
Il tema della monografia di Presbyteri 5/2026 è il rito e la sua forza. La vita «è fatta di riti, personali e comunitari, che scandiscono l’ordinario e caratterizzano lo straordinario, con una grande forza unitiva ed esperienziale. La Chiesa, in particolare attraverso la liturgia, fa del rito il luogo in cui si realizza la salvezza donata nel mistero pasquale, incontrando e dando senso alla vita. È dunque importante che il rito venga ben compreso e utilizzato, evidenziandone il legame con la vita, le dinamiche relazionali ed emozionali coinvolte, facilitando i percorsi mistagogici». Riprendiamo di seguito l’editoriale firmato da Carlo Manunza
Con questa monografia intendiamo offrire un aiuto e un invito a riscoprire e a far riscoprire il cuore della liturgia che celebriamo, per poter trarne giovamento di vita e al tempo stesso poter aiutare gli altri a fare altrettanto.
La vita dell’uomo, oggi più che mai, è immersa e si svolge fra simboli e riti. Anche il mondo delle connessioni informatiche e tecnologiche, che ci accompagna a lungo nel corso delle nostre giornate, scandisce e avvolge lo scorrere della nostra esistenza e dei nostri rapporti attraverso immagini, suoni e messaggi dal forte impatto simbolico, e attraverso i gesti ripetuti e i rituali che questi simboli, ad essi associati, inducono e significano. È un modo di influenzare e spesso determinare il nostro modo di vivere, guidato da chi ha il potere di raggiungerci attraverso i segni che colpiscono i nostri sensi, e da questi arrivare al nostro cuore e mettere in moto le nostre azioni. È fenomeno pervasivo, oggi accuratamente studiato e anche sfruttato dal marketing pubblicitario e da chi si occupa di informatica commerciale per fini di un profitto, che solo accidentalmente coincide con il bene di tutti.
Ogni nostra azione, al di là del risultato immediatamente visibile che essa produce, ha infatti il potere di determinare il modo in cui viviamo. Se io rubo, mi impossesserò del bene rubato, ma diventerò anche un ladro, e da ladro (foss’anche impunito perché non scoperto), dovrò continuare a vivere dal momento del furto in poi. Se io faccio del bene, sono un benefattore e questo resta impresso nella vita mia e di chi ne beneficia, al di là del momento in cui lo faccio.
I riti, attraverso i simboli di cui le azioni rituali si servono, esplicitamente prendono in mano e ci regalano la possibilità di gestire questo potere delle nostre azioni, ci permettono di decidere come noi viviamo. La consegna rituale di un oggetto simbolico, per esempio la fede di nozze o la veste di una persona religiosa, non «serve» a chi lo riceve e al suo vivere come gli serve l’acquisto e il possesso di un qualsiasi bene economico. Entrambi determinano il vivere, ma il rito, diversamente da una normale trattativa commerciale o compravendita, ci consegna esplicitamente la possibilità di scegliere e alimentare il come scorrerà la nostra vita insieme agli altri. Oppure, altro esempio: una cosa è trascorrere i giorni della nostra vita ordinaria quando il tempo è scandito dall’attesa del Natale o della Resurrezione di chi per Amore ha dato la vita per noi, salvandoci; altra cosa, che avviene ad esempio per alcuni nel mondo britannico, è trascorrere i giorni nell’attesa del Bank Holiday, cioè del giorno di vacanza nazionale istituito a beneficio delle banche e delle esigenze del lavoro bancario.
Attraverso l’uso del tempo, giacché questo fanno le nostre azioni, decidiamo dunque anche a chi affidarci per gestire, tra riti e simboli, come far scorrere la nostra vita. Una cosa è affidarci, nel decidere questo, solo o per lo più a chi vuole i nostri soldi e il nostro tempo per il proprio profitto, come avviene quando andiamo dietro solamente o principalmente a quanto ci è proposto da chi entra in contatto con noi per finalità commerciali. Tutt’altra cosa è invece scegliere di affidarci anche, o principalmente, a chi vuole davvero il nostro bene, perché ha dato la vita per noi, come ha fatto Dio incarnandosi.
La liturgia della Chiesa è azione e linguaggio dal potere rituale e simbolico, con i quali ci è offerta la possibilità di determinare la nostra vita insieme a Dio e con i fratelli e le sorelle per la nostra felicità. Un’intera costituzione conciliare del Vaticano II è stata dedicata a «far risplendere la liturgia come “la fonte primaria di quel divino scambio nel quale ci viene comunicata la vita di Dio”»[1].
La liturgia ci consente di affidare la nostra vita a Dio, che ha dato la vita per noi, facendo dell’incontro e dello scambio con Lui ciò che la scandisce e la dà un ritmo. E da questa scelta, fatta gesto, ci permette d di guardare e cercare di dare consapevolmente noi senso al resto dello scorrere della vita, per deciderne noi l’alveo, il «come», cercando di farne un vivere insieme a Dio. Il Concilio ha voluto riscoprire e riconsegnare con larghezza questa libertà e forza al popolo. Scopo infatti della riforma liturgica che Sacrosanctum Concilium ha avviato, è stato espressamente che i partecipanti all’azione sacra «imparino ad offrire se stessi, e di giorno in giorno, per la mediazione di Cristo, siano perfezionati nell’unità con Dio e tra di loro» (SC 48).
Nella monografia abbiamo perciò ritenuto importante ripartire dalla riscoperta dei “tesori conciliari”, per poi a nostra volta aiutare gli altri, a partire dal modo in cui presiediamo le celebrazioni, a poterlo riapprezzare sempre di più nella ferialità della nostra vita, scandita dalle liturgie nel giorno del Signore.
Non si tratta solo di consapevolezza e conoscenza intellettuali. I riti sono gesti, e non solo parole o concetti. Hanno una concretezza che tocca il corpo e le emozioni e dà effettività; sono un’esperienza e non solo idee. L’amore infatti si mette più nelle opere che nelle parole. Ecco allora che l’amore di Chi ha dato la vita per gli altri, cioè per noi, può diventare parte della nostra vita, quando insieme compiamo quei gesti, simbolici ma rituali, che entrando nella nostra vita la determinano. Allora la salvezza di Dio, che nell’amore si fa presente in mezzo a noi, diventa anche parte di noi, della nostra esistenza: diventa storia, diventa parte di quel che facciamo, la liturgia, e a partire da qui diventa sempre più punto di riferimento nello scorrere della nostra vita. Così possiamo permettere a Dio stesso e al Suo amore di trasformarla sempre più profondamente, insieme agli altri e alle loro vite.
Soprattutto i sacramenti che «imprimono il carattere» (si pensi al matrimonio o all’ordinazione) ci consentono infatti di prendere di mano, con l’aiuto dei fratelli e delle sorelle e insieme a Gesù presente nella Chiesa radunata, la dimensione profonda della nostra vita. Così ci è dato di indirizzarla noi stessi per la nostra felicità insieme a Lui e al Suo amore, invece di lasciare che, mentre il tempo e l’esistenza scorrono, altri la determinino al posto nostro e in altre direzioni, per giunta senza che ne siamo consapevoli. Anche con l’Eucaristia settimanale ci è donato di prendere in mano insieme la dimensione di vita dell’intera nostra settimana, rinnovando e ribadendo ogni domenica la «presa», che il disordine del mondo regolarmente tenta (spesso con successo) di strapparci di mano.
Questa stupefacente potenza di salvezza, regalataci insieme (non si può fare liturgia da soli!) e capace di radunarci e di farci uno concretamente ogni volta che celebriamo, passa per la forza dei riti. Speriamo, con questo numero, di essere d’aiuto per riconquistarla insieme e per farla riconquistare a tutti, soprattutto i bimbi e i giovani che sono ancora all’inizio del loro percorso di vita.
[1] Solenne Chiusura della II Sessione del Concilio, Allocuzione del Santo Padre Paolo VI (4 dicembre 1963), citata da Leone XIV nell’Udienza generale del 26 agosto 2026, dedicata all’ultima catechesi sulla Sacrosanctum Concilium.




