Siria: un regime spietato

di:

siria

Ogni notte: l’esercito libanese respinge in Siria migliaia di profughi che tentano di attraversare illegalmente i confini. «I diversi tentativi sono contrastati con successo»: fa sapere, con soddisfazione, il vertice militare libanese.

Come spiegare il tentativo di tante persone di “passare dalla padella” della disperazione siriana “alla brace” del disastro libanese? In entrambi i Paesi, ormai, la moneta locale non ha valore, è carta straccia. La corrente elettrica è razionata oltre i limiti dell’immaginabile. Per di più in Libano l’ostilità verso i siriani tracima con l’aggravarsi quotidiano della crisi economica.

Eppure, in Libano si trovano le reti dei delinquenti che, coi soldi, possono portare i profughi in Europa, attraverso l’incubo dei viaggi via mare. Inoltre, in Libano, non si spara o si spara poco: combattimenti ce ne sono, ma sono limitati, mentre in Siria è – di fatto – tornata la guerra “alla grande”, se mai era finito qualcosa di brutto.

Guerra in Siria

La guerra, armi in pugno, si è riaccesa al sud, ove sia i drusi di Suwaida sia i sunniti di Daraa osano protestare per le condizioni di vita impossibili e la repressione: una protesta che è arrivata anche al nord, nelle roccaforti del regime, come Aleppo e Latakia, ove vivono gli stessi appartenenti alla minoranza religiosa da cui proviene Assad, gli alawiti.

Dopo giorni in cui il regime è parso lasciar fare – forse convinto di aver ormai piegato da tempo ogni resistenza – le pallottole sono tornate a fischiare ovunque, per l’allargarsi della protesta e soprattutto per le esplicite – coraggiose – richieste di dimissioni di Assad.

La condizione in cui versa il regime siriano – anche militarmente – ha imposto di “sollevare un poco il tallone” proteso verso l’altra parte della Siria, quella in mano all’SDF, le Forze di Difesa Siriana, sorrette soprattutto dai curdi e sostenute dagli Stati Uniti, presenti con 900 assistenti militari. L’SDF include combattenti arabi e armeni, popolazioni presenti in quei territori che corrispondono al nord-est della Siria.

La zona in questione, in gran parte desertica e fuori dal controllo delle milizie di Assad, ha il suo centro più importante nella città di Deir az-Zoor, a maggioranza araba, non curda: proprio là, nei giorni scorsi, un capo tribale arabo, comandante locale delle SDF, Ahmad al-Kabil, è stato arrestato dai curdi che lo accusano di trafficare droga con gli uomini della giunta di Damasco, su richiesta dei quali avrebbe pure favorito il ritorno in zona dei miliziani dell’Isis.

La questione rischia perciò di diventare etnica, per la difficoltà dei rapporti tra curdi e arabi: molti arabi a Dier az-Zoor hanno espresso il proprio malessere nei confronti dei curdi, mentre la coalizione curdo-araba che governa quella parte di Siria – con l’aiuto americano in funzione della persistente lotta all’Isis – sta mostrando di essere in grave difficoltà.

I turchi, poi, stanno tentando di trarne immediato vantaggio militare a danno dei curdi, come, da parte loro, fanno anche i russi, che non cessano di bombardare il nord-ovest – il bacino di Idlib ove sono raccolti i “ribelli” – per favorire una sua caduta in mano all’esercito di Assad.

Se questo è il quadro, Assad, nonostante le grandi difficoltà in cui si dibatte, mostra, ancora una volta, di essere il grande e spietato manipolatore, qual è da sempre: capace di destabilizzare il nemico sino al punto da favorire l’Isis; cosa che ha già fatto contro il suo popolo in rivolta, dalla “primavera araba” in poi.

Perciò, ora, non mi convince affatto la proposta di chi vuole togliere le sanzioni contro Assad e il suo governo sulla parte più popolata e fertile della Siria: il proposito è, di per sé, buono, perché le sanzioni colpiscono anche la povera popolazione che ha solo bisogno di pace e di mangiare; ma purtroppo il presupposto è fondato su una pia illusione.

Sunniti: pulizia etnica

Tale è la linea presa dalle monarchie arabe del Golfo che, dopo aver osteggiato Assad dal 2011, lo hanno riammesso nel salotto buono del loro mondo: la Lega Araba. Gli avevano chiesto, in cambio, di cessare la produzione dai profitti miliardari della droga sintetica captagon che il regime sta esportando in tutto il mondo arabo, e non solo, in consorzio coi grandi cartelli dei narcotrafficanti, e quindi di consentire il rientro in Siria, in sicurezza, dei milioni di profughi che, inevitabilmente, stanno ingenerando instabilità sociale in Libano, Giordania, Turchia.

Su entrambi questi capitoli il regime di Assad non ha dato di fatto alcun riscontro, perché vive solo del malaffare e della pulizia etnica, operata col terrore, per poi garantirsi quel poco di consenso che lo fa restare.

La linea di Assad è stata esposta anche al summit arabo e ha un nome e una storia: la città di Hama nel 1982, ove il partito dei Fratelli Musulmani tentò l’insurrezione e andò incontro a un numero imprecisato di morti, forse decine di migliaia, con vecchi, donne e bambini. I Fratelli – musulmani di rito sunnita – da quel massacro hanno giurato vendetta. Se i Fratelli Musulmani sono nemici e sono sunniti, per Assad tutti i sunniti sono nemici.

Da ciò la scelta di sterminarli o di deportarli “tutti”. Chiaramente Assad non l’ha detto così – esplicitamente – nella sede della Lega Araba: ha, però, solo omesso l’equazione “sunnita uguale a fratello musulmano”, e non ha nascosto le sue intenzioni contro il dissenso e contro ogni membro della Fratellanza. Infatti: i sunniti erano la maggioranza della popolazione siriana, ora costituiscono la quasi totalità dei profughi.

Il fatto nuovo dell’attualità è che anche la minoranza drusa si sta ribellando ad Assad. Così come la rilevante minoranza curda di Siria non si trova più in una disdetta tale da imporle di doverlo accettare, così com’è.

Il regime di Damasco si è sempre presentato come l’amico di tutte le minoranze contro la protervia totalitaria della maggioranza sunnita. Le minoranze – ad eccezione di qualche loro patriarca cristiano – non si sentono più garantite dalla giunta Assad, espressione di una parte della piccola minoranza alawita, dalla quale ora affiora pure il dissenso!

Come, allora, credere ancora, che il rais – mentre favorisce il riemergere dell’Isis nell’ombra – possa essere malleabile e aperto alle riforme e che, liberato dalle sanzioni, lo si vedrebbe aprire le porte alla cosiddetta normalità?

Senza tutele giuridiche

Nel 1968, dopo la sconfitta militare nella guerra del ’67 contro Israele, il regime baathista che si era impossessato del potere con un golpe militare, nel quale Hafez al Assad aveva avuto un ruolo di primo piano, diede vita ai tribunali di campo militare, fortemente voluti proprio da Assad padre. Ufficialmente dovevano consentire l’immediata eliminazione dei soldati nemici e dei disertori.

Questi tribunali sono rimasti in vigore fino ad oggi. In Siria si viene tuttora tradotti in carcere dai soldati senza alcun diritto di difesa e, senza alcun giudice presente, si può essere condannati a morte. Sono tantissime le testimonianze che dimostrano come, dal 1968 ad oggi, dopo efferate torture e confessioni estorte, si passi alla sentenza di condanna, con un giudizio realizzato in pochi minuti.

Ora Bashar al-Assad ha deciso di cancellare quei tribunali e di tornare al sistema di giustizia militare in vigore prima della loro costituzione, quello varato nel 1950, sempre in tempi di guerra, con tribunali militari ordinari competenti anche sugli affari politici riguardanti i civili. Ma anche questi tribunali sono ritenuti responsabili di esecuzioni – raramente accertate – di decine di migliaia di dissidenti.

L’ammissione della persistente esistenza, ad oggi, dei tribunali di campo militare e la loro sostituzione, è quanto di meglio il regime sappia produrre per dimostrare la sua “emendabilità” e quindi la sua compatibilità alla Comunità internazionale e alla civiltà giuridica.

Ma persistendo nei fatti, da parte del regime, l’equiparazione del termine Fratello musulmano col termine terrorista sunnita, a prescindere dagli atti personali, chi può davvero ritenere che un profugo siriano sunnita voglia rientrare volontariamente in patria, sentendosi al sicuro?  A ciò si dovrebbe aggiungere il capitolo captagon e l’enumerazione di altri incredibili reati penali.

Tutto ciò, a mio modo di vedere, dimostra l’irriformabilità del regime di Assad, non il suo contrario.

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Questo sito fa uso di cookies tecnici ed analitici, non di profilazione. Clicca per leggere l'informativa completa.

Questo sito utilizza esclusivamente cookie tecnici ed analitici con mascheratura dell'indirizzo IP del navigatore. L'utilizzo dei cookie è funzionale al fine di permettere i funzionamenti e fonire migliore esperienza di navigazione all'utente, garantendone la privacy. Non sono predisposti sul presente sito cookies di profilazione, nè di prima, né di terza parte. In ottemperanza del Regolamento Europeo 679/2016, altrimenti General Data Protection Regulation (GDPR), nonché delle disposizioni previste dal d. lgs. 196/2003 novellato dal d.lgs 101/2018, altrimenti "Codice privacy", con specifico riferimento all'articolo 122 del medesimo, citando poi il provvedimento dell'authority di garanzia, altrimenti autorità "Garante per la protezione dei dati personali", la quale con il pronunciamento "Linee guida cookie e altri strumenti di tracciamento del 10 giugno 2021 [9677876]" , specifica ulteriormente le modalità, i diritti degli interessati, i doveri dei titolari del trattamento e le best practice in materia, cliccando su "Accetto", in modo del tutto libero e consapevole, si perviene a conoscenza del fatto che su questo sito web è fatto utilizzo di cookie tecnici, strettamente necessari al funzionamento tecnico del sito, e di i cookie analytics, con mascharatura dell'indirizzo IP. Vedasi il succitato provvedimento al 7.2. I cookies hanno, come previsto per legge, una durata di permanenza sui dispositivi dei navigatori di 6 mesi, terminati i quali verrà reiterata segnalazione di utilizzo e richiesta di accettazione. Non sono previsti cookie wall, accettazioni con scrolling o altre modalità considerabili non corrette e non trasparenti.

Ho preso visione ed accetto