
Proteste a Gerusalemme contro la legge sulla pena di morte, 31 marzo 2026 [Ammar Awad/Reuters]
«Come cristiani, uniamo la nostra voce a tutti coloro che, nella società israeliana e all’estero, chiedono alle autorità israeliane di abolire questa legge ingiusta e pericolosa». Con un appello pubblicato il 19 maggio, il gruppo ecumenico israeliano «A Jerusalem Voice for Justice» alza la sua voce per domandare l’abolizione del Death Penalty for Terrorists Bill approvata il 30 marzo 2026 in Israele (cf. qui su SettimanaNews) ed entrata in vigore il 18 maggio 2026. Si tratta di una legge che istituisce, di fatto, la pena di morte come sanzione ordinaria per i palestinesi riconosciuti colpevoli di omicidi commessi nel contesto di atti qualificati come terrorismo in Cisgiordania occupata. Riprendiamo di seguito il testo dell’appello ecumenico.
I cristiani sono parte integrante della società in cui vivono. Devono adempiere al loro dovere religioso e civico e pronunciarsi contro la legge sulla pena di morte per i terroristi (Death Penalty for Terrorists Bill), approvata il 30 marzo 2026 in Israele ed entrata in vigore il 18 maggio 2026. Sebbene Israele avesse già previsto in precedenza la pena di morte, essa veniva applicata solo molto raramente. La nuova legge minaccia di rendere le esecuzioni di Stato una pratica più regolare nel sistema giuridico israeliano.
Applicazione discriminatoria
La nuova legge stabilisce due quadri altrettanto problematici per l’applicazione della pena di morte.
Innanzitutto, promuove l’applicazione della condanna a morte nei tribunali militari dei territori occupati da Israele dal 1967. I processi in questi tribunali sono troppo spesso non equi, basati su prove ottenute sotto tortura e privi di un’adeguata rappresentanza legale.
In secondo luogo, la legge può essere applicata in Israele a chiunque venga condannato per aver ucciso un israeliano con l’«intento di negare l’esistenza dello Stato di Israele». Entrambi i contesti di applicazione significano che la pena di morte sarà inflitta esclusivamente agli arabi palestinesi. Si tratta di una discriminazione evidente.
L’insegnamento cristiano
L’insegnamento cristiano afferma che la pena di morte è inammissibile. La dignità della persona umana non viene perduta neppure dopo la commissione di crimini molto gravi.
Sono emerse nuove comprensioni del significato delle pene inflitte dallo Stato. Sono stati sviluppati sistemi di detenzione più efficaci, che garantiscono la dovuta protezione dei cittadini. Tali sistemi non devono privare definitivamente il colpevole della possibilità di riabilitazione. Giustiziare un prigioniero costituisce una violazione dell’inviolabilità e della dignità di ogni persona umana, creata a immagine di Dio.
I cristiani credono che questo insegnamento sia presente anche nelle tradizioni ebraica e musulmana. Per queste ragioni, i cristiani devono impegnarsi con determinazione per l’abolizione della pena di morte in tutto il mondo.
Deterrenza
Coloro che nella società israeliana hanno sostenuto e promosso questa legge sostengono che l’imposizione della pena di morte scoraggerà chi ha intenzione di compiere atti di terrorismo.
Numerosi studi hanno dimostrato che non esistono prove del fatto che la pena di morte abbia un effetto deterrente. Anche in Israele, esperti hanno sostenuto che questa è un’ipotesi infondata, soprattutto nei casi di violenza commessi nel quadro di forti convinzioni ideologiche.
Irreversibilità
La nuova legge prevede che le esecuzioni vengano effettuate mediante impiccagione, possano essere inflitte anche da giudici di basso livello, persino quando l’accusa non ne abbia fatto richiesta.
L’esecuzione dovrebbe avvenire entro novanta giorni dalla sentenza, senza diritto di appello. Solo in circostanze poco chiare le autorità possono intervenire. Tuttavia, la storia dimostra che i processi giudiziari sono umani, incompleti e imperfetti.
In alcuni casi del passato in cui fu inflitta la pena di morte, si scoprì in seguito che era stato commesso un errore e la persona giustiziata venne riabilitata dopo la morte.
Schiacciare la violenza con la violenza
Infine, la nostra tradizione comune come persone di fede, radicata nell’insegnamento dei profeti, insiste sul fatto che la violenza genera soltanto altra violenza.
Contrapporre alla morte la morte, all’uccisione l’uccisione, ci fa sprofondare sempre più nell’oscurità che minaccia di travolgerci tutti. Ricordiamo l’ammonimento del profeta Abacuc: «Guai a chi costruisce una città sul sangue, ne pone le fondamenta sull’iniquità!» (2,12).
Come cristiani, uniamo la nostra voce a tutti coloro che, nella società israeliana e all’estero, chiedono alle autorità israeliane di abolire questa legge ingiusta e pericolosa. Chiediamo alle autorità israeliane di ascoltare la voce dei profeti, di obbedire alla legge di Dio che comanda l’amore, e di rispettare il fatto che Dio ha creato ogni persona umana a sua immagine e somiglianza, chiamandola a essere santa come Dio è santo e a non esercitare mai violenza gli uni contro gli altri. Ci uniamo a tutti coloro che pregano affinché la nostra società sia fondata sulla promozione dell’uguaglianza, della giustizia e della pace.
Firmatari
- Il Patriarca Latino di Gerusalemme, Michel Sabbah (emerito)
- Il Vescovo luterano della Terra Santa, Munib Younan (emerito)
- L’Arcivescovo greco-ortodosso, Attallah Hanna
- Yusef Daher
- Sawsan Bitar
- Samuel Munayer
- Dina Nasser
- John Munayer
- Sandra Khoury
- Rev. David Neuhaus SJ
- Rev. Frans Bouwen MAfr
- Rev. Firas Abdrabbo
- Rafi Ghattas
- Rev. Alessandro Barchi e altri membri





