
La scelta ha sorpreso per un primo viaggio in Europa. Il 28 marzo, Leone XIV trascorrerà meno di nove ore nel Principato, dove presiederà una Messa allo stadio Louis-II.
Secondo le informazioni, l’annuncio del viaggio ha suscitato reazioni contrastanti in Vaticano, ai livelli più alti, rendendone complessa l’organizzazione. Alcuni alti prelati vi hanno visto una rottura con la diplomazia di Francesco, poco convinti da un viaggio in uno degli Stati più ricchi d’Europa, simbolo del lusso mediterraneo. Altri si sono mostrati ancor più riservati di fronte all’idea di recarsi in uno Stato confessionale – il cattolicesimo è religione di Stato a Monaco – in un momento in cui la religione è sempre più strumentalizzata politicamente.
Una spiegazione più personale?
La maggior parte degli ecclesiastici interpellati tende tuttavia a relativizzare. «È una visita pastorale, esattamente come se andasse a Milano», sorride un prelato. «Del resto, non ha conti in banca a Monaco». In un Vaticano finanziariamente fragile, il Principato – che non conosce debito pubblico – potrebbe tuttavia attirare l’attenzione di grandi donatori. «È una rete di contatti», osserva un analista romano.
Altre fonti intravedono invece una spiegazione più personale, evocando a mezza voce «un accordo tra americani». Leone XIV, nato a Chicago, e il principe Alberto II, figlio dell’attrice americana Grace Kelly e formatosi all’università di Amherst vicino a Boston, condividerebbero uno stile «diretto e pragmatico» e si sarebbero particolarmente intesi durante il loro incontro in Vaticano il 17 gennaio scorso.
A Roma, queste interpretazioni rivelano soprattutto una cosa: nessuno sembra sapere davvero perché il Papa abbia scelto Monaco.
«Cultura della vita»
I temi del viaggio offrono forse un primo elemento di risposta.
Leone XIV non arriva nel Principato senza punti di convergenza con il principe. Da anni, Alberto II ha fatto dell’ambiente – e in particolare della protezione degli oceani – un elemento distintivo del suo impegno internazionale. Dal canto suo, il Papa ha ripreso la linea sociale ed ecologica di Francesco, assumendo però un linguaggio più esplicitamente ancorato alla «cultura della vita».
In questo contesto, la dimensione bioetica è rilevante, anche se probabilmente non basta da sola a spiegare il viaggio. Nel messaggio trasmesso il 19 novembre 2025 per la festa nazionale monegasca, Leone XIV incoraggiava gli abitanti del Principato a rimanere fedeli alle loro «valori ancestrali (…) fondati sul Vangelo e sul rispetto della cultura della vita». Tale messaggio è stato letto in cattedrale dal nunzio, mons. Martin Krebs.
Un messaggio alla Francia
Pochi mesi dopo, la diocesi, nel comunicato che annunciava la visita, spiegava che il Papa e Alberto II condividerebbero «la preoccupazione per un’ecologia integrale» nonché «una particolare attenzione al rispetto della vita umana dal suo inizio alla sua fine».
Le questioni bioetiche hanno recentemente suscitato diversi dibattiti nel Parlamento di Monaco. Un tentativo di allentare la legge che vieta l’interruzione volontaria di gravidanza, votato nel 2025, non è stato infine ripreso dal governo principesco. L’eutanasia e il suicidio assistito non sono inoltre autorizzati nel Principato, che ha scelto di rafforzare il quadro delle cure palliative con una legge adottata nel giugno 2025.
Per diversi osservatori, la coerenza è troppo evidente per essere casuale. «La visita del Papa a Monaco sarà un messaggio rivolto alla Francia, nel pieno del dibattito parlamentare sull’eutanasia», commenta una fonte romana impegnata su questi temi. Altri, in Vaticano, invitano tuttavia a non ridurre la visita a un unico messaggio contro l’eutanasia, ricordando che i comunicati ufficiali insistono sui legami storici tra il Principato e la Santa Sede.
Questo viaggio, infatti, non ha nulla di improvvisato. Da anni i diplomatici monegaschi a Roma cercano di far venire il Papa, arrivando, sotto Francesco, a presentare il Principato come una «periferia» a suo modo – senza successo. Leone XIV sarà dunque il primo Papa regnante a recarsi nel Principato, una visita vissuta localmente come storica, frutto di un intenso lavoro diplomatico.
Monaco come intermediario diplomatico
Ed è qui che emerge un’ulteriore spiegazione. Come dimostra questo viaggio, Monaco coltiva da tempo la sua relazione con la Santa Sede. Il comunicato del Palazzo principesco, che annuncia la visita del Papa, evoca «i legami secolari» tra i Grimaldi – la famiglia di origine genovese che regna su Monaco da oltre sette secoli – e i successori di Pietro, nonché «relazioni diplomatiche antiche e fiduciose». Anche il comunicato della diocesi insiste «sull’attaccamento, da secoli, della Famiglia principesca» ai Papi.
Ma al di là di questa memoria condivisa, la relazione è anche molto concreta e attuale. Monaco offre alla Santa Sede qualcosa di importante che essa non possiede: una voce deliberativa nelle sedi delle Nazioni Unite. Il Principato è membro a pieno titolo dell’ONU dal 1993. La Santa Sede, invece, vi è soltanto osservatore permanente, senza diritto di voto.
Per Roma, Monaco è un partner antico, affidabile e inserito nelle istituzioni internazionali.
In questa prospettiva, il legame tra Monaco e la Santa Sede va oltre la semplice cortesia tra due micro-Stati cattolici. «Esiste tra la Santa Sede e Monaco una forma di continuità di interessi», osserva un diplomatico romano. Su alcuni dossier, in particolare bioetici, il Principato – pur perseguendo le proprie priorità – può, nelle sedi multilaterali, difendere posizioni vicine a quelle espresse dalla Santa Sede.
«Non si tratta di una delega meccanica, ma piuttosto di una prossimità che può contare in un universo onusiano dove lo status istituzionale pesa nelle negoziazioni», prosegue. Un intermediario tanto più prezioso in un momento in cui il multilateralismo attraversa una fase di incertezza, che Leone XIV invita regolarmente a difendere.
Forse è proprio qui che va cercata la ragione più strutturale del viaggio. Monaco non è soltanto uno scenario di lusso. È anche, per Roma, un partner antico, affidabile e inserito nelle istituzioni internazionali. Da questo punto di vista, la visita di Leone XIV nel Principato appare come un modo, per il Vaticano, di coltivare una delle sue più utili «periferie» diplomatiche.
- La Croix, 10 marzo 2026 (qui l’originale francese)





