Pastorale e teologia

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Ancora oggi, riferendosi al pontificato di Giovanni XXIII, si usa sovente l’aggettivo “pastorale”. Come se la cifra dell’azione e del pensiero di quel papa e dello stesso Concilio Vaticano II risiedesse nello sforzo volto ad adeguare la dottrina “di sempre” ai nuovi tempi.

Adeguare nel senso di individuare gli strumenti migliori per trasmetterla. Quando, in realtà, in ballo erano grandi temi teologici ed ecclesiologici. Del resto, per dirne una, l’ecumenismo è stato definito come la vera teologia della nostra epoca.

Anche per Francesco ricorre quel vocabolo: molti sottolineano, infatti, il carattere pastorale dell’iniziativa dell’attuale vescovo di Roma. Proprio da lui, però, qualche anno fa è venuta una replica indiretta, dinanzi alle accuse di “comunismo”: “non è comunismo, è il Vangelo”. Il nocciolo della fede, l’essenza dell’annuncio.

Siamo, dunque, nel cuore della teologia. E così è, a me pare, dinanzi alle grandi questioni dell’inclusione delle coppie omosessuali o dei divorziati. Certo, magari è proprio la prassi, è proprio l’azione pastorale, appunto, che forniscono l’occasione per porsi, per porci tali dilemmi. Essi poi, però, sfidano proprio il cuore della fede e della teologia.

Toccano, cioè, il senso più intimo e profondo del messaggio di quel neonato che riceve l’omaggio dei pastori (i quali, come è noto, occupavano un grado infimo della scala sociale), di quell’uomo dalle “frequentazioni” discutibili, di quel predicatore che non teme, ad esempio, “l’impurità” del sangue mestruale.

Insomma: è la pastorale, certo, ma, soprattutto, è il Vangelo.

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3 Commenti

  1. Andrea Vitali 10 maggio 2023
    • Adelmo Li Cauzi 11 maggio 2023
  2. Adelmo Li Cauzi 6 maggio 2023

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