Siamo alla fine del sogno libanese?

di:
hezbollah

Sostenitori di Hezbollah ricordano Hassan Nasrallah (Foto: David Guttenfelder/The New York Times)

Il Libano sta implodendo? La divisione interna tra chi sostiene e chi avversa Hezbollah è ormai irrecuperabile? Per ricostruire come si sia arrivati a questo punto occorrerebbe scrivere un romanzo storico. Presenterei la storia recente nelle sue tappe salienti per comodità del lettore, in modo da capire il dramma odierno.

***

Nel 1982 Israele invase il Libano, occupando permanentemente parte Sud, per liberarlo dai guerriglieri dell’OLP. Così quei territori divennero il terreno di coltura di Hezbollah, il Partito di Dio, finanziato e armato dall’Iran e aiutato per calcoli inerenti alla sua politica di ingerenza in Libano dalla Siria. È un partito di ispirazione sciita khomeinista, legato per statuto alla guida della rivoluzione iraniana.

Nel 1990 terminò la guerra civile libanese. Le milizie disarmarono tutte, ad eccezione di Hezbollah, per combattere contro l’invasore.

Nel 2000 Israele si ritirò, ma Hezbollah rimase in armi.

Nel 2005 alcuni operativi di Hezbollah uccisero con un’autobomba l’ex premier libanese Rafiq Hariri, determinando una sollevazione popolare che obbligò la Siria, ritenuta mandante del delitto, a ritirare i propri soldati dal Libano.

Nel 2006 Hezbollah compì azioni militari in territori israeliano, innescando la guerra di luglio dalla quale si uscì con il ritiro israeliano e una risoluzione dell’ONU che impegnava il Libano al disarmo di Hezbollah (il delitto Hariri era così dimenticato?)

Dopo il 7 ottobre 2023 Hezbollah si impegnò in operazione di sostegno a Gaza, una guerra a bassa intensità che teneva sotto attacco le comunità del Nord di Israele.

Nel 2024 Israele penetrò nel sistema di comunicazione interna di Hezbollah e quindi ne attaccò il quartier generale, decapitando l’organizzazione e tornando in ampi settori del sud del Libano. Se ne uscì nel settembre del 2024 con un cessate il fuoco: ritiro israeliano e disarmo di Hezbollah affidato all’esercito libanese. Termini accettati anche da Hezbollah.

Israele non si è ritirato completamente, ha mantenuto cinque avamposti. Hezbollah non ha consegnato le armi, nonostante l’esercito abbia effettuato diverse confische. Molti miliziani del braccio militare di Hezbollah sono stati eliminati con operazioni mirate che hanno coinvolto in numerosi casi anche civili.

La milizia ha affermato che per disarmare chiedeva prima il pieno ritiro israeliano, che Israele ha vincolato al pieno disarmo della milizia filo-iraniana. Questo ha indebolito la posizione del Presidente della Repubblica e del governo, eletti sulla base di un programma: il governo avrà l’esclusiva sul possesso delle armi su tutto il territorio nazionale.

Il 2 marzo di quest’anno, come è noto, Hezbollah ha deciso di vendicare l’assassinio della guida della rivoluzione iraniana, ayatollah Khamenei, attaccando Israele con il lancio di sei missili. Ne è scaturita una nuova occupazione del Sud del Libano, che ha già causato più di un milione di profughi dal Sud, la regione del Paese più vicina a Israele e dove opera Hezbollah.

Alle immediate critiche, diffuse anche tra i profughi, Hezbollah ha risposto sostenendo che l’attacco israeliano ci sarebbe comunque stato. I libanesi avversi ad Hezbollah hanno sostenuto che questo fosse un teorema indimostrabile.

Gli ordini di evacuazione di tutto il Sud del Libano più vicino ad Israele fanno temere l’intenzione di un’annessione, tesi esposta con altre preoccupazioni al segretario generale dell’ONU dal primo ministro libanese, Nawaf Salam.

Per porre termine al conflitto il governo e il Presidente hanno proposto di tornare al cessate il fuoco, avviando un negoziato che risolvendo i punti di contesa potrebbe portare al riconoscimento libanese di Israele. Hezbollah ha risposto che il bivio è «guerra o capitolazione».

***

Il quotidiano libanese L’Orient Le Jour, il 27 marzo pomeriggio, ha concluso così il suo forum on line con i lettori, rispondendo a questa domanda di uno di loro:

«È chiaro che il Libano come lo conosciamo non esiste più. Perché è proibito nel discorso ufficiale parlare di una vera e propria spartizione? Non federalismo. Una spartizione amichevole, come in Cecoslovacchia? Le regioni sciite da una parte e gli altri libanesi dall’altra. Perché non c’è un partito che promuova questa opzione per valutarne la popolarità?».

Questa la risposta del capo redattore del quotidiano libanese;

«Sento queste parole in ogni comunità e in ogni ambiente sociale. È evidente che il modo di convivere dei libanesi sta morendo. Che il livello di odio è senza precedenti. Che il ripiegamento su sé stessi, basato sull’identità, è ovunque. Che sembra impossibile per noi trovare un accordo sulla narrazione, sulle cause e sulle conseguenze di questa guerra. Siamo giunti alla fine del sogno libanese? Mi rifiuto di accettare questa idea. Una spartizione del Libano significherebbe la morte del Libano. E ancor di più, perché il Libano è davvero, come ha detto Emmanuel Macron, “un Paese più grande di se stesso”. Non possiamo rassegnarci a questo. Certamente, le sfide sono immense. Certamente, la divisione tra la comunità sciita e il resto del Paese è profondamente preoccupante. Certamente, stiamo rivivendo la stessa storia più e più volte senza imparare nulla. Ma ancora una volta, il Libano è un’idea prima di essere un Paese. E in quest’idea vale la pena continuare a credere, contro ogni previsione. E vale la pena fare tutto il possibile per garantire che resista a un Paese, a una regione e a un mondo sempre più ostili e alieni».

***

Ci sono due punti che ritengo doveroso sottolineare.

I molti anni che ci separano dalla nascita di Hezbollah lo hanno visto beneficiare di molti «sostegni» da altre formazioni, anche da Presidenti in carica (che per il patto libanese sono cristiano-maroniti). E hanno visto anche patti spartitori, che per molti hanno trasformato gran parte del ceto politico in una cupola «affaristica».

Questo Governo aveva segnato una novità, una speranza per tutto il Paese. Le responsabilità sono diffuse, e numerose. Chi oggi parla di sciiti, da una parte, e di «altri libanesi», dall’altra, mi sembra che commetta un errore: un grande dissidente sciita, critico di Hezbollah, Lookman Slim, assassinato di recente a Beirut, lo dimostra. Ma dimostra anche che dissentire non è facile. Tanti intellettuali cristiani, in dissenso da Hezbollah e i suoi alleati, hanno fatto la stessa fine.

Se questo punto riguarda la necessità di non cadere in semplificazioni pericolose, ce ne è uno che riguarda l’oggi di Hezbollah. Come è noto in questi giorni, dai quali si attende di capire se davvero ci sarà un negoziato, le autorità iraniane hanno esposto diversi punti pregiudiziali, tra i quali quello per cui il negoziato comprenda anche il Libano, per ottenere il ritiro israeliano dal Sud del Libano.

Questa posizione ha ovviamente il pieno consenso di Hezbollah. Ma quando la medesima richiesta, negoziare per ottenere l’immediato ritiro israeliano dal Sud del Libano, è stata espressa dal Governo libanese, Hezbollah ha parlato − come accennato in precedenza − di capitolazione. Perché? Perché una differenza c’è, è vero. La posizione espressa dall’Iran non contempla, o non prevede, anche il disarmo di Hezbollah. Eppure il cessate il fuoco, approvato da tutti, lo prevedeva.

Ora il Governo libanese ha deciso di espellere l’ambasciatore iraniano: ha tempo per lasciare il Libano fino a domenica. Ma cosa accadrà domenica nessuno lo può dire.

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Questo sito fa uso di cookies tecnici ed analitici, non di profilazione. Clicca per leggere l'informativa completa.

Questo sito utilizza esclusivamente cookie tecnici ed analitici con mascheratura dell'indirizzo IP del navigatore. L'utilizzo dei cookie è funzionale al fine di permettere i funzionamenti e fonire migliore esperienza di navigazione all'utente, garantendone la privacy. Non sono predisposti sul presente sito cookies di profilazione, nè di prima, né di terza parte. In ottemperanza del Regolamento Europeo 679/2016, altrimenti General Data Protection Regulation (GDPR), nonché delle disposizioni previste dal d. lgs. 196/2003 novellato dal d.lgs 101/2018, altrimenti "Codice privacy", con specifico riferimento all'articolo 122 del medesimo, citando poi il provvedimento dell'authority di garanzia, altrimenti autorità "Garante per la protezione dei dati personali", la quale con il pronunciamento "Linee guida cookie e altri strumenti di tracciamento del 10 giugno 2021 [9677876]" , specifica ulteriormente le modalità, i diritti degli interessati, i doveri dei titolari del trattamento e le best practice in materia, cliccando su "Accetto", in modo del tutto libero e consapevole, si perviene a conoscenza del fatto che su questo sito web è fatto utilizzo di cookie tecnici, strettamente necessari al funzionamento tecnico del sito, e di i cookie analytics, con mascharatura dell'indirizzo IP. Vedasi il succitato provvedimento al 7.2. I cookies hanno, come previsto per legge, una durata di permanenza sui dispositivi dei navigatori di 6 mesi, terminati i quali verrà reiterata segnalazione di utilizzo e richiesta di accettazione. Non sono previsti cookie wall, accettazioni con scrolling o altre modalità considerabili non corrette e non trasparenti.

Ho preso visione ed accetto