
In questi giorni di oscurità, in questa lunga notte della storia, un suggestivo insieme di parole e di figure legate a Gesù di Nazareth torna nella mia mente: luce, visione, cecità, Damasco, profezia. Un amalgama che, all’inizio, può sembrare confuso e inestricabile, ma che si presenta con la pretesa di essere una costellazione armonica e rivelatrice. Due fatti hanno innescato queste mie riflessioni.
Inizialmente, si trattava della testimonianza di Renée Nicole Good – una poetessa, definita da Trump come una «terrorista domestica» – poco prima che venisse giustiziata da un agente ICE a Minneapolis, Minnesota, USA, nel gennaio di quest’anno. Il suo volto, il suo sorriso, le sue ultime parole – «Non ho nulla contro di te» – vengono a incontrarmi, come un sacramento, che rivela la vicinanza del Regno proclamato da Gesù, la Luce che illumina l’oscurità della storia, che dice, con amore, che la violenza dei ciechi non ha l’ultima parola.
Il miliziano viveva nell’oscurità e, di fronte alla luce, vide un solo bersaglio da colpire e da eliminare. Renée viveva nella luce e vedeva solo la luminosità della realtà ed era da questa luce che, in solidarietà con il dolore delle vittime, riceveva il dono della ribellione radicale e pacifica contro l’ingiustizia dei violenti.
Poi, quasi come se il sorriso di Renée mi conducesse, ricordo alcune parole iconiche di padre Claudio Bergamaschi (1937–1997), santo profeta e testimone del Regno, in Maranhão, Brasile, terra martoriata da oligarchie e dal latifondo dell’agribusinness: «Da dove viene la profezia del profeta? È come un lampo che, nell’oscurità totale di una notte tempestosa, illumina per un attimo l’intero paesaggio, rivelandolo nei minimi dettagli».
La prospettiva di Claudio evidentemente non si oppone alla lettura delle circostanze della storia attraverso le serie e necessarie indagini di economia politica, sociologia e antropologia, le cui interpretazioni aiutano a comprendere il complesso groviglio degli eventi.
L’approccio di Claudio, tuttavia, nasce da una visione e intuizione mistica, in cui il mondo appare trasfigurato, dove la luce e non l’oscurità è la protagonista. E con l’egemonia della luce, anche la bontà, la giustizia, la bellezza e la verità prevalgono.
Questa lettura, che dovrebbe convincerci e convertirci, va oltre i criteri epistemologici e metodologici delle scienze umane e, soprattutto, si oppone radicalmente alle riduzioni ideologiche e partitiche, anche delle sinistre, che, sempre più confuse e perse di fronte alle congiunture nazionali e mondiali, hanno perso la capacità di essere un’alternativa all’Occidente colonialista e guerrafondaio.
Insomma, senza «Damasco», o rinunciando all’attesa per la nostra «Damasco», non avremo né profeti né profezie. Se non crediamo che ai profeti e alle profetesse è stata data per un momento la visione della realtà trasfigurata dalla Luce, sarà impossibile affrontare questa notte oscura e pericolosa con fedeltà e coerenza. E non ci saranno rivoluzionari su cui possiamo contare e che non ripetano gli orrori del nemico.
Senza incontro, senza relazione, senza un raggio di luce che irrompa per illuminare la notte, prima di qualsiasi idea, di qualsiasi discorso, dubito che la spiritualità possa sopravvivere.
È chiaro, però, che nella vita di Claudio e di molte profetesse e profeti, l’assenza, il nascondimento, il silenzio di Dio prevalgono e ci spingono a fuggire dal Tabor per trovarlo nei volti di fratelli e sorelle, tutti loro, sostenuti però da un piccolo seme di agape che ci rivela l’immensità del dolore dei poveri e delle vittime della storia e ci spinge all’alleanza con i testimoni e i martiri del Regno di Gesù.
Chiediamo, allora, che la nostra cecità venga guarita, affinché possiamo riconoscere la visita folgorante dei profeti che appaiono nella storia. Li riconosciamo, li amiamo e continuiamo a nutrirci dalla loro luce: Dom Helder Câmara, Dom Hélio Campos, Dom Pedro Casaldáliga, padre Josimo Morais Tavares, suor Dorothy Stang, Santa Dulce dei poveri…, Simone Weil, Etty Hillesum, Dorothy Day, padre Davide Turoldo, padre Ernesto Balducci, Giorgio La Pira, don Giuseppe Dossetti, don Lorenzo Milani, don Primo Mazzolari, papa Giovanni XXIII, papa Francesco…





