
(Yara Nardi/Pool photo via AP)
A Sua Santità Leone XIV,
Le scrivo mosso da quella stessa franchezza che il Suo predecessore Francesco ha chiesto di avere, quando esortava i fedeli «a fare chiasso»: niente più, niente meno dell’atteggiamento evangelico della parresia. Una scelta, quella di scriverLe, peraltro radicata nel principio contenuto al canone 212, par. 3, del Codice di Diritto Canonico: «in modo proporzionato alla scienza, alla competenza e al prestigio di cui godono, essi hanno il diritto, e anzi talvolta anche il dovere, di manifestare ai sacri Pastori il loro pensiero su ciò che riguarda il bene della Chiesa (…)».
Nel solco della «correzione fraterna», ammetto di aver avvertito un profondo senso di turbamento nel leggere il discorso che lo scorso sabato 7 marzo Lei ha rivolto ai membri dell’Ordinariato militare per l’Italia.
Innanzitutto, a me come a tanti cattolici (e non solo), risulta inconcepibile la presenza di preti con indosso le stellette militari. I cent’anni dell’Ordinariato avrebbero potuto rappresentare, più che una celebrazione di valori in aperta contraddizione con lo spirito evangelico, l’occasione per una rivisitazione profonda dell’assistenza spirituale alle Forze armate (che l’Accordo del 2021, recentemente modificato, ha persino rafforzato nelle prerogative militari, come ho scritto in alcuni contributi scientifici: qui e qui).
Rischia così di rimanere lettera morta quanto affermato dai vescovi italiani nella nota pastorale «Educare a una pace disarmata e disarmante» del 5 dicembre 2025: «Ci chiediamo se non si debbano prospettare diverse forme di presenza in tali contesti, meno direttamente legate a un’appartenenza alla struttura militare: esse consentirebbero maggior libertà nell’annuncio di pace specie in contesti critici». Le parole di don Lorenzo Milani e dei suoi ragazzi di Barbiana, secondo i quali «l’obbedienza non è più una virtù», devono continuare scuotere e interpellare le nostre coscienze.
Per questo motivo, trovo un intollerabile ossimoro il motto scelto per il centenario: «Inter arma, caritas». No, non ci può essere alcuna forma di amore in quelle istituzioni totalizzanti dove si è addestrati per uccidere il fratello e la sorella; dove si accetta, pure solo come remota eventualità, la possibilità concreta di sopprimere l’altro. L’amore non può essere in alcun modo accostato alle armi.
Ancor di più mi viene difficile pensare a una «vocazione» per il militare cristiano nei termini da Lei proposti: «In questo orizzonte si colloca la missione del militare cristiano. Difendere i deboli, tutelare la convivenza pacifica, intervenire nelle calamità, operare nelle missioni internazionali per custodire la pace e ristabilire l’ordine. Tutto questo non può ridursi a mera professione: è una vocazione, risposta a una chiamata che interpella la coscienza. L’identità del militare è forgiata da generosità, spirito di servizio, alte aspirazioni e profondi sentimenti. Ma tali valori esigono un fondamento, un dono di Grazia capace di alimentare la carità fino alla dedizione totale di sé».
La «dedizione totale di sé» non è la risposta a una chiamata divina ma – specialmente in un esercito professionalizzato – la scelta di inserire la propria esistenza all’interno della logica del comando e dell’obbedienza ai superiori. Non c’è posto per l’affermazione e la promozione della libertà di coscienza della persona. Da questo punto di vista, il principio antico «Christianus sum, militare non possum» non può ammettere limitazioni.
L’obiezione di coscienza al servizio militare e al porto d’armi per un cristiano dovrebbe essere la regola e non l’eccezione. L’incompatibilità ontologica tra la sequela di Gesù (la croce) e la scelta di indossare una divisa militare (la spada) rende evidente che non possa registrarsi una «vocazione» nel prepararsi a utilizzare la forza armata, inserita nell’unica vocazione battesimale che accomuna tutte e tutti.
Deve essere chiaro che la pace non può essere utilizzata come un alibi. Troppe volte operazioni di distruzione e di morte sono state giustificate come «missioni di pace», finendo per alimentare quella «terza guerra mondiale a pezzi» denunciata da Papa Francesco. In tal modo, si rischia di sminuire e di banalizzare la logica del disarmo, da Lei stessa avanzata nell’ultimo messaggio per la Giornata mondiale della pace.
È sufficiente ripartire dall’annuncio radicalmente nonviolento del Vangelo, che consegna una beatitudine agli operatori di pace (Mt 5,9), prescrive l’amore per i nemici (Mt 5,44) e impone di rimettere la «spada nel fodero» (Mt 26,52). Questo stile autenticamente nonviolento che oggi più che mai, in un tempo di follia bellicista, impone alla Chiesa di essere voce coraggiosa capace di dire un «no» incondizionato, secco e senza mezzi termini alle armi, incluse quelle organizzate dagli Stati.
Solo in questo modo potrà essere dato seguito, come concretamente realizzabile, alla profezia del disarmo integrale già tracciata da Papa Giovanni XXIII nel 1963: «(…) giustizia, saggezza ed umanità domandano che venga arrestata la corsa agli armamenti, si riducano simultaneamente e reciprocamente gli armamenti già esistenti; si mettano al bando le armi nucleari; e si pervenga finalmente al disarmo integrato da controlli efficaci» (Pacem in terris, par. 60).
È questo il grido di chi desidera e sogna una Chiesa totalmente disarmante e disarmata.
Con speranza,
Luigi Mariano Guzzo
Professore di Diritto e religione e di Diritto canonico all’università di Pisa






Come può essere coerente la presenza di preti con le stellette militari con l’annuncio radicalmente non violento del Vangelo? Il fatto che questo annuncio, a partire da Costantino, sia stato poi costantemente tradito non ci esime dal provare profonda vergogna. Ci siamo massacrati per secoli e continueremo a farlo nei secoli a venire pregando il Signore che ci aiuti ad ammazzare quanti più nemici possibili. Proprio ieri il ministro della “”guerra”” americano ha letto un Salmo della Bibbia di sostegno, secondo lui, alle truppe americane
La presenza del Male/guerra/morte è situazione evidente della condizione umana. Anche la Bibbia la “accetta” come un dato di fatto. Ma propone sempre la luce della Vittoria/Risurrezione. I tanti preti-santi che hanno dovuto partecipare alla guerra come Cappellani hanno subito una condizione legata alla storia del momento. Ma sono stati sempre “operatori di pace” portando la speranza della Risurrezione. Riguardo invece all’Ordinariato e ai Cappellani militari di carriera, penso che la situazione OGGI sia diversa. E lo deve diventare con quei cambiamenti anche legislativi sottolineati nell’articolo. Per cui ritengo che, come ogni Associazione o equiparata, anche l’Esercito, dove ha le varie sedi, debba inserirsi nelle Parrocchie di residenza e avere lì il punto di riferimento per la vita spirituale, personale o di Gruppo. Anche con celebrazioni specifiche, però – come sottolineato sopra – senza le varie preghiere finali spesso solo cariche di retorica. C’è già la “preghiera dei fedeli” dove presentare il proprio cuore alla supplica e all’ascolto della volontà di Dio. Forse questo è il passaggio richiesto alle due istituzioni Chiesa e Esercito per rendersi oggi credibili anche quando occorre, purtroppo, difendere e difendersi.
Grazie di queste riflessioni, condivido pienamente, da cristiano e obiettore di coscienza. Chiesa “disarmante e disarmata” vuol dire Chiesa libera e sciolta da ogni vincolo con il potere, specie quando questo assume contorni militaristi e nazionalisti come nelle forze armate. Domenica alla messa della mia parrocchia ho dovuto assistere, con insofferenza, al raduno di una forza armata con annessa lettura di una preghiera piena di patriottismo e militarismo imbottiti di “valori cristiani”. Basta sentire queste cose nell’eucarestia!
Abbiamo dimenticato che esiste una difesa dinanzi all’aggressione che si chiama difesa popolare non violenta. Utopia ? Forse si. Ma non appare forse utopico il messaggio di amore incondizionato di Gesù ? Allora, cerchiamo di non cadere nella trappola del finto realismo ed adoperiamoci ad ogni livello per educare alla difesa popolare non violenta.
Ormai aggressore e aggredito sono categorie asservite al potere del … più forte (grazie ai soprusi), non al diritto
Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe» (Lc 3,14). Finché siamo su questa terra i militari sono necessari, quindi non vedo perché non ci dovrebbe essere chi li aiuta a essere cristiani migliori.
Quante anime belle, formate alla scuola del cattocomunismo… Del pacifismo senza giustizia del no alla guerra senza se e senza ma però poi guai a parlare male della Resistenza che invece la guerra, vera, con le armi l’ha fatta quando era necessario farla. Perché la guerra mica si sceglie sempre. A volte ti investe e non puoi sottrarti. Semplicemente.
Nel paese di mia madre, Spigno Saturnia LT, raso al suolo dagli eventi bellici, c’è la tomba di un povero soda italiano ucciso dai marocchini al soldo dei francesi, per aver cercato di difendere la popolazione civile da quello che quella gentaglia faceva a donne, uomini, bambini e preti. Diede la sua vita per i suoi prossimi ed è quello che Gesù ha insegnato. Mio nonno fu salvato da un Cappellano, che morì poco dopo mentre dava l’Unzione ad un morente.
Non merita la gente in divisa di avere deli sacerdoti che li assistano e ne salvino le anime al momento giusto? La Chiesa quello deve fare, secondo quanto mi hanno insegnato al Catechismo. Portare le anime a Cristo. Anche quelle di chi si è impegnato a difendere la propria gente. Papa Giovanni XXIII e San Pio da Pietrelcina non si vergognarono di indossare la divisa dell’Esercito e sono santi. Voi cosa siete? Gente che propala, come verità, l’utopia di avere un mondo senza guerre e senza criminali. E che vorrebbe dismettere le difese non a risultato raggiunto, che sarebbe anche lecito, ma prima di tutto il resto.
Il sottoscritto, ufficiale medico, durante il Servizio Militare ha potuto fare la Cresima insieme a tanti colleghi che come lui indossavano la divisa per dovere ma anche con onore. Gente che ha dato una mano nei terremoti, che ha rimosso l’immondizia per strada che ha garantito e garantisce la sicurezza nelle città italiane. E qualcuno vorrebbe negare a gente per bene assistenza religiosa. Avete solo da vergognarvi per averla pensata questa cosa. Mi chiedo io cattolico cosa ho in comune con voi. E faccio fatica a pensarvi fratelli nella fede. Vi vedo come gli utili idioti che spianano la strada al materialismo e all’utopia marxista, scomunicata dalla Chiesa. Il perfetto risultato di 80 anni di demolizione della Fede.
E mi fermo qua.
Gentile sig. Edwin, non si tratta qui nè di pacifismo nè di cattocomunismo. Nessuno mette in dubbio che nelle forze armate ci sia gente per bene e che queste siano necessarie al vivere civile, e neppure si mette in dubbio che al loro interno vi sia che si è dedicato ad atti di abnegazione e di eroismo, ci mancherebbe altro, anzi forse più che in altri contesti. Trovo giusto anche che chiunque abbia diritto all’assistenza religiosa, se richiesta, sia dentro le forze armate che in ogni contesto, e che questa non venga negata a nessuno. Quello che però è inconcepibile e che stride con il Vangelo è la presenza di preti con indosso le stellette militari, è la presenza di un ordinariato apposito. Non siamo “utili idioti materialisti e marxisti”, siamo solo cristiani che ritengono che per testimoniare le Beatitudini ed essere profetici serva essere LIBERI e non asserviti ad una forza armata ed al potere di uno stato. Questo è il concetto di “pace disarmata e disarmante”, altrimenti non possiamo dirci “cristiani”. Possiamo essere eroi, patrioti, virtuosi, difensori dei valori, tutto ciò che si vuole … ma – mi dispiace – non “cristiani”. Il cristiano è “oltre”.
Inconcepibile, quanto è stato abbondantemente concepito da decenni ed ha funzionato come doveva. E’ inconcepibile per Lei, gentile signor Paolo. Non è stato inconcepibile per fior di sacerdoti come, ad esempio, Don Giovanni Minzoni, MAVM sul Piave (se cerca le foto lo troverà in divisa e carico di medaglie). Ucciso dai fascisti. Padre Reginaldo Giuliani, Cappellano degli Arditi, anche lui MAVM. Don Gnocchi, cappellano degli Alpini che condivise le sorti dei suoi Alpini in terra di Russia di cui potrà facilmente trovare fotografie con la tonaca ed il cappello con la penna. Sacerdoti che invece di avere parrocchie hanno avuto battaglioni, compagnie di soldati, di cui molti non sono tornati a casa ma sono morti in grazia di Dio. Grazie al loro cappellano. Quello che avevo io aveva il clergyman e non portava stellette ma era uno di noi. I cappellani, come i medici, in tempo di guerra non hanno armi. Hanno una Croce Rossa che va rispettata per la Convenzione di Ginevra e il loro coraggio è consistito nell’esporre se stessi per la salvezza dei loro soldati, quasi mai per fatti squisitamente militari. Ma anche quelli non sono mancati. Mi spiace contraddirla sulla cristianità di chi indossa una divisa ma potrei farle innumerevoli esempi di persone in divisa che hanno sacrificato la loro vita in divisa per amore di Cristo e come lui hanno testimoniato e quindi sono “martiri”, nel senso etimologico della parola. Uno, ma che li simboleggia tutti, Servo di Dio, Vice Brigadiere dei Reali Carabinieri Salvo d’Acquisto. “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15,13). Vogliamo sapere di più di Nostro Signore? Stravolgere, annullare, mortificare il ruolo di chi, dove c’è più rischio, condivide tutto del popolo che gli è stato affidato significa vergognarsi di questo. Significa dire a Giovanni XXIII che si è sbagliato. A Padre Pio che doveva disertare, a don Minzoni che è stato fesso mille volte. Siate pure pacifisti ed obiettori per quello che personalmente vi riguarda. Non eccepisco. Io sono medico obiettore sull’aborto e nessuno mi convincerà mai a collaborare con un omicidio. Ma siate anche rispettosi pure con chi ha del cristianesimo una prospettiva diversa dalla vostra, peraltro consolidata nel corso di secoli .
Vai vendi il mantello e compra una spada…
Come cristiani ci renda umili constatare che anche noi abbiamo (sempre avuto) i nostri Talebani…
Grazie Prof Guzzo, finalmente una voce vera, da credente e non da cristiani succubi della cultura, dei tempi che viviamo…noi credenti non viviamo solo il tempo come Kronos, ma noi siamo chiamati a vivere e testimoniare il Kairos, il tempo della Grazia, della salvezza, della Pace , del Regno dei cieli già presente nel mondo e in cammino verso la sua pienezza. Siamo chiamati ad essere segno e strumento del Regno di Dio: “l’intima unione con Dio e l’unità di tutto il genere umano.” (Lumen Gent. 1) Quando anche i credenti partecipano alla guerra sono solo segno di divisione, figli del “diavolo” che divide, di Satana. Il Catechismo dovrebbe essere fatto per chi ha fede, a questo serve la Catechesi… i credenti, catechizzati poi parlano al mondo, entrano nelle dinamiche di un mondo che non tiene conto di Dio, ma ha come dio il denaro, la ricchezza, il potere… diceva Gesù “guardatevi dal lievito di Erode e dei farisei”…”Tutti quelli venuti prima di me sono ladri e briganti… rubano, uccidono, distruggono”. Le pecore del Buon Pastore non li seguono. Una volta tanto vogliamo parlare di noi che seguiamo Gesù senza lasciarci condizionare dai falsi pastori, dai delinquenti di oggi che parlano di annientare, distruggere, fare affari… Basta. E poi vorrei dire a coloro che giustificano la guerra seguendo il catechismo della Chiesa Cattolica: La Chiesa ha stabilito i criteri per fare discernimento, quando una guerra è moralmente giustificata, ma vi risulta che il Papa o i Vescovi abbiano mai fatto un vero discernimento sulle singole guerre? Iraq, Afganistan, Libia, Serbia, Siria (una guerra per procura fatta da noi occidentali utilizzando islamisti di Al Qaeda e ISIS)… quale di queste guerre risponde ai criteri del Catechismo? Nessuna! Eppure non ho mai sentito un’autorità religiosa cristiana dire ai suoi fedeli “Noi questa guerra non possiamo farla”… le abbiamo fatte tutte, vigliacchi! Perchè continuare a dire che tutte le guerre sono ingiuste senza dire ai credenti: “noi la guerra non la facciamo, mai”, la guerra è ingiusta ma i cristiani possono farla ugualmente, anzi per “farla meglio” hanno anche i loro cappellani militari. Dov’è la logica? Dov’è il Vangelo? Dov’è Gesù?… Lui l’aveva previsto e temuto: “quando il Figlio dell’uomo tornerà troverà la fede sulla terra”? Quelli che giustificano la guerra e quelli che la fanno non hanno la fede nel Risorto… questo è il vero dramma della Chiesa di oggi, la mancanza di fede, una religione ridotta a riti, tradizioni, compromessi… La strada della Chiesa è la diplomazia, il compromesso con Satana, NO, noi siano chiamati ad annunciare la Buona notizia della Pace, vissuta, reale, Gesù, la nostra Pace. Sabatini Gianni, presbitero da più di 50 anni, ora felicemente “servo inutile”.
L’articolo parte da una preoccupazione comprensibile – evitare che la religione venga usata per giustificare la guerra – ma finisce per colpire il bersaglio sbagliato.
La Chiesa non è presente nell’esercito per benedire le guerre, ma per non lasciare soli gli uomini che vi si trovano. Anche i militari restano persone, cristiani, figli della Chiesa, e hanno diritto ai sacramenti, alla guida morale e a una coscienza formata dal Vangelo. Eliminare o delegittimare l’Ordinariato militare significherebbe semplicemente abbandonarli spiritualmente.
La tradizione cattolica, da sant’Agostino a san Tommaso, non ha mai predicato un pacifismo assoluto e astratto. Ha sempre riconosciuto che, in un mondo segnato dal peccato, può esistere il dovere di difendere i deboli e il bene comune. Proprio per questo la Chiesa ha elaborato criteri morali molto severi sull’uso della forza.
Paradossalmente, togliere la presenza della Chiesa dall’ambiente militare non renderebbe il mondo più pacifico: renderebbe semplicemente gli eserciti più privi di riferimenti morali.
Il compito della Chiesa non è ritirarsi dai luoghi difficili della storia, ma entrarvi portando il Vangelo. Anche nelle caserme. Anche dove si prepara – tragicamente – la possibilità della guerra.
Per questo l’Ordinariato militare non è un problema, ma una responsabilità pastorale.
In questo momento particolare poi vediamo che l’abbandono del diritto internazionale e della dottrina della “guerra giusta” (al netto che sappiamo tutti non esserci guerra giusta, al massimo un male minore), non porta a maggiore pace ma ad un’anarchia che giustifica ogni sopruso, compresa la violazione minima di ogni precauzione nei confronti dei cittadini innocenti.
Poi non penso che ci siano soluzioni a breve termini, si può solo cercare di minimizzare il più possibile i danni di questo periodo di interregno.
Da quando è tornata la guerra nel 2022 sia Papa Francesco che Papa Leone sono intervenuti innumerevoli volte, non si sono scuse per non ascoltarli, manca solo la volontà.
Infatti riusciamo a constatare che attualmente le guerre in atto sono molto più umane. Vero?
Ottant’anni di pace in Italia non ci fanno capire cosa può esserci sotto un bombardamento o una invasione.
Io non mi sento Cristiano quando ascolto queste giustificazioni e concordo con Sabatini Gianni che chi sceglie le armi , anche solo per difendersi non ha nessuna giustificazione. Dall’osservazione di cosa accade nel mondo dove ci sono guerre in atto non riesco a trovare RIFERIMENTI MORALI e non credo che in combattimento I CRISTIANI siano più morali di altri.
Sono pienamente d’accordo col professore. Personalmente ho scritto ai vescovi che si sono succeduti nella diocesi di Cagliari sulla questione dell’ordinariato militare, che andrebbe abolito e dei cappellani con le stellette; sempre sulla questione, una Lettera aperta al Cardinale Zucchi, inviata a Avvenire (non pubblicata), pubblicata su http://www.pressenza.com/It.
Alcune lettere ai vescovi sono raccolte nel volume di Pierpaolo Loi, Il Dio in cui non credo, alla scuola di Oscar Arnulfo Romero martire per la giustizia la nonviolenza la pace, Multimage Edizioni, Firenze 2025.
Bisogna essere realisti, come si può difendere uno stato senza esercito e senza armi? Certamente la Chiesa, i vescovi e il Papa fan bene a rivolgere a tutti inviti alla pace, al disarmo e alla giustizia, ma proprio ora il diritto internazionale è disatteso in ogni sua norma.
Catechismo Chiesa Cattolica 2265
La legittima difesa, oltre che un diritto, può essere anche un grave dovere, per chi è responsabile della vita di altri. La difesa del bene comune esige che si ponga l’ingiusto aggressore in stato di non nuocere. A questo titolo, i legittimi detentori dell’autorità hanno il diritto di usare anche le armi per respingere gli aggressori della comunità civile affidata alla loro responsabilità.
no, uccidere non può essere mai un diritto, foss’anche per difesa, altrimenti il martirio non avrebbe senso e, forse, neppure esisterebbe, martirio – inteso proprio come “effusione del sangue” – che è un carisma dello Spirito: soltanto Dio può decidere della vita di un umano e nessuno altro può esserne responsabile, sarebbe, dopo aver colto il frutto dell’albero della “conoscenza del bene e del male”, voler cogliere il frutto dell’albero “della vita”, del quale l’agiografo non fa dire nulla a Dio, perché gli era ben chiaro che Dio è il “Dio della vita” in ogni senso e che all’uomo non è concessa neppure la tentazione del controllo della stessa vita.
l’umanità si arroga il diritto di decidere anche sulla vita? un bel problema, per l’umanità, ed ogni giorno la cronaca è piena delle conseguenze di questa decisione umana.
e l’articolo del catechismo? a parte il fatto che specifica «si ponga l’ingiusto aggressore in stato di non nuocere» che non significa “uccidere l’aggressore”, è un articolo che andrebbe completamente rivisitato, come è stato della pena capitale e come è stato sempre della dottrina della Chiesa, che non è mai stata “ingessata”, la comprensione della volontà di Dio è un divenire: siamo nella Storia, non nell’Eternità.
L’ingiusto aggressore va messo nella condizione di non nuocere solo con un esercito ben addestrato. Non esistono altri sistemi davanti a nazioni dittatoriali che sono sempre più propense a costruire armi per imporre i loro imperi come Russia e Cina. I miei nonni hanno combattuto il fascismo e il nazismo per darci questa libertà che va tutelata anche per i nostri figli (io ne ho tre).
Forse l’errore di fondo è proprio quello di arruolare la guerra giusta per una delle parti del conflitto? Che sia Russia contro America, Israele contro Palestina o America contro Iran. Difendere una popolazione non deve diventare l’equivalente di schierarsi da una parte o dall’altra, forse l’unica traduzione corretta della guerra giusta (ammesso che ne esistano davvero) è attraverso i contingenti di pace. Quello che manca è una struttura politica sovranazionale che possa legittimarne l’uso, vincolandolo a obiettivi molto ben definiti. Solo due giorni fa sono stati attaccati i caschi blu dell’Onu ghanesi, quando arrivi a questo è ovvio che qualsiasi tentativo di perimetrare un intervento “giusto” è saltato da un pezzo.