
Mi è capitato di ascoltare sui social una sorta di “confessione” del noto e stimatissimo storico Alessandro Barbero, in cui illustra con la consueta chiarezza le ragioni del suo ateismo.
Ascoltando le sue parole, proclamate con il tono pacato di chi premette di non voler mancare di rispetto a chi ha fede, mi sono sentito profondamente interpellato, come teologo, come pastore e, se mi si consente, come un pensante che ama usare la testa (e la sua “massa critica”). E vorrei utilizzarla – la testa – con un tono un po’ “grintoso”, perché, quando si tocca il cuore del cristianesimo, non possiamo accontentarci di chiacchiere o di convenevoli.
Barbero afferma che la religione è una dimensione importante per chi ci crede «al di là di ogni dimostrazione», arrivando a sostenere che il credente crede «sapendo che è assurdo, come diceva credo sant’Agostino, e anzi dicendo: è proprio per quello ci credo». Fermiamoci subito qui. Dinanzi a questa affermazione, c’è da sobbalzare.
La fede che non si pensa è nulla
Come può uno storico del calibro di Barbero, per giunta un fine esperto di Medioevo, attribuire a sant’Agostino la celebre massima Credo quia absurdum? Questa espressione (o meglio, il suo concetto originario certum est, quia impossibile) appartiene in realtà a Tertulliano! Attribuirla ad Agostino non è un semplice lapsus storico, ma un gigantesco equivoco teologico e filosofico. Vuol dire che non “conosce” Agostino? Al di là del fatto che, legittimamente, egli non condivida la posizione della fede, ignorare o stravolgere il pensiero agostiniano significa travisare l’essenza stessa della fede cattolica.
La tradizione cattolica e cristiana afferma l’esatto contrario dell’assurdo: «fides nisi cogitatur nulla est», la fede che non si pensa è nulla. Sant’Agostino non ha mai invitato a spegnere il cervello per abbracciare l’irrazionale.
Sulla stessa scia, sant’Anselmo d’Aosta ci ha consegnato il principio della fides quaerens intellectum, la fede che brama, cerca e desidera l’intelligenza. Il cristianesimo non è un salto nel buio dell’irrazionalismo, ma un “credere pensando”.
Come ci ha insegnato profeticamente san Giovanni Paolo II nell’enciclica Fides et ratio, fede e ragione sono le due ali con cui lo spirito umano si innalza verso la verità. L’ammonimento della Chiesa ai cattolici del nostro tempo è chiaro: usate la testa, altrimenti la vostra fede scade nella magia, nella superstizione e nel puro irrazionalismo.
Quando il rispetto è solo retorica
E qui arriviamo al nodo di quella che Barbero chiama “tolleranza” e “rispetto”. Egli scrive: «sia chiaro, non voglio essere irrispettoso». A me pare che queste espressioni, per quanto garbate, siano puramente retoriche. Non c’è alcun vero rispetto per la fede e per i credenti se si accetta l’idea che noi si creda in base all’assurdo. Tollerare chi si ritiene viva in uno stato di minorità razionale o di infantilismo intellettuale non è rispetto, è condiscendenza.
I cristiani si rispettano veramente quando si prende sul serio la loro pretesa di verità e quando, soprattutto, si chiede loro di non credere mai all’assurdo. Si rispetta il credente quando si esige che la sua fede sia intelligente, responsabile e argomentata, non invece integralista. Diversamente, non potremmo distinguere – anche sul piano dell’argomentazione storica – tra un martire cristiano e un kamikaze islamico.
Questo clamoroso abbaglio si ritorce inevitabilmente sulla tesi centrale del suo “razionalismo infantile”, come lui stesso lo definisce. Lo storico riflette e confessa: vedendo che, in tutte le società, gli esseri umani si sono immaginati le divinità in modi diversi per il loro «desiderio di assoluto», gli riesce difficile pensare di essere nato “per caso” nell’unica epoca che ha azzeccato la religione vera, a differenza di cento generazioni di antichi Egizi che, poveretti, credevano nel dio Anubis o Horus.
Il ragionamento sembra filare, ma è viziato in partenza. Anzitutto, Barbero ha perfettamente ragione quando nota che l’essere umano ha da sempre un “desiderio di assoluto” e tende a creare storie intorno alle divinità. Per noi, però, questa non è la prova che Dio sia un’invenzione dell’uomo! È la prova che l’uomo è costitutivamente un “animale divino”.
Noi non siamo solo animali razionali; in noi abita una scintilla di eternità, una spinta trascendente che ci rende capax Dei (capaci di Dio). L’uomo ha un cuore inquieto che brama l’infinito, e gli antichi Egizi, con le loro divinità, non facevano che esprimere questo anelito profondo.
Il Novum del cristianesimo
Tuttavia, la vera risposta alla sua obiezione – sul perché noi oggi avremmo “azzeccato” la divinità vera – sta nello sconvolgente Novum (la novità radicale) del cristianesimo. Il cristianesimo non è la storia dell’uomo che, a tentoni, cerca di indovinare la religione giusta. Il cristianesimo è la storia di Dio che scende in terra, prende carne, e si fa incontrare. Il Verbo si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi (Gv 1,14). Nel mistero dell’Incarnazione, il cielo si è letteralmente capovolto sulla terra.
Non si tratta di aver “azzeccato” una teoria filosofica o un’invenzione mitologica. Si tratta di un Evento storico! Gesù di Nazareth è l’Uomo vero che ci rivela il volto definitivo del Padre: un Dio che non è un idolo da placare con sacrifici umani o olocausti, ma un Dio che è Agape, solo e sempre Amore, misericordia e perdono.
Fino all’avvento di Gesù, gli uomini avevano spesso mascherato Dio, attribuendogli tratti di violenza o di potere terreno. Gesù invece toglie queste maschere e muore crocifisso per dimostrarci che l’Onnipotenza di Dio coincide unicamente con l’onnipotenza dell’amore.
Ci si creda o no, questo è cristianesimo e lo scienziato (anche ateo) dovrebbe prenderlo per com’è, doverosamente distinguendo tra le tradizioni religiose (cristiane) che si sono diversificate nel tempo. Agostino è un Padre della Chiesa cattolica. Tertulliano – come lo storico ben sa – morì “montanista”, cioè non più cattolico. Atei del calibro di Cacciari lo sanno benissimo e si impegnano “filosoficamente” a pensarlo.
Eppure, bisogna ammettere una cosa, facendo sana autocritica, come ci insegna a fare la Pop-Theology: se intellettuali brillanti come Barbero sono giunti a credere che la fede sia solo l’accettazione dell’assurdo, gran parte della colpa è nostra.
Troppo spesso abbiamo sostituito la vera fede cristiana con quello che sto chiamando “cattolicesimo convenzionale”: quella religione irreligiosa, quell’apparato fatto di preghierine e riti esteriori, dove le persone riempiono le chiese ma non perdonano i nemici, non si indignano per le ingiustizie sociali, e non accolgono i poveri e i sofferenti. Un cristianesimo che si rifiuta di incarnare la carità nel corpo sociale è una religione morta, che anestetizza le coscienze e offre al mondo, giustamente, l’immagine di una superstizione alienante.
Si crede al di là di ogni dimostrazione?
Barbero dice che la religione è per chi crede «al di là di ogni dimostrazione». Anche qui c’è un malinteso profondo. Il cristianesimo ha una sua potentissima dimostrazione razionale, che, tuttavia, non si trova nei laboratori o nelle equazioni matematiche. La dimostrazione della verità cristiana è la testimonianza della carità operosa.
Come sosteneva il teologo Hans Urs von Balthasar, «solo l’amore è credibile». L’argomentazione razionale vincente, il “logos” più luminoso della nostra fede, non risiede nell’assurdo, ma nei gesti concreti di chi spinge il dono della propria vita fino all’estremo per l’altro, persino per il nemico. Se la nostra giustizia non si traduce in misericordia incarnata, la nostra fede è morta e inutile.
Dunque, caro professore, non le chiediamo di tollerarci come simpatici sognatori dell’assurdo. Le chiediamo di sfidarci sul piano della Ragione e dell’Amore. Ci si rispetta solo quando, ritornando a pensare in modo rigoroso, si riconosce che il cristianesimo, lungi dall’essere una favola partorita a caso in un’epoca fortunata, è l’incontro reale con l’Umanità di Gesù. Un incontro che, se accolto nella sua sconvolgente razionalità e carità, restituisce finalmente all’uomo il suo volto più autentico, umano e divino.






Anche per Barbero come per Mancuso si può scrivere che Dio non di dimostra ma si vive.
Tanto l’uno quanto l’altro dovrebbero dare a se stessi riflessione della Lettera di Nicodemo ove si afferma “che la fede è un tuffo nel mare sapendo che sotto di noi le acque si apriranno”.
E quelli che si tuffano, caro Barbero, non sono a digiuno delle leggi fisiche e tanmeno fanno un salto per azzeccare che non scatteranno la testa.
Assurdo? Ma voi credete davvero, con il Bollorè e il Vat.I, che l’esistenza di Dio sia dimostrabile con la ragione!? Le 500 pagine del Bollorè sono zeppe di citazioni ma manca il Pascal per cui con la ragione non so può arrivare né al SÌ né al NO.
Se la ragione è inessenziale.. servono i sentimenti a caratterizzarci?? Ditemi quale sentimento non condividiamo con gli animali.
Ve lo dico io. Si chiama empatia. Ma è un discorso OT
certo che con la ragione puoi arrivare al si e al no, le affermazioni crstiane sono state tutte smentite, non esiste nessuna testimonianza di eventi soprannaturali quindi la risposta è che dio non esiste
Per me il ragionamento è molto semplice:
1. La fede è un dono di Dio, un dono gratuito, senza nessun secondo fine, se non la nostra salvezza e gioia qui in terra, e nella vita eterna.
2. Come ogni dono, può essere accolto e rifiutato. Da questo dipende il nostro futuro qui sulla terra e nella vita eterna.
3. Anche se io lo rifiutassi, Dio ha sempre un piano B,C,D,E…. perché vuole attirarci tutti a sé, attraverso suo Figlio innalzato sulla croce, con il dono dello Spirito Santo, fonte di vita e di gioia.
4. La fede non va solo professata ma vissuta, nelle opere di misericordia corporali e spirituali, non per meritarci il paradiso (ce lo ha già meritato Gesù sulla croce) ma perché il nostro cuore è pieno di compassione come il Cuore di Gesù. Nel giudizio finale, coloro che sono posti alla sua destra diranno: “Quando ti abbiamo visto affamato, assetato… Ogni volta che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25, 37-40).
E allora, stiamo sereni, stiamo uniti a Lui, come la vite ai tralci. In questo modo porteremo molto frutto, non per vantarci che siamo bravi, ma per dare gloria al Padre: “In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli” (Gv 15, 8).
Proviamo a considerare la fede nel contesto di una vita reale.
Oggi ho saputo che -contro ogni previsione- la massa che mi è stata tolta nei giorni scorsi non è maligna.
Ho ringraziato Dio? Sì.
L’ho pregato nei giorni scorsi? Sì.
L’ho pregato che mi “facesse la grazia”? Non molto. (Però un pochino sì).
L’ho pregato che desse la forza a me e mia moglie di affrontare qualsiasi situazione? Sì, molto.
L’ho pregato -nel caso di un responso doloroso- di non farmi perdere la fede? No, perché sapevo che la mia fede (qualunque cosa sia, più o meno pensata) non dipendeva dal fatto che le cose “vadano bene”. Anche perché ho sempre pensato che se la fede fosse solo questo, allora quando le cose “vanno male” bisognerebbe non solo perderla, ma anche inveire contro quel Dio malvagio e impotente (Ok, all’università il Paradosso di Epicuro mi intrigava).
Quindi? Quindi penso che la fede inizi quando non la pensiamo troppo, ma la viviamo. Come faceva mia nonna, classe 1898, che probabilmente non capì nulla del Vaticano II, ma chiunque la incontrava sapeva che lì la fede c’era. E forte.
Pur con gran stima per monsignor Staglianò, devo dire che l’approccio al tema mi pare molto “partigiano” ed a tratti un po’ “leggero”, poiché argomentato con riflessioni per maggior parte ricorsivamente basate su richiami interni alla Chiesa. Chiunque conosca i presupposti del metodo scientifico sa che, purtroppo, lo dico con rammarico, l’evidenza di Dio, non esiste. Anzi, dirò di più, neppure il concetto di Dio può essere considerato come condiviso ed acclarato. Immaginare l’evidenza dettagliata di qualcosa di incomprensibile è, a mio vedere, un paradosso logico. Mi esprimo da credente. Del resto il credente, appunto, confida in qualcosa di non dimostrabile, altrimenti non sarebbe, il suo, un atto di fede, ma la presa d’atto consapevole di qualcosa di documentato e documentabile. Quanto sarebbe triste, questa prospettiva. Vorrebbe dire che senza la mediazione della comprensione il percorso di avvicinamento alla fede sarebbe precluso. Conoscessimo realmente Dio sarebbe davvero curioso come, vedendo questo faro, si prosegua direzionandosi, come umanità, verso un baratro evidente.
Ora, mi piacerebbe che il professor Barbero replicasse puntualmente in merito alla contestazione della citazione, che lei porge e che non ho avuto luogo di approfondire. Eccezion fatta per questo, nulla si può eccepire a chi ha un pensiero fortemente laico e pragmatico; abbiamo miriadi di esempi. Ricorderete la compianta Margherita Hack, Piergiorgio Odifreddi, molti altri scienziati che, a differenza “dell’anomalo” prof. Zichichi, in modo secco ed a volte sgodevole, poiché politicamente non corretto, dicono pane al pane, vino al vino, ovvero che scienza e fede sono due cose sostanzialmente inconciliabili, per lo meno nel rinforzare l’uno, l’altra. La fede è fede, c’è poco da fare; è un fuoco che arde interiormente e che non ha bisogno di mediazioni esplicative; trascende le parole, i concetti. Un po’ come un’opera d’arte: nel momento in cui qualcuno deve spiegarne il significato ha già perduto la sua efficacia comunicativa trascendentale, che arriva diritto alle corde dell’anima, superando ogni barriera, fisica, psichica, culturale quindi, forse, non è arte.
Meraviglioso leggervi. Io aggiungo qualche linea. Ratzinger diceva che non si può ne si deve credere a qualcosa di irrazionale. La fede supera la ragione ma non la puo contraddire. Poi il fatto che di questo si discuta da secoli e millenni e già gran prova dell’esistenza di Dio. Le diverse religioni non mi spaventano ma mi rafforzano. Credere è molto di più di accettare l’evidenza.
Salve a tutti,
Articoli e commenti tutti interessanti.
Sommessamente mi limito ad alcune osservazioni.
La vera questione per il cristianesimo è questa: ma Gesù Cristo è (stato) il figlio di Dio? Dio= colui che ha creato il Tutto.
Io credo che ci siano vari argomenti ragionevoli per sostenere che Gesù Cristo non è (stato) il figlio di Dio.
Ne riporto alcuni di seguito.
Perché questa “disparità” tra gli esseri umani vissuti prima della nascita di Gesù e quelli successivi?
Perché mai Dio, che ha creato l’ uomo a sua immagine e somiglianza, lo “ha creato” dopo che sulla terra, per milioni di anni, sono vissuti esseri e animali “diversi” dall’ uomo?!
Se mi risponde,ma la logica umana è diversa da quella divina, mi è facile rispondere dicendo che è sempre con questa logica che si afferma l’esistenza di Dio o del fatto che Gesù Cristo è il figlio di Dio.
C’è un dato che nessuno può mettere in discussione: ogni essere umano non è indifferente al fatto che con la morte si vada a “cadere” nel nulla.
Tutto parte e si sviluppa da ciò.
molto interessanti questi commenti, io – nella mia esperienza personale – mi sono fatto l’idea che piani come scienza, ragione e fede vadano tenuti il più possibile separati. Mi spiego. La fede mi dovrebbe portare a “credere” in cose che non sono nè scientifiche nè razionali, ma io non voglio “credere” a ciò che la scienza e la ragione non mi supportano, entrerei nella superstizione e nella creduloneria, cose che che combatto fermamente … non sono più l’uomo delle caverne che, non sapendo come si originano il lampo e il tuono, pensa ad un Dio che si fa prendere dall’ira … si finisce poi per mettere nello stesso piatto fede, religione, apparizioni mariane, oroscopi e babbi natale. Dio non è il tappabuchi che comincia dove storia, scienza e ragione non arrivano. Quindi preferisco trasferire il tutto in termini spirituali … siamo in un’altra forma di “sentire” e di “conoscere” che non è nè scientifico nè razionale, men che meno storico, ma sicuramente “reale”, dal momento che lo “sentiamo” e che entra nella nostra coscienza. Quindi il significato di tutto ciò che è “fede” e “credere” è per me su un piano spirituale e quindi simbolico. Pensiamo alla sacre scritture: chi oggi non ritiene che i racconti della Genesi non siano mitico-simbolici? … eppure fino a poco tempo fa chi provava a mettere in discussione queste cose, ritenute verità storica, finiva tra gli eretici. Allargando lo sguardo ritengo che tutta la scrittura vada letta in questo modo, non mi preoccupo se quello che leggo è scientifico, storico, realmente accaduto e razionale (esistenza di un Dio cristiano, divinità di Cristo, miracoli, incarnazione verginale, risurrezione … non possono essere spiegati nè razionalmente nè scientificamente) ma lo “sento” e lo “ascolto” su un piano di conoscenza spirituale. Quindi, sì, se si parla di ragione e di scienza sono un “non credente”, ma se si parla di “spirito” come forma di conoscenza alternativa e/o complementare allora sono credente. Ritengo che l’errore che allontana le giovani generazioni (parlo per lunghe esperienze come catechista e tra i giovani) sia proprio quello di proporre la fede e la religione come spiegazioni “alternative” alla scienza ed alla ragione, ingenerando così il pregiudizio che chi “crede” debba essere intellettualmente limitato e quindi soggetto a derisione (cose da bigotti rimasti al Medioevo che credono ancora in un Gesù super-eroe che scende e sale tra cielo e terra). Mi sembra che la Chiesa sia un po’ ingessata e bloccata su queste riflessioni, probabilmente anche perchè frenata dalla spinte tradizionalistiche, ma il limitarsi a parlare di Pace (per carità, niente di più importante!) nasconde ben altri problemi teologici che sarebbe tempo di affrontare.
La razionalità aiuta nella vita pratica ma nella relazione con Dio per questo utile secondo me non funziona bene. Essendo quella con Dio una relazione d’amore entrano in gioco i sentimenti che sono razionali fino ad un certo punto. I sentimenti, lo sappiamo bene, li capiscono davvero solo quelli che li provano. Solo l’amore é credibile é razionale. Cosa si intende per amore credibile é pure definibile. Cosa significhi sperare per Amore oltre ogni speranza lo puoi capire davvero solo chi ama.
Ma sul serio censurate i commenti?
Se pensate che il mio precedente contributo fosse non pubblicabile ovviamente siete padroni di cancellarlo, sarebbe bello però conoscerne il motivo.
Volendo potreste anche scrivermi in privato, sempre che abbiate tempo da perdere, in modo da farmi la carità di aiutarmi a capire i miei errori.
Grazie.
Forse dipende da chi gestisce i commenti, perchè a volte cancellano di tutto, e a volte lasciano commenti molto più critici. Oppure il sistema li perde perchè ripeto è totalmente random e uno non può nemmeno capire cosa provoca la scomparsa dei commenti.
E’ così in tutte le pagine ormai, c’è poco da fare..
Si può salvare il commento con uno screenshot, se lo si ritiene importante, molti fanno così. (Serve a nulla alla fine, ma almeno per ricordarti che non è un errore tuo..)
I commenti non vengono pubblicati quando non sono o sono poco inerenti all’articolo in merito – non perché siano critici. Quando sono poco chiari o contengono errori di battitura che non permettono di comprenderne il senso. Quando sono irrispettosi o contengono attacchi di tipo personale. Se passiamo da un linguaggio polemico a un confronto sul merito e sul tema credo che si possa fare un buon servizio alla Chiesa e alla comunità di coloro che ci leggono.
Avendo avuto anche 4 commenti su 5 non pubblicati in un giorno solo, anch’io mi sono posto la domanda di quali siano i criteri per cui essi vengono o meno accolti.
Ripensando ai miei commenti “censurati”, posso dire che erano tutti attinenti al tema, discretamente argomentati e scritti in un italiano chiaro, senza macroscopici errori di battitura.
Non mi pare di aver mai mancato di rispetto a nessuno (sulla lingua ho ancora i segni di tutte le volte che me la sono morsa), ne di aver fatto attacchi personali a persone che, tra l’altro, nemmeno conosco e, devo ammettere, nemmeno so chi siano.
Polemica? No, al massimo qualche battuta tra l’umorismo e l’ironia, ma nulla di cattivo.
Detto questo, penso che la spiegazione del Sig. Marcello Neri non sia convincente, mentre a naso direi che ha ragione la Sig.ra Angela: vi sono diversi addetti alla “censura”, ognuno con maglie differenti, attraverso le quali passano o meno commenti in un modo che a noi lettori pare random.
Anche perché, a volte, un commento resta lì per un giorno o due prima di essere pubblicato o cancellato: come se fosse stato letto da più redattori, che non lo approvavano, ma non se la sentivano, di cancellarlo, sino a che è capitato sotto gli occhi di qualcuno che l’ha approvato.
Comunque, ognuno a casa propria è libero di fare ciò che vuole e noi lettori siamo solo ospiti. Per cui, se ci sono anche 4 commenti “censurati” su 5, va bene così.
Al massimo, faccio qualche considerazione scherzosa, tra me e me, sulla natura umana.
Quando lei inizia un commento con “ma questi preti/pastori elvetici ci sono o ci fanno”… non è rispettoso nei confronti delle persone in questione, soprattutto quando si tratta di rapporti fra istituzioni (confederazione elvetica e chiese).
Sulla legge emiliana sul fine vita, lei fa ironico riferimento a Zuppi e al PD (del tutto lecito), ma fuori tema perché la lettera è di tutti i vescovi della regione e il presidente della Conferenza episcopale emiliana non è Zuppi.
Sicuro, i commenti degli autori vengono letti previamente da redattori diversi con la discrezionalità che compete alle responsabilità personali di ciascuno di essi.
I tempi di attesa non sono dovuti alle ragioni che lei indica, ma al lavoro dei redattori che gestiscono il sito.
Perfetto, diciamo che sarebbe carino esplicitare il metodo di pubblicazione dei commenti. Non solo, ho partecipato diversi anni a questo community https://hookii.org/ e chiunque poteva segnalare un articolo per essere commentato, o chiedere spiegazioni in merito a una discussione. Insomma, un funzionamento molto più Open. Quanti siamo a commentare qua dentro? Stabilmente? Ora è inutile invocare sinodi di qua sinodi di là se le poche e striminzite pagine dedicate agli argomenti religiosi sono sottoposte ad una moderazione settaria, e sia chiaro non si salva nessuno, in 20 anni credo di aver frequentato ( anche solo leggendo) tutto l’arco ecclesiale, dall’estrema destra all’estrema sinistra.
Riguardo all’articolo su Bologna il mio commento sulla mancanza del medico è stato cancellato, ma quello in cui si ringrazia il magistrato per aver spiegato un caso che è ancora in corso di indagine è stato lasciato. Su dai, stiamo commentando il rapporto tra fede e ragione, davvero pensa che un adulto maturo e razionale non comprenda la scelta della cancellazione? Se vuole rifarsi a Zuppi anche lui si è espresso sulla questione, con toni abbastanza diversi da quelli che avete scelto voi. E mi sembra un puro sofisma distinguere Zuppi dalla conferenza episcopale emiliana, dato che l’Emilia ha una lunga e consolidata tradizione politica di cui la legge sul fine vita è logica conseguenza. E’ evidente che una stretta vicinanza con le politiche di sinistra va in questa direzione, esattamente come una vicinanza con politiche di destra crea altri problemi, poi ognuno di noi può scegliere quale sia il male minore. Secondo me è solo sbagliato non mettere a disposizione del fedele che voglia farsi un’idea tutto il ventaglio di difficoltà o opportunità che una determinata scelta comporta, schierandosi aprioristicamente con una sola parte.
Personalmente trovo poi un po’ limitante dover sempre cercare di offrire contributi che aspirano ad essere nuovi e originali (di questo è vittima soprattutto Vino nuovo) in primo luogo perchè non basta dichiararsi originali, bisogna esserlo, trova una strada davvero nuova che non sia quella di lamentarti all’infinito e dopo vediamo se verrà metabolizzata dalla comunità ecclesiale, in secondo luogo perchè si può anche cercare di spiegare molte scelte “magisteriali”, invece di buttarsi subito a dare i voti, come fosse un sito di recensioni. Non lo dico per me, dato che ho tutti gli strumenti per informarmi direttamente altrove, ma a quale pubblico cattolico si punta in queste testate?
Per finire secondo me l’articolo pubblicato su MH una decina di giorni fa conteneva un errore molto vistoso, dato che dava per certo l’enciclica rompesse con tutto il lavoro precedente di Papa Bergoglio. Non si tratta di opinioni personali (che sono ovviamente sempre gradite e benvenute) era proprio una fake news. L’enciclica non sostiene che non si debba avere una gestione etica dell’algoritmo dice che non basta più questo, non deve essere più lasciata agli algoritmi la decisione ultima. Perchè in cinque anni siamo passati dall’insegnare la buona educazione (non mentire spudoratamente, non fornire informazioni dannose, utilizzare sempre un linguaggio gentile) ai grandi modelli linguistici, ad avere AI sempre più potenti che agiscono in contesti di guerra. Non esclude il lavoro fatto dalla Rome Call lo spinge in avanti consapevole dell’accelerazione in corso.
Possibile che nessuno si prenda la briga di rispondere ad un commento che rischia di generare fraintendimenti o delusioni? Dove mai MH dice che non si dovrebbe avere una gestione comune degli algoritmi improntata ad ideali etici? Al massimo sostiene che al momento attuale non è sufficiente farlo in questi termini perchè le aziende che li manovrano sono troppo interessate e la corsa tecnologica è diventata più spietata, serve una riflessione pubblica, non rinchiudersi in un’oasi etica che può anche essere corretta ma è del tutto insufficiente.
Detto ciò fate come volete, sappiate solo che dall’altra parte ci sono lettori che hanno uguali competenze, uguale capacità critica e uguale interesse per la tenuta prima di tutto della società civile e della comunità internazionale e poi per il futuro della comunità ecclesiale. Parresia è chi parresia fa.
Non è necessario che pubblichi, non sono così egocentrica, voglio solo avere la possibilità di spiegare una situazione che va avanti da dieci anni abbondanti. Non si viene nemmeno censurati che ci sta pure, se apertamente spiegato come avviene in ogni communiy che si rispetti, si viene ghostati, a volte in modo così sfacciato da sfiorare il cyberbullismo).
Grazie per l’attenzione e buon fine settimana.
Gentile Sig. Neri, grazie per la sua puntale precisazione, che penso sia apprezzata anche da altri lettori, che avevano testimoniato di non comprendere con che criteri i commenti vengono accolti o rifiutati.
Non entro molto nel merito dei suoi giudizi sui miei interventi, sia per non tediare altri lettori, sia perché una frase, estrapolata dal contesto e dal tono, perde il suo significato. Ad esempio, il mio commento su preti e pastori svizzeri si concludeva immaginandoli sfilare verso il fronte, affiancati dai Levebvriani: un chiaro segno del tono generale del commento, che toccava anche la frase iniziale, da lei citata fuori contesto.
Sul Cardinale Zuppi, al di là della precisazione formale, penso che essendo arcivescovo di Bologna e presidente della CEI, un po’ di voce in capitolo l’abbia anche nella Conferenza Episcopale Emiliana.
Lo dico con estrema sincerità. Credo che quel commento sia stato “censurato” perché in esso ricordavo la famosa frase di Zuppi: “la 194 è una legge equilibrata e nessuno pensa di cambiarla”. Posizione a dir poco imbarazzante, visto che la Chiesa propone la difesa della vita “dall’inizio alla sua naturale conclusione”. E la 194 va brutalmente contro quell’inizio.
Anche un altro commento, in cui ricordavo la posizione di Zuppi sulla 194, non era stato accettato. Non penso si tratti di una coincidenza.
Sig. Neri, la ringrazio ancora per l’attenzione e le auguro una serena giornata.
Gentile sig. Aldoisi, il suo commento non è stato pubblicato non per il motivo che adduce lei. La legge 194 è stata fatta da un governo democristiano in un parlamento a maggioranza democristiana – in seguito al referendum sull’aborto. Come legge dello Stato italiano mi pare una legge equilibrata – e credo che questo intenda anche il card. Zuppi e non c’è motivo per non pubblicare commenti in merito.
Personalizzare un testo di una Conferenza episcopale regionale, dove l’attuale presidente è ben lontano da qualsiasi sintonia con i partiti che hanno avanzato la proposta in merito, è il motivo per cui non è stato pubblicato il suo commento.
Stare al merito e alla forma del contenuto degli articoli che si commentano è il modo di istruire un dibattito costruttivo – in particolare su una questione come “il fine vita” che è estremamente complessa sia sul piano giuridico che su quello esistenziale.
Ho insegnato per molti anni un corso di questioni etiche normative e ho visto che il tema del “fine vita”, davanti a ragazzi e ragazze che hanno esperienze diverse e spesso opposte in materia, deve essere trattato con estrema finezza umana e non solo con rigore logico-argomentativo o valoriale.
Cordiali saluti
Sig. Neri, mi permetto di correggerla. La legge 194 è del 1978 e il Referendum sull’aborto è del 1981, quindi 3 anni dopo.
Il governo Andreotti IV del 1978 fu un governo monocolore DC più o meno di “unità nazionale”, successivo al sequestro Moro.
La 194 fu votata prevalentemente da PC, PSI, PSDI, PRI e PLI. Votarono contro DC e MSI e, per ragioni opposte, Radicali e Democrazia Proletaria.
Quindi il governo democristiano, seppur monocolore, sulla 194 subì la votazione parlamentare dei partiti che indirettamente lo sostenevano.
Una situazione certamente confusa, come furono confusi i mesi successivi al sequestro Moro, ma che altrettanto certamente non permette di dire che la 194 fu fatta da un governo democristiano.
Nel mio commento, non pubblicato, mi limitavo a notare la vicinanza di Zuppi alla Sinistra su temi delicati concernenti la Vita. Se si è d’accordo sulla 194, è facile che presto lo si sarà anche sul fine vita.
Mi lasci concludere con una domanda. Quanti sanno chi è Zuppi e quanti sanno che è il Presidente della Conferenza Episcopale Emiliana? E’ chiaro che la posizione di Zuppi, nella realtà, ha molto più peso.
Quindi evocare Zuppi, Arcivescovo di Bologna, su una presa di posizione della Conferenza Episcopale Emiliana, non mi pare così fuori luogo da meritare la non pubblicazione.
La tastiera del mio pc si è mangiata un pezzo di frase (confermata da)… Per quanto riguarda Zuppi, se dice in quale parte del documento dei vescovi emiliani sul fine vita si vede una prossimità di questo testo alle politiche del PD in materia allora la cosa ha senso; altrimenti il commento esula il contesto dell’articolo.
P.S. Ovviamente “e quanti sanno chi (non “che”) è il Presidente”. Grazie.
Ok con una discrezionalità che va dal commento di battitura al taglio polemico o al non inerente capirà che è un pò difficile da casa prevedere cosa verrà considerato polemico o meno. L’altro giorno non è stato approvato in commento sull’ambulanza a Bologna: era polemico, inadatto, con errori? Ho seguito molto attentamente la vicenda proprio perché ci abita mio figlio. E nessun altro ha commento non direi fosse ridondante. Ma come ho specificato è così ovunque perché ormai online non ci sono più veri dialoghi ma solo messaggi in bottiglia. Nessuno legge o risponde veramente. Molti bloccano o cancellano senza troppi patemi e via. Il commento sull’ambulanza che avevo lasciato specificava che tutto alla fine è partito dal fatto che l’algoritmo dell’ospedale ha assegnato un codice verde considerando la situazione meno grave di quello che è. Viviamo in mondo così, che sia una persona o un algoritmo a gestire i commenti, è random, può andare in porto come no. Uno lancia il suo messaggio non è detto che l’altro lo raccolta.
Il suo commento sul fatto di Bologna (Farik) non è stato pubblicato semplicemente per il fatto che lei lo ha inviato a commento dell’articolo “Il cristianesimo può scomparire?”. Credo che si possa essere tutti d’accordo che i commenti debbano almeno essere inerenti all’articolo in questione.
Sig. Neri, tra la mia evidente incapacità di farmi intendere e la sua vorace tastiera, proprio non ci intendiamo. Per cui mi ritiro in buon ordine da questo dibattito e da Settimana News.
Se convengo sul fatto che il credere ha una forte componente di razionalità, come sostiene giustamente l’articolista, correggendo la superficialità dell’intellettuale laico-medio, fatico ad accettare come razionali tante scelte dottrinali o amministrative fatte dalla Chiesa nel corso della storia che impongono al credente cattolico tutta una serie di regole, regoline e regolette che, soprattutto alla luce dell’evoluzione storica (i segni dei tempi richiamati dal Concilio), appaiono come immotivate, eccessivamente di dettaglio, anche biblicamente infondate, comunque storicamente datate e francamente e giustamente non sostenibili, delle quali (della cui verità) il cristiano fatica enormemente a rendere ragione all’interlocutore non credente o agnostico, ma in ricerca di verità.
Bravissimo.
L’ateismo è una fede tra le tante. L’esistenza di Dio non è dimostrabile, punto. O almeno non lo è usando gli strumenti della ragione, della logica e della scienza: gli stessi strumenti a cui i cosiddetti “liberi pensatori” concedono la loro fiducia (o Fede).
Quindi: gli umani religiosi CREDONO all’esistenza di Dio. Gli umani atei CREDONO alla sua non-esistenza. (Gli agnostici, invece, restano perplessi e in attesa di segnali).
Sul perché si compia una scelta piuttosto che un’altra, la parola “mistero” mi sembra la più adatta. Se provassimo a chiederlo a un filosofo — come Žižek, Cacciari (Severino avrebbe qualcosa da dire, ma non c’è più) —, qualcuno di loro potrebbe davvero confutare in modo scientifico, logico e razionale la tesi qui sopra?
Certo, se ponessimo la stessa domanda a personaggi come Barbero, Rovelli, Odifreddi o al fu Scalfari, la loro rocciosa fiducia negli strumenti del “libero pensiero” li porterebbe senza troppi dubbi a classificare la fede religiosa come infantile.
Per questo credo che gli articoli apologetici servano solo a confermare la fede di chi è già cristiano, mentre hanno ben poca presa sui “fedeli” atei. Costoro vanno rispettati per ciò in cui credono, cercando di dialogare sul loro stesso terreno. In questi casi un approccio filosofico è forse più efficace di uno teologico. Teologi come Sequeri o Coda e molti altri, non si sottraggono al confronto con i grandi nomi del pensiero contemporaneo (anche se Sequeri non è certo tenero con chi esprime un pensiero superficiale).
Quello di Barbero, ad esempio, mi sembra un approccio privo della profondità di un Bobbio. Perciò, più che spiegargli teologicamente il cristianesimo, a Barbero chiederei: “Se tratti con tanta superficialità un tema come il cristianesimo, di cui qualcosa so, come posso prenderti sul serio quando parli di argomenti che non conosco?” Oppure: “Quanto si può comprendere davvero di una fede analizzandola solo da un punto di vista storico?”. E a seguire altre mille domande che non richiedono certo la recita del Credo.
Dio non esiste, è. E la meditazione su questa semplice asserzione apre a una grande comprensione di cose prima apparse come incomprensibili. Occorre infatti distinguere tra esistenza ed essenza, e dunque traondo fisico eondo metafisico. E induce a chiedersi se l’uomo, che esiste in quanto cogitans, possa mai “essere”, uscendo dalla propria stessa condizione ed avvicinandosi al Divino tanto da finire per dissolversi in Lui.
Mi sembra un’ottima ed esauriente risposta.
Se si scoprisse con assoluta certezza che Gesù non è mai esistito, che dio stesso è pura invenzione, l’uomo di fede continuerebbe a credere. Voi la chiamate fede io la chiamo ignoranza (nel senso più profondo del termine).
Si chiama speranza. Si ricordi che é meglio sognare che vivere razionalmente infelici. Ognuno é libero. Quindi faccia il favore: ci lasci sognare felicemente che esiste la possibilità di un mondo migliore e si faccia i fatti suoi.
👵🏻📖… No è “forse” il pensiero un nutrimento della Fede? Stimolato dai “perché” ai quali , nostro Signore ” in Verbo” risponde con avvenimenti, sogni… ed , il saper comprenderli ci fa “Credenti” Grazie♥️
Ma sono gli stessi preti a dire che la fede è un dono, che è dio che decide di cercarci e non siamo noi che lo troviamo, a cosa servono tutti questi ragionamenti? Che poi, è sempre valido il detto popolare che di religione è inutile discutere. Avete mai incontrato qualcuno che da ateo euro diventato credente ragionandoci su ? Io no. Le poche storie di conversione che ho sentito erano tutte epifanie. Comunque sempre interessante leggere questi articoli.
La religione per me sono due cose: 1. quella convenzione individuale, che può essere forte, convenzionale o comunque variare nel tempo; 2. Quella che ha dato “forma” a una cultura o civiltà, come ad esempio quella europea o occidentale, quella islamica, quella indiana, ecc. Il rischio, secondo me, è insito in una società che ponendosi in pubblico contrasto con il Cristianesimo relativizzi l’essenza della stessa civiltà a cui appartiene (mi pare che anche Croce la pensasse circa così) e favorisca l’imporsi di altre culture o civiltà per varie ragioni non desiderabili.
Premesso che chi non crede faccia fatica a comprendere chi crede (e viceversa ovviamente). Mi pare che Barbero abbia tirato fuori la vecchia giustificazione per cui tutto ciò che riguarda la fede non è dimostrabile. È un’argomentazione semplificatrice che dichiara come un ateo sia poco interessato a certe tematiche: è ateo d’altronde! Però una fede senza ragione rischia di diventare fideismo e una ragione senza fede rischia di trasformarsi in razionalismo (si veda Barbero). La ragione aperta evita questi due estremi, come ci ha insegnato Benedetto XVI. Stupisce che un uomo di cosi elevata cultura arrivi ad affermazioni quasi “da bar”: da lui ci si aspetta di più.
Credo sia necessario distinguere tra intelligenza dialogica, che è pura logica (da logos, discorso), dall’Intelletto inteso in senso guénoniano che è la facoltà di conoscenza diretta e sovra-razionale delle verità metafisiche, nettamente distinta dalla ragione, riprendendo peraltro una distinzione di matrice aristotelico-scolastica (nous/intellectus contro ratio). Esiste una intellezione poetica, cioè intuitiva, che deriva da una”coscienza spirituale” affinata dalla pratica. Sottile distinzione che spesso gli accademici, che non sono praticanti se non della loro materia, tendono ad annullare, cadendo in evidenti gaffes.
Ma si poetico, esistenziale, filosofico. Non è che ha senso o è razionale solo quanto puoi pesare con una bilancia o osservare al microscopio, tanto più che la scienza attuale non ha la più pallida idea su dove risieda fisicamente quello che chiamiamo coscienza. Puoi prendere una persona infilarla in una tac, pesarla, sezionarla e non trovare ciò che la rende indistinguibile da un’altra, pesare dove risiedono i suoi gusti, i suoi ricordi, le sue paure.
Detto ciò Barbero (che ammetto di conoscere poco) appartiene ad un filone di laicità molto torinese, alla Alberto Angela, una forma di illuminismo positivistico con un suo approccio al mondo, ha pure poco senso confrontarsi in questi termini. Al massimo si possono trovare punti in contatto con posizioni molto diverse fra loro (sia tra credenti e non credenti, sia tra religioni diverse) proprio partendo dall’idea di una razionalità naturale, che è il segno distintivo dell’essere umani, il fatto di possedere autocoscienza, di cercare un senso alla propria esistenza che non sia un mero sopravvivere, il desiderio di creare un mondo più giusto. Non è scontato, o per lo meno è qualche cosa di fragile e speciale, alla fine chi si dichiara non credente sembra usufruire di una lungo riflessione esistenziale secolarizzata, come raccogliere i frutti di un albero di cui non si sono visti i semi..
Come diceva Martini “rendere ragione della vostra speranza”. La speranza non è qualche cosa che può essere misurato solo con la razionalità strumentale, ma non è nemmeno un salto nel vuoto fideistico, assurdo. Avere speranza è ragionevole partendo da certe premesse.
Avere speranza è ancora una fase “infantile” della fede. Chi crede in senso stretto vede il divino nel qui e ora, in ogni attimo… Dunque non spera, sa.
Era il titolo di una delle cattedre dei non credenti: rendiamo ragione della nostra speranza. Come dire cercare di spiegare in termini umani ciò che eccede la ragione umana stessa.
Gentilmente potreste inviarmi via mail il testo di questo brano?
Sono vecchia e fatico a leggere parole piccoline.
Grazie.
Ottime argomentazioni, lucide ed incisive. Grazie
Ho 69 anni. Dopo oltre 4 decenni di “più che profonda” attività e studio nella chiesa cattolica anche attraverso un lungo periodo di appartenenza ad un movimento, nonché di grande impegno “cristiano” nella mia vita privata come madre di quattro figli e lavoratrice nel campo della ricerca scientifica biomedica, sono ormai da diversi anni in una crescente crisi spirituale.
Questa crisi si è aggravata più di recente in seguito alle lancinanti lamentazioni di mia madre, ormai completamente cieca, con grave sordità e immobilizzata su una sedia a rotelle.
Riporto qui di seguito le frasi dell’articolo di Staglianò, che mi hanno maggiormente colpito:
1. “…usate la testa, altrimenti la vostra fede scade nella magia, nella superstizione e nel puro irrazionalismo…”
2. “…Noi non siamo solo animali razionali; in noi abita una scintilla di eternità…”
3. “…Non si tratta di aver “azzeccato” una teoria filosofica o un’invenzione mitologica. Si tratta di un Evento storico!…”
4. “…Il cristianesimo ha una sua potentissima dimostrazione razionale, che, tuttavia, non si trova nei laboratori o nelle equazioni matematiche. La dimostrazione della verità cristiana è la testimonianza della carità operosa…”.
Spesso mi sono interrogata su cosa intenda la “Chiesa” nei suoi documenti ufficiali quando parla di “Ratio”, con una certa difficoltà nel discernere nella “vita”, quando per la chiesa sia lecito o meno usare la “Ratio”.
Anche in questo caso quindi mi limito a seguire il suggerimento di S.Giovanni Paolo II, sforzandomi di “usare la testa”.
Pemettendo che non sono esperta né di filosofia né di teologia, ricordo dagli studi liceali che:
“Un argomento è valido se rispetta le regole della logica, anche se le premesse di partenza sono false”. La verità, quindi, è cosa ben diversa dalla “pur eventuale logicità” delle varie affermazioni, che sono ricomprese nel nostro “Credo” Cristiano-Cattolico.
Le affermazioni dell’articolo che ho sopra riportate ai numeri 2, 3 e 4 non è scontato che siano “vere”. L’unico modo che io conosco per conoscere, in senso “intellettuale” del termine, la verità è seguire il “metodo scientifico sperimentale”.
Le scienze sperimentali non hanno alcuna pretesa di “assolutezza eterna” delle verità conosciute di volta in volta, anzi “il dubbio” è lo sport preferito nella ricerca scientifica.
Al contrario in ambito “religioso” e soprattutto nella religione Cristiana le “verità sul creato” o almeno quelle “fondanti”, per definizione sono “verità rivelate direttamente da Dio” e solo alcuni “addetti ai lavori” ne hanno la “non-negoziabile” chiave interpretativa, perciò questa non ha alcuna possibilità di avere un dialogo “intellettualmente libero” con le “scienze sperimentali”.
Io come ricercatore cattolico in tutta onestà confesso quindi di “usare la testa” come segue: posso tranquillamente continuare a credere che Dio esista ed abbia creato tutto l’universo mondo con quanto contiene, fino a che, qualche “serio” ricercatore (non credo comunque che Barbero lo sia) non riesce a dimostrare il contrario, è esattamente quello che ho fatto per tutti i 69 anni della mia vita. Il caso “Galilei” è in tal senso emblematico.
La “criticità” della fede nel Dio “Cristiano”, per me dipende da un fatto ben più grave che quello della mancanza di dialogo con le scienze: posto che Il Dio di cui Cristo si è autodichiarato “manifestazione incarnata”, abbia creato ogni cosa e sia onnipotente e tale atto creativo sia dettato da un amore simile/superiore a quello di un padre o di una madre verso il figlio, è del tutto illogico che lo abbia fatto contemplando la presenza anche di uno spirito demoniaco e/o comunque di una “precarietà biologica” dalle conseguenze evolutive “tragiche”. E neppure regge il discorso del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto a seconda dei punti di vista, perché la sofferenza è un dato “oggettivo” (e biologicamente funzionale), seppure la sua percezione possa variare tra quella minima di un “fachiro/santo/martire” a quella di un comune “essere vivente mortale”, lo attesta la stessa storia di “Gesù Cristo crocifisso”. Neppure la “Resurrezione” può risolvere il problema generato delle prime affermazioni del “Credo Cristiano”, perché costituisce una “riparazione della creazione” e quindi implica un “errore da riparare”.
Capisco benissimo i tuoi dubbi, in particolare quelli che nascono come ricercatrice scientifica, tanto più visto il tuo lavoro in biologia. Io sono un matematico, e lavoro quindi con una delle forme di razionalità più stringenti. Mi sembra ci si dimentichi spesso che ogni ragionamento logico parte da degli assunti (ed è impossibile fare altrimenti, checché se ne dica), la cui verità va cercata usando altri metodi: esperimenti, riferimenti alla propria vita, conferme da esegesi di un libro, opinioni di persone ritenute esperte, ecc. Il fatto che ci siano tanti scienziati atei e tanti credenti, conferma secondo me l’indecidibilità razionale dell’esistenza di Dio. Ma se tra gli assunti non si assume l’esistenza di Dio, allora si arriva prima o poi a credere che il caso eserciti una forza inesplicabile nella nostra vita. E non è certo un bel vivere, secondo me. Ma la situazione è ancora meno banale: usando gli assiomi usati da tutti per fondare per esempio la matematica e la meccanica quantistica (proprio quella in cui credono tutti gli atei!), si possono dimostrare le ipotesi del teorema ontologico di Gödel: un Dio che fa tutte e sole le cose buone necessariamente esiste in ogni tempo e in ogni situazione umana. E si dimostra anche che questo Dio è necessariamente essenzialmente unico: se ce ne fossero due, allora avrebbero le stesse proprietà buone. Certo, questa è l’interpretazione di un credente, mentre un ateo interpreterebbe il teorema in modo molto diverso. Non solo: è stato matematicamente dimostrato che l’esistenza di questo tipo di Dio è equivalente alla consistenza della matematica stessa, cioè all’impossibilità di derivare contraddizioni pur non facendo errori logici. E senza la matematica, nessun ateo razionalista riuscirebbe a prendere il treno o l’auto… Secondo me questo conferma che, a livello veramente razionale, l’esistenza del Dio cristiano è indecidibile, ed è quindi una scelta di vita. Un approccio MOLTO razionale al problema è quindi possibile e i cristiani non necessariamente sono un branco di bigotti irrazionali (ma bisogna anche ammettere che ce ne sono tanti, e anche che la razionalità di alcuni teologi è veramente di scarsa qualità). Anche sul problema della teodicea si può dire molto. Secondo me, soprattutto da un punto di vista biologico, ha senso distinguere tra dolore, male e sofferenza. Il primo è evolutivamente necessario (chiedete a chi soffre di analgesia congenita), e il suo essere una cosa positiva sta proprio nel cercare di evitarlo. Come dici tu, senza di esso la vita non esisterebbe, e quindi è un dono di Dio. Il male (proprio perché Dio fa tutte e sole le cose buone) è invece la mancanza di Dio, fatta per scelta, ed è quindi totalmente negativo. La sofferenza è quello che si prova come conseguenza dei primi due. Secondo me i cristiani credono che la sofferenza può essere (quasi) ridotta a zero, o comunque attribuendole un senso, grazie alla carità degli altri. In ogni caso, anche per le persone sole, i cristiani credono che Gesù ti stia di fianco quando soffri, e.g. suggerendoti cosa devi fare (Spirito). Siamo noi che dobbiamo imparare a leggere i suoi suggerimenti e dare quindi un senso alla nostra vita. Mia madre aveva un Alzheimer severo, e alla fine non mi riconosceva nemmeno più. Ma anche in tale situazione, con alti e bassi chiaramente, e grazie alle mie scelte, è riuscita comunque a fare del bene alle persone che la assistevano e ai loro amici. Uno degli assunti della mia vita è che, pur con quella condizione mentale, riuscisse a sentire Dio al suo fianco e a sentire i suggerimenti dello Spirito.
Che bel commento!
Lei che è un matematico da senz’altro che la Tradizione autenticamente esoterica (in senso etimologico), afferma che Dio è lo Zero metafisico, il quale ha molte analogie con il vuoto quantistico… Insomma è pura Potenza (intesa come potenzialità), infinita ed eternamente manifesta tesi. Trovo questa immagine convincentissima sia razionalmente che noeticamente, capace di risolvere il dualismo di cui si tratta qui.
Pezzo interessante e giusto, al netto della verve marcatamente apologetica. Avrei formulato diversamente solo un passaggio: quello in cui l’autore scrive che il cielo si è capovolto sulla terra, giacché – in Cristo Gesù – Dio è venuto tra noi… Sono espressioni che per chi crede (e pensa credendo) non fanno problema, ma risultano problematiche o persino improbabili e quindi incompatibili con l’odierno sapere di matrice scientifica per chi pensa senza credere (rinunciando così, fatalmente, a vivere la propria esistenza umana come un fatto integrale, in cui l’esercizio di ragione è innestato o ospitato nell’atto di fede).
Dovremmo decosmologizzare totalmente e definitivamente il nostro linguaggio teologico, despazializzarlo. Dovremmo tornare a intendere le metafore del cielo e della terra come implicitamente erano intese nei rotoli antichi d’Israele e poi negli scritti neotestamentari, vale a dire come metafore, immagini simboliche per dire non qualcos’altro bensì qualcosa che va oltre… Nella Bibbia spesso cielo e terra compongono un merismo…, utile a sottolineare che non si tratta di orizzonti disparati, ma di una realtà intrinsecamente coesa, ancorché complessa. Dovremmo fare al cielo e alla terra la stessa tara linguistica che abbiamo fatto al tempo e ai tempi, distinguendo tra chrónos (chrónoi) e kairós…
“Cielo capovolto sulla Terra” Non è legato solo al cielo “cosmico”. È il concetto paolino della follia per i pagani nel senso di un ribaltamento dei valori consolidati che mettono al primo posto la forza, il benessere, il proprio interesse.
” Capovolto” nel senso di il più grande si fa più piccolo. Secondo me aveva ragione l’ultimo Bergoglio a voler valorizzare la letteratura, forse riesce a spiegare più per immagini che per esattezza ..
La ragione ha limiti invalicabili, rispetto all’assenso di fede; la carità non ha tendenzialmente limiti. Toccherebbe a Barbero dimostrare razionalmente la non esistenza di Dio! Ma è più facile (e conveniente) raccontare storie…
Ben detto!
Abbiamo bisogno di apologetica che usi il linguaggio del critico, meno di apologetica che muova dagli assunti cattolici …. un discorso che convince i convinti e non accresce i credenti , anzi convince gli atei che siamo persone poco capaci di dialogo, sempre sulla difensiva.
Forse, a differenza di quanto lei sostiene, magari ironicamente, non so…, Barbero non è poi quell’intellettuale così fine come da lei affermato….
Un po’ di grinta ce l’ha messa l’autore di questo articolo: non sarà apologetica vera e propria, ma comunque ne risulta una critica chiara, approtondita e composta. Secondo il mio modesto parere ha fatto bene a rispondere a tono, perché troppo spesso si rischia di annacquare e impoverire la verità evangelica, proprio in forza di un equivoco rispetto degli altri.
Buonasera, torno ( sempre che i treni arrivino etc) oggi da 6 gg nella terra di Francesco. 5 gg di cammino anche duro. Incontri con persone ” folli” e beate come Francesco. Incontri anche con la religione un po convenzionale, che a Milano ormai i giovanni mettono da parte. L abisso di una fede assoluta come Francesco.. e la fede – non fede ( il credente e il non credente che vivono in noi ( citazione imprecisa del cardinale C.M.Martini) che mastico io. Ma in questi giorni certamente ho ri- toccato con mano la storia, la natura, l arte e la Bellezza, la dura bellezza del Creato. La ri grazio i fine perché senza dogmatismo e con intelligenza lei mi ricorda l asse portante e la sfida della nostra vita: vivere nel mondo e del mondo, senza essere definitivamente DEL mondo
…ma l’uomo potrebbe , nondimeno ,inventarsi perfino il cristianesimo, relegando nel mistero tutto il resto! Il problema/ credibilità e’ quindi la risoluzione del dilemma : cristianesimo come invenzione o come scoperta/ conoscibilità/ evento storico fondante. E qui ri/entra in gioco l’ etica/carità , quella biblica intendo, la cui trascendenza e’ un punto di “ragionevole” domanda sempre in attesa di “ragionevole” risposta! Insomma rimane lo spettro del circolo chiuso/ vizioso, fideistico-fondamentalista , da rompere ,cristianamente , e non sarà sicuramente una neoapologetica simil giudiziaria a farlo