
Lunedì 19 ottobre, su invito dei Repubblicani della Georgetown University di Washington, il parlamentare della Alternative für Deutschland (AfD) Marc Bernhard terrà una relazione su «Migrazioni di massa e il futuro dell’Occidente». Politiche di repressione verso gli immigrati, partiche di re-migrazione generalizzate, sovente senza le dovute protezioni giuridiche previste anche per situazioni di illegalità, rappresentano un terreno comune ai due partiti a cavallo dell’Oceano.
Ma ciò che hanno in comune non si limita a questo: vi è anche una condivisa idea di governo della nazione basato sull’idea della forza – di polizia e militare –, di una lontananza da vincoli politici e giuridici con le organizzazioni internazionali che avrebbero annacquato l’orgoglio delle due nazioni.
Lo ha messo in chiaro il Segretario di Stato Marc Rubio nel discorso che ha tenuto ad Atene, in un luogo simbolo della cultura europea – l’Acropoli: «Il thumos, come lo chiamavano gli antichi greci – il fuoco della passione, della forza, del coraggio, dell’orgoglio – è il cuore di una grande civiltà. E senza di esso? Senza di esso, le nazioni perdono la volontà di combattere, la volontà di lottare, la volontà di sopravvivere. Oggi, gran parte dell’Occidente ha dimenticato questa qualità. Col passare del tempo, noi occidentali abbiamo finito per vergognarci proprio di quelle cose che ci rendevano eccezionali. Ci sentivamo in imbarazzo perché le nostre conquiste ci distinguevano dal resto del mondo. La nostra prosperità è diventata in qualche modo fonte di senso di colpa. Non credevamo più di meritare e di esserci guadagnati la nostra grandezza. La parola “nazionalismo” è diventata un termine dispregiativo. E così abbiamo abbattuto i nostri monumenti; abbiamo condannato la nostra stessa storia. E in troppi luoghi abbiamo insegnato ai nostri figli a vergognarsi dei paesi che avrebbero ereditato. Nel frattempo, abbiamo aperto le nostre frontiere e delocalizzato la nostra industria, permettendo alle nostre forze armate di appassire e decadere».
Su questa base, l’incontro fra Repubblicani americani e la AfD tedesca appare essere quasi una naturale conseguenza, le cui conseguenze però potrebbero essere ben più pericolose e drammatiche della parziale ricostruzione della storia che cercano di portare avanti entrambi i partiti a casa loro. Ma non solo.
Il discorso di Rubio ad Atene propone questa riscrittura orgogliosa della storia, che non tiene conto delle conseguenze che hanno accompagnato la «grandezza» dell’Occidente, e ne omette altre che ne disturberebbero l’apparente coerenza, come modello americano di cui si deve appropriare l’Occidente europeo per uscire dal suo «lungo sonno».
«Sotto la presidenza di Trump, gli Stati Uniti hanno fatto la loro scelta. Abbiamo scelto di perseguire senza remore il potere nazionale: riprendere il controllo delle nostre catene di approvvigionamento critiche, reindustrializzare la nostra economia, ricostruire la nostra difesa, lottare per il dominio sulle tecnologie e sui settori del futuro. Abbiamo scelto di spingerci verso nuove frontiere: nella produzione avanzata e nella super-intelligenza; nei droni, nelle armi e nella guerra; nei chip, nei minerali, nel cyberspazio e in ogni altro ambito delle possibilità umane. Per liberare la nostra energia, ricostruire le nostre fabbriche, riportare i nostri astronauti sulla Luna e dare il via a una nuova era di esplorazione spaziale. Ora, nonostante tutti i loro nobili ideali, gli antichi greci non erano ingenui. Comprendevano che le nazioni hanno dei propri interessi. Capivano che l’arte di governare richiede prudenza e diplomazia, ma capivano anche che richiede la capacità di ricorrere alla forza quando la prudenza e la diplomazia falliscono. Capivano che il potere non richiede solo di avere i mezzi per difendersi, ma richiede anche la credibilità di essere disposti a usarli. Questa è la concezione classica della politica e dell’arte di governare che l’amministrazione Trump spera di rivendicare – rivendicarla non solo per il nostro Paese, ma per l’intera nostra civiltà».
Per dare forma a questo nuovo occidentalismo della forza e della potenza, ora i Repubblicani americani sembrano cercare nell’AfD il loro cavallo di Troia per far breccia nell’odiata cittadella dell’Unione Europea, per smantellare quella consapevolezza raggiunta a seguito della Seconda guerra mondiale che il «nazionalismo» significa in primo luogo inimicizia, aggressione, perdita dei più elementari diritti umani che devono essere riconosciuti a ogni persona. Forse, i Repubblicani (in primo luogo quelli cattolici come Rubio) dovrebbero prestare più attenzione alla lettura di quello che significa l’AfD per la Germania offerta, qualche settimana fa, dal presidente della Conferenza episcopale tedesca mons. Heiner Wilmer.
«È dimostrato che il partito della AfD ha uno stampo etno-nazionalista. Non c’è posto per questa ideologia basata sul nazionalismo etnico né dentro né fuori dalla casa di Dio, né nel Cristianesimo, né nell’Ebraismo, né nell’Islam. Mi auguro vivamente che la verità ci liberi anche in questo caso, decifrando slogan fumosi e smontando promesse elettorali del tutto prive di un fondamento realistico. Come Chiesa non ci tiriamo indietro. Al contrario: ci opponiamo quando la paura viene messa contro la solidarietà. Ci opponiamo quando le persone vengono schierate l’una contro l’altra. Ci opponiamo quando le istituzioni democratiche vengono indebolite. Questo non è né di sinistra, né di destra. Il nostro metro non è né la politica di partito né l’ideologia, ma il Vangelo e la dignità inalienabile di ogni essere umano che da esso emana. E, sì, talvolta possiamo e dobbiamo anche essere scomodi».





