
I vescovi degli Stati Uniti e un’organizzazione cattolica impegnata nella difesa dei diritti degli immigrati figurano tra coloro che hanno espresso il proprio sostegno a un’azione legale contro l’ordine esecutivo del presidente Donald Trump volto a limitare la cittadinanza per diritto di nascita.
L’udienza orale nel caso Trump v. Barbara è fissata per il 1° aprile.
Nel gennaio 2025, poche ore dopo il suo ritorno nello Studio Ovale, Trump ha firmato un ordine esecutivo con cui intendeva modificare l’interpretazione giuridica consolidata del XIV Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti, il quale stabilisce: «Tutte le persone nate o naturalizzate negli Stati Uniti e soggette alla loro giurisdizione sono cittadini degli Stati Uniti e dello Stato in cui risiedono».
L’ordine esecutivo mirava a porre fine alla cittadinanza per diritto di nascita per i bambini nati negli Stati Uniti da genitori privi di status legale o titolari di visti temporanei. Sono seguite immediatamente diverse azioni legali.
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In precedenza, la Corte Suprema aveva limitato la possibilità per i giudici federali di emettere ingiunzioni valide su tutto il territorio nazionale contro l’ordine esecutivo durante lo svolgimento del contenzioso, senza tuttavia pronunciarsi nel merito della sua legittimità.
Sono stati quindi depositati numerosi amicus curiae — i cosiddetti «memoriali di amici della corte» — sia a sostegno sia in opposizione all’ordine esecutivo. Tali interventi vengono presentati da soggetti che non sono parte diretta del procedimento, ma che hanno un interesse nella questione e chiedono alla Corte di prendere in considerazione determinati argomenti.
Tra questi figura il memoriale presentato dalla Conferenza Episcopale degli Stati Uniti e dal Catholic Legal Immigration Network Inc. (CLINIC) (cf. qui il testo dei vescovi americani in PDF).
Nel documento si afferma che l’intervento è motivato «dagli insegnamenti della Chiesa cattolica», tra cui «la convinzione centrale che ogni persona è dotata di una dignità inviolabile e che ogni vita umana, creata a immagine e somiglianza di Dio, è sacra».
«È alla luce di questa prospettiva — si legge nel testo, citando un intervento di Papa Leone XIV a Castel Gandolfo il 18 novembre 2025 — che la Chiesa si schiera a favore di un trattamento umano delle persone, riconoscendo loro la dignità che possiedono». Tali insegnamenti, prosegue il memoriale, «si estendono agli immigrati negli Stati Uniti privi di status legale e ai loro figli americani nati nel Paese».
«Non solo il principio della cittadinanza per diritto di nascita è profondamente intrecciato con la storia della nostra Nazione e con la tradizione giuridica occidentale, ma esso è anche coerente con l’insegnamento cattolico», continua il documento. «La cittadinanza per nascita è in sintonia con la dottrina della Chiesa, secondo cui l’essere umano è creato come essere sociale e l’autorità politica è moralmente tenuta ad affermare e proteggere la dignità intrinseca di ogni persona all’interno della comunità. Essa riflette altresì il principio cattolico di sussidiarietà, riconoscendo le persone come membri della comunità fin dalla nascita e consentendo così la loro partecipazione alla vita civile, affinché il potere dello Stato sia realmente al servizio della persona umana in quanto essere sociale».
Il memoriale conclude che «la soppressione della cittadinanza per diritto di nascita è priva di fondamento storico, giuridico e morale».
«Il principio della cittadinanza per nascita è saldamente radicato nella tradizione giuridica occidentale, sancito dal XIV Emendamento e ribadito dalla giurisprudenza di questa Corte», si legge ancora. «Esso trova altresì solido fondamento nell’insegnamento della Chiesa, che afferma la dignità intrinseca di ogni persona umana, specialmente del bambino innocente».
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«In quanto cattolici — si aggiunge — la nostra fede ci spinge a opporci a leggi che negano la dignità della persona umana e arrecano danno ai bambini innocenti, in particolare quando tali leggi ripropongono le stesse ingiustizie che il XIV Emendamento fu promulgato per respingere. In ultima analisi, questo caso non riguarda soltanto lo status di cittadinanza o l’interpretazione del XIV Emendamento: esso interpella la coscienza giuridica del Paese sulla scelta se la legge debba affermare o negare l’eguale valore di coloro che nascono all’interno della nostra comunità comune — se debba cioè tutelare la dignità umana di tutti i figli di Dio».
Un memoriale a sostegno dell’ordine esecutivo, presentato dall’America First Policy Institute — centro studi vicino alle politiche sostenute da Trump — ha invece sostenuto che «sia il potere esecutivo sia quello legislativo dispongono di un’ampia autorità costituzionale in materia di immigrazione e relazioni estere e detengono estesi poteri connessi alla difesa nazionale e alla sovranità».
«Di conseguenza — si legge nel documento — ciascun ramo del Governo ha il potere e il dovere di porre fine alla cittadinanza per diritto di nascita per i figli di immigrati irregolari, di turisti stranieri e di persone presenti negli Stati Uniti legalmente ma in via temporanea».
Tra gli altri amici della corte figurano membri del Congresso, procuratori generali di vari Stati, organizzazioni giuridiche e gruppi attivi nelle politiche migratorie.
Un ulteriore memoriale, presentato dai professori Evan D. Bernick e Jed H. Shugerman, che si sono qualificati come studiosi di orientamento originalista, afferma: «Per quasi tutti i primi 235 anni di vita costituzionale, la cittadinanza di ogni bambino nato negli Stati Uniti da genitori stranieri, salvo eccezioni irrilevanti, è stata data per acquisita. Poi, nel 2025, l’amministrazione Trump ha cambiato rotta».
L’insegnamento sociale cattolico in materia di immigrazione si fonda su tre principi interconnessi: il diritto delle persone a migrare per sostenere la propria vita e quella delle loro famiglie; il diritto di uno Stato a regolare le proprie frontiere e a governare i flussi migratori; il dovere della nazione di esercitare tale regolazione con giustizia e misericordia.
- Pubblicato su America, 27 febbraio 2026 (qui l’originale inglese)





