I giovani e la fede

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© Tony Antoniou

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Da giovani si provano spesso insicurezze e dubbi. La fede può offrire un sostegno, afferma la psicoterapeuta Annalena Thomas. Nell’intervista a “katholisch.de” spiega come la fede l’ha aiutata, attingendo anche ad altre esperienze religiose. I suoi consigli sono raccolti nel suo libro On Your Own.

Giovane psicoterapeuta e fondatrice della piattaforma di Mental Health Plattform day, Annalena Thomas, con il suo libro di consigli fai-da-te On Your Own – Crescere e arrivare insieme, intende aiutare i giovani a trovare solidità nel periodo di incertezza che subentra spesso dopo la stagione scolastica. Una possibile fonte di forza che viene ricordata di continuo, insieme alla consapevolezza di sé, al sé corporeo (Embodiment) e alla psicoterapia, è la fede. La fede ha aiutato anche l’autrice, cristiana non confessionale, a crescere nella sua vita personale. 

– Signora Thomas, recentemente lei ha pubblicato il suo primo libro On Your Own: Crescere e arrivare insieme. In esso tratta il tema del diventare adulti e della fase successiva all’uscita dalla scuola. Perché questo argomento?

Diventare adulti è tutt’altro che facile e sono sempre più i giovani che si sentono soverchiati e praticamente lasciati soli con molti problemi. Soprattutto la generazione dei giovani di oggi si confronta con tanti ideali estremamente complessi. I social media, la crisi ecologica, i recenti anni della pandemia e della guerra di aggressione contro l’Ucraina hanno creato ulteriore incertezza e stress in molti di essi.

Per me era importante raggiungere proprio i ragazzi di questa età e suggerire loro gli strumenti più concreti per affrontarla, ma soprattutto dire loro: Siete importanti e preziosi, indipendentemente dai vostri ideali o dalle vostre prestazioni. Dovete credere in voi stessi e nelle vostre forze.

– Nella maggior parte dei libri di auto-aiuto, il tema della fede non ha alcun ruolo. Lei, invece, l’ha incluso di proposito in On Your Own. Come mai?

La fede in qualcosa “va oltre noi stessi” e ha un significato positivo, è una risorsa enorme che possediamo come esseri umani e che infonde energia. Lo dicono anche la psicologia e diversi studi. Come esseri umani, desideriamo ragionevolezza, chiarezza e superamento delle difficoltà. Nella ricerca sulla salutogenesi, tutti e tre questi elementi sono considerati importanti fattori di resilienza che ci rafforzano nelle fasi difficili della vita – e in vari ambiti della vita.

Tutti noi conosciamo delle sfide, sperimentiamo sconfitte, dobbiamo prendere decisioni difficili, cercare un senso alle esperienze incomprensibili nella vita e, a volte, ci sentiamo disorientati o completamente sopraffatti. Soprattutto per gli adolescenti, tutti questi sentimenti possono spesso rivelarsi stressanti nella fase della vita in cui si diventa indipendenti. La fede in qualcosa che ci dia pace interiore, prospettiva, fiducia e sostegno in questi periodi può aiutarci. Per me era chiaro che questo discorso dovesse essere preso in considerazione.

– Nel suo libro lei racconta di aver dovuto superare delle sfide durante la crescita e che la fede l’ha aiutata. Cosa intende esattamente con questo?

Sono cresciuta come una bambina degli anni ’90, con innumerevoli ideali di bellezza, conoscevo format televisivi come Baywatch e sono stata influenzata da icone di bellezza come Claudia Schiffer. Allo stesso tempo, ho imparato negli ambienti cristiani che la donna doveva essere subordinata all’uomo in molte cose e anche essere “tranquilla e docile”. L’idea di me stessa come donna oscillava tra il “devo essere tranquilla, docile, educata” e l’“essere vistosamente sexy, snella, bella e il più indipendente possibile”.

A causa delle narrative misogene, per molto tempo sono stata inquieta, cercando di “fare tutto bene”, facendomi invece del male.Molte persone conoscono questi conflitti e hanno paura di “sbagliare” o di “non essere abbastanza brave”. Il messaggio di Gesù Cristo: “Tu sei esattamente te stessa, quella che sei, preziosa, amata e accettata indipendentemente dal tuo sesso, dalla tua origine, dalla tua condizione socioeconomica, dal tuo aspetto e dalle tue prestazioni. E hai doni che puoi usare per te stessa e per gli altri” mi ha molto aiutata allora, e anche oggi, a sviluppare un’immagine indipendente di me stessa. Inoltre, la fede mi ha portato a fare quello che faccio professionalmente.

Nella Bibbia, come anche nella psicologia, nel Corano e nello yoga, c’è l’idea che una professione è più di un lavoro, è una vocazione. Tutti noi abbiamo doni, passioni uniche, storie ed esperienze di vita individuali che ci plasmano. Possiamo perciò servire altre persone e trovare davvero un significato nella nostra vita. Questo messaggio non poteva mancare nel libro On Your Own. Sia la fede sia lo yoga possono aiutare i giovani.

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– Perché nel suo libro scrive sempre e soltanto della fede, ringraziando Dio? Lei non parla mai di cristianesimo.

Per me era importante rivolgermi e includere tutte le persone, indipendentemente dalla loro confessione o religione. Il cristianesimo, a mio parere, in molte persone è associato a vari aspetti negativi. Perché, nel nome di Gesù Cristo, sono state – e continuano ad essere proclamate – la misogenia, l’omofobia, il patriarcato, l’esclusione delle minoranze o delle persone di altre fedi, la transfobia e le guerre.

È il contrario di ciò che Gesù ha voluto e inteso per noi. Ma molte persone pensano subito a questi  aspetti quando sentono parlare di cristianesimo. Il messaggio di cui sopra si applica a tutte le persone, dobbiamo accoglierlo nei nostri cuori e condividerlo con gli altri. Ed è quello che io cerco di fare con On Your Own indipendentemente dalla confessione o dalla religione.

Il ringraziamento è la mia parola personale ad amici/che, alla famiglia e alle altre persone che mi accompagnano nella mia attività di autrice e nella vita. Volevo dire esplicitamente “grazie” a mia madre e a mia nonna per essere sempre state un modello forte ed emancipato per me e per avermi fatto conoscere Dio, la spiritualità e Cristo, indipendentemente dalla religione e dai retaggi negativi.

– Che risonanze ha avuto nel suo libro l’aspetto della fede? La gente è rimasta sorpresa che vi appaia?

A dire il vero, nessuna. Penso che, per molta gente, a prescindere dal proprio credo, la fede non sia per niente un elemento estraneo, ma piuttosto – come ho detto – una risorsa.

– Nel libro lei suggerisce, come strumento, anche lo yoga. Alcuni cristiani affermano che lo yoga e la fede cristiana si escludono a vicenda. Cosa ne pensa?

Assolutamente no. Lo yoga è un ottimo modo per tranquillizzarsi ed essere vicini a Dio e a Gesù Cristo. Con lo yoga il nostro sistema nervoso si rilassa, sentiamo il respiro, riduciamo lo stress, facciamo i conti con noi stessi e diventiamo “sereni”. Questo è un traguardo difficile, soprattutto nei nostri tempi frenetici.

Anche la Bibbia dice: “vivi nella pace”. Perché nel silenzio possiamo ascoltare Dio, riconoscerci e sentirci in comunione. Inoltre lo yoga e la fede cristiana hanno alcuni aspetti in comune. In entrambi apprendiamo pratiche e valori che possono metterci in armonia con noi stessi, con Dio, con il nostro ambiente e anche il respiro esercita un ruolo importante in entrambi. La differenza più grande è l’accettazione di Gesù Cristo e io lo coinvolgo nella mia pratica dello yoga. Ciascuno deve decidere da sé.

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 – In quale situazione la fede l’ha concretamente aiutata?

In molte. Recentemente io e mio marito abbiamo perso un bambino. Una tale perdita è dolorosa e incomprensibile. Da lungo tempo coltiviamo il desiderio insoddisfatto di avere figli e io ho anche una grave forma di endometriosi. Una tale perdita è incomprensibile, ma ci siamo molto confortati e sostenuti. Spesso si dà per scontato che il dubbio e la fede si escludano a vicenda o che dobbiamo “sentirci sempre bene quando crediamo in Dio”. Ma una “fede sana” include il dubbio e il dolore, non lo esclude.

Gesù ha vissuto il dolore più grande di tutti e anche il nostro dolore è dentro al suo. Per me Gesù è l’emblema dell’amore e della compassione. Questa è una consolazione e una prospettiva importante e ho potuto sperimentarla molte volte nella mia vita.

– Che consigli darebbe ai giovani adulti nel loro cammino?

Il messaggio: credi in te stesso e nei tuoi doni unici, in ciò che ti sta a cuore, nei tuoi sogni. Ti sono stati dati doni meravigliosi e puoi usarli per dare forma a qualcosa di meraviglioso per te e per gli altri e portarlo nel mondo!

Inoltre: tutti i tuoi sentimenti, le insicurezze, le paure e i dubbi sono assolutamente legittimi. Non è necessario essere sempre al massimo per andare lontano nella vita. Con questo non intendo riferirmi ad un preciso obiettivo da raggiungere, ma semplicemente alla vita che stiamo vivendo adesso, soddisfatti di noi stessi, di Dio, della vita e degli altri. È ciò che auguro a tutti noi.

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