
Sugli schermi all’improvviso è apparso un film di decenni fa: di lì a breve si è capito che Halk Tv, una delle poche importanti stazioni televisive turche non allineate con il governo, da ieri, mercoledì 14 ottobre, si è aggiunta ad altre vittime di un “giro di vite” contro media dissidenti o indipendenti.
La polizia ha fatto irruzione nel quartier generale dell’emittente all’alba e poco dopo si è insediata un’amministrazione fiduciaria. L’ufficialità lega le decisioni a un’inchiesta su presunte tangenti e altre frodi.
17 mandati d’arresto sono stati spiccati, compreso quello per il presidente dell’emittente Cafer Mahiroglu, che vive all’estero. Si tratta di uno dei canali televisivi più seguiti nel Paese, molto dei quali sono di proprietà di società vicine al governo.
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Numerosi deputati dell’opposizione hanno legato questa decisione a uno scandalo finanziario esploso da settembre e all’arresto nel 2025 del sindaco di Istambul, ritenuto il politico più popolare nel Paese, Ekrem Imamoglu.
Ozgur Ozel, leader del partito di opposizione “Nuovo”, ha stabilito un collegamento tra l’azione contro la stazione televisiva e l’inizio della difesa di Imamoglu al processo che lo riguarda. Come lui molti altri esponenti politici di partiti di opposizione sono stati arrestati dopo la sconfitta del partito governativo nelle elezioni amministrative del 2024.
Anche l’Ordine degli avvocati di Istanbul ha condannato la decisione governativa con la stessa motivazione addotta da Ozel.
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Il grave scandalo finanziario citato è esploso a settembre ed ha coinvolto molte personalità del partito di governo, ha portato alla chiusura di oltre mille account su X di esperti di economia, finanza come di commentatori giornalisti che hanno riferito o informato sullo scandalo.
L’11 ottobre sono stati posti agli arresti domiciliari due importanti giornalisti, Ismail Saymaz e Murat Agirel, accusati di informare in modo fuorviante sullo scandalo.
A nome dell’Europa, l’eurodeputato che si occupa del processo di associazione della Turchia, Nacho Sanchez Amor, ha scritto su X: “Non soddisfatte di controllare il 90% dei media, le autorità turche puntano al 100%. Dopo Tele1, è ora il turno di Halk tv, dove hanno installato un fiduciario. Tra arresti di giornalisti e una vasta censura on line, la libertà dei media e di espressione sarà presto un ricordo”.
Esther Major, vicedirettrice regionale di Amnesty International per l’Europa, ha dichiarato: “Questa mossa allarmante rappresenta un duro colpo alla libertà dei media in quello che sembra essere l’ultimo tentativo delle autorità turche di mettere a tacere le voci dell’opposizione”.
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Inquietante lo spaccato sulla situazione dell’opposizione che la vicenda fa emergere. Secondo l’agenzia Nova in un post pubblicato sui social dopo l’irruzione della polizia, Mahiroglu ha affermato: “Kilicdaroglu e la sua banda saranno contenti adesso” – riferendosi a Kemal Kilicdaroglu, tornato alla presidenza del principale partito di opposizione lo scorso maggio a seguito di una sentenza che ha annullato gli esiti del congresso del 2023, che aveva portato alla guida della principale forza politica di opposizione proprio quell’Ozgur Ozel che ora ha fondato il Nuovo Partito.
Per il portale Il Post “Il presidente turco sta mettendo in atto da anni un’intensa campagna di repressione del dissenso, cercando da un lato di delegittimare la leadership dei partiti di opposizione, anche con arresti pretestuosi, e dall’altro di censurare i media che danno spazio a posizioni antigovernative. In passato molte televisioni, tra cui la stessa Halk TV, erano state limitate o multate per i commenti espressi dai loro giornalisti, per aver ospitato politici d’opposizione o per come avevano parlato di alcune notizie”.





