
Una bella notizia, che farà inorridire i patriottici, è pubblicata da Avvenire del 3 dicembre. Alla domanda, proposta dall’Autorìtà garante per l’infanzia e l’adolescenza a un campione di adolescenti (14-18enni): «Se il mio Paese entrasse in guerra, mi sentirei responsabile e, se servisse, mi arruolereì. Quanto sei d’accordo con questa affermazione?”, il 68% dei ragazzi ha risposto di non essere d’accordo.
Si potrebbe anche dire che non è una bella notizia, perché testimonierebbe la diffusa e preoccupante fragilità dei nostri ragazzi. Ma è una bella notizia venire a sapere che la nuova generazione ha demitizzato i sedicenti valori della guerra, prendendo coscienza dell’insensatezza dei suoi orrori e della sua fondamentale schifezza.
Al di là della sensazione immediata, derivante dalla visione dei suoi effetti disastrosi, resta necessario, però. fare un passo in avanti: sbugiardare le ragioni della guerra.
Dietro ogni mitragliata sparata per la difesa della patria, da un lato, sul fronte e sotto le macerie dei bombardamenti, cadono i morti e, dall’altro lato, piovono i dollari e i dividendi nelle tasche dei signori della guerra. I proiettili costano e chi li ha venduti ci ha guadagnato. Una sola scarica di mitraglia, affidandoci alle stime abitualmente diffuse, può costare fino a 20 euro. Un solo soldato, in una giornata di sparatoria di bassa intensità, può farci spendere fino a mille euro al giorno. Sono mille euro che, ovviamente, vanno a finire nelle tasche di qualcuno.
Pur lasciando all’IA di chatgpt la responsabilità ultima della veridicità dei dati, è utile vedere la scheda che ce ne viene fornita a proposito della crescita dei dividendi, avvenuta nell’arco di un anno, in favore di chi investe nelle società che producono armi: RTX +45%; Leonardo +79.8%; General Dynamics +22%; Northrop Grumman +16%; L3Harris +15-16%.
Sono dati, ovviamente, che non ignorano né il presidente Macron che sta preparando, come da lui stesso è stato dichiarato, la popolazione del suo paese alla guerra, né il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Italiano, il generale Carmine Masiello che, sulla stessa linea, in un’intervista del 2 ottobre 2025, ha ammonito gli italiani che «se si va in guerra non combatte solo l’Esercito, combatte l’Italia intera».
Da Macron i francesi, e dal generale Masiello gli italiani, hanno il diritto di sapere se essi, mandandoci in guerra per l’Ucraina, sono sicuri di vincerla e se il prezzo da pagare per vincerla, il numero dei morti, sia in qualche modo proporzionato al valore dell’indipendenza e della libertà dell’Ucraina, che si intende tutelare.
Si dice che, in realtà, è l’Europa chiamata a difendere se stessa dalle mire espansionistiche di Putin, ma i popoli hanno buona memoria e non dimenticano di essere già stati ingannati su presunti pericoli, che poi si sono svelati non veri, quando l’amministrazione Bush, per giustificare la seconda Guerra del Golfo, con i suoi 13.000 morti solo fra gli irakeni, sosteneva essere necessario neutralizzare Saddam, perché egli possedeva armi chimiche e biologiche, cosa che risultò non vera.
Progettare una guerra senza prevedere i morti che costerà, per un politico e un militare, è immorale già in partenza, perché chi progetta una guerra pretendendo che venga considerata giusta, deve, prima di tutto, poter esibire la certezza che la vincerà, e poi che il numero dei morti previsto è, per quanto mai lo si possa dire con un minimo di decenza, proporzionato al valore da difendere, l’indipendenza e la libertà del paese.
Anche questi, pur altissimi, valori non sono un valore assoluto e l’Ucraina, con i suoi 39 milioni e mezzo di abitanti corre il rischio di veder morire la maggioranza della sua popolazione, mentre la Russia resta in grado di attingere coscritti dai suoi 143 milioni e mezzo di abitanti, tanti quanti le sono necessari per continuare la guerra.
È notorio e assodato che, a guerra finita, appurare il numero dei morti è impresa molto difficile, non solo per le difficoltà obiettive di registrare puntualmente tutti i dati degli eventi che occorrono, ma anche, e soprattutto, perché i governi li occultano. Ben si sa che la verità e le garanzie costituzionali di un regime democratico sono fra le prime vittime della guerra. Caso mai i governi pubblicano vistosamente, e maggiorandolo, il numero dei morti del fronte opposto.
Eppure, anche Gesù, per suggerire agli aspiranti discepoli suoi di fare bene i conti sul prezzo che dovranno pagare per seguirlo, invitava a domandarsi se mai un re, «partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace» (Lc 14,31-32). Se oggi questa saggezza degli antichi viene dimenticata, è perché sotto le ragioni fasulle, accampate per giustificarla, ci sono le ragioni nascoste di chi ci guadagna.
Impostando la riflessione a proposito della guerra e della pace sulla base concreta delle cose che accadono e non solo su argomentazioni di carattere teoretico, sembra di dover dire che quanti intendono promuovere le politiche di pace debbano, prima di tutto, studiare la guerra e metterne a nudo il grande inganno.






Dico la mia, purtroppo senza aver avuto il tempo di leggere tutti i commenti scritti, che farò questa sera. La causa di tutto dal mio punto di vista sono gli anacronisti Stati Nazione, i quali non sono altro che imperi mancati, essi si sentono padroni, inneggiano alla Patria e ai suoi sacri suoli che vanno difesi ad ogni costo. La pace tra i popoli non ha confini territoriali la ricetta non può che essere una federazione di popoli.
Costruire la pace. Decostruire la guerra. L’azione non può che essere parallela sui due fronti. E mentre si fa l’una cosa e l’altra mettere al centro il tema della difesa, dei bambini, delle donne, degli uomini, della società dalla barbarie della guerra.
Come recita la poesia di Brecht sugli elmi dei vinti “… la sconfitta fu quando obbedimmo e li mettemmo in testa”.
Il gen. Masiello dice anche che “… abbiamo dilapidato un tesoro valoriale di oltre 650mila ragazzi morti per difendere la patria nelle trincee del Carso” e il gen. Vannacci ripete ad ogni piè sospinto che “… bisogna abbandonare valori come la solidarietà, l’empatia, l’inclusione, l’accoglienza per ritornare al coraggio, la forza, lo sprezzo del pericolo… a tutto quel bagaglio valoriale che fa dell’uomo un combattente!” ricordando inoltre e interrogandosi su, non a caso, “… poi chi ci mandiamo in guerra? … quelli dei gay pride!?”.
https://www.facebook.com/reel/1494141778316232
https://www.facebook.com/reel/1381165639648501
https://www.facebook.com/reel/1448573383124471 (*)
Parole indecenti come queste non ci possono lasciare indifferenti.
Un mano a costruire la pace, una mano a decostruire la guerra. Ci vorrebbe la dea Kalì per lavorare anche sulla difesa! e allora impariamo ad essere giocolieri e a far frullare le nostre tre clavette avendo mani salde per riafferrarle sempre.
(*) 3 delle centinaia e centinaia di post e video militaristi e guerrafondai di cui sono inondati i social in queste settimane
Angela
nessuna certezza, nella vita c’è solo una cosa certa e non serve che le dica io quale sia, ma le armi, le schifosissime armi riempiono gli arsenali delle “grandi potenze” da decenni e solo “grazie” a loro siamo vissuti relativamente in pace in Europa sinora. Fino a che Putin non ha deciso che era arrivato il momento di usarle contro gli ucraini ( non solo). La dissuasione potrebbe arrivare solo se tipi come lui sanno che se oltrepassa i confini dall’altra parte c’è chi si difende ad “armi pari”. E sinora la sua è una “vittoria di Putin”, solo sulle pagine dei suoi giornali e nella sua propaganda.
Forse siamo vissuti in pace perchè avevano meno armi altri popoli, ma il mondo è cambiato e l’America non è più la stessa unica potenza. Allora se pensi di difendere la tua supremazia a colpi di cannone devi aspettarti che nel frattempo anche altri si sono armati per vivere “in pace”. In guerra si vince e si perde, quando si gioca alla pari.
Gentile Mariagrazia, finora abbiamo avuto un po’ di pace,almeno alle nostre latitudini, perché ci siamo sforzati di non fare la guerra (“guerre giuste” non esistono, le guerre sono solo e sempre ingiuste, così come non esistono “paci giuste” ma solo pace, la pace è pace o non lo è). Ora ci armiamo per una ” potenziale guerra ” e guerra sarà. Le lobby della guerra hanno bisogno di svuotare i loro arsenali, compresi quelli nucleari e la nostra superficialità e senso di onnipotenza farà da loro miglior alleato fornendo il consenso passivo e l’alibi senza i quali, malgrado tutto, non potrebbero scatenare la guerra. Per me, che mi sforzo di seguire il Vangelo, la domanda è cosa vorrebbe e farebbe Lui e, di questo sono sicura, perché il Vangelo è pieno di esempi, che, di sicuro, non ci consiglierebbe di armarci.
Rosa, come fa ad essere così sicura? Armarci non significa andare a fare la guerra, significa avere un potenziale bellico capace di difenderci nel caso fossimo attaccati, lo sa come si dice? Chi pecora si fa lupo lo magna. Vuole farsi mangiare dal lupo? O non crede che nostro Signore le suggerirebbe di scegliersi un riparo e un mezzo per difendersi?
Se tutto fossimo disarmati, dico TUTTI, allora non avrebbe senso predisporre una difesa armata, ma siccome non è così e gli arsenali sono pieni di armi (anche qui da noi), aumentare l’efficienza difensiva con i mezzi tecnologici a disposizione, non è un peccato o una eresia, ma prevedere che l’uomo è “cattivo” e premunirsi per difendere noi stessi e i nostri cari, nella non remota eventualità di attacchi, secondo me è un dovere morale
@ Mariagrazia Gazzato. Continuo a non seguirla. Non ho dubbio che piuttosto del santino di Ghandi i giovani ucraini apprezzerebbero essere a casa con le loro famiglie, nella serenità che caratterizza il nostro vivere. Tuttavia mi pare oggettivo che la strada del militarismo ad oltranza non stia risolvendo, quindi esplorare altre vie non dovrebbe essere liquidato così freddamente. L’Ucraina ha perso la guerra, nonostante il nostro sostegno e nonostante qualcuno pervicemente dica differentemente; bisogna prendere atto della realtà, soprattutto ora che gli USA hanno abbandonato tutti, noi compresi.
Non hanno più uomini da mandare al fronte; i reclutatori sono spesso aggrediti dalle folle che difendono i propri uomini, altrimenti prelevati a forza. Sono di fatto una nazione senza infrastrutture, in bancarotta e con una persistente corruzione che neppure la guerra e la solidità nazionale indotta dalla legge marziale ha ridotto. Inutile citare esempi, che hanno purtroppo visti coinvolti ministri (anche della giustizia, paradossalmente), consiglieri, militari, fino in ultimo al braccio destro e negoziatore di Zelensky.
Al netto lei abbia ragione, qual’è la soluzione di questa situazione? Se effettivamente si pensa alla vittoria militare sulla Russia come unica opzione, l’Occidente dovrà impegnarsi di più, ovvero dovrà inviare “boots on the ground”. E’ domandabile che i nostri cittadini, prima italiani, poi europei, vadano a morire sul fronte del Donbass? Intendo: è domandabile in termini giuridici? Le nostre opinioni pubbliche convergerebbero su questa posizione? Ammesso che scendessimo in guerra affianco dell’Ucraina ed insieme vincessimo, sarà legittimo chiedersi quale sarà l’impresa nella quale ci cimenteremo successivamente, sempre guidati dalla morale e non dai trattati internazionali, che sembrano orpelli.
Le questioni morali purtroppo non c’entrano nulla. Siamo alla sintesi: dobbiamo decidere fino a che punto possiamo o vogliamo spingerci. Fino a che punto questa guerra è nostra o non lo è.
Ma chi liquida altre vie? La guerra mi fa orrore se ci fossero altre vie per risolverla lei crede che non le sceglierei? Ma neppure può passare questa idea che ci stiamo armando per fare la guerra. Non esiste. Siamo “pacifici” o quasi in Europa da 80 anni. Le generazioni che hanno vissuto (e ancora vivono) ‘ultima guerra sono stati testimoni delle atrocità della guerra. Mi illudevo di non vederne mai in Europa e mi illudevo che i conflitti tra nazioni potessero sempre essere risolti in base ai trattati del dopoguerra e che l’alleanza atlantica durasse per sempre. Mi illudevo appunto. Quando i russi hanno invaso l’Ucraina mi sono cadute tutte addosso le mie illusioni e ho sentito ribollire i sentimenti che provavo quando sentivo i racconti dei miei familiari e leggevo la storia recente, l’orrore della seconda guerra mondiale con tutti i suoi strascichi. Ma la Russia ha invaso l’Ucraina proprio come nella seconda guerra mondiale, una potenza nucleare invade un paese sovrano, ne oltrepassa i confini e semina distruzione e morte. E da quattro anni stiamo a discutere quale sia il metodo migliore per fermarla. Certo la diplomazia, le trattative, il dialogo, ma fintanto che Putin, cioè “l’aggressore” insisterà nella sua opera di distruzione e dirà no a tutte le richieste di cessate il fuoco e dirà no a qualsiasi proposta di pace e dirà no a qualsiasi piano di pace che non preveda tutto e dico tutto quello che chiede, tutte le discussioni staranno a zero. La Russia ha invaso con le armi un paese sovrano per rubare territori ammazzando la gente. Un’aggressione impensabile fino a qualche giorno prima. Tutte le giustificazioni sono aria fritta: le contese si dirimono col dialogo….ma prima di intervenire militarmente, quando sei entrato in armi in un paese sovrano gli hai dichiarato guerra e se non senti nessuna ragione e continui a bombardare e non accetti di sederti a nessun tavolo, significa che la tua è volontà di supremazia e arrogante presunzione di superiorità. La Russia è membro del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite…una vera beffa.
La Russia ha calpestato e calpesta tutti i trattati e ora lo fa con l’avallo degli Usa, altra super strapotenza arrogante e presuntuosa con a guidarla uno fuori di testa che pensa solo a fare soldi.
La deterrenza delle armi che finora ci garantiva la Nato e gli Usa sta venendo meno (c’erano anche prima le armi), la necessità di prevedere che l’Europa si doti di un esercito comune capace di fronteggiare eventuali sfide, non l’avevamo mai messa nel conto prima del 2022, purtroppo la Russia ci ha riportato indietro di un secolo e Trump ci ha messo del suo per destabilizzare un sistema consolidato, la necessità di difenderci , dove la diplomazia fallisce, anche con le armi, è purtroppo diventata reale.
Ammetto il mio limite: non seguo i suoi ragionamenti. Dice che la guerra le fa orrore, ma in qualche modo la rassicurano il riarmo ed il militarismo. La storia purtroppo insegna che le armi, prima o dopo, vengono utilizzate e che il noto detto latino (Si vis pacem…) non era lungimirante. Riguardo questa sua affermazione “Siamo “pacifici” o quasi in Europa da 80 anni.” il “quasi” mi fa specie; la guerra nei Balcani è stata una tragedia enorme, comprendendovi fosse comuni, cecchini che sparavano addosso a civili solo perché di parte avversa, etc… L’Europa, poi, è stata attivissima militarmente nell’ultimo trentennio; magari qualche migliaio di chilometri più lontano dai nostri confini, ad esempio in Iraq, dove come Italia eravamo presenti a Nassiria, ricordando che anche quella guerra, come quella nei balcani, nasceva su presupposti giuridicamente impossibili per la nostra Costituzione e su falsità.
Devo citarla ancora: “La Russia ha invaso con le armi un paese sovrano per rubare territori ammazzando la gente.” Verissimo; condivido. Come mai però non agiamo con la stessa determinazione nei confronti di Israele e dei suoi coloni in Westbank? Non occupa, con la forza delle armi, terre non sue da oltre sessant’anni? In quel caso, però, le armi le forniamo all’aggressore, da sempre, è oggettivo.
Come vede la questione è complessa e non possiamo semplificarla, resta quanto però dicevo: l’Ucraina ha perso questa guerra e, pur giusto che sia, proseguirla senza un intervento diretto dell’Occidente equivale a condannare a morte altre decine o forse centiania di migliaia di persone, che invece il fermarsi delle ostilità potrà salvare.
Riguardo alla tregua più volte domandate e che la Russia non concede, la questione è purtroppo semplice: sta vincendo sul campo e non ha interesse a concedere un arresto temporaneo delle attività belliche, che favorirebbe l’Ucraina. Questo aspetto è puramente militare; ancora una volta la morale non c’entra nulla.
La questione non è semplice, sono d’accordo ma è lei semplifica dicendo che le armi non servono e che la guerra si ferma con le mani alzate. Qui non si sta parlando di Palestina, un argomento che si tira sempre in ballo e fare paragoni è sbagliato. Le due situazioni non sono equiparabili. Quello che forse non riusciamo a capire è che ci sono molte complessità che non si possono semplificare in due commenti su un blog. Ovviamente la discussione prenderebbe altre strade se non fosse scritta. Quello che vorrei puntualizzare è che l’utopia di volere a tutti i costi pensare che la pace si ottenga porgendo l’altra guancia è appunto utopia. La guerra fa schifo ma chi l’ha iniziata in Ucraina è stato Putin ma lei non lo nomina mai. Sembra che gli ucraini si sparino da soli. A Gaza o in Palestina o in Israele la situazione è tutt’altra, ci sono terroristi che provocano e che minacciano di morte tutti i giorni da sempre una nazione che vive da sempre con la paura di morire per la strada o ovunque. Anche in Ucraina ci sono complessità ma è una situazione diversa gli ucraini non vanno a farsi saltare in mezzo all gente in Russia.
Al netto delle questioni etiche se non si è riusciti fino ad ora a eliminare il pericolo Putin cosa le da tanta certezza che riarmandoci si raggiungerà questo obiettivo? Armarsi significa dichiararsi disposti a correre il rischio di una guerra, e quando si va in guerra esiste la concreta possibilità di perdere. Per questo in teoria si era creato un sistema sovranazionale che spingeva per congelare i conflitti e spostarli per quanto più possibile sul piano politico/diplomatico. Una guerra è come la pandemia, o la blocchi subito o devi accettare che continui fino a che c’è legna da ardere.
Buonasera Sig.ra Gazzato. I parallelismi tra la situazione Ucraina e palestinese sono a mio vedere non solo opportuni, ma d’obbligo, scientificamente ed eticamente. Sono due situazioni coeve, differenti per certi tratti, ma sovrapponibili in altri. Che Israele occupi territori con la forza è un fatto, così come sta facendo la Russia. Il comportamento dell’Occidente, tuttavia, è diametralmente opposto. Su questa incoerenza, tanto semplice quanto evidentemente innegabile, crolla il castello della nostra informazione e della nostra propaganda, alla quale conseguono politiche ancora una volta incoerenti. Mi spiace, ma su questo punto bisogna convenire. Ovvero: se aiutiamo, per motivi morali e non legati a trattati od alleanze, l’uno, non possiamo non aiutare gli altri. Se non ci muoviamo nel medesimo modo, allora, nella migliore delle cose raccontiamo il falso, nella peggiore siamo razzisti.
Riguardo Putin, visto che tiene a che lo nomini, che dirle; è un politico abile e preparato. Mostro? Probabile, assieme a tanti altri, però; non credo necessario fare un elenco, ma potremmo partire dagli ultimi quattro presidenti USA. Infine, concludo, ritengo profondamente fuorviante impersonare le politiche di una nazione in un solo uomo, si tratti di Putin o meno. E’ una semplificazione abbastanza fanciullesca.
Anche in taluni di questi commenti, purtroppo, echeggia il ritornello ,che sentiamo ripetere da quattro anni, della propaganda del pensiero unico politicamente corretto: c’è l’aggressore e l’aggredito; dobbiamo aiutare l’aggredito inviandogli armi perché possa difendersi e anche noi, in previsione di essere aggrediti, dobbiamo aumentare gli armamenti. In realtà ciò significa vedere la realtà in bianco e nero. La propaganda guerrafondaia, nel considerare ciò che sta succedendo in Ucraina, parte sempre, rigorosamente, dal febbraio di quattro anni fa, ignorando tutto ciò che è successo prima. Da dieci anni era in corso una guerra civile nel Donbass tra russofoni a ucrainofoni. Gli accordi di Minsk prevedevano la tutela della minoranza russofona, ma il governo di Kiev non li ha mai attuati. Ma soprattutto, qual è stato l’atteggiamento dell’Occidente nei confronti della Russia dopo il crollo dell’Unione sovietica e il disfacimento del Patto di Varsavia? La Nato, in particolare, nonostante le promesse fatte a Gorbacev, ha attuato una politica di espansione fino a inglobare quasi tutti gli Stati europei e con il proposito di accorpare anche l’Ucraina, portando così i suoi missili fino ai confini della Russia. Con questo non voglio certo giustificare l’intervento della Russia e tantomeno le crudeltà da esso compiute. Credo, infatti, che nessuna guerra sia giustificata e accettabile (ottimo l’articolo di Danich), ma certamente non si può dire che da parte occidentale si sia fatto tutto il possibile per evitarla. Anzi, poche settimane dallo scoppio delle ostilità, a Istambul era vicino un accordo per il cessate il fioco, quando alcuni laeder europei si sono opposti mirando a sconfiggere la Russia e rovesciare Putin. E continuare a mandare armi all’Ucraina significa solo prolungare la guerra e quindi anche gli orrori connessi. La soluzione non sta sul campo di battaglia, ma solo nelle trattative. La corsa agli armamenti, infine, è pura follia: non solo non evita la guerra, ma ne aumenta il pericolo. Ad ogni aumento delle armi da una parte ne consegue subito uno almeno pari dall’altra. E’ una spirale senza fine che porta verso l’abisso, oltre a sottrarre enormi risorse che potrebbero essere impiegate per il vero progresso dell’umanità . Gli unici a danzare allegramene, come in una danza macabra, sono i produttori e commercianti di armi che vedono i loro guadagni salire alle stelle. Dobbiamo lasciarci fregare così facilmente?
Ho letto molti commenti sulla guerra in Ucraina, questo fa un riassunto un concentrato di tanti discorsi sentiti in questi quattro anni, affermazioni che sembrano verità rivelate ma che sono la ripetizione pedissequa dei ritornelli dei filo putiniani italiani.
Non è con la guerra che si sconfigge la guerra, no, la guerra si sconfigge col dialogo, con la diplomazia, porgendo l’altra Ucraina, (sacrificando la logica (aggressore =aggredito, bianco uguale nero, rosso uguale arancione…), chiedendo agli ucraini di dialogare con chi gli spara in bocca. Con chi li bombarda in testa, li massacra e li butta dentro fosse comuni, con chi deporta i loro bambini e stupra le loro donne. Dialoghiamo con chi minaccia di bombardare anche noi, dialoghiamo sempre dialoghiamo e soprattutto andiamo in pace, un rametto di ulivo in mano e Putin si commuoverà, finirà di bombardare gli ucraini e diventerà buono e comprensivo. Lasciamoci fregare da lui, E da Trump. che ci costa? Putin vuole la pace vuole la pace, chi vuole la guerra allora? Un esercito avanza e invade, quel paese invaso gli offre fiori e mandarini e tutto si risolve in una . grande presa per i fondelli. Del mondo.
Come al solito, chi non vede la realtà in modo manicheo (tutti i torti da una parte e tutte le ragioni dall’altra), ma cerca di comprenderne la complessità viene subito accusato di essere filoputiniano. E così si vorrebbe chiudergli la bocca, non avendo argomenti seri da contrapporgli. Definisce, infatti “ripetizione pedissequa di ritornelli dei filoputiniani” quelli che sono, invece, dati oggettivi, fatti storici che solo il suo sacro furore le impedisce di vedere. Comunque, visto il suo entusiasmo per la guerra, perché non va come volontaria a combattere in Ucraina? O siamo al solito “armiamoci e partite”?
Il suo modo di esprimersi, la sua aggressività non coincidono con l teorie che lei qui vorrebbe sostenere. Non ho nessun entusiasmo per la guerra, mi fa orrore e però la sua narrazione è quella che ho letto tante volte e che coincide con la propaganda del Cremlino e dei tanti putiniani italiani. Lei definisce guerrafondaio chi si difende da chi la guerra la fa da quattro anni e non sente ragioni di nessun tipo e chi non vuol sentire ragioni è proprio chi continua a massacrare con le bombe a distruggere tutto, ci sono un milione di ucraini senza luce e gas e lei vorrebbe che cessassimo di aiutarli? Significherebbe consegnarli al loro carnefice. Se lei pensa che questa si la soluzione del problema io no, penso che sarebbe da vigliacchi permettere che i russi agiscano indisturbati.
Sì, c’è un milione di ucraini senza luce e gas; ci sono anche due milioni di palestinesi a morire di freddo e fame, a Gaza, dove infine il conflitto continua. Dei gazawi non importa a nessuno e, nessuno di loro, può vantare neppure un gabinetto in ceramica, mentre invece da altre parti c’è chi se li fa in oro.
No,assolutamente no alla guerra che è solo barbarie,ingiustificabile .Non esiste guerra giusta,provoca semore morti ingiuste.Ci sono altri mezzi di difesa nonviolenta,degni degli esseri umani.No alla barbarie, alla violenza jegalizzata che è la guerra.
“Ci sono altri mezzi di difesa…”. Quali?
Mezzi di difesa? arrendersi davanti al dittatore! Vorrei vedere se fosse attaccata casa sua se questa signora troverebbe mezzi di difesa alternativi e pacifici o non chiederebbe subito aiuto alle forze armate.
Ma chi ha detto che andremo in guerra? Sono ipotesi fantastiche. Fantasticherie appunto. L’articolo 11 della costituzione parla chiaro. Ma, rimane il fatto che potremmo essere aggrediti, in Ucraina c’è la guerra da quasi 4 anni, o se la sono inventata? E prima che Putin attraversasse i confini coi carri armati vivevano in pace (relativamente).
Dunque che ci sia il sospetto che potrebbe accedere a chiunque di trovarsi coi carri armati in casa non è così peregrino. Ma si spera non debba mai succedere, ovvio. Ma c’è chi ha rotto la certezza di un continente che viveva in pace da 80 anni e che ha calpestato tutti i trattati con prepotenza e ambiguità. Credere di poter fare predicozzi sulla pace senza contare che c’è chi della pace se ne infischia mi pare voler negare l’evidenza
Che l’Europa sia in pace da ottant’anni dimentica il conflitto nei Balcani, nel quale l’Occidente ha agito al di fuori dell’egida ONU ed in cui l’Italia del governo D’Alema ignorò la Costituzione agendo militarmente al di fuori di qualsiasi contesto legittimo. Si dimenticano poi i conflitti a bassa intensità che per anni si sono consumati in Irlanda del nord, oppure in Catalogna.
I carrarmati russi in giardino sono propaganda. A parte non esserci nessuna evidenza storica in tal senso (evitiamo di ribadire le pagliacciate dei droni, consapevoli non si muova un pulviscolo in aria senza saperne esatta provenienza e destinazione), la Russia non ha la forza militare per sostenere un conflitto convenzionale con UE e NATO e ne è consapevole; Putin è stato esplicito: se si confliggerà la questione si svolgerà rapidamente; questo significa una sola cosa: armi nucleari. In un conflitto del genere non ci sarà vincitore e non ci sarà vinto.
Non mi rassicurano per nulla le dichiarazioni irresponsabili di Cavo Dragone o Rutte; configurano atteggiamenti provocatori. La guerra va evitata ad ogni costo e non mi pare si lavori in tal senso. Se non altro i sondaggi tra i cittadini UE parlano chiaro: nessuno vuole la guerra e pochi percepiscono un pericolo da est, nonostante il martello mediatico; le percentuali dei sondaggi dicono poi che i giovani sono nella stragrande maggioranza contrari al riarmo ed alla visione dell’ineluttabilità dei prossimi conflitti. Portare in guerra paesi che non ne vedono il motivo non sarà facile. Forse ci salverà questo, ci salveranno i nostri giovani, ma non combattendo la guerra, sul campo; combattendone la sola eventualità.
Si illuda pure, fa bene, un disimpegno e un menefreghismo totale nei confronti di una nazione in guerra ma non per sua volontà ma per colpa di uno che la pace non la vuole e cerca solo la rissa, prende per i fondelli tutti e continua a massacrare un paese che si è difeso con coraggio e che resiste da quasi quattro anni nonostante le difficoltà enormi.
Mentre quel guerrafondaio ci minaccia continuamente e in ogni modo, i nostri giovani secondo lei ci salveranno da lui? E come? fregandosene degli ucraini e intimandogli la resa totale davanti alla prepotenza di un dittatore?
Complimenti a le e ai giovani .
Domando scusa, ma non ho capito la sua replica. Possiamo essere in parte d’accordo sulla dinamica dell’aggredito e dell’aggressore, che pur dimentica un discreto pezzo di storia contemporanea, ma resta che i cittadini europei, a dispetto di quanto propinato dai media, non hanno intenzione di scendere in campo per l’Ucraina. Peraltro non si capirebbe perché per l’Ucraina sì e per altri no; questa incoerenza sostanziale, il doppio standard morale, oltre alla paura oggettiva e sacrosanta di una guerra, repelle la maggioranza delle persone e non è biasimabile.
I giovani, tornando a loro, hanno il diritto di interpretare il contesto secondo loro cognizione, informazione, sensibilità; hanno peraltro il diritto di vivere la pace e la prosperità condotta dai loro padri senza essere proposti come carne da cannone per perorare cause imposte da altri, giuste o sbagliate che siano. Non si tratta di menefreghismo, si tratta di portare avanti un cambio di paradigma: Ghandi non ragionava con le armi ed ha liberato l’India dal giogo britannico.
C’è poi da dire che proporre il militarismo continuamente come unica soluzione, di questa, come di altre conflittualità, porterà, prima o dopo alla violenza spesa. Io e tanti come me non lo vogliamo. In Italia, così in altri paesi EU, si evitano come la peste referendum popolari per lasciare ai popoli la decisione se inviare o meno armi, a destra od a manca; anzi, nel nostro paese gli invii sono curiosamente secretati, pertanto io, cittadino italiano, non posso sapere cosa il mio governo sta mandando in giro per il mondo, pagato anche da me. Queste azioni configuraziono violazioni giuridiche a vario livello, perché non si inseriscono all’interno di nessuna alleanza o partenariato, ultime e meno rilevanti di queste violazioni sono i danni erariali che conseguono alle politiche belliciste, ripeto illegali, e che si concretizzano in uno stato sociale più fragile a danno dei cittadini.
Ho capito, niente di nuovo, lei ragiona come tanti che pensano che basti ignorare che la Russia sta massacrando un popolo senza motivo alcuno (neppure un 7 ottobre) ma a noi non importa un fico lesso.
Sono io a non capire lei. Dopo l’ultima guerra sono stati siglati trattati di pace e cooperazione tra i popoli, lei se ne vorrebbe infischiare visto che non tocca a lei stare sotto le bombe dei russi (che lei non nomina mai) ma fa solo un rilievo semantico sulle parole)e i giovai ucraini che sono andati a morire al fronte per difendere il proprio paese lei darebbe il santino di Ghandi? lo sa che cosa se ne farebbero?
Quindi? Che avrebbero dovuto fare gli Ucraini 4 anni fa? Sottomettersi ai russi offrendo il proprio vassallaggio all’imperatore? E, a quel punto, cosa avrebbero fatto i paesi europei, a cominciare da tutti gli ex sovietici, dai baltici, agli asiatici, fino a noi occidentali? Non sarebbe davvero scoppiata una vera rincorsa al riarmo ben maggiore di quella attuale? E non val la pena contrapporsi a chi (non solo russo) sta calpestando ogni minimale principio del diritto internazionale sostituendolo con la legge della forza bruta?
Il pacifismo astratto rischia di preparare il terreno a guai ancora peggiori se non fa i conti con la realtà.
Lei dimentica gli accordi di Minsk, completamente ignorati dai governi ucraini post Janukovyc. Tutti i conflitti della storia hanno ragioni di natura politica, economica, strategica. Bisogna approfondire per comprendere e trovare soluzioni. Se ci limitiamo all’epifenomeno, non risolviamo la questione.
Purtroppo nella storia umana ci sono migliaia, milioni, di esempi di persone innocenti uccise barbaramente anche se non erano in grado di difendersi.
Non è questione di Ucraina, Putin o Meloni.
Qui è in gioco il diritto/dovere di difendersi.
La domanda era: “Se il mio Paese entrasse in guerra, mi sentirei responsabile e, se servisse, mi arruolerei. Quanto sei d’accordo con questa affermazione?”.
La questione è generale pur se, ovviamente, legata alla cronaca dei nostri giorni.
Non sono soddisfatto dei risultati del sondaggio che lasciano via libera ad Attila, Giulio Cesare, Hitler, Pol Pot, Stalin e compagnia cantante.
Purtroppo il mondo non è abitato soltanto da brave persone.
Grazie per queste parole lucide che toccano il valore primario calpestato dalle guerre , il valore delle vite umane, soprattutto di giovani sacrificati a uccidere e a farsi uccidere …
Tutto è perduto con la guerra , ci hanno ricordato i nostri papi , ma i responsabili politici di questa organizzazione europea in gran parte rappresentati dei partiti di ispirazione cristiana , fanno di tutto per giustificare riarmo , folli spese militari , rilancio della leva . A che pro ?
Speriamo che la coscienza popolare per la gran parte contraria alla prospettiva della guerra, abbia modo di farsi voce di contestazione netta, culturalmente motivata, contro questa linea guerrafondaia suicidaria sostenuta purtroppo da non pochi “pensatori” e giornalisti .