Congo-Ruanda: ritiro dell’AFC/M23 da Uvira

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Via della città di Uvira (RDC).

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Il ritiro totale dei combattenti dell’AFC/M23 dalla città di Uvira, nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo, segna una tappa significativa nell’attuazione dell’accordo di pace recentemente concluso tra Kinshasa e Kigali a Washington, con la mediazione degli Stati Uniti.

Annunciato ufficialmente giovedì dal movimento armato, questo disimpegno è stato confermato sabato pomeriggio dalla partenza visibile di colonne di combattenti e materiale militare dalla seconda città del Sud Kivu.

Uvira, strategica dal punto di vista politico, economico e simbolico, era caduta all’inizio di dicembre sotto il controllo dell’AFC/M23, riaccendendo i timori di un’estensione del conflitto armato in una regione già profondamente segnata da decenni di violenze.

Sebbene il movimento avesse inizialmente annunciato un ritiro parziale sotto la pressione degli Stati Uniti, nella città persisteva ancora una presenza militare e amministrativa, alimentando lo scetticismo della popolazione locale e delle autorità congolesi. Il ritiro totale annunciato e osservato questo fine settimana costituisce quindi una svolta significativa.

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Questo sviluppo si inserisce infatti in un contesto diplomatico particolare. A Washington, la RDC e il Ruanda hanno firmato un accordo di pace presentato come un serio tentativo di allentare le tensioni nella regione dei Grandi Laghi. L’accordo prevede in particolare la cessazione di ogni sostegno ai gruppi armati, il rispetto della sovranità degli Stati e un meccanismo di monitoraggio internazionale volto a garantire l’attuazione degli impegni assunti da entrambe le parti.

Per Kinshasa, il ritiro dell’AFC/M23 da Uvira appare come un primo test concreto della sincerità di questo accordo. Da diversi anni, le autorità congolesi accusano Kigali di sostenere questo movimento ribelle, cosa che il Ruanda ha sempre negato.

La pressione esercitata dagli Stati Uniti, principali artefici dell’accordo di Washington, sembra aver giocato un ruolo determinante in questa evoluzione sul campo. Washington ha chiaramente subordinato il proseguimento del suo impegno diplomatico e della sua cooperazione regionale a tangibili atti di distensione.

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Sul campo, la popolazione di Uvira accoglie questa partenza con un misto di sollievo e cautela. Se la fine della presenza visibile dell’AFC/M23 è percepita come una liberazione dopo settimane di tensioni, molti temono che si tratti di un ritiro tattico piuttosto che di un abbandono definitivo delle ambizioni militari del movimento. I precedenti nell’est del Congo invitano alla cautela, poiché gli accordi passati sono stati spesso seguiti da una ripresa delle ostilità.

Da parte loro, le autorità congolesi chiedono un rapido dispiegamento delle Forze armate della RDC (FARDC) e dell’amministrazione civile al fine di ripristinare pienamente l’autorità dello Stato ed evitare un vuoto di sicurezza. Insistono inoltre sulla necessità di un rigoroso monitoraggio dell’accordo di Washington, ritenendo che solo una pressione internazionale costante potrà impedire un ritorno al passato.

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A livello regionale, questo ritiro è seguito con attenzione. Potrebbe aprire la strada ad altri disimpegni di gruppi armati nel Nord Kivu e nel Sud Kivu, a condizione che gli impegni presi a Washington siano rispettati da tutte le parti. In caso contrario, rischierebbe di essere solo un gesto simbolico senza un impatto duraturo sulla pace.

In definitiva, il ritiro totale dell’AFC/M23 da Uvira costituisce un segnale incoraggiante, ma ancora fragile. Ricorda che la pace nella parte orientale della RDC non si decreta solo attorno ai tavoli diplomatici, ma si costruisce pazientemente con azioni concrete sul campo.

L’accordo di Washington ha aperto una finestra di speranza; resta ora da vedere se questa finestra si trasformerà realmente in una pace duratura per le popolazioni congolesi.


Retrait de l’AFC/M23 d’Uvira : un premier signal fort après l’accord de paix RDC–Rwanda à Washington

Le retrait total des combattants de l’AFC/M23 de la ville d’Uvira, dans l’est de la République démocratique du Congo, marque une étape significative dans la mise en œuvre de l’accord de paix récemment conclu entre Kinshasa et Kigali à Washington, sous la médiation des États-Unis. Annoncé officiellement jeudi par le mouvement armé, ce désengagement a été confirmé samedi après-midi par le départ visible de colonnes de combattants et de matériel militaire hors de la deuxième ville du Sud-Kivu.

Uvira, stratégique à la fois sur les plans politique, économique et symbolique, était tombée début décembre sous le contrôle de l’AFC/M23, ravivant les inquiétudes d’une extension du conflit armé dans une région déjà profondément meurtrie par des décennies de violences. Si le mouvement avait, dans un premier temps, annoncé un retrait partiel sous la pression américaine, une présence militaire et administrative persistait encore dans la ville, nourrissant le scepticisme de la population locale et des autorités congolaises. Le retrait total annoncé et observé ce week-end constitue donc un tournant notable.

En effet, ce développement intervient dans un contexte diplomatique particulier. À Washington, la RDC et le Rwanda ont signé un accord de paix présenté comme une tentative sérieuse de désescalade durable dans la région des Grands Lacs. Cet accord prévoit notamment la cessation de tout soutien aux groupes armés, le respect de la souveraineté des États, ainsi qu’un mécanisme de suivi international destiné à garantir la mise en œuvre des engagements pris par les deux parties.

Pour Kinshasa, le retrait de l’AFC/M23 d’Uvira apparaît comme un premier test concret de la sincérité de cet accord. Depuis plusieurs années, les autorités congolaises accusent Kigali de soutenir ce mouvement rebelle, ce que le Rwanda a toujours nié. La pression exercée par les États-Unis, principaux artisans de l’accord de Washington, semble avoir joué un rôle déterminant dans cette évolution sur le terrain. Washington a clairement conditionné la poursuite de son engagement diplomatique et de sa coopération régionale à des actes tangibles de désescalade.

Sur le terrain, la population d’Uvira accueille ce départ avec un mélange de soulagement et de prudence. Si la fin de la présence visible de l’AFC/M23 est perçue comme une délivrance après des semaines de tensions, beaucoup redoutent un retrait tactique plutôt qu’un abandon définitif des ambitions militaires du mouvement. Les précédents dans l’est du Congo incitent à la vigilance, tant les accords passés ont souvent été suivis de reprises des hostilités.

Les autorités congolaises, de leur côté, appellent à un redéploiement rapide des Forces armées de la RDC (FARDC) et de l’administration civile afin de rétablir pleinement l’autorité de l’État et d’éviter un vide sécuritaire. Elles insistent également sur la nécessité d’un suivi rigoureux de l’accord de Washington, estimant que seule une pression internationale constante pourra empêcher un retour en arrière.

Au niveau régional, ce retrait est observé de près. Il pourrait ouvrir la voie à d’autres désengagements de groupes armés dans le Nord-Kivu et le Sud-Kivu, à condition que les engagements pris à Washington soient respectés par toutes les parties. À défaut, il risquerait de n’être qu’un geste symbolique sans impact durable sur la paix.

En définitive, le retrait total de l’AFC/M23 d’Uvira constitue un signal encourageant, mais encore fragile. Il rappelle que la paix dans l’est de la RDC ne se décrète pas uniquement autour des tables diplomatiques, mais se construit patiemment par des actes concrets sur le terrain. L’accord de Washington a ouvert une fenêtre d’espoir ; reste désormais à savoir si cette fenêtre sera réellement transformée en une paix durable pour les populations congolaises.

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