Dio al cospetto di Kant

di:

kant

«Giusto è il Signore, ama le cose giuste; gli uomini retti vedranno il suo volto» (Sal 11(10),7). 

IL 21 dicembre del 1902, nella quiete raccolta dell’ultima domenica d’Avvento, Albert Schweitzer scrive alla fidanzata, Helene Bresslau, una lettera che è molto più di una confidenza: è il ritratto di una coscienza in dialogo con sé stessa.

Tra il profumo del Natale e il ricordo di letture condivise, la riflessione su Immanuel Kant diventa il centro vivo del testo, trasformando il sentimento in pensiero e il pensiero in esperienza spirituale:

«Sono così stanco, ma anche così felice – solo, l’ultima domenica d’Avvento. Tutto solo in casa! […] Profumo d’abete, profumo di Natale – sogni – Parigi, 20 rue de la Sorbonne – là, sul mio tavolo addobbato per Natale, la Critica della ragion pratica aperta; nel camino il fuoco che crepitava. Kant, mio primo consolatore, in quelle pagine leggevo il mio Vangelo di Natale».[1]

Segue la citazione del lungo e celebre passo tratto dalla seconda critica di Kant che inizia con le parole: «Dovere! nome sublime e grande, che non contieni niente di piacevole che implichi lusinga, ma chiedi la sommissione», e poi il commento di Schweitzer:

«Quando prendo in mano quel libro, si apre da solo in quel punto; là trovo i miei pensieri più intimi, e, avendole lette a Natale, quelle parole hanno per me il sapore del Natale. […] Ah, potessi continuare a sfogliare Kant – a volte m’illudo d’essere il primo ad averlo davvero compreso sino in fondo – “il discepolo che il Signore amava”. No, non è affatto un pedante; lo sembra soltanto. Lo amo come l’amico del Natale, come mio grande precettore e consolatore. A leggere quel passo ci si sente rapiti, elevati al di sopra del mondo!».[2]

Questa lettera rivela la profondità d’animo di Schweitzer: un uomo che, pur ritirato nella propria solitudine, riesce a trasformarla, grazie anche alla lettura di una pagina Kant, in uno spazio fecondo di amore, pensiero e tensione morale.

A richiamare alla mia memoria la lettera del famoso teologo, premio Nobel per la pace nel 1952, è stato l’incipit dell’agile volume di Alberto Castaldini, Immanuel. Dio al cospetto di Kant. Uno dei fili conduttori del libro è, infatti, il rapporto personale, quasi affettivo, che può instaurarsi con il pensiero kantiano.

Una relazione che non è tuttavia immediata, avverte Castaldini. Con Kant, infatti, non è sempre facile stringere “un’amicizia speciale”. L’illuminista tedesco sembra concedere nella sua filosofia poco spazio agli slanci del cuore, agli affetti, ai sentimenti. Eppure anche a Castaldini – come a Schweitzer e come già al suo insegnante di filosofia al liceo, cui dedica un ricordo commosso – il filosofo tedesco è caro, sicché, nella solitudine della casa dalle pareti spoglie ove abita a Bucarest, appende un celebre ritratto di Kant ed esso gli farà compagnia negli anni che trascorrerà all’estero.

«Le pareti della grande casa erano nude. Mobili all’osso, in attesa di completare il trasloco. Me ne uscii per una passeggiata e, nella vetrina di una libreria antiquaria, vidi una vecchia incisione che riproduceva il noto ritratto a olio di Kant eseguito del berlinese Gottlieb Döbler intorno al 1791. Era stata pubblicata da Bruckmann agli inizi del Novecento. La comprai senza esitazione e per un prezzo irrisorio. Decisi di collocarla in soggiorno appoggiata alla parete, illuminata dalla luce che penetrava dalla finestra affacciata su Strada Licurg, nel cuore dell’antico quartiere armeno. Non temo di affermare che lo sguardo penetrante del filosofo di Königsberg mi fece per quattro anni una grande compagnia. Non era il genio kantiano a riempire quel muro, ma il piacere di una relazione ritrovata in terra straniera».[3]

Kant è dunque per Castaldini una presenza familiare. Non è solo un grande pensatore, ma una compagnia silenziosa e uno stimolo interiore. Da questa relazione ideale, amicale, nasce il libro che si colloca a metà tra il saggio filosofico e la meditazione, capace di coniugare riflessione, sensibilità religiosa e partecipazione personale.

Castaldini sviluppa il suo discorso intrecciando biografia, ambiente e formazione spirituale. A partire dall’immagine della torre di Löbenicht, che dava al filosofo un senso di stabilità e di quiete sul fare della sera, emerge il legame tra la sua vita quotidiana e il suo pensiero.

Nel libro si sottolinea ripetutamente la profondità dell’interiorità e della disciplina morale del filosofo tedesco. Centrale è il ruolo dell’educazione pietista e della figura materna, che gli trasmisero una profonda convinzione religiosa e un rigoroso senso del dovere. In tal modo si delinea un Kant in cui ragione, dovere e fede si intrecciano fin dall’inizio della sua esperienza umana e filosofica.

Come il titolo stesso suggerisce, il nucleo teorico del libro ruota attorno all’interpretazione del rapporto tra Kant e Dio. Castaldini insiste nel mostrare come il filosofo non sia né ateo né semplicemente deista, ma autore di una posizione originale: Dio non è conoscibile attraverso la ragione speculativa, ma è necessario come postulato della ragione pratica. In altre parole, Dio emerge come fondamento della legge morale e garante del senso ultimo dell’agire umano. Questa prospettiva consente di comprendere la famosa “rivoluzione critica” non come una negazione della religione, ma come un tentativo di purificarla, sottraendola sia alle pretese dimostrative della metafisica, sia agli eccessi del misticismo e del fanatismo.

Particolarmente interessante è il modo in cui l’autore approfondisce il tema della moralità come luogo privilegiato dell’esperienza religiosa. Per Kant, ciò che conta non è tanto credere in Dio in senso dogmatico, quanto vivere “come se Dio esistesse”, orientando le proprie azioni secondo il dovere e la legge morale.

Castaldini mette bene in luce come questa impostazione dia origine a una religione razionale, in cui la fede non si oppone alla ragione ma ne costituisce un completamento.

Dunque, in questa prospettiva, il Dio kantiano è una presenza discreta, non dimostrabile ma indispensabile, che si manifesta nella coscienza morale e nella responsabilità individuale.

Seguendo Pietro Martinetti, rigoroso interprete di Kant nello studio e nella vita (fu tra i dodici docenti universitari a rifiutare il giuramento di fedeltà al fascismo), lo studioso annota:

«La visione di Dio in Kant non dipende dal tratto antropomorfico delle sue proprietà. Il corollario teoretico necessario alla coscienza morale è strettamente legato al postulato morale della sua esistenza, avulso pertanto come tale da conoscenze di tipo speculativo come da teologie razionali: l’atto di riconoscimento di Dio nell’uomo è e resta principalmente un atto morale».[4]

Il libro affronta anche temi cruciali come il male, la libertà e la grazia, mostrando come Kant riconosca la radicalità del male nella natura umana e, al tempo stesso, la necessità di un sostegno che vada oltre le sole forze dell’uomo per trascenderlo. Qui emerge una tensione significativa: da un lato, l’autonomia morale, dall’altro, il bisogno di una “Presenza” che orienti e completi l’agire umano.

Castaldini interpreta questa tensione non come una contraddizione, ma come il cuore stesso della posizione kantiana, sospesa tra ragione e trascendenza.

«Per Kant, Dio non si può conoscere ma è necessario. E, se di fronte allo scandalo del male la ragione non è sufficiente, l’uomo ricerca lo stesso lo sguardo divino: gli è, infatti, indispensabile la sua cooperazione per non essere travolto. Il pensiero e l’animo di Kant oscillano così fra il merito e la grazia».[5]

Nel complesso, Dio al cospetto di Kant è un’opera che invita a ripensare la figura di Kant al di là degli stereotipi del razionalismo astratto.

Castaldini restituisce un ritratto del filosofo, attraversato da una profonda inquietudine religiosa, impegnato a fondare una morale universale, senza rinunciare alla domanda su Dio. Il risultato è un libro che non solo introduce al pensiero kantiano, ma sollecita il lettore a interrogarsi sul rapporto tra ragione, vita morale e fede. Più che una semplice esposizione, è un percorso di riflessione che rende attuale e viva la lezione di Kant nel mondo contemporaneo.

«Senza alcun dubbio – leggiamo – Kant non credeva in un Dio “tappabuchi” (l’icastica espressione sarà del pastore Bonhoeffer), né in una religione intesa come “cerotto della coscienza”, come lui stesso affermò nelle sue lezioni di etica (1775-1781). Ma, detto ciò, Dio non appare nei suoi scritti solo come “idea”: è una presenza che interpella la ragione e si confronta con le emozioni e le passioni del cuore».[6]

In questa prospettiva, conclude Castaldini:

«Gesù per Immanuel è il figlio di Dio in quanto perfezione somma e va cercato “dentro di noi” (con noi), come modello di perfezione morale. Gesù è l’amico degli uomini, non un tiranno che impone il suo volere o le sue leggi a chi lo ascolta: egli suscita nei cuori un dovere».[7]

Dal punto di vista stilistico, il saggio è caratterizzato da una scrittura chiara, evocativa, che alterna analisi concettuale e suggestioni narrative. I riferimenti alla tradizione biblica, alla cultura cristiana e ai numerosi altri interpreti di Kant arricchiscono il testo senza appesantirlo.

Il tono personale – evidente nei ricordi dell’autore e nel racconto del suo “incontro” con Kant – conferisce all’opera una dimensione quasi dialogica, come se il filosofo diventasse un interlocutore vivo e attuale. Questo elemento rappresenta indubbiamente il suo punto di forza in quanto rende il libro coinvolgente e di piacevole lettura.

Castaldini AlbertoImmanuel. Dio al cospetto di Kant, Il Nuovo Melangolo, Genova 2025, pp. 80, € 15,00. EAN: 9788869834462


[1] A. Schweitzer, Lettere 1901-1913, trad. it. di T. Franzosi, Roma, Citta nuova, 1997, p. 49.

[2] Ivi, pp. 49-50.

[3] A. Castaldini, Immanuel. Dio al cospetto di Kant, Genova, il melangolo, 2025, p. 8.

[4] Ivi, p. 30.

[5] Ivi, p. 50.

[6] Ivi, p. 49.

[7] Ivi, pp. 68-69.

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Questo sito fa uso di cookies tecnici ed analitici, non di profilazione. Clicca per leggere l'informativa completa.

Questo sito utilizza esclusivamente cookie tecnici ed analitici con mascheratura dell'indirizzo IP del navigatore. L'utilizzo dei cookie è funzionale al fine di permettere i funzionamenti e fonire migliore esperienza di navigazione all'utente, garantendone la privacy. Non sono predisposti sul presente sito cookies di profilazione, nè di prima, né di terza parte. In ottemperanza del Regolamento Europeo 679/2016, altrimenti General Data Protection Regulation (GDPR), nonché delle disposizioni previste dal d. lgs. 196/2003 novellato dal d.lgs 101/2018, altrimenti "Codice privacy", con specifico riferimento all'articolo 122 del medesimo, citando poi il provvedimento dell'authority di garanzia, altrimenti autorità "Garante per la protezione dei dati personali", la quale con il pronunciamento "Linee guida cookie e altri strumenti di tracciamento del 10 giugno 2021 [9677876]" , specifica ulteriormente le modalità, i diritti degli interessati, i doveri dei titolari del trattamento e le best practice in materia, cliccando su "Accetto", in modo del tutto libero e consapevole, si perviene a conoscenza del fatto che su questo sito web è fatto utilizzo di cookie tecnici, strettamente necessari al funzionamento tecnico del sito, e di i cookie analytics, con mascharatura dell'indirizzo IP. Vedasi il succitato provvedimento al 7.2. I cookies hanno, come previsto per legge, una durata di permanenza sui dispositivi dei navigatori di 6 mesi, terminati i quali verrà reiterata segnalazione di utilizzo e richiesta di accettazione. Non sono previsti cookie wall, accettazioni con scrolling o altre modalità considerabili non corrette e non trasparenti.

Ho preso visione ed accetto