L’indipendenza del Congo

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Gli anni Sessanta hanno segnato l’epoca della gioia dell’Africa dopo molti decenni di disumanizzazione, di cui non riportiamo le descrizioni. Nel cuore dell’Africa, il Congo di Lumumba ha ottenuto l’indipendenza attraverso la lotta, il dolore e la sofferenza, perché la libertà non si regala, si strappa.

Sono passati sessantatré anni da quando il Congo ha acquisito la sua autonomia politica. Sono passati sessantatré anni da quando il popolo congolese ballava al ritmo della rumba del “tcha-tcha” dell’indipendenza e oggi della rumba con i suoni modernizzati di Koffi Olomide, Ferre Gola, Fally Ipupa ecc.

Sessantatré anni sono passati e, seguendo le orme dell’impetuoso Lumumba, i presidenti congolesi parlavano al popolo, che tardava a diventare una nazione, promettendo loro giorni felici su un territorio vasto come la grandezza degli antenati Kongo, e che un giorno la guerra che ha disumanizzato tutto dall’indomani dell’indipendenza sarebbe finita.

Oggi, la fame, la sete, gli esodi interni, la malversazione dei fondi pubblici e la corruzione sono diventate le parole d’ordine della miseria congolese. Che vergogna! Siamo molto lontani da ciò che stavamo celebrando quel giorno. Dovremmo fare ammenda. Dovremmo interrogarci. Ma lo stiamo facendo? Lasciamo che sia la realtà della vergogna congolese a dircelo.

Tuttavia, oltre all’irresponsabilità della classe politica congolese, dobbiamo ammettere che non tutto è perduto: la gioventù congolese si sta svegliando sempre di più, esprimendo attraverso vari gruppi di pressione la sua stanchezza per tutto ciò che sta accadendo nel paese.

Sperando che non siano manipolati, diciamo che i congolesi vedranno un domani di latte e miele. Bisognerà armarsi di patriottismo. In ogni caso, dato che l’indipendenza africana è una finzione con la complicità di coloro che accettano il neocolonialismo, l’africano, in questo caso il congolese, non ha più il diritto di chiudersi in un complesso adamitico del “la donna che mi hai dato”, o in un’irresponsabilità alla Caino “sono responsabile di mio fratello?”.

Sarebbe anche un insulto a Dio, che ha liberamente dotato il Congo di un così grande potenziale. Spetta ai congolesi trasformarlo in ricchezza. Altrimenti sarebbe un insulto. Sarebbe deridere il Creatore. Insomma, mentre auguriamo ai congolesi una felice Lipanda, diciamo loro: “Lasciatevi alle spalle l’infanzia!”.

  • Blaise Mukama è uno scrittore congolese.

Les années soixante marquent l’ère de joie de l’Afrique après moult décénies de déshumanisation dont nous taisons les descriptions. Au cœur de l’Afrique, le Congo de Lumumba acquiert son indépendance dans la lutte, dans la douleur, dans la souffrance puisqu’en fait, la liberté ne se donne pas , elle s’arrache.

Voici soixante trois ans que le Congo a acquis son autonomie politique. Voici soixante trois ans que les congolais dansent au rythme de la rumba du “tcha-tcha ” de l’indépendance et aujourd’hui de la rumba aux sons modernisés de Koffi Olomide, de Ferre Gola, de Fally Ipupa…

Voici soixante trois ans qu’à la suite de Lumumba fougueux , les présidents congolais s’adressent au peuple qui tarde à devenir une nation, à lui promettre d’heureux jours sur un territoire aussi géant que la grandeur des ancêtres Kongo et qu’un jour, prendrait fin la guerre qui deshumanise tout depuis le lendemain de l’indépendance jusqu’à ces jours où la faim, la soif, l’exode dans son propre pays, le détournement des deniers publics, la corruption sont devenus les maîtres-mots de la misère congolaise. Dommage! On est loin de ce qu’on célébrait ce jour-là. On devrait s’amender. On devrait se remettre en question. Le fait-on vraiment ? Laissons la réalité de la honte congolaise nous en dire plus.

Néanmoins, à côté de l’irresponsabilité de la classe politique congolaise, il faut avouer que tout n’est pas perdu : la jeunesse congolaise s’éveille de plus en plus exprimant son ras-le-bol face à tout ce qui sévit sur son sol à travers les divers groupes de pression. En espérant qu’ils ne sont pas manipulés, disons- nous que le congolais verra un demain de lait et de miel. Le tout sera de s’armer de patriotisme.

Dans tous les cas, entendu que les indépendances africaines sont des pseudos avec la complicité de ceux-là qui acceptent le néocolonialisme, l’africain, ici le congolais n’a plus le droit de s’enfermer dans un complexe adamique du genre “la femme que tu m’as donné ” ou d’une irresponsabilité à la Caïn du genre “suis-je responsable de mon frère ?”, le congolais doit arrêter de pleurer, d’accuser les autres dans une irresponsabilité notoire.

Bien plus, ce serait une insulte à Dieu qui, gratuitement, a doté le Congo de tant des potentialités. Aux congolais de les transformer en richesses. Sinon, redisons-le, ce serait insultant. Ce serait se moquer du Créateur.

Bref, en souhaitant joyeux lipanda aux congolais, disons-leur : “Quittez l’enfance !”

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3 Commenti

  1. Yanick NZANZU Maliro, Scj 5 luglio 2023
  2. Aymé Mbahingana 4 luglio 2023
  3. Kavunga 4 luglio 2023

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