
«Convert Clergy in the Catholic Church in Britain» è il titolo di un rapporto pubblicato il 20 novembre scorso. Vi si trova un dato inatteso e impressionante: sarebbero circa 700 i sacerdoti e religiosi della Chiesa d’Inghilterra, della Chiesa del Galles e della Chiesa episcopale scozzese che sono stati accolti e ordinati nella Chiesa cattolica negli ultimi trent’anni (dal 1992). Sedici di loro erano vescovi. Numero impressionante, soprattutto se si considera che è circa un terzo di tutti i sacerdoti cattolici ordinati in Inghilterra e Galles nello stesso periodo.
Il rapporto è stato commissionato e pubblicato dalla St Barnabas Society, un ente di beneficenza cattolico (una charity society) – operante tra Gran Bretagna e Irlanda – che fornisce assistenza pastorale, giuridica e finanziaria ai membri del clero e ai religiosi di altre confessioni cristiane o di altre fedi, residenti in Gran Bretagna e Irlanda, che hanno scelto di entrare nella piena comunione con la Chiesa cattolica. La St Barnabas Society eredita di fatto l’opera della Converts Aid Society sorta alla fine dell’Ottocento per fornire assistenza pastorale e finanziaria al clero e ai religiosi non cattolici che avrebbero deciso di entrare nella Chiesa cattolica dopo la pubblicazione della bolla Apostolicae Curae (15 settembre 1896), che dichiarava nulli e privi di validità gli ordini della Chiesa anglicana.
La ricerca è stata affidata (nel 2019) al «Benedict XVI Centre for Religion, Ethics and Society» della St Mary’s Twickenham University (università cattolica di Londra). È stata condotta dal direttore del Centro – il prof. Stephen Bullivant – e dalle sue colleghe Fernanda Mee e Janet Mellor, che hanno lavorato sulle registrazioni ampie e precise di mons. John Broadhurst, sacerdote cattolico ed ex vescovo anglicano, e sulle interviste a 36 tra sacerdoti e religiosi convertiti, tra cui tre ex vescovi (il rapporto integrale è scaricabile in PDF sul sito web del Centro).
Due grandi «ondate»
Intervistato dall’agenzia CNA, il prof. Bullivant non ha nascosto la sua sorpresa per l’entità dei numeri, e «in particolare per il numero delle ordinazioni [dei convertiti] in rapporto al totale delle ordinazioni». «Sono numeri molto più grandi di quanto la maggior parte delle persone immaginasse. Si è trattato di un fenomeno molto più vasto di quanto ci si attendeva» (cf. One-third of recent Catholic priests in England are Anglican converts).
Tale «flusso costante» di ex membri del clero anglicano verso il cattolicesimo, «una fonte molto importante di vocazioni cattoliche» negli ultimi trent’anni, ha conosciuto due «grandi ondate» a seguito di due eventi particolari.
Il primo è stato la decisione del Sinodo generale della Chiesa d’Inghilterra nel 1992 di consentire l’ordinazione presbiterale delle donne (la prima donna sarà ordinata nel 1994; mentre la possibilità dell’ordinazione episcopale seguirà nel 2014). Il secondo, è la visita di papa Benedetto XVI in Gran Bretagna, nel 2010, preceduta dalla costituzione apostolica Anglicanorum Coetibus, che permetteva la creazione di «ordinariati personali per quei fedeli anglicani che desiderano entrare corporativamente in piena comunione con la Chiesa cattolica».
I dati mostrano un picco nelle conversioni dopo questi due eventi: oltre 150 membri del clero anglicano entrarono nella piena comunione con la Chiesa cattolica nel 1994, e più di 80 nel 2011, l’anno successivo alla visita papale, quando fu formalmente istituito l’Ordinariato personale di «Nostra Signora di Walsingham», che consentiva oltretutto agli ex anglicani di conservare il proprio patrimonio e le proprie tradizioni liturgiche.
Il passaggio non è stato semplice. Molti degli intervistati lo descrivono come una sorta di «salto nel buio», che ha comportato non solo la perdita di uno stato sociale riconosciuto ma anche di una sicurezza economica per sé e per la propria famiglia. Per tale ragione il sostegno di associazioni caritative come la St. Barnabas Society è risultato un fattore decisivo per l’entità del fenomeno. «Se non fosse stato per la St Barnabas Society», ha confermato Bullivant, molte di tali conversioni al cattolicesimo «non si sarebbero potute concretizzare».
In genere gli ex anglicani intervistati durante la ricerca si dicono «molto grati per il loro periodo anglicano», e sono riconoscenti per «il contesto in cui hanno vissuto e per quanto hanno appreso e ricevuto». «Ora – dice Bullivant – possono guardare al cristianesimo britannico da entrambe le sponde».
Gerarchie imbarazzate
Dwight Longenecker è un ex prete anglicano originario degli Stati Uniti. Lui e la sua famiglia sono entrati nella Chiesa cattolica nella «prima ondata» (nel 1995). Solo nel 2006 è stato ordinato prete cattolico. Oggi è uno scrittore e predicatore, oltre che parroco della parrocchia Our Lady of the Rosary Church di Greenville, in South Carolina. Durante il suo soggiorno in Inghilterra, Longenecker ha lavorato per la St Barnabas Society e si è occupato in prima persona di tante storie come la sua. Sul suo blog personale, lo scorso 22 novembre, ha commentato il rapporto sulle conversioni del clero anglicano alla Chiesa cattolica, offrendo la sua interpretazione del fenomeno.
«Perché non abbiamo mai sentito parlare prima di questo incredibile esodo?», si domanda anzitutto. «Perché (e lo so per esperienza diretta) sia la gerarchia anglicana sia quella cattolica erano imbarazzate per l’elevato numero di conversioni e concordarono nel minimizzare il più possibile la notizia».
La ragione dell’imbarazzo, scrive Longenecker, era che tutte quelle conversioni contraddicevano l’ortodossia ecumenica del tempo, secondo cui «tutti siamo già una cosa sola attraverso il battesimo; non c’è bisogno di convertirsi al cattolicesimo». Egli ricorda che tante persone in quegli anni «si sono presentate alla porta di una chiesa cattolica chiedendo di essere accolte o di saperne di più sulla fede cattolica, trovandosi respinte da un vescovo o da un sacerdote liberale, sorridente e compiaciuto, che diceva: “Non c’è bisogno di convertirsi. Dio ti ama e vuole che tu lo serva dove sei. Sii uno con noi, ma nella tua famiglia e nella tua tradizione di fede”».
Facile immaginare che tra le ragioni di imbarazzo, in casa cattolica, ci fosse la possibile accusa di proselitismo (che avrebbe minato il sincero impegno ecumenico post conciliare) e la questione del celibato come condizione del ministero ordinato cattolico, che un simile ingresso di clero uxorato evidenziava (ed evidenzia) nella sua relatività.
La questione dell’autorità
Longenecker tocca infine quella che giudica la vera ragione dell’esodo del clero anglicano verso la chiesa cattolica. «Come mai persone come me hanno deciso di lasciare casa, carriera, sicurezza economica e un lavoro soddisfacente, per avventurarsi nell’ignoto e diventare cattolici? È stata solo la questione dell’ordinazione delle donne? Siamo misogini, come siamo stati accusati? Siamo semplicemente dei nostalgici antiquati, bloccati nel passato? Non posso parlare per tutti, ma credo che la mia spiegazione sia quella che la maggior parte dei miei confratelli convertiti condividerebbe. E la spiegazione è semplicemente questa: la questione dell’ordinazione delle donne ci ha aiutato a porci una domanda più importante — quella che io chiamo “il problema protestante”».
Il sacerdote americano prosegue e chiarisce: «Che cosa si fa quando buoni cristiani, in buona fede, sono tra loro profondamente in disaccordo? Esistono solo due possibilità. O entrambe le parti dicono: “Forse non è poi così importante. Possiamo essere in disaccordo e restare insieme”, oppure dicono: “Questo è davvero importante. Dobbiamo separarci”. Da qui nasce la natura intrinsecamente frammentaria del protestantesimo».
La questione fondamentale sarebbe dunque quella dell’autorità. «Quando due cristiani sinceramente in disaccordo non riescono a trovare un’intesa, chi prende la decisione finale? Questo dilemma – scrive Longenecker – mi ha portato a pormi seriamente il problema dell’autorità, e ho semplicemente compreso e accettato che la Chiesa cattolica (con tutti i suoi limiti umani) aveva la forza di prendere una decisione. Aveva un arbitro in campo: il Papa».
La Chiesa cattolica disponeva inoltre «di un’autorità universale, dal punto di vista sia geografico sia storico. In altre parole, possedeva un sistema di autorità capace di valutare l’impatto di una decisione non solo in Inghilterra, ma a livello globale. Inoltre, tale autorità aveva una profondità storica: risaliva a duemila anni fa, fino a Nostro Signore e agli apostoli. La Chiesa cattolica era in grado di chiedersi, ad esempio a proposito dell’ordinazione delle donne: “Che cosa pensa la Chiesa in Africa, in Asia, in Sud America, in Nord America e in Europa?”; e anche: “Che cosa ha pensato e insegnato la Chiesa universale su questo tema negli ultimi duemila anni?”».
«È per questo che siamo diventati cattolici. E nei trent’anni successivi ho lavorato con numerosi convertiti. Durante il mio periodo in Inghilterra ho collaborato con la St Barnabas Society, un’organizzazione che sostiene il clero convertito. (…) Nella mia esperienza, se il motivo della conversione non è quello che ho appena descritto, quasi sempre le persone non perseverano nella loro scelta».






Chiedo scusa se intervengo nuovamente: perché le virgolette?
Si tratta di conversioni non di “conversioni”.
Infatti i “preti anglicani” (qui ci vogliono le virgolette) devono essere ordinati per poter svolgere il ministero nella Chiesa Cattolica.
La Chiesa Cattolica non riconosce la validità del sacramento dell’ordine amministrato dagli anglicani.
Detto più chiaro: secondo la Chiesa Cattolica i preti e i vescovi anglicani non sono altro che laici travestiti.
Se i motivi delle conversioni sono quelli descritti, con tutto rispetto non mi pare un fatto positivo: questi uomini passano da una chiesa che ammette, giustamente, il sacerdozio femminile (e quindi riconosce la piena parità uomo-donna) a una chiesa che, invece, continua ostinatamente a negarlo, mantenendo in vita un’antica e ingiusta discriminazione. Non è certo un comportamento lodevole e certamente dispiace.
Insomma tanti anglicani sono passati al cattolicesimo “nonostante” il Concilio Vaticano II.
Nonostante l’ecumenismo, nonostante la sinodalità, nonostante la dottrina applicata diversamente a livello locale.
Quando si accorgeranno che anche il cattolicesimo è ormai sulla stessa strada della comunità anglicana dove andranno?
Signore, da chi andremo?
Grazie per questa importante condivisione. Ma noto che proprio nella settimana di unità dei cristiani non vi sono stati commenti su questo tema rilanciato dall’articolo di Marco Bernardoni. E’ chiaro che il tema apre alla fatica di un dialogo sereno e schietto che va oltre il confronto con la chiesa anglicana. Il cammino poi del riconoscimento del rapporto fra autorità e sinodalità (Uno, Alcuni, Tutti), aperto nel confronto ecclesiale cattolico nell’ultimo pontificato, richiede un approfondimento e una pratica pastorale che ancora è in “fieri”. La questione è teologica è quella della prospettiva trinitaria e della sua ricaduta ecclesiologia.
A ma pare ridicolo ordinare preti uxorati convertiti e non uomini sposati già cattolici. Se il celibato è tanto importante perché andare in deroga? Pura ipocrisia esercitata con nozione di causa
Pare quasi che ci debba dispiacere se dei battezzati passano alla Chiesa cattolica lasciando una comunità ecclesiale nazionalizzata e sottoposta al re inglese