
Alla galassia che gira attorno alla Fraternità san Pio X (lefebvriani) appartiene anche una piccola congregazione religiosa, i “Figli del santissimo Redentore”, comunemente indicati come “redentoristi transalpini”. La comunità, composta da una trentina di religiosi, è nata dalla fuoriuscita di alcuni membri della congregazione dei redentoristi in polemica contro la regola riformata e per la pretesa di celebrare secondo il vecchio rito. Avviata negli anni Novanta, ha trovato casa in una remota isola a Nord della Scozia (Stronsay). Rientrata in comunione con Roma nel 2008, a seguito del motu proprio Summorum Pontificum, e riconosciuta come comunità religiosa di diritto diocesano dal vescovo di Aberdeen, Hugh Gilbert, ha figliato in Nuova Zelanda. È qui che denunce pubbliche circa esorcismi manipolanti e intrusivi hanno spinto il vescovo locale di Christchurch, mons. Michael Gielen, ad espellere i religiosi dalla diocesi. Dal loro recente capitolo generale è uscita una dichiarazione tonitruante in cui la comunità torna a posizioni anti-cattoliche e anti-papali. Si denuncia l’occupazione modernista e massonica della gerarchia. L’eresia mortale dell’indifferentismo (la possibilità di salvezza oltre i confini ecclesiali) è diventata parte della dottrina e, ai loro occhi, giustifica il rifiuto della gerarchia e del Concilio Vaticano II. Si invoca un «concilio generale imperfetto» – curiosa ideazione canonica che non afferma la «sede vacante» ma la presenza di un papa legittimo e però eretico e quindi impossibilitato al governo – che obbligherebbe i vescovi riuniti a concilio a scegliere un papa non più tale (cf. qui su SettimanaNews). Francesco Strazzari ha chiesto un parere al vescovo di Aberdeen, mons. Hugh Gilbert. Ecco la sua risposta.
Si tratta di uno psico-dramma, per altri aspetti di una tragedia, ma soprattutto di un peso. La casa madre della congregazione si trova nella mia diocesi, ma ne esiste una anche a Christchurch, in Nuova Zelanda. I membri sono circa 30. In breve, la congregazione è diventata “sedevacantista”. Non c’è alcun papa. Il Concilio Vaticano II viene respinto, così come la liturgia post-conciliare, la dottrina e il papato. La loro posizione diventa sempre più «chiara».
La diocesi sta portando avanti un procedimento penale canonico contro la congregazione. Questo si concluderà tra poche settimane e quasi certamente si arriverà a una dichiarazione di scomunica e altre sanzioni.
Ovviamente il Dicastero per la dottrina della fede e quello per la vita consacrata stanno monitorando la situazione. Una volta completato il processo diocesano, prenderanno la parola. Un gruppo di 4-5 membri non seguono la via “sedevacantista” e desiderano mantenere il riconoscimento di legittima congregazione religiosa. Tre di loro hanno trascorso i giorni della Pasqua con me.
Ecco in breve la situazione.
Fraternamente,
+ Hugh Gilbert






Ma viste quante divisioni ha causato questo concilio, non è che il problema è proprio il concilio stesso?
Secondo me ogni tanto dovrebbe essere offerta una seconda voce in questi articoli di “denuncia”. Perchè personalmente non ho la più pallida idea di chi si stia parlando, vale anche per la lettera contro il vescovo spagnolo della settimana scorsa. Per giudicare, o semplicemente farsi un’idea, uno dovrebbe avere in mano un quadro un po’ più articolato. Facendo una breve ricerca mi accorgo di avere in casa un libro sulla Frontiera Ucraina di Stazzari, (avevo letto la recensione sul Manifesto qualche anno fa) ma non so bene cosa c’entri con la Chiesa Cattolica o chi sia questo Hugh Gilber, a parte il nome.