
Nell’importante viaggio del papa in Francia (25-27 settembre) erano attesi gesti e pronunciamenti sul tema degli abusi.
Nel contesto dell’attenzione ecclesiale alla Chiesa locale per confermare, incoraggiare e invitare all’unità, e al contesto nazionale (democrazia, solidarietà, laicità ed Europa), il papa è entrato sulla questione con l’incontro con le vittime, nel discorso coi vescovi e nell’intervista con i giornalisti al ritorno a Roma.
Riprendo una valutazione autorevole come quella di Jean-Marc Sauvé, già presidente della Commissione indipendente sugli abusi sessuali (Ciase), figura centrale dell’intero processo e mai ricevuto in udienza da papa Francesco, che relativizza i dissensi e centra l’essenziale: «(Il papa) è stato severo sull’imperativo della lotta contro le violenze e della riparazione. Ha reso omaggio al lavoro della Chiesa di Francia che ha posto in essere un’istanza indipendente di riconoscimento e di riparazione. È un dispositivo senza equivalenti sia nella società francese sia nelle altre Chiese cattoliche. Leone XIV poteva difficilmente andare oltre durante questo rapido viaggio. Ha avuto ragione di incontrare sette vittime e di preferire uno scambio approfondito a un incontro con persone che hanno sostenuto la lotta contro la pedofilia o di presidenti di commissione come il sottoscritto» (La Croix, 1° ottobre).
L’importante era di non smentire, confermare e sostenere i passi successivi.
Sauvé e i vescovi
Ed ecco il passaggio del discorso ai vescovi: «Negli ultimi anni avete affrontato con determinazione il doloroso flagello degli abusi sui minori commessi da membri del clero o nel contesto ecclesiale. Avete adottato misure coraggiose per farvi fronte, attraverso l’ascolto, la ricerca della verità, la giustizia, il perdono, la riparazione e un impegno risoluto a favore di una cultura della prevenzione e della protezione contro questi crimini. Vi ringrazio per quanto avete fatto, e so che alcuni momenti sono stati molto difficili per la vostra Conferenza. È necessario proseguire sulla strada intrapresa, mantenendo la massima vigilanza. Allo stesso tempo, il vostro clero ha bisogno di essere sostenuto e incoraggiato; so che è oggetto della vostra sollecitudine paterna».
Dopo l’incontro prolungato e intenso col pontefice, alcune delle vittime hanno riportato il riconoscimento papale della dimensione sistemica degli abusi nella Chiesa.
Così papa Leone specifica la questione nella conferenza stampa durante il ritorno a Roma: «Senza voler contraddire nessuno, poiché ritengo che sia molto importante, innanzitutto vorrei precisare che, nell’incontro con quelle sette vittime, avevo chiesto loro di aiutarmi anche a esprimere alle altre vittime la disponibilità, mia e della Chiesa, ad ascoltarle e ad accompagnarle nel loro cammino verso la guarigione, riconoscendo il dolore che è stato causato nelle loro vite a causa di situazioni di abuso. Molti di loro hanno parlato di abuso sistemico. Personalmente preferiscono esprimerlo in modo diverso, anche se ho parlato di alcune organizzazioni all’interno della Chiesa che, a volte, per così dire, hanno agito in modo abusante come sistema. Ma penso sia importante fare questa distinzione. L’abuso sessuale è innanzitutto un problema umano, ma quando si verifica all’interno della Chiesa assume in realtà un’altra dimensione, perché la vita di fede delle persone viene profondamente ferita e talvolta persino distrutta. La Chiesa ha quindi una responsabilità particolare nell’accompagnarle e nell’aiutarle a cercare la guarigione. In questi termini ho parlato con loro di come la Chiesa sia stata vista come responsabile, ma, allo stesso tempo, ritengo che la Chiesa abbia una parte importante nell’aiutarle a trovare la guarigione».
Dimensione sistemica degli abusi
Sulla questione abusi sono importanti le parole, i gesti e i tempi. Rispetto alle parole dette ai vescovi, è utile ricordare il gesto di omaggio al “bambino che piange” esposto all’esterno dell’auditorio di Lourdes e il tempo dedicato all’ascolto, prima privato e poi insieme, con le sette vittime (un’ora e 57 minuti).
La ripresa delle parole del papa di una di esse, Jérôme Goullement, davanti ai giornalisti era questa: «Dal suo punto di vista gli aggressori sono certo singoli, ma, dal suo punto di vista, ciò che permette loro di prosperare è il carattere sistemico che esisteva e che esiste ancora».
Sulla dimensione “sistemica” degli abusi si era espressamente pronunciato nel 2021 in sede assembleare l’allora presidente, mons. Eric de Moulin-Beaufort, parlando di responsabilità istituzionale.
Sulla connessione fra abusi, prassi pastorali, sistemi di governo e riflessioni teologiche (in particolare sacramentaria e morale), si erano diffuse le raccomandazioni finali del rapporto Ciase.
Il riconoscimento della dimensione sistemica è una delle richieste più condivise dalle vittime, non solo francesi. Recentemente il portavoce della conferenza episcopale, Pierre-Antoine Bozo, in un’intervista a France-Info, aveva sostenuto che la Chiesa era uscita dalla soglia sistemica sollevando un dissenso diffuso. Il papa non entra nella disputa e non arriva a definire “sistemici” gli abusi, ma non smentisce il cammino dei vescovi francesi e ammette che, in alcuni ambiti ecclesiali, questo può essere successo.
Il dibattito nella Chiesa francese che, assieme alla tedesca, rappresenta l’ambito più avveduto sull’argomento abusi, è stato rilanciato. Anzitutto da una lettera aperta firmata da 214 vittime che insistono di aprire l’attenzione sugli abusi spirituali, cioè su quei meccanismi di violenza che usano la relazione personale e intima con Dio come strumento di potere per sottomettere una persona all’istituzione o al leader (La Croix, 7 settembre).
In secondo luogo, dalla riformulazione dell’istanza nazionale indipendente di riconoscimento e di riparazione (Inirr).
Dal 1° settembre, lo strumento dell’Inirr è sostituito da un’istituzione similare, l’Istanza nazionale indipendente d’accompagnamento delle vittime nella Chiesa (Iniave) che, rispetto al precedente, apre non solo a un riferimento centrale e nazionale, ma anche ai centri diocesani.
Il passaggio è stato avvertito da alcuni come un abbassamento di attenzione e di impegno. È però significativo che la presidente dell’Inirr, Marie Derain de Vaucresson, abbia potuto, assieme a Jean-Marc Sauvé, consegnare personalmente al papa il rapporto finale del lavoro dell’Inirr.
Il terzo elemento è la discussione sulle opere e sul giudizio ancora aperto sul prete mosaista, già gesuita, M. Rupnik. La copertura definitiva delle sue opere nella basilica di Lourdes, decisa dal vescovo Jean-Marc Micas, è stata contrapposta all’inaugurazione pubblica dei mosaici di Rupnik e del centro Aletti nel santuario di Aparecida in Brasile (15 settembre).
Il 23 settembre cinque “vittime” dell’ex gesuita hanno pubblicato una lettera aperta al papa per sollecitare la chiusura di un processo di cui non si hanno informazioni.





