Filter bubbles, algoritmi e pluralismo informativo nell’era digitale

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L’informazione digitale ha offerto ai cittadini nuove modalità di accesso e fruizione delle notizie. Tuttavia, l’uso dei nuovi canali informativi ha fatto emergere un problema rilevante: quello delle cosiddette filter bubbles (o «bolle filtro»), veri e propri filtri della comunicazione digitale che incidono sul pluralismo informativo.

Il termine, coniato da Eli Pariser, indica la situazione in cui un utente del web riceve solo informazioni e opinioni conformi alle proprie convinzioni. Attraverso gli algoritmi, le bolle filtro personalizzano l’esperienza on-line, creando – come ricorda l’Enciclopedia Treccani – un ambiente virtuale poco permeabile alla novità e fortemente autoreferenziale.

La dinamica è simile a quella che si osserva nel web in generale, dove i contenuti più cliccati tendono a essere riproposti. Un esempio comune è l’e-commerce: dopo aver visualizzato un prodotto, come un paio di scarpe o un dispositivo tecnologico, lo si ritrova spesso nei suggerimenti successivi.

Se però in questi casi la logica resta puramente commerciale, nel campo dell’informazione la personalizzazione può produrre effetti più rilevanti, limitando la varietà delle notizie a cui gli utenti sono esposti. Il rischio diventa particolarmente significativo nelle democrazie moderne, dove i cittadini, attraverso il voto, determinano l’indirizzo politico del Paese.

Le bolle filtro, riducendo l’accesso a punti di vista diversi, ostacolano il confronto e la dialettica propria della vita politica e sociale. In tal modo, gli utenti diventano meno propensi ad aprirsi a contenuti alternativi, sviluppando una comprensione parziale della realtà. L’assenza di meccanismi di trasparenza rischia perciò di influenzare i processi democratici, soprattutto in un contesto come quello italiano, dove – secondo i dati Censis – dall’inizio della pandemia è cresciuto l’uso dei social network come principale fonte di informazione.

Di fronte a questa sfida, la risposta non può essere solo tecnologica ma anche normativa. A livello europeo, il Digital Services Act (Regolamento UE 2022/2065) impone obblighi di trasparenza sui sistemi di raccomandazione, l’accesso ai dati per autorità e ricercatori, e un maggiore controllo umano sulle decisioni automatizzate. Il Regolamento individua tra i rischi sistemici anche gli effetti negativi sui processi democratici e sul dibattito civico. In particolare, l’art. 38 impone alle grandi piattaforme – come TikTok, Instagram o Facebook – di offrire almeno un’opzione di raccomandazione non basata sulla profilazione, mentre gli artt. 34 e 35 le obbligano a valutare l’impatto dei loro algoritmi sulla disinformazione e sul pluralismo.

Sul versante italiano la Corte costituzionale, con la sentenza n. 44 del 2025, ha chiarito che il pluralismo consiste nel diritto di ogni cittadino di accedere a una molteplicità di fonti informative, come garantito dall’art. 21 Cost., dall’art. 11 della Carta dei diritti fondamentali dell’UE e dall’art. 10 CEDU, per formarsi un’opinione libera e consapevole necessaria all’esercizio dei diritti politici.

Tuttavia la questione si è espressa soprattutto attraverso la giurisprudenza sulla tutela della libertà di espressione contro gli “algoritmi censori”. È emblematico il caso deciso dal Tribunale di Roma: l’ordinanza cautelare del 12 dicembre 2019, RG n. 59264/2019, ordinò a Facebook di riattivare la pagina di CasaPound, richiamando i principi costituzionali di pluralismo e libertà di espressione (art. 21 Cost.). La successiva sentenza di merito n. 17909/2022 ha ribaltato l’orientamento: revocando l’ordinanza cautelare, e legittimando il potere di moderazione privata delle piattaforme sulla base degli standard della Comunità e delle norme UE.

Alla luce del fenomeno descritto, il presente focus offre alcune coordinate bibliografiche, normative e giurisprudenziali essenziali per approfondire una questione che, nell’era dell’informazione digitale, appare destinata a mantenere – e forse accrescere – la propria rilevanza nel tempo.

Bibliografia essenziale:

«Bolla di filtraggio. Neologismi (2026)», Treccani.
C. Denaro, “L’impatto delle bolle di filtraggio sui cittadini UE: bias e camere dell’eco alimentano la misinformazione”, in Lextech Hub, 7 novembre 2024.
D. Palano, “Bubble Democracy. La fine del pubblico e la nuova polarizzazione”, Morcelliana, Brescia, 2020.
E. Longo, “Dai big data alle «bolle filtro»: nuovi rischi per i sistemi democratici”, in Percorsi costituzionali, 1/2019, pp. 29-44.
E. Pariser, “The filter bubble: what the internet is hiding from you”, Penguin, Londra, 2012.
F. Sammito, G. Sichera, “L’informazione (e la disinformazione) nell’era di Internet: un problema di libertà problem of freedom”, in Costituzionalismo.it, 1/2021, pp. 77-131.
G. Figà Talamanca, S. Arfini “Through the Newsfeed Glass: Rethinking Filter Bubbles and Echo Chambers”, in Philosophy & Technology (2022) 35: 20, pp. 1-34.
G.E. Vigevani, O. Pollicino, C. Melzi D’Eril, M. Cuniberti, M. Bassini, “Diritto dell’informazione e dei media”, Giappichelli, Torino, 2022.
J. Möller, “Filter bubbles and digital echo chambers”, in H. Tumber, & S. Waisbord (Eds.), “The Routledge Companion to Media Disinformation and Populism”, 2021, pp. 92-100.
M. Bianca, “La filter bubble e il problema dell’identità digitale”, in MediaLaws, 2/2019, pp. 1-15.
M. Paolanti, “Nulla salus extra bollam: il principio del pluralismo informativo nell’epoca delle echo chambers”, in La Nuova Giuridica, 2023/1, pp. 121-130.
R. Riordan, “A Case Study of Judicial-Legislative Interactions via the Lens of the DSA’s Host Liability Rules”, in European Papers, Vol. 10, No. 1, 2025, pp. 259-291.

Giurisprudenza correlata:

Tribunale di Roma, ord. 12 dicembre 2019.
Tribunale di Roma, sentenza n. 17909/2022.
Corte cost. n. 44/2025.
Tribunale dell’Unione europea (Settima sezione), sentenza del 19 novembre 2025, causa T-367/23, Amazon EU Sàrl / Commissione europea.

Normativa essenziale:

Regolamento (UE) 2022/2065, Digital Services Act.
DIRETTIVA (UE) 2018/1808 sui Servizi di Media Audiovisivi.

Soft law:

Raccomandazione CM/Rec(2018)1 del Comitato dei Ministri su «media pluralism and transparency of media ownership».

Altri documenti utili:

17° Rapporto Censis sulla comunicazione: «I media dopo la pandemia».
Rapporto AGCOM «L’informazione al tempo degli algoritmi. Il Rapporto AGCOM sul consumo di informazione».
Studio del Consiglio d’Europa su «Algorithmic transparency and accountability of digital services».

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