Esiste cibo che possa colmare il nostro desiderio?
F. Silvestrini Adao, gesuita, J.A. Mourao, domenicano, e J. Tolentino Mendonça, cardinale portoghese, interrogano esplorando dimensioni desideranti, metafora di cibo nutriente per l’uomo. Desiderio spento, sostituito da bisogno, segna regresso alla nostra umanità, frutto di lenta e progressiva crescita, con senso del costruire che sia prendersi cura di sé, altri e cose; cura amorevole che trasformi, scoprendo l’intrinseca verità. Gesù, cuoco per l’umanità affamata (G. Pagazzi).
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Come scrive lo psicoanalista Recalcati, può anche essere gesto inaspettato di Dio, qualora sostituisca automatismi di legge giustizialista con altra visione; un alberello improvvisamente creato che protegga con la sua ombra il capo di Giona. Metafora trasformatrice di atteggiamento punitivo del profeta, non condiviso da Dio che ascolta e non punisca una città pentita, ma usa parole, come introduzione al dialogo. Kum, Alzati! Vai a Ninive (Genesi 1).
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Giona “cattivo” profeta, animato da vendetta, chiuso nella nicchia narcisista, difesa identità di sangue, costruzione di muri, non capisce. Trasformazione negata, desiderio sepolto, conseguente muoversi di violenza, esclusione, riduzione a sub-umanità. Giona, scopertosi causa tempesta in mare, esclama, gettatemi tra le onde e, riveli quando scelta di morte, esprima soppressione istanze vitali. Vita è esistenza desiderata, appagante di senso, scoperto e realizzato. Meglio per me, morire che vivere (Giona 4,8).
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Scrive il cardinale Mendonça che rivisitare e risignificare momenti di preparazione di cibo è svelare quella metafora di noi che esprime la parte più intima che ci costituisce in natura, desiderio, incontro con il cambiamento che creiamo negli alimenti, ma anche simbolo di ciò che possa avvenire in noi stessi. Cambiamento quando lo si voglia leggere in questi termini. L’antropologia ci rende coscienti di ciò che simbolicamente è in gioco nel rapporto con il cucinare, passaggio da natura a cultura. Elaborazione di cibo trasformato in nutrimento simbolico, dove è sottesa la trama del desiderio. La cucina del Risorto (G. Pagazzi).
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Mendonça evoca un’ espressione di Péguy: mondo della memoria. Luoghi della mia infanzia che stanno nel cuore, odori di umanità, fuochi accesi per pasti che nutrano il corpo e lo spirito. Memorie di parole date e ricevute, intreccio di dialoghi. Eppure memoria può diventare cisti, bubbone, compresso nell’inconscio, luogo-fuga da desideri, allontanamento da ciò che sentiamo nemico. Nella visione “luminosa” di T. de Chardin, leggo un passaggio dal non consapevole a una maturità desiderante, quando descrive l’uomo essere evoluzione divenuta cosciente di sé, tendente a un punto Omega identificato nel Cristo Risorto con funzione Cosmica.
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Recalcati ricorda ciò che avviene nel profeta Giona: il desiderio spinge da una parte, l’Io in quella opposta. La rimozione come fuga da ciò che si teme, ma il desiderio inconscio non cessa di far sentire la propria voce. Dio incalza il Giona fondamentalista ricollocando la salvezza, come possibilità al di fuori di una proprietà del popolo ebraico, mentre la parte negativa di sé lo tiene legato all’identità del sangue e della stirpe. In questo, sottolinea Recalcati, Giona rivela tratti specifici di soggetti contemporanei in cui si preferisca la chiusura allo spazio aperto dell’incontro. Molti falsi profeti sono venuti nel mondo (1 Giovanni 3).
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Un testo di M.Abensour, che commenta scritti di E.Levinas, parla di dimensione ontologica riguardante situazioni di incatenamento dell’individuo, inchiodato in barriere che impediscano aperture verso l’uscita, annullando la propria possibilità di essere. Da qui l’interrogativo se non venga messa in discussione l’umanità stessa della persona? Per far maturare il cristiano bisogna far crescere l’uomo (Don Milani).
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Se la nostra epoca evidenzia grosse crisi di umanità, accanto si sviluppi l’alternativa delle “connessioni” che iniziando dalla ricerca di spiritualità nuova coinvolga ogni aspetto del soggetto. Recenti scoperte della scienza confermano una stretta “connessione” tra tutti gli esseri. La quantistica dimostra che a costituire la materia sia energia prodotta da particelle (quanti) che si intersecano muovendosi a grande velocità fino a formare corpi, ognuna mantenendo proprie peculiarità, in relazione con il Tutto. Onde cariche di energia vitale potenziano psiche e spiritualità. La creatura complessa è possibile leggerla portatrice gruppale; familiari e ascendenti, oltre ogni nostra immaginazione, e, più intimamente connessa, la persona può svilupparsi e crescere entrando in relazione con loro. All’interno di tale rapporto gruppale e comunionale costruiamo umanità e realizzazione autentica. Una vita senza desiderio è vita spenta (J.L. Nancy).
Una via d’uscita per i nostri desideri?
Sostiene la filosofa L. Muraro che essi hanno un impatto sul reale. Ferrucci ribadisce che l’immagine proposta da noi stessi influenza positivamente o negativamente l’altro. Pavel Florenskij afferma che tutto rimane, niente si perde, si conserva anche dove non riusciamo a percepirlo. Questa visione, che incontra la dimensione psicoanalitica dell’inconscio, è ritradotta in termini di spiritualità da papa Francesco: la schiera dei Santi, ci protegge, ci sostiene, ci accompagna. Gli avvenimenti decisivi della storia del mondo sono stati influenzati da anime sulle quali nulla viene detto nei libri di storia – i santi della porta accanto (Gaudete et Exultate).
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Ciò che rapporta tutti gli esseri dell’Universo è l’articolazione di innumerevoli reti di relazioni e connessioni tra loro. Seguendo l’evoluzione con lo sguardo di L. Boff, osserviamo il Cosmo come rivelazione, un’unica storia sacra che spinge con rinnovata SPERANZA verso visioni nuove e sconvolgenti della natura, di noi stessi e di Dio. E ci consegna un mondo più grande, più ricco, misterioso e traboccante di vita. Capaci di guardare quello che non si vede (Origene).
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Già con Origene, nella prefazione di un suo scritto, si sottolineava quanto egli parlasse di significati reconditi sfuggenti a sguardi superficiali e di una chiave interpretativa rivelatrice di tesori nascosti. Per certi aspetti appare precursore nei primi secoli della Chiesa. Scrive Eusebio, nella Storia Ecclesiastica, del grande amore di Origene per le Scritture. Figlio del martire Leonida, scrutava i sensi metaforici più profondi, interrogando il padre sui significati nascosti dei Testi Sacri. Attingo ad un bellissimo esempio interpretativo. Gesù raccoglie nella legge, negli scritti degli apostoli e dei profeti le parole nel tempo dell’abbondanza, affinchè completata la missione dei dodici, si potessero distribuire le parole accumulate da Gesù nel granaio delle loro anime e nutrire “l’Egitto” minacciato da carestia. In questo momento, non solo si forma il Nuovo Testamento, ma acquista significato pieno l’Antico con la venuta di Gesù Cristo.
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Morotti, con esperienza di piccolo fratello di padre de Foucauld, studioso, meditante, scrittore, ricorda sinteticamente alcuni contributi della psicoanalisi alla costruzione di una equilibrata umanità: Freud ci rese consapevoli dell’inconscio personale; Jung di quello collettivo; Adler, Maslow e Assaggioli svilupparono altri aspetti della psiche. Citando Recalcati ricorda in particolare la dimensione del desiderio: come tale ha da intendersi la nostra più autentica vocazione, che comporterà piena realizzazione, compimento, che può a volte andare contro ogni inclinazione fuorviante, costi quel che costi. Analisi, possibilità di ripartire (Lacan).
Avvicinandoci alla visione cosmoteandrica di Pannikar
Il musicista e compositore G. Zotto veda l’arte come espressione di una spiritualità comunionale e cosmica. E la nostra più autentica natura viene rivelata dal libero accesso alla creatività. In architettura gli archi, le cupole che imitano la volta celeste, cantano l’unione tra Cielo e Terra, che ci costituisce nel più profondo di noi stessi. L’estetico, cioè il bello, non può che essere espressione di armonia, comunione, amore. Cita la frase di Dostoevskij: la salvezza dell’umanità verrà dalla bhellezza. Dio viene glorificato dal buon odore della vita dei giusti (Origene).
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Il teologo Hans Küng, ha lavorato per decenni sul progetto delle connessioni. La coscienza della nostra dimensione planetaria ci porta a collaborare e integrare. Necessita un’etica universale, un consenso di base su valori come rispetto di Madre Terra, la dignità di ogni essere umano e la libertà responsabile. La mancanza di tali elementi fondanti farà precipitare nel caos e nella distruzione. Cambia anche certo modo interpretante della teologia.
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Vito Mancuso, utilizzando la teoria dei quanti dalla cui velocità di movimento si esprime energia, veda la Creazione in questi termini: l’energia condotta da una logica ordinatrice, attraverso millenarie evoluzioni, genera forme sempre più complesse di relazioni, fino a giungere all’uomo che costituisce con la sua fisicità, psiche e razionalità, la forma più complessa e più perfetta mai raggiunta. Un Dio non più concepito solo fuori di noi, ma Energia Vitale che anima tutti i livelli di vita e le sue manifestazioni. Aggiunge L. Muraro: “fare capitare” Dio rivolgendosi al bello, al vero, all’amore, alla libertà, con la certezza che questo mancante si trova dentro noi stessi. Da qui il desiderio di diventare quelli che siamo destinati a essere, sempre più umani, dediti al bene, al giusto, al bello, alle relazioni, a rispettare il prossimo e il creato, promuovendo la vita in tutte le sue espressioni. Una Spiritualità comunionale e cosmica. Vito Mancuso, che desidera incontri con i “diversamente credenti”, percepisce le varie espressioni religiose come un grande mosaico, dove ogni tassello è unico, particolare, insostituibile, ma assume significato collocato e connesso con le altre parti. Come i nuovi cieli e la nuova terra che io farò (Isaia 18,22).
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A questo punto inevitabile ricordare quel monaco particolare che fu Raimon Panikkar, fondatore della visione che definì cosmoteandrica: l’umano, il divino, il cosmo ci appartengono e si relazionano fra loro. La sua aspirazione: farsi carico dell’uomo per portarlo all’armonia con sé stesso, la creazione e Dio. Una spiritualità della persona riconciliata che allunga la mano verso il fratello, la terra ferita e il Dio dai molti volti. Comunicando la gioia del suo cuore nella pienezza delle relazioni e nel senso straordinario che diede all’esistenza, tanto da fargli esclamare: il mio vero libro è la mia vita, non quelli scritti.
Desiderio autentico descritto dal Cantico dei Cantici
Nato da cuori capaci di amore, pienezza di umanità che incontra spiritualità e anticipa attuali connessioni. Ascoltiamo come viene letto da Recalcati: Legge della Parola che coincide con Legge del desiderio, non in contrapposizione, ma ne rappresenta la forma più alta, espressione della propria trascendenza. Rosenzweig definisce l’amore come appello rivolto al nome dell’amato, solco incrinante muraglie di cosificazione. Corpo che nei dettagli diventa luogo dove sacro e profano si intersecano. Bellezza espressa nella divinizzazione del dettaglio, dove assume coloritura spirituale. E il nome dell’amato odora di intenso profumo. Bellezza degli amanti associata a quella del Creato, vita vegetale e animale. Parole d’amore, sullo sfondo della Bellezza. Incontro amoroso che potenzia la vita e l’apertura rende amabile ciò che è nel mondo.
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Lacan distingue desiderio da bisogno. Gesù lo esprime: non di solo pane vive l’uomo. L’uomo, essere di desiderio che scaturisca da una mancanza, il non essere sufficiente a sé, non è causa né origine di sé stesso.
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Novità del Cantico, come la donna venga presentata. Donna e uomo, due alterità che rimangono tali, non assorbite nel rapporto, asimmetria fondamento del desiderio. Relazione sottratta alla logica del dominio, fondata su reciproca corrispondenza. Il mio amante è per me ed io sono per lui (Cantico 2,16). Due distinte identità senza simbiosi. Altra caratteristica: Io sono abbronzata (Cantico 1,5). Pelle scura che definisce diversità non assimilabile; con lei possibile incontrarsi attraverso la parola. Ristabilita parità ed evidenziata particolare dedizione femminile, senza precedenti nella letteratura biblica. Recalcati cita Ceronetti: solo quelli che avendo amato la Sapienza come una donna hanno ricavato dal Cantico tutta la possibile Luce.
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Concludo questa appassionata ricerca, vissuta da me come canto corale, con Isaia 60: Alza gli occhi intorno e guarda, guarderai e sarai raggiante, palpiterà e si dilaterà il tuo cuore. O quanto detto da Isacco il siro nel VII secolo: Prova a entrare nella stanza del tesoro dentro di te, vedrai la Stanza del Tesoro del Cielo. Sono la stessa cosa, hanno un unico ingresso.
Una dedica al carissimo amico padre Daniele, per quanto ha stimolato con il suo modo di essere le mie riflessioni. Grazie.






