
Il superiore generale della Fraternità sacerdotale San Pio X don Davide Pagliarani.
In un comunicato ufficiale, il 2 febbraio la Fraternità sacerdotale San Pio X ha reso nota la decisione del superiore generale, Davide Pagliarani, e del suo consiglio di chiedere ai due vescovi della fraternità, Alfonso de Galarreta (69 anni) e Bernard Fellay (67 anni), di procedere all’ordinazione di nuovi vescovi. La celebrazione avverrà il primo luglio prossimo.
Si ricorda che, in agosto 2025, era stata chiesta una udienza a papa Leone senza esito e che una seconda lettera ha ricevuto una risposta considerata non pertinente: «non risponde affatto alle nostre richieste».
L’annuncio è avvenuto nell’omelia in occasione della vestizione ecclesiastica di 22 seminaristi nel seminario dedicato al curato d’Ars a Flavigny-sur-Ozerain (Francia).
Durante la lunga omelia, don Pagliarani ha motivato la scelta nello stato di necessità di garantire la cura pastorale alle anime loro affidate. «È una questione che si pone da molto tempo e a cui oggi possiamo dare una risposta: dobbiamo attendere ancora prima di procedere all’ordinazione di nuovi vescovi? Abbiamo atteso, pregato, osservato l’evoluzione degli eventi nella Chiesa, abbiamo chiesto consiglio».
Dopo aver scritto al papa, Pagliarani e gli altri si sono arresi all’“incomprensione” delle ragioni da loro addotte. Non potendo abbandonare le anime e negare la necessità che la fraternità continui il suo servizio, è arrivata la decisione di procedere: «Il 1° luglio prossimo potrebbe essere una buona data, una data ideale, è la festa del Preziosissimo Sangue di nostro Signore, la festa della redenzione».
Informazioni più precise saranno fornite in futuro. Pagliarani conclude: «Aggiungo un’ultima considerazione. Mi assumo, mi assumo pienamente la responsabilità della decisione. L’assumo anzitutto davanti a Dio, l’assumo davanti alla santissima Vergine, davanti a san Pio X. L’assumo davanti al papa. Vorrei poterlo incontrare prima del 1° luglio. Vorrei spiegargli e fargli comprendere i nostri intenti reali, profondi, il nostro attaccamento alla Chiesa perché lo sappia, lo comprenda. E assumo questa responsabilità anche davanti alla Chiesa. Davanti alla Fraternità e a tutti i suoi membri».
Ricorda che, nella Chiesa, la legge suprema è la salvezza delle anime, non il dialogo, non il sinodo, non l’ecumenismo, tanto meno le sperimentazioni liturgiche, le nuove idee o la nuova evangelizzazione. Ciò che conta è la salvezza delle anime. Al di là dell’enfasi retorica, i contatti con Roma sono ancora aperti. Come ha affermato il portavoce Matteo Bruni: «I contatti tra la Fraternità San Pio X e la Santa Sede continueranno con l’obiettivo di evitare fratture o soluzioni unilaterali riguardo ai problemi emersi».
C’è chi ricorda che erano alcune migliaia i pellegrini legati alla Fraternità che, nell’agosto scorso, hanno partecipato al giubileo a Roma.
Dal punto di vista del Codice di diritto canonico, il gesto dell’ordinazione episcopale senza il permesso del papa implica la scomunica latae sententiae e tutti gli sforzi fatti nel passato in particolare da Benedetto XVI che, nel 2007, ha legittimato la celebrazione secondo il vecchio rito, il 21 gennaio 2009 ha rimesso le scomuniche e in ottobre a riaperto il dialogo, non hanno prodotto frutti.
Il preambolo dottrinale proposto nell’autunno del 2011 è stato rifiutato. Rimane intatta la denuncia dei lefebvriani del concilio Vaticano II e dei suoi capisaldi teologici: dalla liturgia all’ecumenismo, dalla libertà religiosa al giudizio sulla modernità, dal rapporto con Israele a quello con le altre fedi. Fino alla recente polemica contro il documento del Dicastero per la dottrina della fede sui titoli mariani.
È altrettanto chiara la volontà di papa Leone di accorciare le distanze, di salvaguardare l’unità della Chiesa, di renderla accogliente per tutte le sensibilità. Riaffermando – come emerge dalla decisione di dedicare le catechesi ai documenti conciliari – il riferimento vincolante con il Vaticano II.
La ferita che si è aperta, nel 1988, con la consacrazione di quattro vescovi da parte di mons. Lefebvre potrebbe riaprirsi. Va ricordato che, mentre la galassia dei tradizionalisti radicali esterni alla Fraternità ha proceduto a numerose ordinazioni episcopali, i lefebvriani si sono mostrati molto più guardinghi e prudenti (qui) e che, dopo la morte di Bernard Tissier de Mallerais (2024) e di Richard Williamson (peraltro già escluso dalla Fraternità), nel 2025 la domanda su possibili ordinazioni è diventata diffusa e prevedibile (qui).






“Occorre capire se i lefebvriani stanno solo bleffando nelle trattative con Roma (minacciare rotture per ottenere di più è un vecchio trucchetto da “preti in carriera”), oppure se fanno sul serio…”. Da quel poco che so, mi pare di capire che molti non si rendono conto delle ragioni profonde di questo scontro. Alla radice, mi pare di capire, c’è l’allontanamento, in parte esplicito in parte implicito, reale o percepito, dalla Tradizione bimillenaria della Chiesa fondata da N.S. Gesù Cristo, a partire dal Concilio Vaticano II. Se non si realizzerà un chiarimento reale (non solo apodittico) su tale questione, dubito che ci potrà mai essere una reale riappacificazione con la FSSPX.
Mi consenta un’osservazione: dando seguito al suo ragionamento, occorre a rigor di logica riconoscere che la Chiesa cattolica fin dal Vaticano II è in una fase di “allontanamento” dalla propria tradizione. Cosa che invece, seguendo sempre questa logica, non riguarda la FSSPX che difende la vera tradizione. Stando così le cose occorrerebbe sostenere le posizioni di quest’ ultima ritenendo legittime le più plateali iniziative della stessa FSSPX, come ad esempio la consacrazione di vescovi senza mandato papale, cosa che pure è in palese e insanabile contrasto con la millenaria tradizione ecclesiologia e canonistica della Chiesa cattolica. Per quel che mi riguarda (e per quanto ciò possa contare), tendo a ritenere più saggio dare credito, almeno nel caso dei lefrebviani, alla posizione della Chiesa cattolica romana.
Bimillenaria? No ha 400 anni piú o meno, e si chiama messa tridentina. La tradizione apostolica non è affatto in discusione
Temo abbia frainteso la mia osservazione che riguardava non la Messa ma uno specifico aspetto della tradizione ecclesiologico-canonistica: il riferimento alla millenaria tradizione riguardava infatti il diritto pontificio di nominare vescovi che si afferma pienamente nel corso del Medioevo (tale diritto è oggi contemplato nel vigente Codice di diritto canonico, il suo non rispetto comporta la scomunica automatica e lo scivolamento nello scisma). Riguardo alla Messa, mi permetto di precisare che quella tridentina, codificata nel 1570, rielabora uniformandola la precedente tradizione delle celebrazioni eucaristiche di età medievale.
Pazienza. Credo che in molti se ne siano fatti una ragione da tempo.
Rimetto al giudizio del Papa la possibilità di compiere un ulteriore passo ecumenico col consentire la consacrazione di vescovi a Lui graditi: come già avviene in altri contesti.
Secondo me cambierà poco, i rapporti ormai sono abbastanza consolidati, un po’ si avvicinano, un po’ si allontanano..
Occorre capire se i lefebvriani stanno solo bleffando nelle trattative con Roma (minacciare rotture per ottenere di più è un vecchio trucchetto da preti in carriera), oppure se fanno sul serio (se non rinnovano la loro gerarchia si estinguono perdendo – è una realtà che va tenuta oresentOccorre capire se i lefebvriani stanno solo bleffando nelle trattative con Roma (minacciare rotture per ottenere di più è un vecchio trucchetto da “preti in carriera”), oppure se fanno sul serio (se non rinnovano la loro gerarchia si estinguono perdendo così tra le altre cose un patrimonio mobiliare/immobiliare che, grazie anche alle donazioni, è diventato nel tempo piuttosto consistente). Se c’è una cosa che la storia dei lefrebviani dimostra, al di là della loro retorica sullo stato di necessità che invocano a spron battuto per giustificare le loro iniziative (peraltro giuridicamente illegittime dal momento che non spetta certo a loro decidere dello stato di necessità della Chiesa), è che sono in realtà dei pragmatici che sanno investire bene sui media con il fine di tenere sempre sulla difensiva la Chiesa romana che è, da parte sua, spesso costretta a rincorrerli con tentativi di pacificazioni che, almeno personalmente, non credo che davvero interessino agli stessi dirigenti dei lefrebviani.