Messico: “Cristeros” di ieri, scomparsi di oggi

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La memoria delle 200.000 vittime della “guerra cristera” (1926-1929) si apre alla tragedia messicana di questi ultimi decenni: la scomparsa dal 1952 ad oggi di 132.534 persone, di cui 130.178 a partire dal 2006. La persecuzione verso i cattolici dell’inizio del ‘900 è ricordata in un messaggio della conferenza episcopale del 31 luglio dal titolo: A cento anni da quel 1926. il conflitto religioso in Messico.

La denuncia degli scomparsi di oggi è risuonata il 30 agosto in occasione della giornata internazionale delle vittime delle sparizioni forzate.

La guerra civile era già visibile nella costituzione massonico-laicista del 1917 ma diventa palese con le leggi Calles, (dal nome del suo proponente) nel 1926. Il 31 luglio diventavano esecutive. Pochi giorni prima in una lettera pastorale i vescovi, vista l’impossibilità di esercitare il ministero, decidevano di sospendere tutte le messe nel paese. Si scatenò la tempesta sull’intera nazione ed emerse il grido popolare «Viva Cristo Rey y santa Maria de Guadalupe».

Contro la violenza della polizia e dell’esercito di formò la guardia nazionale dei cristeros che arrivò a contare 20.000 uomini. Le vittime della repressione furono 200.000. La persecuzione durò di fatto fino agli anni ‘40, mentre il riconoscimento dei diritti ecclesiali avvenne solo con la riforma giuridica del 1992.

Le campane tacquero e parlò il sangue

I vescovi non intendono glorificare la guerra, giustificare le armi o invocare vendetta. Di quella tragedia nazionale vogliono ricordare la fedeltà del popolo credente, la testimonianza dei martiri e il prezzo altissimo della libertà. La memoria cristiana non si fissa sul passato, lo purifica e lo risana.

«Riconosciamo umilmente che in quegli anni accanto all’eroismo vi furono anche durezza di cuore in alcuni cattolici, calcoli politici, parole incendiarie di passioni, decisioni prese senza il rigore razionale che oggi esigiamo dagli altri; e che la Chiesa, in certi momenti della storia, non ha sempre saputo servire la verità con i mezzi miti del Vangelo». Saper chiedere perdono rende possibile la denuncia degli errori altrui.

«Ed è per questo che proclamiamo con convinzione profetica: la persecuzione contro la Chiesa è stata reale. Chiese chiuse e profanate, sacerdoti fucilati senza processo, suore espulse, laici impiccati sui pali lungo le strade, migliaia di persone uccise, deportazioni, denunce e bambini ridotti a vittime […] Allora le campane tacquero e parlò il sangue».

Alcune di quelle vittime hanno già il riconoscimento ecclesiale ma tutte portano il segno del martirio. La certezza che il potere ha dei limiti, l’incomprimibile libertà di coscienza e la convinzione che ci sono verità per cui si può morire sono diventati elementi costitutivi dell’identità nazionale. La vita in Cristo chiede la libertà religiosa per tutti in sintonia con la dichiarazione universale dei diritti umani.

Dialogo nazionale per la pace

Una libertà fissata finalmente dall’articolo 24 della costituzione del 2013, ma non compiutamente acquisita visto i limiti del culto, l’impossibilità per le associazioni religiose di aprire radio o televisioni, la diffusione di modelli educativi non condivisi con le famiglie e un clima di sospetto delle elites verso le forme pubbliche della fede.

«Ancora più grave è quando lo stato permette alla criminalità organizzata di diventare un governo parallelo che controlla i territori dove tutti i diritti umani vengono azzerati: rapimenti, estorsioni, omicidi e condizionamenti delle coscienze giovanili».

Con nuovi rischi come la manipolazione delle informazioni, la riduzione della persona a consumatore, la polarizzazione favorita dagli algoritmi, le nuove schiavitù digitali. Il martire che afferma il valore radicale della persona accettando la morte ingiusta alimenta lo sforzo di superare gli attuali conflitti che dividono la nazione, in coerenza con l’impegno del “dialogo nazionale per la pace” promosso dalla Chiesa.

La memoria di quel conflitto può avviare un tempo di grazia, il cammino di rinnovamento spirituale partito dal 2022 con papa Francesco, e cioè la novena di preparazione per il quinto centenario di nostra Signora di Guadalupe (2031). «Possa questo tempo trovarci riconciliati: capaci di dire la verità senza odio, di perdonare senza dimenticare e di costruire insieme una nazione in cui nessuna coscienza sia costretta e nessuna vita sia sacrificabile».

Madres buscadoras

Come succede al silenzioso esercito degli scomparsi, una piaga che riguarda oltre 130.000 persone e altrettante famiglie. I vescovi hanno deciso di condividere e sostenere l’attività delle madres buscadoras (madri in ricerca) che in diversi stati del Messico sono attive per la ricerca degli scomparsi. I 3000 membri hanno risolto finora 5.000 casi (della metà sono stati trovati solo i resti).

La Conferenza episcopale ha rivolto un appello urgente alle autorità del paese per una libertà che non sia una concessione ma una garanzia per tutti. Sicurezza e giustizia non possono restare solo promesse per varie aree del paese. Si sta allargando nelle parrocchie l’uso delle “cassette della pace” dove chiunque abbia informazioni su una persona scomparsa può lasciare le indicazioni dove poterla trovare, con la garanzia della sicurezza e dell’anonimato.

I cartelli della droga e i mercanti dei flussi migratori sono i responsabili maggiori delle scomparse che riguardano per il 75% maschi sotto i trent’anni. Contribuiscono al fenomeno anche i progetti minerari, l’estrazione petrolifera e la costruzione di autostrade. Interi villaggi vengono evacuarti senza nessuna garanzia.

Nella sua recente visita al paese il problema è stato sollevato e condiviso dal segretario di stato, card. Pietro Parolin. È in preparazione un libro bianco con nomi e foto delle vittime e delle persone scomparse. Il documento includerà anche i nomi dei giornalisti e dei preti uccisi. Fra il 2018 e il 2026 sono stati assassinati 14 preti e 23 laici impegnati nella pastorale.

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