
Alessandra Cetro è incaricata nazionale al Settore Giustizia Pace e Nonviolenza della Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani (AGESCI) che aderisce alle campagne promosse dal Movimento Laudato Si’, anche e soprattutto con la propria attività educativa giovanile. Le abbiamo chiesto di illustrare i termini dell’adesione e dell’impegno nella Chiamata alla responsabilità per la transizione ecologica.
– Cara Alessandra, AGESCI è una delle importanti realtà laicali che sta rispondendo alla “Chiamata” di Laudato Si’. Eri presente ad Assisi, lo scorso settembre per l’800° anniversario del Cantico delle Creature di san Francesco. Cosa ci puoi dire di quel momento?
Sì, c’ero anch’io, ed è stato un evento molto emozionante: un’emozione contagiosa anche perché si trattava del primo incontro in presenza, tra tutti, dopo dieci anni di lavoro, insieme, ma a distanza.
Dopo un iniziale momento conviviale in cui ci si è conosciuti, abbiamo vissuto la veglia alle stelle, pensata proprio dall’AGESCI: un momento di contemplazione del creato. È stato bello per noi condividerlo con gli animatori del Movimento Laudato si’ e con le altre Associazioni e Gruppi.
Il giorno seguente abbiamo avuto modo di camminare in un clima di raccoglimento e di preghiera verso il cortile di San Damiano, proprio nel luogo in cui è stato composto il Cantico delle Creature: ci siamo sentiti veramente una comunità unita e impegnata.
Abbiamo attraversato la città di Assisi, chiamando idealmente tutte le città ad una presa di responsabilità verso l’uscita dalle fonti fossili (causa di tanti problemi ambientali). Abbiamo vissuto insieme il momento pubblico di presentazione del manifesto della Chiamata alla responsabilità.
Posso dire che si tratta di un testo davvero condiviso e partecipato dalle tante realtà aderenti: io stessa vi ho lavorato nei tre mesi precedenti all’evento; vi hanno dato il proprio contributo varie Associazioni, Movimenti e Circoli, nonché alcune figure del mondo scientifico come Marco Marchetti e Marianella Sclavi. Ne è uscito un testo che non è solo “ideale”, bensì anche qualcosa di molto concreto e scientificamente fondato.
– La “Chiamata” come chiede di rispondere?
La Chiamata chiede, innanzi tutto, di coltivare e custodire un desiderio: quello dell’amore e della cura per la “casa comune”.
È una chiamata per “tutti”, perché sui temi del creato e dell’ecologia integrale si può sostare a dialogare con un ampio spettro di gruppi e di persone di diversa confessione religiosa, di altre fedi, e anche con chi si definisce “non credente”.
La risposta è la risposta concreta alle criticità dell’ambiente a partire dai territori nei quali viviamo, innanzi tutto con i nostri stili di vita: è difficile dare risposte vere se non si è disponibili a rinunce e cambiamenti che incidono nel nostro modo di vivere.
– L’aspetto educativo come si esplica?
Certamente la dimensione educativa è fondamentale. Per la circostanza abbiamo invitato tutti i capi scout che sono diventati, in questi anni, Animatori Laudato si’: circa duecento. Li abbiamo incontrati per la prima volta insieme, e da tale incontro è emerso con evidenza quanto sia importante rendere protagonisti i ragazzi.
Parlare di ambiente coi bambini, gli adolescenti e i giovani risulta molto arricchente, perché affiorano, da sé, sempre nuove idee che, se valorizzate e sviluppate con gli adulti, diventano “virali”: se un bambino “inventa” un modo nuovo di riciclare la carta o di risparmiare sui consumi d’acqua – e li porta nella sua casa e nella sua famiglia – promuove un’azione che positivamente si propaga.
Solo se le azioni che avvengono all’interno di un processo relazionale, di famiglia e quindi di comunità, innescano catene virtuose che sono in grado di cambiare davvero le cose, e su vasta scala.
***
– Immagino che ci siano ragazzi e famiglie che non sono poi così d’accordo su questi temi. Come vi ponete?
Se qualcuno non è d’accordo su questo tema – o avanza perplessità o resistenze – non ha senso mettersi a litigare, ma ha sempre senso dialogare. Abbiamo capito che è necessario entrare nel “punto di vita dell’altro” e, con lui o con lei, cercare una soluzione comune, per il bene di tutti: così migliora il tessuto sociale, complessivamente.
Di fronte al grande tema, epocale, della transizione ecologica, non si può pensare di andare avanti “da soli”, al modo di piccole e velleitarie avanguardie, bensì bisogna continuare a lavorare insieme, per conseguire risultati che vengono dalle persone stesse con le loro vite.
– Quale rapporto tra ambiente, pace, nonviolenza?
Come dice la Laudato si’, tutto è connesso. Sul tema della sostenibilità ambientale molte strade si incrociano e molti scenari si aprono, come, ad esempio, quello del lavoro sicuro ed equamente retribuito.
Sta per uscire in proposito un nostro documento dal titolo Linee guida della sostenibilità che racconta il percorso che AGESCI ha compiuto in questi anni.
Nel Consiglio generale del 2023 abbiamo affrontato, sempre con i ragazzi, il tema dell’ecologia integrale e ci siamo chiesti come calarlo nel concreto. Da lì sono nate molte iniziative nazionali e regionali.
Già da tempo abbiamo dato vita a Cambuse consapevoli, un progetto nato nel 2010 da un Clan di Roma – un gruppo di giovani scout dai diciassette ai ventun anni – che, avendo fatto un’esperienza di consumo critico con i Gruppi di acquisto solidale, ha deciso di praticarlo nelle attività comuni estive. Ora è diventato un Progetto nazionale che si è aperto alle tematiche del rapporto Nord-Sud del mondo e del Commercio Equo e Solidale.
Con i ragazzi lavoriamo anche sui processi legati al mondo della moda – ad esempio sulle tinture ecologiche – e abbiamo notato che i giovani sono molto più pronti di quanto non si pensi nel far coincidere gli ideali con le scelte personali che ne conseguono.
Siamo di fronte a una generazione – magari meno ansiosa rispetto all’emergenza ambientale rispetto alla precedente – ma che riflette e lavora in silenzio, senza fare tanti proclami, prestando molta attenzione sia ai comportamenti degli adulti sia ai loro esempi educativi. Durante i campi estivi abbiamo lanciato il Gioco della sostenibilità, sulla scorta di ciò che diceva il nostro fondatore Baden Powell: «Fai tutto con il gioco e niente per gioco».
– Com’è il “gioco della sostenibilità”?
In occasioni dei Campi Nazionali, in cui le Guide e gli Scout provengono da tutte le regioni d’Italia, il “gioco della sostenibilità” attribuisce punti a chi, per esempio, si è spostato con i mezzi pubblici, a chi ha utilizzato poca acqua per cucinare, a chi ha valorizzato le produzioni locali, oppure a chi si è attenuto alle corrette pratiche di riutilizzo dell’acqua o a chi ha privilegiato l’uso di prodotti del commercio equo e solidale ecc. Questo gioco – il cui meccanismo viene svelato ai ragazzi solo alla fine del Campo – ha aiutato tutti a lavorare secondo alcuni precisi criteri: uno fra gli altri, la riduzione del consumo di carne.
***
– I giovani, quindi, rispondono bene a queste proposte?
Noto, sia a scuola sia nell’esperienza scout, una generazione viva, pronta al dialogo e pronta a fare pace. In questi atteggiamenti vedo la possibilità che i giovani possono portarci in un mondo nuovo.
– Di quale fascia di età, in particolare, stiamo parlando?
Svolgo la professione di insegnante di materie letterarie nel triennio del Liceo delle Scienze Umane; quindi, con ragazzi dai quindici ai diciott’anni di età; mentre nella mia esperienza scout seguo il reparto attraverso l’esperienza del Campo denominato Artigiani di pace, in cui lavoriamo una settimana, d’estate, in montagna, con ragazze e ragazzi di tutte le regioni che vogliono conseguire il “brevetto di competenza”, per divenire esperti cittadini del mondo con mani abili.
Nel Campo abbiamo sperimentato la cucina etnica, abbiamo imparato a incidere metalli grazie alla guida di un ragazzo senegalese che fa il saldatore, oppure abbiamo ancora imparato a produrre tinture ecologiche, e così via.
Con la fascia dei più grandi – dai sedici ai ventun anni – sto facendo un’esperienza che si chiama La pace si può da ormai sei anni, si tratta di un percorso in cui si approfondiscono le tematiche relative alla costruzione della pace, dal piccolo al grande, dal saper stare nei conflitti interpersonali alla possibilità di incidere nel mondo a partire dal proprio stile di vita.
– L’Associazione mira anche ad un livello politico dell’impegno ambientale?
AGESCI, nel 2023, ha aderito alla campagna promossa dal Movimento Laudato si’ per il disinvestimento dalle fonti fossili, che per l’Associazione significa rinunciare a interessi e contributi da Banche e da Fondi finanziari che investono, appunto, in fonti fossili. Siamo inoltre, per il secondo anno, co-promotori della Campagna Eco-Giustizia subito, insieme ad Acli, Arci, Azione Cattolica, Legambiente e Libera.
Siamo, altresì, per gli investimenti a favore del disarmo e delle fonti di energia rinnovabili. Per noi è scontato che l’economia debba essere disarmata, benché, in questo momento, sia certamente difficile sostenere questa posizione.
Sono concetti essenziali, quasi intuitivi: se immaginiamo due bambini che litigano e, ad un certo punto, vediamo qualcuno porgere ad uno dei due una pietra, capiamo bene che quell’offerta, anziché tutelare, mette in pericolo entrambi.
– Quali altre prese di posizione pubbliche?
AGESCI fa parte della Rete italiana Pace e Disarmo oltreché, appunto, del Movimento Laudato si’.
Sono scelte fatte in funzione dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze, perché acquisiscano cittadinanza critica e possano diventare buoni cittadini: il buon cittadino, poi, sa analizzare le situazioni e decidere usando sempre la propria testa.
Naturalmente, la nostra è un’Associazione che sviluppa la libertà di coscienza e, perciò, scommette sulle libere facoltà di scelta di ciascuna persona. Quando affrontiamo i vari argomenti, il primo atto è di conoscenza del fenomeno; quindi – all’interno di ogni gruppo e Comunità – si esprime e si elabora una valutazione; si “giudica”, infine, attraverso lo sguardo critico raggiunto. Si giunge, allora, a due piani di azione: quello personale (individuale) e quello dell’impegno collettivo.
– Puoi fare altri esempi?
Un gruppo scout ha affrontato il tema della giustizia e della legalità in relazione alla criminalità organizzata. Dopo aver effettuato una route in Sicilia, i ragazzi hanno portato a casa piccoli e grandi frutti di legalità: a partire dalla richiesta dello scontrino fiscale sempre, sino all’organizzazione di eventi pubblici su tematiche di questo tipo politico-sociale.
Stessa metodologia stiamo seguendo su un tema come quello del gioco d’azzardo: ci si impegna a livello individuale e familiare a promuovere la cultura del gioco come tempo dello stare insieme – mentre il gioco d’azzardo è individualistico e strumentale – e le comunità che hanno sviscerato il tema possono, ad esempio, impegnarsi a non frequentare i bar che hanno le slot machines o a valorizzare gli esercizi commerciali che scelgono di toglierle.
***
– In sintesi, cosa vuol dire per AGESCI svolgere attività educativa con i valori della Laudato si’?
AGESCI è un’Associazione “educativa” che, certamente, prende posizioni “politiche” su alcune questioni generali – quelle che ho citato –, ma che, in quanto tale, non si schiera in senso politico-partitico. Ma la cosa più importante è aiutare a tradurre i valori in vita concreta.
– In che modo questa attività educativa è legata alla formazione cristiana?
Rispondo col racconto di un’esperienza che, insieme ai ragazzi più grandi abbiamo vissuto con i Francescout di Assisi durante il Triduo Pasquale. Un frate ha chiesto ad un ragazzo: «Non credi? Bene, affacciati alla porta e guarda il creato, come è possibile non credere?». Il creato e la natura rappresentano una delle porte che il Signore apre per parlare di Sé e per far riflettere i giovani e i meno giovani, per entrare in contatto con l’“essenza” che ci è propria.
Noi diciamo che lo scautismo passa dai piedi, e così anche la fede: la fede si vive nelle camminate in montagna, in quella “brezza di vento sottile” che senti quando sei stanco e pensi di non farcela più. La custodia della casa comune – attraverso cui il Signore ci parla – è sì un valore prezioso che ci riguarda come cittadini, ma anche e soprattutto come cristiani.





