della letteratura midrashica ebraica. Ha ottenuto la licenza (M.A.) in Lingua Ebraica all’università di Gerusalemme e il dottorato in Lingue e Civiltà orientali all’Istituto Universitario Orientale di Napoli. Ultimamente ha pubblicato la traduzione in italiano del Midrash Tehillim, dedicato ai Salmi.
Il Midrash al Cantico dei Cantici
Crediamo utile cedergli la parola per presentare con estrema chiarezza didattica la letteratura midrashica. La riprendo dalla sua introduzione al volume sul Cantico dei Cantici (pp. 1-2).
«Il corpo della letteratura noto come midrash – che significa “ricerca” (NdR) – è generalmente diviso in midrash aggadico (narrativo) e halakhico (legale). Le raccolte che contengono principalmente storie, parabole e omelie sono classificate come midrash aggadah, mentre le raccolte incentrate principalmente sullo sviluppo della legge sono chiamate midrash halakhah.
I maggiori volumi di midrash aggadah sono spesso indicati collettivamente come Midrash Rabbah. Questo gruppo di testi comprende dieci raccolte compilate nel corso di otto o più secoli. Ogni volume commenta uno dei cinque libri della Torah (Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio) o delle cinque Megillot (= “rotoli”, NdR) (Cantico dei Cantici, Rut, Lamentazioni, Qoèlet ed Ester).
Shir ha-Shirim Rabbah è un midrash del settimo secolo sul Cantico dei Cantici compilato in Terra di Israele. L’opera interpreta il Cantico dei Cantici in maniera allegorica, supponendo che la relazione tra gli amanti descritta nel libro biblico sia una metafora del rapporto tra Dio (lo sposo) con Israele (la sposa).
Questa raccolta esegetica è spesso indicata dagli scrittori ebrei col nome di Midrash Ḥazita, dalla sua parola iniziale: “Hai visto (ḥāzîṯā) un uomo sollecito nel lavoro?” (Pr 22,29). Consiste in un commento continuo del testo biblico seguendolo, salvo qualche eccezione, versetto per versetto (manca il commento ai vv. 2,10; 3,5; 4,2; 4,13; 5,4; 5,10; 6,3; 7,4; 8,3-4; 8,10); i versetti in molti casi sono suddivisi in parti minori a scopo di esegesi.
Nel testo del midrash le sezioni non sono numerate ma, in linea di massima, ogni versetto biblico ha un commento a sé stante. Nella suddivisione del testo, si fa quindi riferimento al capitolo (parashah) e al versetto biblici e al paragrafo nella corrispondente sezione midrashica. Così il numero I.1,2 significa: capitolo primo di Ct, versetto 1, paragrafo secondo del commento midrashico; VII.13,1 significa: capitolo ottavo del Cantico, versetto 13, paragrafo primo del commento midrashico».
Dall’introduzione al volume di Pazzini Midrash Tehillim (il midrash sui Salmi, edita nel 2024) ricavo in maniera semplificata le principali regole ermeneutiche seguite dagli esegeti midrashici nei loro commenti ai libri biblici.
Regole esegetiche rabbiniche
Le regole (middot) che guidano i rabbini nelle loro interpretazioni sono state enumerate in sette da Hillel l’anziano e in tredici da rabbi Ishmael.
Quelle di Hillel sono le più antiche e da esse sono state derivate tutte le altre.
- Qal wahomer «leggero e pesante», «facile e difficile». Consiste nel mettere a confronto due situazioni, una delle quali è considerata più leggera o facile rispetto all’ Se un principio è valido per una cosa leggera o facile, lo sarà, a maggior ragione, per quella più pesante.
- Gezerah šawah «taglio o decisione identica». Ogni volta che un testo non determina la condotta da tenere in un dato caso, occorre rifarsi al testo o ai testi che contengono parole e situazioni ana
- Binyan ‘ab «costruzione paradigmatica»; lett. «costruzione padre». La parola ‘ab designa qui un principio generale, un paradigma. Si tratta di un caso tipico che dà forma a tutti gli altri; è un’analogia attraverso la quale ciò che è stato detto per una determinata situazione viene applicato a casi analoghi.
- Kelal uferat «genere e particolare». Nel caso di un enunciato generale seguito da un enunciato particolare, il contenuto dell’enunciato generale è limitato al contenuto di quello particolare.
- Perat ukelal «particolare e generale». È il caso opposto al precedente. Quando un enunciato generale conclude una serie di enunciati particolari, ogni particolare va compreso secondo la nozione del generale.
- Kayyoṣe’ bo bemaqom ‘aḥer «come si può dedurre da un altro passo». Un passo chiaro illumina un altro dal significato oscuro.
- Dabar hallamed me’iniyano «argomento dedotto dal suo contesto».
Altre norme di interpretazione
Pazzini enumera, infine, altre norme di interpretazione da tenere presenti quando si segue il ragionamento e le dimostrazioni dell’esegeta rabbinico.
- ‘al tiqra’ «non leggere!». L’esegeta modifica leggermente il testo biblico (vocali o consonanti che si pronunciano in modo simile), trasformando una parola in un’altra per trarne un insegnamen
- Notarikon «divisione diversa della parola».
- Gematria «valore numerico delle consonanti delle parole».
- Tempi e modi dei verbi (passato, presente e futuro; forme indicative e volitive; singolare e plurale). C’è una forma scritta (ketib) mentre la forma da leggere (qere’) è un’altra.
- Congiunzioni e particelle grammaticali. Ad esempio, la particella ebraica ‘az «allora» solitamente indica un cantico di lode a Dio, come è scritto: «Allora (‘az) cantò Mosè» (Es 15,1). In questo caso, una semplice particella grammaticale evoca il canto di Mosè che inizia proprio con quella parola. Cf. Midrash Rabbah di Rut (8,1).
Dopo l’introduzione, il volume sul Cantico dei Cantici comprende otto capitoli (otto parashot) e una sintetica bibliografia (pp. 267-268). La traduzione è di carattere tecnico-specialistico, con le principali espressioni verbali e terminologiche del testo ebraico rabbinico traslitterate in modo scientifico.
Prima di lasciare Gerusalemme il prof. Pazzini ha presentato la sua traduzione del Nuovo Testamento in lingua siriaca. Ricordiamo alcune altre sue opere. Nel 2014 egli ha edito anche il Lessico concordanziale del Nuovo Testamento siriaco; nel 2022 la Grammatica siriaca (ristampa anastatica); con Aliviero Niccacci nel 2014 ha curato Il Rotolo di Rut. Analisi del testo ebraico. Con R. Reggi il 5 febbraio 2026 ha edito il Nuovo Testamento siriaco. Traduzione interlineare italiana del testo siriaco della Peshitta.
Mentre ringraziamo lo studioso della sua infaticabile fatica didattica e di ricerca condotta nella città che ha visto la morte e risurrezione di Gesù (insieme a molte turbolenze degli ultimi anni, vissute da lui in prima persona…), gli auguriamo una lunga e feconda opera pastorale biblica a favore di tante comunità italiane che apprezzeranno la sua cultura, la sua affabilità, la sua grande fede.
Ad multos annos, p. Massimo!
Massimo Pazzini, Sopra i monti dei balsami. Il Midrah Rabbah del Cantico dei Cantici («Il filo scarlatto» 37. Collana diretta da Vincenzo Brosco), Ed. Chirico, Napoli 2025, pp. 270, € 20,00, ISBN 9788863622850.





