Ingresso del nuovo arcivescovo di New York

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L’arcivescovo Ronald A. Hicks ha iniziato la sua prima omelia come leader di circa 2,5 milioni di cattolici newyorkesi parlando in spagnolo e citando un inno che quasi tutti i latinoamericani che frequentano la messa conoscono: “Signore, prendi la mia vita – ha esordito in spagnolo – citando a braccio Alma Misionera – sono disposto a fare tutto ciò che desideri, qualunque cosa sia, guidami a servire”.

Venerdì 6 febbraio, il cardinale Timothy Dolan ha formalmente lasciato dopo oltre 16 anni alla guida dell’arcidiocesi di New York e Hicks è diventato il suo successore. Hicks ha recentemente ricoperto la carica di vescovo di Joliet nell’Illinois, e in precedenza ha guidato un orfanotrofio in El Salvador, è stato sacerdote a Chicago e ha ricoperto il ruolo di direttore della formazione in seminario. All’età di 58 anni, presumibilmente avrà quasi due decenni per guidare l’influente diocesi prima di presentare le sue dimissioni a 75 anni.

Durante la messa di insediamento nella Cattedrale di San Patrizio, Hicks ha chiarito due cose: che intende guidare una Chiesa che sarà, nel profondo, missionaria, e che i latini non rimarranno ai margini del suo ministero.

Non ha segnalato quest’ultimo impegno rivolgendosi direttamente ai latini o alle loro diffuse paure di un’applicazione delle leggi sull’immigrazione mirata all’etnia durante la campagna di deportazioni di massa del presidente Donald Trump. Ma lo spagnolo faceva parte della liturgia bilingue e spesso era parlato per primo, come nella prima lettura dalla Lettera ai Galati del lettore Samuel Jimenez Coreas, che un tempo viveva nell’orfanotrofio Nuestros Pequeños Hermanos guidato da Hicks in El Salvador.

Ha anche citato Bad Bunny, il cantante e rapper la cui apparizione al Super Bowl di domenica ha suscitato reazioni negative da parte dei conservatori che accusano il portoricano di essere antiamericano. Il riferimento a “NUEVAYoL” è stato accompagnato dai testi di “New York State of Mind” di Billy Joel, “Empire State of Mind” di Jay-Z e “New York, New York” di Frank Sinatra. Ma la citazione di Bad Bunny ha suscitato alcuni degli applausi più fragorosi

Maria Galvez, parrocchiana della Cattedrale di San Patrizio da 20 anni, ha detto che le sono venute le lacrime agli occhi durante l’omelia di Hicks: “È emozionante, sono molto felice che abbiamo un vescovo che parla spagnolo e sento che è molto sincero, che viene qui con grande gioia”.

Anche altri sembravano commossi dalla fluidità dello spagnolo di Hicks, dato che la assemblea rideva e applaudiva quando parlava.

Il tema di una chiesa missionaria è stato il fulcro dell’omelia di Hicks: “Questo è un invito a essere una Chiesa missionaria, non un country club. Un club esiste per servire i suoi membri. La Chiesa, invece, esiste per andare fuori e servire tutte le persone – con ardore, con fede, con speranza e carità nel nome di Gesù Cristo”.

L’arcivescovo ha detto: “Noi esistiamo a seguire Gesù, che ha sfamato gli affamati, ha guarito i malati nel corpo e nello spirito, ha rifiutato l’odio e ha proclamato l’amore”.

Hicks ha chiarito che la sua parola non era “una critica”, riconoscendo che nella Chiesa cattolica, in particolare negli Stati Uniti, c’è stato un dibattito sul fatto se difendere la Chiesa rinforzando l’ortodossia in un mondo secolarizzato o uscire e impegnarsi con quel mondo. Ma il nuovo arcivescovo di New York ha chiarito che su questo tema è dalla parte di papa Francesco – e del suo successore papa Leone XIV – citando la famosa improvvisazione di Francesco, “todos, todos, todos”, che segnala l’impegno a includere “tutti” nella Chiesa.

Il reverendo Chris Argano, parroco della chiesa cattolica di St. Mary a Washingtonville, New York, ha detto che spera che il nuovo arcivescovo si senta benvenuto mentre affronta le sfide di una nuova città. “È sempre più difficile diffondere il messaggio del Vangelo, ma nella sua omelia di oggi, ha chiarito che siamo una Chiesa missionaria che evangelizza per portare il messaggio di Gesù Cristo nelle strade”.

Un altro cenno a Francesco è stata la richiesta di Hicks, al momento dei saluti, affinché i presenti pregassero per lui, facendo eco alla ripetuta richiesta del defunto papa, fatta per la prima volta dal balcone dopo la sua elezione al papato. “Pregherò per tutti voi con grande, grande gratitudine” – ha aggiunto Hicks riferendosi alla sua preghiera nell’adorazione eucaristica.

All’inizio dell’omelia, con voce carica di emozione, ha ringraziato il cardinale Christophe Pierre, nunzio apostolico negli Stati Uniti, “per avermi ricordato di essere semplicemente me stesso”; al cardinale Blase Cupich, suo ex ordinario nell’arcidiocesi di Chicago, “per il suo esempio e la sua guida”; a Dolan, suo predecessore, “per il suo gentile sostegno, sia personale che pubblico”; ai cattolici dell’area di Chicago “per essere discepoli che fanno discepoli”; e ai suoi genitori, “per avermi sempre mostrato cosa significa l’amore incondizionato”.

“Il cardinale Timothy Dolan ha servito questa arcidiocesi con generosità, convinzione e zelo personale” – ha detto il nunzio apostolico cardinal Pierre, che dovrebbe andare in pensione perché ha appena compiuto 80 anni, l’età in cui i cardinali non possono più partecipare al conclave. “La sua voce è stata una testimonianza forte e gioiosa del Vangelo, sia qui a New York che ben oltre”.

Dolan, figura di spicco della Chiesa statunitense, è noto ai cattolici di tutto il Paese per le sue apparizioni sui media. Sebbene abbia criticato le politiche anti-immigrati, è stato nominato membro della Commissione per la libertà religiosa di Trump ed era considerato vicino ad alcuni politici repubblicani. Dopo la morte di Francesco, Trump ha fatto pressioni affinché Dolan diventasse papa.

  • Pubblicato sulla rivista America (originale inglese, qui).
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