
In occasione dell’ottavo centenario della morte di san Francesco si tiene ad Assisi, dal 22 febbraio al 22 marzo 2026, la prima ostensione pubblica delle sue spoglie mortali. Come era prevedibile, l’evento ha suscitato l’interesse di migliaia di fedeli che si sono già prenotati per il loro pellegrinaggio (la prenotazione è necessaria per poter accedere alla venerazione delle spoglie). Per l’occasione, fr. Pietro Messa, frate minore e docente di teologia presso l’Antonianum di Roma propone ai nostri lettori una breve riflessione sul corpo di Francesco.
Consunto dalle malattie frate Francesco giunse alla Porziuncola dove il sabato sera, e quindi liturgicamente già nella domenica che in quell’anno cadeva il 4 ottobre, morì accerchiato dai frati ed altri tra cui Jacopa de Settesoli. Quel momento, che sarà ricordato e celebrato come il suo transito, certamente segnò un passaggio e come indica André Vauchez nel suo libro sull’Assisiate fa parte della costruzione della memoria[1].
Che quello fosse considerato un corpo santo è testimoniato dal fatto che il giorno dopo avvenne la solenne traslazione dell’ormai reliquia a San Giorgio in Assisi, una vera e propria elevatio corporis con cui si riconosceva e incentivava il culto[2]. Nel 1230 il corpo fu tumulato nella Basilica di San Francesco sotto l’altare maggiore dove fu ritrovato nel 1818; una ricognizione avvenne nel 1978 al termine della quale si scrisse: «Il Celano aveva anche precisato che Francesco era “di statura piuttosto piccola”; il calcolo antropometrico eseguito con riferimento alle due ossa (omero destro: cm 27,9; femore destro: cm 40,2), lo conferma: l’altezza si aggirava attorno a metri 1,57/8»[3].
Canonizzato, ossia riconosciuta canonicamente la sua santità, a poco meno di due anni di distanza dalla morte e precisamente il 16 luglio 1228, fu incaricato di comporre la sua vita Tommaso da Celano il quale scrisse di Francesco: «Di statura mediocre piuttosto piccola, testa regolare e rotonda, il viso un po’ ovale e proteso, fronte piana e piccola, occhi neri, di misura normale e pieni di semplicità, capelli pure oscuri, sopracciglia diritte, naso giusto, sottile e diritto, orecchie dritte ma piccole, tempie piane, lingua mite, bruciante e penetrante, voce robusta, dolce, chiara e sonora, denti uniti, uguali e bianchi, labbra piccole e sottili, barba nera e rada, collo sottile, spalle dritte, braccia corte, mani scarne, dita lunghe, unghie sporgenti, gambe snelle, piedi piccoli, pelle delicata, magro, veste ruvida»[4]. In un’opera successiva il medesimo agiografo affermò che era «piccolo di statura e di carnagione scura»[5] mentre Tommaso da Spalato che ebbe modi di vederlo a Bologna afferma: «Portava un abito sudicio; la persona era spregevole, la faccia senza bellezza»[6].
Tuttavia affascinò molti e ciò perché quella piccolezza fu trasfigurata dalla bellezza che salva il mondo ossia la misericordia[7], come ha scritto lui stesso nel Testamento composto pochi mesi prima della sua pasqua.
[1] Cf. A. Vauchez, Francesco d’Assisi. Tra storia e memoria, ed. it. a cura di G.-G. Merlo, Einaudi, Torino 2010.
[2] Cf. M. Guida, Storia di un corpo: Francesco d’Assisi in processione, in Reliquie in processione nell’Europa medievale, a cura di V. Lucherini, Viella, Roma 2018, pp. 111-129. Il testo si può scaricare dal link (PDF) Storia di un corpo: Francesco d’Assisi in processione, in Reliquie in processione nell’Europa medievale (Quaderni napoletani di storia dell’arte medievale, 2), a cura di V. Lucherini, Viella, Roma 2018, p. 111-129
[3] La ricognizione del corpo di san Francesco: 24 gennaio – 4 marzo 1978, Casa Editrice Francescana, Assisi 1978, p. 16.
[4] Tommaso da Celano, Vita del beato Francesco, 83, in Fonti Francescane. Nuova Edizione, Editrici Francescane, Padova 2004, n. 465.
[5] Tommaso da Celano, Memoriale, 24, in Fonti Francescane, n. 610.
[6] Tommaso da Spalato, Historia Pontificum Salonitanorum et Spalatensium, in Fonti Francescane, n. 2252.
[7] Cf. P. Messa, Francesco il misericordioso. La sfida della fraternità, Edizioni Terra Santa, Milano 2018.





