
La polizia israeliana ha impedito al cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, di accedere al Santo Sepolcro mentre si recava alla Messa della Domenica delle Palme, domenica 29 marzo 2026. Un «grave precedente» che ha suscitato reazioni indignate da parte della Francia e dell’Italia (La Croix, 29 marzo 2026).
Le condanne si sono susseguite. Emmanuel Macron ha espresso il suo «pieno sostegno al patriarca latino di Gerusalemme e ai cristiani di Terra Santa, impediti di celebrare la Messa delle Palme al Santo Sepolcro», domenica 29 marzo 2026, condannando la decisione della polizia israeliana. Poco prima, la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni aveva denunciato «un’offesa ai credenti».
Giunti nei pressi della basilica del Santo Sepolcro – situata nel luogo tradizionalmente identificato come il sepolcro di Cristo –, dove avrebbero dovuto celebrare la Messa della Domenica delle Palme, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, il francescano padre Francesco Ielpo, custode di Terra Santa, e altri tre sacerdoti sono stati fermati dalla polizia israeliana, che ha intimato loro di tornare indietro. I responsabili della Chiesa cattolica locale hanno così dovuto rinunciare, pur muovendosi «a titolo privato, senza processione né carattere cerimoniale».
«Per la prima volta da secoli, i capi della Chiesa sono stati impediti di celebrare la Messa della Domenica delle Palme nella chiesa del Santo Sepolcro», hanno denunciato il Patriarcato di Gerusalemme e la Custodia di Terra Santa in un comunicato dal tono fermo, subito diffuso: «Questo incidente costituisce un grave precedente».
Il Santo Sepolcro chiuso al pubblico
Dal 28 febbraio, giorno dell’avvio dell’offensiva americano-israeliana contro l’Iran, e come avviene in ogni periodo di crisi, la basilica del Santo Sepolcro è stata chiusa al pubblico. A causa della minaccia rappresentata dai missili iraniani e dai loro detriti, le autorità israeliane hanno vietato i grandi assembramenti, anche nelle sinagoghe, nelle chiese e nelle moschee, limitando le riunioni pubbliche a circa cinquanta persone.
Restrizioni alle quali i responsabili cattolici si sono attenuti «con senso di responsabilità», ricorda il comunicato. La tradizionale e gioiosa processione delle Palme, che apre la Settimana Santa, è stata così annullata e sostituita da un momento di preghiera sul Monte degli Ulivi.
La Messa delle Palme, celebrata di primo mattino al Santo Sepolcro, avrebbe dovuto svolgersi senza fedeli, alla sola presenza dei frati francescani che vi risiedono e garantiscono la continuità della vita liturgica. «Avevamo informato che il Patriarca vi avrebbe celebrato la Messa», spiega Farid Jubran, responsabile della comunicazione del Patriarcato. «La polizia ha coordinato e autorizzato le celebrazioni per la comunità residente al Santo Sepolcro.
Questa mattina, solo un piccolo gruppo di cinque persone ha desiderato unirsi a loro per permettere al Patriarca di celebrare, in conformità allo status quo», riferisce uno dei sacerdoti presenti, richiamando il sistema storico che regola l’accesso e i diritti delle diverse Chiese nei Luoghi santi di Gerusalemme.
Celebrazioni pasquali trasmesse in diretta
Il Patriarcato di Gerusalemme e la Custodia di Terra Santa ritengono che il divieto di accesso alla basilica sia «una misura manifestamente irragionevole e grossolanamente sproporzionata». La loro dichiarazione deplora «una decisione affrettata, fondamentalmente errata e viziata da considerazioni inappropriate», che rappresenta «una rottura rispetto ai principi fondamentali di ragionevolezza, libertà di culto e rispetto dello status quo».
Nel contesto di guerra e di forti restrizioni di sicurezza a Gerusalemme, questo episodio riflette le tensioni ricorrenti legate all’accesso ai Luoghi santi, mentre il Triduo pasquale – i tre giorni che vanno dal Giovedì Santo alla Domenica di Pasqua, culmine del calendario liturgico cristiano – sta per iniziare.
«In dialogo costante con le autorità competenti e con le altre Chiese cristiane, stiamo valutando come celebrare il Mistero centrale della nostra salvezza all’interno delle nostre Chiese», affermava il Patriarcato latino di Gerusalemme in un precedente comunicato. «Poiché la situazione evolve continuamente, è impossibile fornire indicazioni definitive per i giorni a venire; saremo quindi costretti a coordinarci giorno per giorno».
Sono state pertanto predisposte modalità per trasmettere le celebrazioni online e in diretta ai fedeli di tutto il mondo.





