
Nell’ambito del Festival della Pace, nel Complesso di San Cristo dei Missionari Saveriani, il 17 novembre scorso è stato presentato da Caritas e Migrantes il XXXIV Rapporto Immigrazione 2025.[1] Alla presentazione, affidata a Simone Varisco,[2] co-curatore del Rapporto, si sono succedute la testimonianza del giovane professionista Jurgen Lleshai[3] e la lettura di poesie a cura della scrittrice Valbona Djakova.[4] Ha moderato l’incontro Franco Valenti.[5]
I dati del “Rapporto”
Il Rapporto, come si evince dal sottotitolo “Giovani, testimoni di speranza”, si concentra sui giovani e analizza la loro integrazione e le sfide future. Centrale, in questa prospettiva di accoglienza, promozione e riconoscimento, la sezione dedicata allo sport.
Oltre a questo, si toccano gli ambiti della famiglia, dell’economia, della scuola, della salute, della criminalità, dell’informazione, della religione.
304 milioni – riferisce Simone Varisco – sono i migranti internazionali, più del doppio rispetto al 1990. Si tratta di profughi per motivi economici o che, per conflittualità, provengono da Haiti, Yemen, Afghanistan, Myanmar, Congo e dal Sud-Est Asiatico per gravi situazioni legate ai cambiamenti climatici.
Le direttrici migratorie sono, dapprima, verso l’interno, poi, verso i paesi vicini e, per ultimo, fuori dal continente.
Nel contesto italiano, i cittadini stranieri residenti sono 5.4 milioni – il 9,2% del totale della popolazione, di cui l’82,7% risiede al Nord e al Centro, numeri mitigati dalle partenze e dall’acquisizione della cittadinanza: più di un milione negli ultimi 10 anni sono presenti in Italia come cittadini.
4.4 milioni sono i cittadini stranieri soggiornanti: in Lombardia 1.230mila; 155mila a Brescia. Provengono principalmente dalla Romania, Marocco, Albania, Ucraina, Cina; ultimamente dal Bangladesh e dal Perù per il peggioramento dei conflitti.
I motivi di soggiorno sono la famiglia, il lavoro, l’asilo e la protezione, lo studio, la minore età e la religione.
Solo l’1.6% si trasferisce per frequentare l’Università, per l’evidente scarsa attrattiva degli Atenei italiani.
Tuttavia l’emigrazione – sottolinea Varisco – non va più intesa come un’emergenza ma come un fatto strutturale; in questo senso, non di numeri si deve parlare, ma di politiche che sappiano governare il fenomeno.
Scuola, lavoro, abitazione, povertà e… sport
Oltre 900mila sono gli stranieri con cittadinanza non italiana che, nel 2023/2024, hanno frequentato la scuola – per la maggior parte pubblica; oltre il 65% di loro è nato in Italia. Il loro inserimento avviene principalmente a livello di scuola primaria – poco frequentata la materna sia perché non conosciuta dalle famiglie, sia per la diminuzione delle nascite. Sintomo di radicamento è la prosecuzione, nella secondaria, dell’iter scolastico di quasi la totalità delle alunne e degli alunni stranieri.
Alle superiori il 68% sceglie Istituti tecnici o professionali contro il 49% con cittadinanza italiana. Solo il 32% si iscrive ad un Liceo contro il 54% degli alunni italiani. Nell’ultimo decennio, tuttavia, più del 48% di alunni con cittadinanza non italiana – provenienti in prevalenza dal Sud-Est asiatico – frequenta il Liceo; più del 31% è iscritto ai Tecnici e meno del 2% ai Professionali.
In base ai dati INVALSI, gli alunni stranieri sono avvantaggiati, rispetto agli italiani, per il maggior numero di lingue conosciute; vantaggio che li accompagna lungo tutto il percorso scolastico e all’estero. Il raggiungimento di un diploma, però, non implica che siano stati raggiunti tutti gli obiettivi: il 22% è in ritardo sulla formazione rispetto al 8% degli italiani.
Relativamente al lavoro il 57,6% è il tasso di occupazione di cittadini non UE rispetto al 61,7% di cittadini italiani. 2.600mila i lavoratori non UE assunti: i settori di impiego sono l’agricoltura (44,1%), edilizia (35,8%), industria (24,8%), commercio (15,4). Il 13,3% del totale sono le imprese con titolari non UE.
Fra i cittadini stranieri l’incidenza della povertà è del 35% contro il 7,4% degli italiani. Il 30,3% dei cittadini stranieri è povero assoluto, pari al 9,2% della popolazione complessiva. 41,4% sono i nuclei con minori in povertà, a fronte dell’8,2% degli italiani; il 9% del totale sono gli stranieri percettori di Adi (Assegno di inclusione) e il 56,2 % è l’incidenza di coloro che si sono rivolti al Centro di ascolto della Caritas.
L’indagine Caritas-Migrantes sul disagio abitativo registra che il 7,9% degli stranieri intervistati non usufruisce di alcun tipo di aiuto specifico per la risoluzione di problematiche abitative da parte di enti pubblici locali/nazionali. Il 77,1% ha incontrato almeno un ostacolo nella ricerca di un’abitazione in affitto: il 52,6% per il costo troppo elevato del canone; il 38,3% per atteggiamenti troppo razzisti da parte dei proprietari. Il 57,9% vive con gravi problemi abitativi: il 45,3% a causa di una casa piccola/sovraffollata e il 40,2% per cattive condizioni di alloggio.
Devianza da marginalità e fragilità tracciano il profilo del migrante.
Gli Uffici di Servizio Sociale per Minorenni nel 2024 hanno preso in carico oltre 5.100 minori stranieri, il 23% del totale dei ragazzi coinvolti nel circuito penale. Negli Istituti Penali per i Minorenni i 293 stranieri detenuti, fra i 16 e i 17 anni, sono il 50% dei giovani detenuti. È straniero il 60% dei ragazzi in attesa del primo giudizio. A parità di reato, la detenzione per gli stranieri – diversamente dagli italiani – è vincolata alla mancanza di residenza, di famiglia e di figure affidatarie.
Sono l’assenza di alternative e la marginalità ad innescare il processo di autocriminalizzazione, autovittimizzazione e autolesionismo, che attribuiscono all’emarginato un’identità criminale. La musica e i tatuaggi sono poi i segni più evidenti di chi sente la propria strada tracciata e condannata a compiere reati.
La possibilità del riscatto è nello sport, in quanto avvia processi di inclusione, di partecipazione alla comunità, di apprendimento e di scambi. Ad oggi, però, solo il 9% dei cittadini stranieri è inserito nel circuito sportivo e con la stessa percentuale essi erano presenti nell’ultima delegazione italiana. Alla scarsità della pratica si accompagnano discriminazione, episodi razzisti e lo sport traffiking – il traffico internazionale di giovani – con cui si importano dai paesi poveri ragazzi che poi, se non all’altezza, vengono lasciati sulla strada.
Anche la comunicazione non rende giustizia al fenomeno migratorio: nel corso del 2024 si parla di giovani e di questioni giovanili nel 2,3% delle notizie in TV.
Nel 1,5% della agenda TV complessiva è presente un riferimento specifico ai giovani dell’Italia plurale con background migratorio, afro-discendenti, italiani senza cittadinanza. In questa percentuale il feedback è negativo in quanto si parla di sbarchi, di criminalità, di baby gang.
La testimonianza
Jurgen Lleshai, nella sua testimonianza, fa un bilancio positivo del suo percorso di vita. Nato in Albania, in una famiglia poverissima, dice di “essersi buttato” nelle mani dei missionari bresciani Fidei donum a Lezhë, di “essersi lasciato aiutare” perché, diversamente dagli albanesi, essi “si dimostravano interessati a lui”.
In seguito, il suo desiderio di esplorare un nuovo paese l’ha condotto in Italia, a Brescia in particolare, dove, con documenti in regola, ha conseguito il diploma triennale presso la facoltà di Scienze della Formazione e la magistrale in Gestione delle risorse umane, grazie alla quale, attualmente, egli è occupato presso un’azienda bresciana come Human Resources Manager.
L‘impegno coerente, l’onestà, la profonda fede cattolica e la frequentazione di compagnie solide – dice – l’hanno aiutato nel suo percorso, evitandogli esperienze negative.
Le letture
La scrittrice, di origine albanese, Valbona Jakova dà lettura di alcune sue poesie. Il tema è la condizione del migrante che invoca – quasi in una preghiera – la Giustizia, perché, come una sposa, possa regnare “nel nostro giardino terrestre”.
Dio, sono debole Cielo
confondo la superbia i crepuscoli si lamentano
con l’umiltà di noi.
e in mezzo alle due Sin dall’aurora ti accorgi
non capisco chi sono. Delle nostre debolezze.
Come possiamo capire
Pulisco lo sporco i tuoi segni se non sappiamo
di altri leggere la tua giustizia?
ammirando bellezze […]
ed io in mezzo, Oggi dona quello che
mi confondo, abbiamo
e non so se sono avuto ieri
pulita. l’eterno oggi dei nostri avi
per il nostro futuro
La mia rabbia è e che regni la sposa
il rumore giustizia
che fa l’acqua nel nostro giardino terrestre.
quando spegne
il carbone acceso,
ed io non sento la voce
della giustizia.
(Da Sposa giustizia, quasi una preghiera,2022)
Gli echi del mare con i suoi pericoli – metafora di una condizione esistenziale segnata dall’abbandono di “un nido” – attraversano questi versi tratti rispettivamente da Mi ha piegata e Lui tornerà.
Mi sono inchinata Mi sono consegnata
da un tuffo alle acque seguendo
in acque profonde il naufragio
come se sentissi dei miei ricordi
la sua onnipotenza e con loro ho raggiunto
o le sue leggi a piegarmi. un mare in coma.
[…]
Per averli di nuovo,
di nascosto, mi sono
baciata con l’oblio
come si bacia
la vita con la morte
e ho chiuso gli occhi
sognando di trovare
quello che avevo perso
il rinascere del mio nido.
***
Non potevi andare più lontano. Coi piedi bagnati
Ti fermasti lì salisti lo scoglio.
e i piedi ti bagnò l’acqua del mare. Un’onda potente
ti baciò,
Gli altri erano andati da tempo. Ti nascose il nome
Quelli che ti seguivano non si vedevano e ti bagnò, ti bagnò col sorriso
più. […]
da ogni parte
[…] come si inonda la riva
Coi piedi bagnati Tornarono di nuovo le navi
stavi lì e Si sentiva:
le navi si fermavano davanti a te. Non è morta!
Si sentiva: È lei invecchiata.
È una madre, No! È ancora giovane.
è una fanciulla, è una figlia! È diventata silenzio.
[…] […]
[1] Il Rapporto, patrocinato dalla diocesi di Brescia e dalla Caritas e Migrantes, è stato redatto grazie al contributo della CEI, della Fondazione Migrantes, delle Università, dei Ministeri delle Politiche sociali, dell’Interno, dell’Istruzione e del Merito, dell’ISTAT, del Terzo settore e di 48 fra autrici e autori.
[2] Simone Varisco – membro della Fondazione Migrantes- è co-curatore del Rapporto. Storico e saggista, per la Fondazione Migrantes ha scritto, tra gli altri, La follia del partire, la follia del restare. Il disagio mentale nell’emigrazione italiana in Australia alla fine dell’Ottocento (TAU 2016); Impronte e scie. 50 anni di Migrantes e migranti (voll. Istituzionale, Emigrazione, Rom e Sinti, Circensi e fieranti, Immigrati e profughi (Tau 2018); Il giorno di chi è in cammino. Storia della giornata mondiale del migrante e del rifugiato in Italia (TAU 2020); Pellegrini di umanità- Storie di Giubilei e Migranti (TAU 2025).
[3] Jurgen Lleshai, nato a Burrel (Albania), cresce nella missione bresciana in Albania. Dopo gli studi liceali e teologici presso i gesuiti di Scutari, trasferitosi in Italia, nel 2016 inizia a studiare Scienze della Formazione e dell’Educazione all’Università Cattolica di Brescia. Nel frattempo fa volontariato al Centro migranti della Caritas. Laureatosi con lode, lavora nella cooperativa Kemay, seguendo progetti di accoglienza e inserimento lavorativo per stranieri. Da settembre 2025 è Human Resources Manager in un’azienda bresciana.
[4] Valbona Jakova, poetessa, traduttrice e mediatrice linguistico-culturale di origine albanese, vive a Ghedi (Brescia) dal 1991. Autrice bilingue, promuove la cultura albanese e italiana attraverso la poesia e la traduzione. Ha partecipato a vari progetti editoriali bilingui e ottenuto numerosi premi, tra cui il Primo Premio nazionale di poesia immigrata (2008) e il Premio Firenze Europa (2022). Tra le sue opere: Poetët ndezin vetëm llamba (2017), Richiamare al Bene (2020) e Sul crinale del cuore (2022).
[5] Franco Valenti ha fondato nel 1989 l’Ufficio Informazione e Orientamento per Stranieri, divenuto a fine anni novanta Servizio per l’Integrazione e la Cittadinanza del Comune di Brescia, da lui diretto fino al 2008. Ha, in seguito, svolto l’attività di formatore per dirigenti e amministratori pubblici in materia di politiche migratorie a livello di enti locali per conto di Cittalia-ANCI. Ha diretto per cinque anni la Fondazione Guido Piccini per i diritti dell’uomo e, nel 2008, ha dato vita all’Osservatorio sulle Discriminazioni istituzionali in collaborazione con la CGIL di Brescia e ASGI di Milano. Attualmente è membro del Cestim-Centro studi immigrazione Verona.





