La missione, una questione d’amore

di:

missione

Riceviamo e pubblichiamo una testimonianza di p. David Glenday, missionario comboniano, dal 1991 al 1997 superiore generale della sua congregazione. P. Glenday ha trascorso 11 anni nelle Filippine e ha ricoperto l’incarico di segretario generale dell’Unione dei superiori generali.

Ho avuto la fortuna, nella mia vita di missionario comboniano, di trascorrere undici anni di servizio nelle Filippine. Ricordo che, un giorno, un giovane laico impegnato mi pose una domanda in modo diretto: «Padre David, voi comboniani parlate spesso con entusiasmo della vostra vocazione e del vostro fondatore, san Daniele Comboni. Condividete i suoi sogni, il suo slancio, i suoi viaggi, le sue speranze e delusioni, la sua eredità e la sua memoria – ed è tutto molto bello e ispirante. Ma ciò che vorrei sapere ora è questo: qual è il cuore, il centro, il motore della missione di Comboni e della vostra missione oggi?».

Domanda davvero molto bella, che in quasi cinquant’anni di vita missionaria ho cercato spesso di affrontare, alla ricerca delle parole giuste e, ancora di più, dei gesti giusti.

Se oggi quel giovane mi ponesse di nuovo la stessa domanda non esiterei a chiedere l’aiuto non di uno, ma di due papi: Francesco e Leone. È infatti sorprendente che l’ultima grande enciclica di papa Francesco, Dilexit nos, sia dedicata all’amore – «l’amore umano e divino del Cuore di Gesù Cristo» – e che la prima esortazione apostolica di papa Leone indirizzata a tutta la Chiesa, Dilexi te, parli anch’essa di… amore – «l’amore per i poveri». È chiaro, come afferma papa Francesco: «La missione diventa una questione d’amore» e i missionari sono persone «innamorate che, affascinate da Cristo, sentono il bisogno di condividere questo amore che ha cambiato la loro vita».

Missione come amore: sì, questa è la realtà stupenda e splendida che fa da ponte tra le due lettere dei papi e che ci offre anche la chiave per iniziare a leggere, pregare e vivere Dilexi te – come speriamo di fare nel corso del prossimo anno. E vogliamo farlo non tanto per raccogliere idee interessanti, quanto piuttosto per crescere come missionari, ciascuno nelle proprie concrete circostanze.

Quali scoperte profonde sulla missione possiamo dunque sperare di fare in questo cammino, avendo come guida lo scritto di papa Leone?

Il nostro Dio è un Dio missionario

La missione è una questione d’amore, e, in definitiva, questo è vero perché la missione nasce da Dio, dalla Trinità d’amore. Tutto ciò che Gesù dice e fa nei Vangeli, nella potenza dello Spirito, lo rende evidente: il nostro Dio non è distante, freddo, indifferente, disimpegnato. No, il nostro Dio è in movimento, è estroverso, coinvolto, interessato, vicino, appassionato.

E noi siamo battezzati nel nome di questo Dio missionario. Con il battesimo, le Tre Persone prendono dimora nel profondo del nostro cuore e si mettono all’opera per formarci come missionari – a loro immagine!

Questo tema, questa realtà della Trinità missionaria, è stata fortemente presente nell’insegnamento e nella testimonianza di papa Francesco (basti pensare alla sua prima esortazione, Evangelii gaudium) ed è stata ripresa con energia da papa Leone. Entrambi esortano la Chiesa a essere là dove le Tre Persone sono già: ai margini, nelle periferie, accanto a coloro che sono ritenuti lontani.

In Dilexit nos papa Francesco insiste sul fatto che il nostro cuore deve essere trasformato nel Cuore di Gesù, un cuore che si china sui feriti e sui deboli, e papa Leone approfondisce e consolida questo appello missionario.

La missione è, dunque, una questione d’amore, perché Dio è amore, e l’amore di Dio è un amore missionario, che esce da sé.

Incontrare Dio nella missione

La Trinità dell’Amore ci spinge alla missione, ma ci attende anche lì.

Durante i miei anni nelle Filippine svolgevo il mio ministero in un minuscolo angolo della megalopoli di Manila. Ho avuto la grazia di imparare la lingua nazionale, il tagalog, e di poter così accompagnare in modo particolare una piccola comunità nelle baraccopoli della città.

Con loro ho fatto una scoperta commovente, che è il tesoro di tante vite missionarie: il Dio che è amore ci precede nel nostro cammino missionario, e noi arriviamo a conoscere di nuovo questo Dio nella vita e soprattutto nel cuore dei poveri ai quali siamo inviati.

Nell’esempio della loro vita, la missione diventa una scuola di amore, dove l’amore assume il volto della solidarietà, della gratitudine, del coraggio, della gioia, della perseveranza, del buon senso, della tolleranza.

Nella missione con e verso i poveri, noi missionari impariamo ad amare.

Collaborare con Dio nella missione

Poiché la missione è una questione d’amore è anche una questione di opere, di lavoro, di azione.

Come dice Gesù in Giovanni: «Il Padre mio opera sempre e anch’io opero» (5,17). Ulteriormente chiarito in Giovanni 15, dove ci viene offerta la bella immagine del Padre come vignaiolo. Il Padre gioisce dei nostri frutti abbondanti, ci dice Gesù, e san Giovanni lo ribadisce quando ci esorta ad amare con i fatti e non solo a parole.

Per amore siamo collaboratori di Dio, come insiste san Paolo, e questo è insieme una gioia e una sfida.

È una grande gioia sapere che il Signore desidera che ci uniamo a lui nell’amore per i poveri, che cerca la nostra compagnia e la nostra solidarietà: è un modo nuovo di comprendere la nostra grande dignità e il nostro potenziale nella grazia del battesimo. Ma è anche una sfida, perché significa che dobbiamo prima discernere come Dio stia amando i poveri qui e ora, per poter rispondere a questa iniziativa divina. Dio ama per primo i poveri.

Trasformati dall’amore

Quando comprendiamo e viviamo la missione come amore in questi diversi modi, accade qualcosa di meraviglioso e potente: veniamo cambiati, trasformati. Poco a poco ci rendiamo conto che ciò che conta davvero nel nostro servizio ai poveri è innanzitutto ciò che siamo, e scopriamo che stiamo diventando un segno, un sacramento della presenza amorosa di Dio.

Sì, noi veniamo trasformati, ma per grazia di Dio lo sono anche coloro ai quali siamo inviati, mentre vengono condotti a una nuova consapevolezza del loro valore e della loro dignità infinita, e del loro potenziale come esseri umani, figli e figlie del Padre che li ama in modo del tutto speciale.

Mentre ci prepariamo a pregare e a studiare Dilexi Te nel corso del prossimo anno, è bene soffermarci sulle parole conclusive di papa Leone:

«L’amore cristiano supera ogni barriera, avvicina i lontani, accomuna gli estranei, rende familiari i nemici, valica abissi umanamente insuperabili, entra nelle pieghe più nascoste della società. Per sua natura, l’amore cristiano è profetico, compie miracoli, non ha limiti: è per l’impossibile. L’amore è soprattutto un modo di concepire la vita, un modo di viverla. Ebbene, una Chiesa che non mette limiti all’amore, che non conosce nemici da combattere, ma solo uomini e donne da amare, è la Chiesa di cui oggi il mondo ha bisogno» (n. 120).

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Questo sito fa uso di cookies tecnici ed analitici, non di profilazione. Clicca per leggere l'informativa completa.

Questo sito utilizza esclusivamente cookie tecnici ed analitici con mascheratura dell'indirizzo IP del navigatore. L'utilizzo dei cookie è funzionale al fine di permettere i funzionamenti e fonire migliore esperienza di navigazione all'utente, garantendone la privacy. Non sono predisposti sul presente sito cookies di profilazione, nè di prima, né di terza parte. In ottemperanza del Regolamento Europeo 679/2016, altrimenti General Data Protection Regulation (GDPR), nonché delle disposizioni previste dal d. lgs. 196/2003 novellato dal d.lgs 101/2018, altrimenti "Codice privacy", con specifico riferimento all'articolo 122 del medesimo, citando poi il provvedimento dell'authority di garanzia, altrimenti autorità "Garante per la protezione dei dati personali", la quale con il pronunciamento "Linee guida cookie e altri strumenti di tracciamento del 10 giugno 2021 [9677876]" , specifica ulteriormente le modalità, i diritti degli interessati, i doveri dei titolari del trattamento e le best practice in materia, cliccando su "Accetto", in modo del tutto libero e consapevole, si perviene a conoscenza del fatto che su questo sito web è fatto utilizzo di cookie tecnici, strettamente necessari al funzionamento tecnico del sito, e di i cookie analytics, con mascharatura dell'indirizzo IP. Vedasi il succitato provvedimento al 7.2. I cookies hanno, come previsto per legge, una durata di permanenza sui dispositivi dei navigatori di 6 mesi, terminati i quali verrà reiterata segnalazione di utilizzo e richiesta di accettazione. Non sono previsti cookie wall, accettazioni con scrolling o altre modalità considerabili non corrette e non trasparenti.

Ho preso visione ed accetto