
Non ricordo le parole esatte, ma il concetto era questo: credo che san Francesco non sarebbe molto contento se vedesse la storia della sua vita meravigliosamente dipinta da Giotto.
Questa osservazione è stata fatta dal prof. Tommaso Montanari. Lo storico dell’arte si riferiva al contrasto tra l’esaltazione fatta da Giotto e lo spirito di Francesco.
E allora come reagirebbe Francesco – fatto santo per aver scelto lo stile di vita di Gesù – di fronte all’esposizione delle sue ossa e alla tanta gente che va a… Scusate, ma quale sarebbe il verbo maggiormente descrittivo per motivare l’entusiasmo?
Naturalmente ognuno ci mette le sue intenzioni nel contemplare e gioire per l’esposizione. Le motivazioni vanno rispettate perché fanno parte dell’intimità di ognuno.
L’argomento però è un altro. Che cosa si vuol comunicare con l’esposizione delle ossa di san Franceso?
Una signora di nome Sandra, che alcuni mesi prima mi aveva suggerito di leggere Il Grande Inquisitore nel romanzo I fratelli Karamazov di Dostoevskij, mi ha chiesto cosa ne pensassi dell’esposizione delle ossa di San Francesco.
Dopo aver visto la mia faccia, ha detto di aver capito.
Al mio paese di origine, non molti anni fa, si sentì l’esigenza di un busto in argento per custodire le reliquie di san Fedele, martirizzato tra 303-305.
Da un po’ di tempo, durante la messa alla quale partecipo con distrazioni varie e tutte solo per colpa mia, vedo un signore che, puntuale, a un certo punto si reca ad accendere una candela a tutti i santi e le sante del paradiso presenti in chiesa.
Nella stessa chiesa, nella ricorrenza del 14 febbraio, subito dopo la messa, una speciale benedizione di san Valentino con tre aspersioni di acqua santa ad ogni invocazione e, alla fine, il segno della croce con le reliquie del Santo.
Questo mentre mi stavo impegnando a riassumere ciò che avrei dovuto portarmi a casa della Parola ascoltata e dopo la memoria della cena fatta da Gesù con i suoi discepoli. Riassunto che mi avrebbe potuto accompagnare per la settimana entrante!
A questo punto vado alla confusione.
In questi tempi, nel nome della Bibbia uno pretende di conquistare, in qualsiasi modo, tutto il Medio Oriente… perché terra promessa; un altro, per avere il Nobel della pace, dichiara guerra ovunque gli conviene per poi meritarsi il premio.
In questi tempi, inoltre, ognuno di noi si deve districare tra le tante bugie diventate verità vere, espresse per convenienza da chi ha scelto di essere utile alla propria gente.
Mentre “libertà vo cercando”, come faccio a trovare senso al mio vivere, se, nel frattempo, devo districarmi tra comunicazioni confusive, non logiche diffuse e perdita del buon senso?
Per non cadere in depressione, ho bisogno di alcuni punti di riferimento.
Il Grande Inquisitore di Dostoevskij mette sotto processo Gesù Cristo. Dopo i quaranta giorni di silenzio e di digiuno nel deserto, aveva commesso la colpa di superare le tentazioni, rovinando così l’umanità intera.
«Dagli il pane e l’uomo s’inchina».
Lui invece, per difendere il libero arbitrio, si era negato il potere che avrebbe ottenuto trasformando le pietre in pane e sfamando così il mondo intero. Dandogli il pane, avrebbe evitato di renderlo schiavo della sua libertà.
«Ne desti per primo l’esempio». E per tutto questo meritava la condanna dell’inquisitore.
Seguendo i messaggi del Vangelo, forse l’unica reliquia di Francesco d’Assisi da esporre potrebbe essere la tunica. Che sarebbe meglio chiamare “saio”, senza però aggiungerci l’aggettivo “sacro”. Svierebbe ciò che di fatto sta a comunicare.
Saio, fatto di stoffa grezza con rattoppi vari, che continua a comunicare l’essenzialità del Vangelo!
Forse Francesco d’Assisi, vestito con il saio, non sarebbe stato contento quando hanno deciso di farlo “santo”.
O forse sì, se la comunicazione fosse servita per richiamare quel Gesù che ha voluto imitare e dal quale ha tratto la gioia del contemplare “Frate sole, Sorella luna”.






Io sono stata ad Assisi per la preghiera presso le ossa di San Francesco: è stato un momento di grande tenerezza in un contesto di alta spiritualità. Al mattino avevo partecipato alla S.Messa nella Basilica superiore. Non capisco il riferimento a frate Elia che aveva “nascosto” bene il corpo di San Francesco per evitare che fosse trafugato. So che papa Francesco è stato d’accordo: dopo 800 anni il pellegrinaggio ha mostrato come sia ancora vivo e urgente l’esempio di San Francesco che non penso si sia scandalizzato perché ci ha insegnato a chiamare sorella la morte corporale.
Con tutti i miei dubbi e riflessioni, sull’esposizione delle ossa di frate Francesco, penso che alla base ci sia stata la meditazione sulla nostra vita cristiana. Per arrivare alla vita eterna, dobbiamo guardare con maggiore serenità a “Sorella morte” e scusarci per come da sempre la trattiamo e la proponiamo.
Le ossa, esposte, colgono l’umanità di frate Francesco e quanto amore e rispetto aveva per “sorella morte”; una di famiglia, con cui condividere il pellegrinaggio quotidiano della nostra vita.
Un passo dei vangeli o della bibbia (non ricordo bene, in quanto da svariati decenni non frequento più le messe) recita: beati i poveri di spirito, perché sarà per loro il regno dei cieli. Nel corso della sua storia millenaria la chiesa ha sfornato ad arte migliaia di santi, dogmi, reliquie e miracoli per affermare il suo potere e il dominio sull’umanità “povera di spirito” al fine di garantirgli il “regno dei cieli”. Ma il cristianesimo non è l’unica religione e sotto l’ombrello delle varie fedi, l’umanità si combatte da millenni. Uomini e donne del mondo moderno, SVEGLIATEVI! Cacciate i mercanti da TUTTI i templi di tutte le confessioni e, forse, tornerà la pace nel mondo. Firmato: un ateo convinto
Non tutti i gesti son uguali per tutti. Purtroppo l’ipocrisia che caratterizza i comportamenti di molti appartiene al genere umano. E contro l’ipocrisia è stato Gesù, senza ipocrisia ha vissuto San Francesco, San Francesco il Santo, nella sua vita di adesione al Cristo. Vi è stata anche quella antecedente, diversa. Come detto da Papa Francesco «Non c’è santo senza passato, né peccatore senza futuro». Un rito ha il suo valore nel modo in cui viene vissuto, soggettivamente. È bello osservare discussioni sull’argomento perché la discussione nasce proprio da chi si mette in discussione. E io mi metto in discussione. Io credo che tutti dobbiamo metterci in discussione. Altrimenti, anche nella fede, diventiamo partecipi ad un rito e non parte del rito. Ma Dio ci chiama ad essere partecipi, Cristo pronuncia le beatitudine, si rivolge a cui chiama per la vita eterna presso lui dicendo che lo hanno accolto e allo stupore di tanti altri risponde che ogni volta che non hanno accolto uno dei più piccoli non l’hanno fatto a lui. Io credo che la differenza nell’andare presso le Spoglie di San Francesco, così come pellegrinare ovunque o partecipare ai riti sta nel come lo facciamo e penso che è cosa buona se ci aiutiamo a imparare a vivere i momenti, qualsiasi sia il momento che ognuno di noi scelga, con il senso di seguire gli insegnamenti di Cristo che i Santi hanno seguito e, come nostri fratelli, camminano con noi per seguirli insieme e aiutarci a seguirli
Grazie. Il suo scritto mi rinforza nella mia convinzione: “Adora il Signore, Dio tuo, e a lui solo rendi culto”.
Esatto. Infatti questa affermazione, isolata dalla coscienza cristiana di comunione, partecipazione, Corpo Mistico e Cristo totale, che permea la fede di generazioni e generazioni, sta bene in un comizio domenicale metodista o valdese. E l’autore che fa la memoria della cena e dice altre robe simili, tale si dimostra. E tali conferme trova
Non sono d’ accordo, le reliquie sono da sempre un segno dell’ umanità delle persone a cui sono appartenute, Sebbene sia santo, Francesco era uomo come uomo è Cristo, mostrare i resti del santo non è altro che mostrare la caducità umana, ma anche il ricordarci che un giorno quei resti saranno nuovamente carne e carne trasfigurata come Cristo risorto, più bella di qualsiasi immaginazione artistica si possa mai immaginare, fosse anche di Giotto e altri.
Trovo superficiale una lettura dell’ esposizione dei resti del santo come una semplice messa in scena che a Francesco non sarebbe piaciuta, ed aggiungo che sinceramente credo invece che Francesco sarebbe contento degli affreschi e della diffusione della sua famiglia anche a merito di quelle che qui vengono considerate come una specie di show.
Altra cosa, aggiungo in finale, la semplicità di Francesco non è una semplicità da povero pezzente, ma è la semplicità di chi sa che il Vangelo vale più di tutto, il Vangelo non solo è essenziale è sovrabbondante, la gloria di Dio e del suo Verbo non sono semplici, ma son TUTTO ecco perchè Francesco può girare con il saio straacciato e rattoppato da Santa Chiara, perchè è rivestito del amore di Dio.
Le reliquie non si mostrano per testimoniare la caducità umana. Le reliquie si venerano come portatrici di Spirito, il quale non abbandona i corpi dei santi anche dopo morte grazie al Santo Carisma. È fede nei sacramenti, della inabitazione del Signore nei cristiani, e nella virtù dell’Incarnazione. Altrimenti sarebbe un museo macabro.
Sinceramente penso che l’importante sia la partecipazione condivisa alla venerazione delle reliquie: l’interpretazione poi é personale
Non solo Giotto ha dipinto Francesco https://youtu.be/5YTLhFMHQ5c?is=UnXRj31v1LOf48fy. Non so se Francesco sarebbe contento delle altre raffigurazioni artistiche. Certamente ha dato da pensare agli artisti!!!
Concordo che sia stato imbarazzante esporre i resti mortali di un sant’uomo che ha fatto di umiltà, semplicità e povertà la cifra dell’immedesimazione di Gesù Cristo. Fuor di dubbio che Frate Elia abbia vinto ancora su Frate Francesco: eviterei nel futuro qualsiasi esposizione delle reliquie di questo grande personaggio, perché persegue quegli obiettivi di apparenza, visibilità e successo che il poverello d’Assisi ha sempre rifuggito. Purtroppo invece questi valori umani sono entrati nella mentalità di ecclesiastici e religiosi che non riescono ad apprezzare madonna semplicità e cercano la mondanità spirituale, nel tentativo di superare la fuga e l’allontanamento dei fedeli dalla Chiesa.
Intanto grazie per questa opportunità.Ho provato una spontanea indignazione nel sapere della riesumazione delle ossa di San Francesco,il santo più amato più umile che conosciamo.Forse per ricordare ciò che ha fatto ciò che scritto co.me ha vissuto ;avevamo bisogno di vedere le sue ossa.Se qualcuno può mi faccia capire cosa la chiesa voleva dire in questo gesto perché io penso che non sia stato un gesto suggerito dalla fede.
Non è un gesto di comunicazione. La Chiesa conserva e trasmette una fede.. e tutta la sua e altrui indignazione dimostra solo che prima di esporre le ossa si sarebbe dovuta curare di esporla la fede nelle reliquie, le sue basi sacramentali e le conseguenze per il credere e il vivere dei cristiani. Evidentemente una buona parte della fede cristiana non è stata trasmessa.. e ora siamo tutti indignati. Caso strano potremmo condividere la stessa indignazione con protestanti e musulmani. Ma non con gli ortodossi, in parte non con gli ebrei e non certo con i nostri padri cattolici.