Libano: 100 raid in 10 minuti

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Bambini sfollati a Sidone dopo i raid israeliani (foto LaPresse).

Questa volta ha tremato tutta Beirut. Abituata da decenni alla sofferenza, alla violenza, al sangue, la capitale libanese non ricordava una giornata come quella di ieri da molto tempo. L’esercito israeliano ha reso noto di aver compiuto 100 raid aerei nel giro di 10 minuti.

Gli ospedali della capitale ancora in serata chiedevano alla popolazione di continuare a donare sangue per fronteggiare l’emergenza. I conti di morti e feriti sono diversi, anche per la grande confusione che è ancora padrona della capitale del Libano, comunque in serata il conteggio ufficiale delle vittime era di 254 deceduti e 1129 feriti.

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Molti i raid che hanno colpito la città, oltre al sud del Paese e alla valle della Beqaa. Questa volta non soltanto i quartieri di quella che di solito chiamiamo “Beirut sud”, il settore della città dove si trovano le strutture e gli operativi di Hezbollah, ma anche altrove, ad esempio sul lungomare, nella zona più rinomata, non distante dall’Hotel Phoenicia, dove si recano di solito i dignitari stranieri in visita di Stato, o nella zona del distretto commerciale.

La simultaneità dei raid, uno a ridosso dell’altro, ha prodotto il panico. Temendo di non essere al sicuro dentro gli stabili, moltissime persone si sono riservate per strada, mentre i commercianti chiudevano precipitosamente i loro negozi. La città così è apparsa irriconoscibile.

Subito è cominciata la ricerca degli attuali leader di Hezbollah, ma nessuno sa ancora chi di loro sia stato colpito. La decisione di colpire fuori da Beirut-sud evidenzia una novità: leader o operativi del partito non si fidavano più di restare a Beirut-sud, di qui l’estensione degli attacchi ad altre aree urbane.

E in serata l’esercito israeliano ha fatto sapere che Hezbollah ha lasciato Beirut-sud, questo almeno si è fatto sommariamente sapere, senza fornire ulteriori delucidazioni.

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Per il Premier libanese, da giorni il principale nemico in patria di Hezbollah, “Israele non si preoccupa degli sforzi regionali e internazionali per porre termine al conflitto. Mentre noi salutiamo con favore l’accordo tra Iran e Stati Uniti e abbiamo aumentato lo sforzo per raggiungere un cessate il fuoco in Libano, Israele continua ad allargare i suoi attacchi, colpendo quartieri residenziali densamente popolati, e uccidendo civili disarmati nel Paese, in particolare nella capitale”.

Da parte sua il ministro della difesa israeliano ha ricordato che il colpo forte a Hezbollah era stato promesso per gli attacchi missilistici in Israele durante la Pasqua ebraica.

Ma il timore di molti è che nel mirino ci fosse il cessate il fuoco tra Iran e Stati Uniti, firmato poco prima. Infatti un portavoce dei Pasdaran iraniani ha accusato Israele di aver violato la tregua appena raggiunta tra Stati Uniti e Iran e che a loro avviso include anche il Libano.

Di diverso avviso il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha affermato che la tregua non riguarda il Libano, dove si sono verificate semplicemente delle “scaramucce”.

Interpretazione opposta dal Pakistan, il Paese mediatore dell’accordo, e da egiziani e francesi, che hanno contribuito alla mediazione. Ma la minaccia dei pasdaran di colpire Israele è stata poi condizionata a un proseguimento dei raid. Diritto alla ritorsione ha rivendicato anche Hezbollah, usando la formula “diritto di rispondere all’aggressione”.

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Intanto è stato chiuso lo stretto di Hormuz, sempre come ritorsione, mentre i colpi iraniani che hanno raggiunto in mattinata diversi Paesi arabi del Golfo sarebbero stati esplosi, anche per fonti ufficiali americane, per le difficoltà di Teheran a raggiungere tutti i loro comandanti per informarli del sopraggiunto accordo.

Il punto con cui l’Iran sembra essersi complicato la possibilità di gestire la via negoziale sembra proprio essere stata la scelta di far intervenire anche Hezbollah nell’azione armata contro Israele. Che tra Trump e Netanyahu sia il secondo il più convinto di dover procedere fino in fondo sulla linea dura appare evidente a molti.

Infatti in serata Netanyahu ha detto che il suo Paese è pronto a tornare sul campo di battaglia con l’Iran in qualsiasi momento ciò fosse richiesto: “abbiamo il dito sul grilletto”.

Problemi anche per i soldati italiani del contingente UNIFIL: prima che il nostro ministro degli esteri facesse sapere di aver convocato l’ambasciatore israeliano, il titolare della difesa aveva scritto su X: “Esprimo la mia più ferma e indignata protesta per quanto accaduto questa mattina nel settore di responsabilità di Unifil in Libano meridionale. Un convoglio logistico del contingente italiano, in movimento da Shama verso Beirut, è stato fatto oggetto di colpi di avvertimento esplosi dalle IDF a circa due chilometri dalla base di partenza”.

In serata poi Israele ha fatto sapere di aver fatto saltare l’ultimo ponte sul fiume Litani, che collegava il sud del Libano al resto del Paese. Trump però ha escluso che il Libano possa far deragliare il cessate il fuoco.

I molti giornali che titolano “tregua a rischio” potrebbero sbagliare, ma la certezza di Trump può esser definita eccessiva, come la sua “originalità”, dopo aver detto che per il futuro di Hormuz il pedaggio potrebbe essere pagato un po’ all’Iran e un po’ agli Stati Uniti.

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