
Il declino della partecipazione al culto, soprattutto nelle Chiese protestanti, è il segno di una profonda autosecolarizzazione. La sfida, dunque, non è soltanto parlare alla società, ma riscoprire la centralità della Parola all’interno delle Chiese stesse. Fulvio Ferrario è professore di Teologia sistematica presso la Facoltà valdese di Teologia di Roma. Pubblicato sulla rivista Confronti, 1 settembre 2026
Più volte, anche in questa rubrica, si è parlato della scristianizzazione europea. All’interno del fenomeno, ne va segnalato un altro, almeno altrettanto vistoso che, per semplicità e chiarezza nell’acquisizione dei dati, descrivo in riferimento alla Germania: tra coloro che sono membri della Chiesa, e dunque pagano la relativa tassa ecclesiastica, non proprio irrilevante, la percentuale di protestanti che frequenta regolarmente il culto oscilla, nell’ultimo decennio, tra il 2,4% e il 3,5%; nel Cattolicesimo, essa è leggermente inferiore al 7%: sempre bassa, ma assai migliore rispetto alle Chiese della Riforma.
Si può dunque affermare che al cuore del processo di scristianizzazione del continente europeo (altrove, le cifre non sono migliori di quelle tedesche: in diversi casi, anzi, ancora più drammatiche) c’è l’autosecolarizzazione della Chiesa, in particolare di quella protestante: cioè, in termini più espliciti, il suo suicidio.
Da alcune parti si rileva che, storicamente, la frequenza liturgica non svolge, nella spiritualità protestante, un ruolo identico a quello che riveste in ambito cattolico: da sempre, esiste una passione protestante per la santificazione nella vita secolare; del resto, un’enfasi dell’educazione cristiana, anche cattolica, del secondo Novecento è precisamente l’esigenza di non confinare nelle mura ecclesiastiche lo spazio della qualità credente dell’esistenza. Il Protestantesimo, poi, non conosce un «precetto» relativo alla frequenza al culto.
Cominciamo da quest’ultimo aspetto. Per la sensibilità della Riforma, parlare di un «precetto» liturgico ha lo stesso senso che parlare di un precetto di mangiare o bere. L’ascolto della Parola di Dio, la preghiera e il canto comuni, appartengono, semplicemente, all’esistenza di fede. Essi vanno oltre l’orizzonte dell’imperativo, fanno parte degli indicativi che strutturano la vita. Che poi non si entri nel Regno soltanto dicendo «Signore, Signore!» non costituisce una scoperta protestante né dice alcunché contro la centralità del culto.
La verità è che la stragrande maggioranza delle persone cristiane, e in particolare di quelle protestanti, ritiene normale trovarsi, la domenica, in un luogo diverso rispetto a quello nel quale il Signore le ha convocate. L’osservazione secondo la quale Iddio si può incontrare anche altrove è, in questo contesto, squallidamente strumentale e non merita replica.
Non dovrebbe stupire che una Chiesa irrilevante per i propri membri (cioè per sé stessa) lo sia anche per la società. Il Cattolicesimo romano può contare sul proprio apparato propagandistico e sulla centralità politica e mediatica del papato: se ciò favorisca la testimonianza del nome di Gesù è questione che qui non affronto, ma certo aiuta non poco la cosiddetta «visibilità».
La Chiesa evangelica è stata rilevante nella società solo quando ha saputo vivere la propria fede cristiana con consapevolezza. Per molte ragioni, alcune anche assai buone, la forma della «propaganda» non è congeniale al Protestantesimo. E la testimonianza, che invece lo è, è faccenda del tutto diversa.
Le conseguenze pastorali sono ovvie: il compito prioritario è evangelizzare la Chiesa stessa. Ricordo con dispiacere l’espressione di sufficienza di una figura dirigente della mia Chiesa nei confronti di questa diagnosi: «Ma che visione ristretta! La nostra parrocchia è il mondo!». Dubito che John Wesley, al quale risale il motto, avrebbe apprezzato l’uso ideologico del suo messaggio. Il mondo, (non solo nel senso critico-negativo che la parola tende ad assumere, ad esempio, nel IV Evangelo) inizia nella Chiesa stessa.
Che la predicazione cristiana non si limiti al proprio orticello è affermazione talmente evidente da renderne banale l’enfatica ripetizione: guai, però, quando essa copre la cecità di fronte all’indifferenza della Chiesa stessa nei confronti della celebrazione della Parola. Tale indifferenza (è anche sociologicamente dimostrato: ma non c’è bisogno di statistiche, basta il buon senso) è l’anticamera dell’abbandono.
Sinodi, teologi e teologhe dicono di essere alla ricerca di una parola da dire alla società. Forse potrebbero cominciare col dire a sé stessi, alle Chiese, la Parola che li ha già trovati.






Grazie a Dio, tutto sta andando come doveva andare
” CI SARÀ UN SOLO GREGGE, E UN SOLO PASTORE ( GESÙ)” ( Vangelo di Giovanni)
I precetti, le astinenza e i digiuni, tutto bene. Ma, secondo me, dobbiamo al più presto recuperare la Bellezza della Parola, innamorandosi e facendo innamorare. Altrimenti continueremo a celebrare riti…. e non ci sarà passione a vivere e testimoniare la bellezza di aver incontrato ed essere abitati dallo Spirito di Amore
Quando gli incendiari diventano pompieri, è tardi
Sintesi eccezionale purtroppo
Consiglio la lettura del libretto del gesuita Michel de Certeau “Il Cristianesimo in frantumi” del 1973. Esamina lo stato e il futuro della fede cristina dopo i grandi cambiamenti sociali e culturali del Novecento. Offre un’analisi critica che esce dagli schemi tradizionali delle chiese e della società. Lo stato delle chiese è comatoso….forse c’è necessità di ricostruire una spiritualità che si ponga in sintonia con il ripristino delle domande di senso… “conditio sine qua non”
per qualsiasi cammino di fede.
A mio avviso la crisi del cristianesimo ecclesiale – cattolico ed evangelico – è ben presente. La cecità o ottusità con cui si ignora il 93% o 97% dei non frequentanti è qualcosa che meraviglia. Il post-teismo converge ampiamente con l’analisi di Michel de Certeau. Dio non può essere posseduto dalla religione. La Chiesa, i dogmi e le Scritture non contengono Dio; indicano un’esperienza che sempre li supera. La crisi della forma religiosa tradizionale può quindi essere non soltanto una perdita, ma una purificazione. Rimangono accentuazioni che differenziano post-teismo e de Certeau. De Certeau descrive questa eccedenza prevalentemente come alterità e assenza, mentre il post-teismo la interpreta soprattutto come profondità e immanenza. De Certeau anticipa il post-teismo non elaborando un “Dio dopo il teismo”, ma mostrando un cristianesimo dopo la cristianità: una fede senza possesso, una Chiesa senza dominio e un Dio non più rinchiuso nei luoghi istituzionali della religione.
De Certeau si è occupato di mistica barocca. Mostrando come l’assenza possa essere abitata da un’eccedenza di senso.
Il libro comunque è un dialogo tra De Certeau e Jean-Marie Domenach, socialista e direttore di Esprit. Come dire postmoderno e moderno che si confrontano. De Certeau vede in questa frammentazione una possibilità Domenach ne sottolinea anche i limiti (perdita di senso sociale ad esempio, come vediamo sempre più di frequente).
Inoltre De Certeau dialoga con il mondo della psicanalisi, non con la scienza. (E’ un autore fin troppo raffinato..)
Grazie penso anch’io così
Lettura profonda e chiara: spariremo tutti perché il Signore non ha mai voluto né cercato apparire, contare nella società e avere un ruolo politico, mentre per le nostre Chiese questo sembra la prima preoccupazione da evidenziare e cercare di rimediare. Penso che a noi per primi il Buon Dio chieda conversione.
Sicuro? E cosa vuol dire “Gesù disse loro: “Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura.
Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato.”
E anche “Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”.
I cristiani devono convertire il mondo, questo è il loro mandato, convertire tutte le nazioni!
Come faranno ad obbedire al comando di Gesù quando saranno spariti?
«L’osservazione secondo la quale Iddio si può incontrare anche altrove»: è un’osservazione molto comune anche in ambito cattolico-romano.
ho pensato spesso alla realtà dell’abbandono, in particolare proprio riguardo questa affermazione e mi sono convinto di una cosa: il problema nasce molti secoli fa (fine IV secolo, con Teodosio) con la trasformazione in religione del messaggio cristiano; non ricordo una sola parola, neppure indiretta, di Gesù riguardo ad una sua religione, parla di “chiesa”, quindi di “comunità”, ma mai di “religione cristiana” … e quando dico questo a chi mi fa l’obbiezione sopra o altre obbiezioni anche più dure, noto che mi si ascolta con attenzione e succede anche che il mio dire susciti altre domande …
… lasciassimo morire la “religione cristiana” e tornassimo agli inizi, al messaggio di Gesù nella sua essenza? senza le troppe sovrastrutture (di pensiero e non solo) che hanno coperto di polvere lo splendido mosaico che ci ha lasciato il Signore … l’idea è del tutto folle?
Cominci Lei, togliendo “diacono” dalla sua firma.
Voici Monsieur de La Palisse!
Quello cattolico è solo apparato propagandistico e la centralità del papato è politica? Dispiace che in ambito protestante persistano questo pregiudizi che certo non aiutano un sereno dialogo ecumenico.
Non è forse positivo che ci sia un voce, come quella del Papa, forte e autorevole che condanni le guerre, le violazioni della dignità della persona, le ingiustizie e le cause della crisi ambientale? Auspicherei, anzi, che i responsabili di tutte le Chiese unissero la loro voce nella denuncia di questi mali e nel reclamare la pace. Non ho percepito forti prese di posizione su questi argomenti, soprattutto su quello della pace, provenire dalle autorità protestanti-
Ho apprezzato molto anch’io l’articolo di Fulvio Ferrario, che lascia trasparire la sua amarezza per lo svuotamento delle chiese non solo protestanti, ma anche cattoliche. Tale amarezza è di chiunque ami veramente e abbia fatto proprio il messaggio evangelico di stare uniti nel Signore e di vivere la comunità. A me pare che oggi nelle chiese, parlo di quelle cattoliche, stia scomparendo proprio il senso di comunità, un vivere insieme la fede e condividere una vita ecclesiale che spinga poi a testimoniare nel “mondo” la propria fede. E’ venuto a mancare l’invito conciliare e quindi lo sforzo di una pastorale tesa a formare comunità di fede, una chiesa di credenti che si ritrovano insieme ad ascoltare la Parola e a celebrare il Signore, per camminano insieme nella storia verso il Regno, rispondendo in modo significativo ai bisogni degli ultimi.
Complimenti a Fulvio Ferrario che, con sapiente consapevolezza, è riuscito a mettere in luce le difficoltà del protestantesimo classico (ovvero delle chiese della Riforma/evangeliche) e, in modo più generale dello stesso cattolicesimo. Quest’ultimo ha qualcosa che frena la sua discesa: santi, reliquie, tradizioni, precetti … Insomma una “pratica religiosa” che, pur riservando un’attenzione esigua alla Bibbia, riesce comunque ad avere un numero di frequentatori domenicali in più. Ma dopotutto si tratta di numeri leggermente superiori.
Purtroppo questa crisi non riesce nemmeno ad essere vissuta come occasione per rimettere al centro la Parola di Dio e il cammino ecumenico. In un contesto occidentale in cui il cristianesimo rappresenta una minoranza, sarebbe “evangelico” cercare finalmente l’unità delle chiese.
Nel processo di frammentazione continua in particelle sempre più piccole la chiesa protestante ha perso la voce. La sua afonia la rende irrilevante nonostante i validi contenuti prodotti specialmente nell’analisi della Parola.
La malattia è stata adeguatamente diagnosticata: “il suicidio della chiesa”.
Quale sarebbe la cura?
Il Prof. Ferrario mi ricorda tragicamente Paolo VI quando esplicitò la sua sensazione che “da qualche fessura sia entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio”.
E chi l’ha aperta la fessura?
E come si chiude?
Tutto condivisibile e scritto con stile asciutto e scorrevole.
Se ne accorgono oggi, comunque tranquillo che anche i cattolici si stanno aggionando…