
Giovedì, 12 febbraio, il superiore della Fraternità sacerdotale San Pio X, Davide Pagliarani, salirà lo scalone del Dicastero per la dottrina della fede per un incontro con il prefetto, card. Víctor Manuel Fernández. Contrariamente alla prassi sarà un incontro personale, senza testimoni.
Esponendosi a una “doppia narrazione”, assai comune negli incontri con i discepoli di mons. Lefebvre, il prelato argentino si appoggia al diverso sguardo che i latino-americani hanno verso i tradizionalisti, già evidente con papa Francesco. «Penso – come avevo detto in Argentina – che siano cattolici in cammino verso la piena comunione» aveva osservato papa Francesco in un’intervista a La Croix il 9 maggio 2016.
La simpatia personale, pur su posizioni del tutto differenti, potrebbe indurre l’interlocutore a sospendere l’annunciata ordinazione di vescovi per il primo luglio prossimo? Speranza azzardata, che trova sul versante del prefetto la singolare condizione di aver costituito per la Fraternità tradizionalista una parrocchia “personale” nella sua ex diocesi di La Plata (Argentina). Unico caso a livello mondiale.
Negli ultimi anni, i dialoghi dei lefebvriani con il Dicastero per la dottrina della fede (in seguito alla soppressione della commissione Ecclesia Dei), oltre ai vertici del Dicastero hanno interessato il card. Kurt Koch, prefetto del Dicastero per l’unità dei cristiani, e l’arcivescovo Guido Pozzo, storico loro interlocutore. Da parte della fraternità, sono stati attivi i due vescovi, Bernard Fellay e Alfonso de Galarreta.
È difficile immaginare che i lefebvriani, capaci di smentire nell’arco di 24 ore un testo d’intesa già concluso (1988), modifichino le loro decisioni e i loro orientamenti come hanno dimostrato in questi lunghi decenni di incontri.
A niente sono servite le concessioni di Benedetto XVI per la celebrazione secondo il vecchio rito (2007), la rimessione delle scomuniche ai quattro vescovi nel 2009 e le proposte a loro molto favorevoli nel dialogo successivo. Rimane intatta la loro distanza-negazione del Vaticano II: dall’ecumenismo alla libertà religiosa, dal giudizio sulla modernità ai rapporti con Israele. In particolare rispetto alla riforma liturgica.
Nella recente intervista (5 febbraio) il superiore generale ha detto: «Ma non ci si inganni: l’unica liturgia che esprime adeguatamente, in modo immutabile e non evolutivo, la concezione tradizionale della Chiesa, della vita cristiana e del sacerdozio cattolico è quella di sempre» dove il “sempre” si arena al XIX secolo o, per alcuni elementi, al XVI. E aggiunge come fosse evidente «il fallimento globale di questa riforma (conciliare)». Un’opposizione che si allarga all’intero magistero successivo al concilio, in particolare su alcuni punti più recenti e più facilmente maneggiabili in senso contrappositivo, come il caso della comunione ai divorziati-risposati, la benedizione alle coppie omosessuali, il documento firmato con le massime autorità islamiche ad Abu Dhabi sulla fratellanza umana per la pace del 2019 e il testo sui titoli mariani del Dicastero per la dottrina della fede (2025).
Gli abbandoni
La legge suprema dell’azione ecclesiale (salus animarum, salvezza delle anime) è invocata oggi, come già fece mons. Lefebvre nel 1988 per la nomina dei quattro vescovi. È stata richiamata in tutte le numerose ordinazioni episcopali nella galassia dei gruppi che si affiancano alla Fraternità, in particolare dal vescovo Richard Williamson (espulso dalla fraternità nel 2012). Risuona di nuovo nella pretesa “necessità” attuale per giustificare le ordinazioni episcopali illecite.
Fra le contorsioni che ritornano regolarmente vi è l’invocazione di una “tradizione” di cui sarebbero gli unici testimoni e la centralità indiscussa della loro identità cristiana («in una parrocchia ordinaria i fedeli non trovano più i mezzi necessari per assicurare la loro salvezza eterna»).
Vi è un elemento curioso che lega la Fraternità alle istanze vaticane incaricate di esentare dagli obblighi dell’ordinazione sacerdotale (la riduzione allo stato laicale). I casi numerosi che li interessano vengono spesso inviati a Roma e la fraternità si attiene alla valutazione vaticana. Non sono casi rari perché il numero dei loro preti (circa 700) è sostanzialmente stabile da anni, nonostante le numerose vocazioni e i pur prevedibili decessi.
In merito, vi è anche da sottolineare una certa tolleranza per i candidati omosessuali, accettati a condizione di un severo giudizio sulle proprie inclinazioni. Preti sì, certo casti, ma con un vivo senso di colpa.
Se l’auspicio di tramandare l’ordinazione prevista per i vescovi non dovesse avere seguito, la censura della scomunica è difficilmente evitabile. Con quali effetti?
Sempre D. Pagliarani risponde: «Eventuali pene canoniche non avrebbero alcun effetto reale. Tuttavia, se dovessero essere pronunciate, è certo che la Fraternità, senza alcuna amarezza, accetterebbe questa nuova sofferenza come ha accettate quelle del passato».






La questione è ormai veramente antica e si ancora su questioni di cui appare veramente inspiegabile che non no venga preteso l’appianamento, in quanto i lefebvriani dalla sua conclusione non si sono conformati a delle decisioni del Concilio vaticano II, a cominciare dalla non volontà di cessare la liturgia in lingua latina, e, a seguito, la pretesa di continuare appunto un’autonoma e separata tradizione nelle ordinazioni episcopali. Mi parrebbe peraltro che la persistente convinzione che nelle Chiese locali, cioè al di fuori della vita della Fraternità scismatica, non possa sussistere salvezza per le anime non si dimostri di fatto incline ad un anche germinale atteggiamento di disponibilità alla pacificazione.
Non è questione di latino ma di rito antico, in latino dice messa anche il Papa.
Ognuno ha il diritto di percorrere la propria strada. L’importante è non danneggiare gli altri, non pretendere di imporre agli altri le proprie convinzioni, non ritenere superbamente di essere sempre nel giusto e che gli altri siano sempre in torto. Vivere e lasciar vivere e si può andare d’accordo e in pace con tutti.
Sapete qual’è, a mio avviso, il vero problema ? È che il fanatismo dei tradizionalisti trova un’eco presso il clericalismo della curia vaticana e di non pochi vescovi. Ci siamo chiesti perché ancora oggi il vaticano stia dialogando con gli epigoni di Lefebvre ? Dopo il fallimento di 50 anni di contatti e tentativi di ricucire lo scisma di Econe ? Possiamo dimenticare Ratzinger che li accolse, nonostante la loro opposizione al concilio ? Quanti altri “Summorum pontificum” dobbiamo temere ? Quante altre ermeneutiche della continuità? Quali dispositivi di blocco ci attendono ? Io ritengo che i tradizionalisti abbiano complicità importanti in alto, ma soprattutto credo che godano di una tacita approvazione da parte di tanti vescovi finto-moderati. Questo è il nocciolo del problema: la maschera di moderatismo che indossano tanti esponenti del clero. Non intendono rompere con Roma, fingono di approvare il concilio ed il magistero di Francesco e di Leone, ma in realtà fanno ostruzionismo contro le riforme e si rendono complici (consapevolmente o inconsapevolmente) dei settori più violenti e reazionari del cattolicesimo. Il tradizionalismo non è solo quello di chi non ha vergogna a criticare pretestuosamente il papa ed il concilio. È anche quello (più subdolo) di chi fa il pesce in barile fingendo di essere ubbidiente, ma di fatto boicotta ogni rinnovamento. Ecco che allora diventa decisiva un’azione dal basso per stanare queste “eccellenze”. Per chiedere loro conto. Per sollecitare la loro adesione concreta al cammino sinodale. Alla furbizia di chi non si vuole esporre, dobbiamo rispondere con la nostra lealtà al Vangelo ed ai processi di riforma che lo Spirito innesca nella storia.
Il colloquio c’è stato, le indicazioni sono state impartite, spero possano convincere i cuori: se vi sarà disponibilità e atteggiamento di conversione, potremo attenderci sviluppi significativi.
Io non mi ci perderei più dietro ai Lefebriani: chi non accetta le costituzioni dell’ultimo Concilio non è più cattolico. Non sono sprovveduti. C’è dietro un disegno che va contro l’azione deklo Spirito Santo. Lasciamoli andare per la loro strada.
Esiste una gerarchia dei concili?
Quale è più importante?
Chi non accetta nessuno concilio tranne l’ultimo è cattolico?
Meglio essere mussulmani che cattolici tradizionalisti?
Siamo fratelli tutti tranne i lefebvriani?
Le cose non sono così semplici.
In teoria l’ultimo Concilio già contiene quelli precedenti. Cioè se accetti il VatII accetti anche VatI e Trento, nel caso contrario no perché manca un pezzo.
In ogni caso basta utilizzare con i lefebvriani gli stessi atteggiamenti ecumenici che si hanno con altre Chiese.
Chi è senza peccato scagli la prima scomunica. Dalla parte romana comunione a divorziati risposati, benedizioni omosessuali, tutte le religioni sono uguali
Lei pone uno scisma a livello di qualche questione morale. Non ci siamo proprio.
Perché il Pagliarani sostiene che “eventuali pene canoniche non avrebbero alcun effetto reale”? E dove sta allora la sacra potestas da loro tanto enfatizzata?
Ritengo molto difficile che Papa Leone nomini vescovi, o ne confermi l’elezione, per la Fraternità di San Pio X, perchè la comunità lefebvriana non è riconosciuta dal Vaticano e vuole stare in sto di eccezione temporanea (fino all’elezione di Pio XIII). Potrebbe avvenire un’altra situazione cioè che Papa Leone riconosca come veri vescovi quelli già ordinati e quelli da ordinare, come d’altronde Roma riconosce come veri vescovi quelli ortodossi e i rapporti tra il Vaticano e il Partiarcato di Costantinopoli sono costanti e frequenti ma non sono ancora in comunione.
Non è una questione di “veri vescovi”.
I vescovi della linea Lefebvre sono certamente “veri” e la loro ordinazione è senza dubbio valida.
Questa faccenda è assodata.
La questione attiene alla “legittimità” di una ordinazione episcopale senza mandato pontificio, cioè senza il permesso del papa.
I lefebvriani dicono di essere costretti ad ordinare nuovi vescovi per evitare l’estinzione della Tradizione.
Il papa dice “la Tradizione sono io”.
È un dialogo fra sordi.
Appunto nella Chiesa cattolica i vescovi devono avere il mandato del papa. Comunque la Fraternità di San Pio X non ha nessun riconoscimento canonico poichè è stato tolto dal Vaticano negli anni settanta e non più ridato. Papa Leone dovrebbe prima riconoscere dal punto di vista canonico la Fraternità di San Pio X e poi nominare o confermare l’elezione dei vescovi della comunità lefebvriana. La questione è difficile allo stato attuale anche perchè il Superiore della Fraternità di San Pio X ha detto che la sua comunità deve rimanere in uno stato di eccezione temporanea, cioè fino a quando non si sa. Quindi la questione va risolta in altro modo e ciò riguarderà i colloqui con il Card. Fernandez
Sono pur sempre una minoranza piuttosto esigua. Capisco che per recuperare la pecorella smarrita si abbandonano le altre. Ma se la pecorella smarrita oppone strenua resistenza a rientrare vige la libertà di rendere conto solo a Dio delle proprie scelte. Il senza alcuna amarezza dovrebbe valere anche per noi.