
Mir Hossein Mousavi (destra) con Mohammad Khatami
Quelli di Mir Hossein Mousavi e di Mehdi Karrubi sono due nomi decisivi per la storia dell’Iran nella tempesta.
Mousavi è certamente uno dei protagonisti della storia dell’Iran rivoluzionario. L’ingegnere Mir Hossein Mousavi è stato legato all’ayatollah Khomeini, suo primo ministro dal 1981 al 1989, gli anni della guerra Iran-Iraq: poi si è dimesso, per profondi dissidi con l’allora Presidente Ali Khamenei.
Caduto in disgrazia, è rimasto nell’ombra per circa un ventennio. È tornato alla ribalta nel 2008 quando ha preso la testa dei riformisti, dopo la fine dell’epoca di Mohammad Khatami, il presidente che voleva passare dallo scontro al dialogo tra civiltà. Di Khatami negli anni della sua presidenza Mousavi è stato un ascoltato consigliere.
Così fu lui il principale candidato alle presidenziali del 2009 del fronte riformista, lo sfidante di Mahmoud Ahmadinejad, insieme a lui c’era poi un candidato riformista, il chierico Mehdi Karrubi.
La certezza che Mousavi avesse stravinto le elezioni nelle urne e che solo enormi brogli avessero dato la vittoria ad Ahmadinejad, che così venne rieletto, innescarono la prima enorme protesta piazza, nota come «onda verde». Circa un milione di iraniani scesero in piazza con loro il 15 giugno, dopo l’ufficializzazione del risultato elettorale. Il movimento verde proseguì la sua protesta, con lo slogan «dov’è il mio voto», soprattutto a Teheran, fino al 2011, quando Mousavi e Karrubi furono posti agli arresti domiciliari, per Mousavi ancora in vigore, sebbene non vi sia mai stato un processo.
Mehdi Karrubi invece è stato graziato mesi fa. In queste ore hanno pubblicato due appelli che hanno oggettivo rilievo. Si tratta infatti di due voci che vengono dall’interno dell’Iran, non dalla diaspora. Quale possa essere la loro influenza oggi è difficile dirlo, ma molti nel regime avranno letto le queste parole.
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Presentiamo i due testi cominciando da quello di Mir Hossein Mousavi, pubblicato il 29 gennaio 2026
La partita è finita! Deponete le armi e rinunciate al potere. Nel nome di Dio, il Misericordioso, il Compassionevole. Una pagina oscura è stata aggiunta alla lunga storia della nostra nazione, che l’Iran non ricorda avere mai vissuto. Con il passare dei giorni, le dimensioni terrificanti dell’evento diventano sempre più evidenti. Si è verificato un grande tradimento e un crimine contro il popolo. Le case sono in lutto. Le strade sono in lutto, le città e i paesi sono in lutto. Dopo anni di repressione crescente, questa è una tragedia che sarà ricordata per decenni, persino per secoli. E il fiume di sangue caldo dei derubati che ha inondato il freddo suolo nel mese di Dey non smetterà di scorrere finché non avrà cambiato il corso della storia.
In quale lingua il popolo dovrebbe dire che non vuole questo regime e non crede alle vostre menzogne? Quando è troppo è troppo. La partita è finita. Le oppressioni vi hanno raggiunto e gli alberi di Zaqqum (l’albero infernale, i cui rami hanno per fiori teste di demoni, Ndr) che avete piantato hanno dato i loro frutti. Quando avete indossato l’uniforme da combattimento contro la vostra stessa nazione, avete tagliato le vostre radici. Quando avete schiacciato i simpatizzanti del popolo e non avete permesso la minima parola di verità in difesa dei diritti umani, avete steso il tappeto rosso all’intervento straniero. Quando vi siete tappati le orecchie per non ascoltare i consigli dei benintenzionati, avete perso le opportunità più preziose per ignoranza. Anche il vostro turno è arrivato.
Di voi non rimane altro che una storia, una storia piena di sangue e violenza. Quando è troppo è troppo. Non avete una soluzione per nessuna delle crisi del Paese, né la nazione ha altra scelta che protestare ancora fino a quando non si otterrà un risultato. E non potrete ripetere il disastro del 18 e 19 Dey. Questa volta, prima o poi, e probabilmente prima, le forze militari e di polizia si rifiuteranno di portare questo fardello. Deponete le armi e dimettetevi dal potere, affinché la nazione stessa possa portare questa terra alla libertà e alla prosperità.
Il percorso che questo umile compagno del popolo propone a tal fine è quello di indire un referendum costituzionale formando un ampio fronte, composto da tutte le tendenze nazionali, basato su tre principi: nessun intervento straniero, rifiuto del dispotismo interno e transizione democratica pacifica; perché stabilire una pace e una sicurezza durature e salvare il Paese dalla tirannia del dispotismo al potere, basato sulla volontà e sul desiderio del popolo, è possibile solo dal popolo stesso e senza interventi stranieri.
Oh Dio, ascolta il grido che i tuoi servi oppressi elevano dal profondo del loro cuore alla Tua presenza e rispondi alle loro preghiere per un Iran libero e prospero. Questa è l’unica consolazione che lenisce le anime afflitte del nostro popolo. E quando i prigionieri saranno liberati, il primo di loro sarà la Tua religione, che dopo una lunga prigionia nelle mani dei venditori di religione, vedrà nuovamente il sorriso mohammadico del sole. Auguro orgoglio e prosperità all’Iran e in particolare alla sua nuova generazione.
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Ecco invece il testo di Mehdi Karrubi, divulgato il 30 gennaio 2026.
La via pacifica per uscire dalla crisi è quello di un libero referendum. Inna lillahi wa inna ilayhi raji’un. A Dio apparteniamo e a lui torneremo (è una citazione coranica, chiaramente un’orazione funebre di massa e nazionale, ndr). In questi giorni, tutto l’Iran è pervaso dal dolore, dalla tristezza e dal lutto per un crimine che le parole e la penna non riescono a descrivere nella sua interezza. In verità, si dovrebbe piangere sangue per questo lutto. Porgo le mie condoglianze a tutte le onorevoli famiglie in lutto che, in condizioni di totale oppressione, non hanno nemmeno potuto celebrare cerimonie funebri adeguate ai loro cari, e anche al grande popolo iraniano. Prego Dio Onnipotente affinché abbia misericordia di tutte le vittime e conceda pazienza e ricompensa ai loro sopravvissuti. E ora alcuni punti;
(1) Protestare è un diritto dei cittadini, mentre proteggere le vite umane e garantire la sicurezza dei cittadini è un dovere delle forze dell’ordine e delle agenzie di sicurezza del governo. Il governo è responsabile di qualsiasi negligenza in materia di sicurezza e della possibile presenza di agenti stranieri. La tragedia è talmente grave che nessuna scusa o giustificazione è accettabile per coprire questo massacro brutale e spietato e la mancanza di rispetto nei confronti dei corpi delle vittime.
(2) Per chiarire le dimensioni di questo crimine, comprese le statistiche accurate sui morti, i feriti e le persone colpite, è necessario un comitato indipendente composto da istituzioni civili e persone di fiducia del popolo. Le autorità giudiziarie devono inoltre, invece di emettere accuse politiche e applicare sentenze imposte, facilitare il rilascio incondizionato e la libertà dei manifestanti.
(3) La miserabile situazione in cui versa oggi l’Iran è il risultato diretto degli interventi e delle politiche distruttive interne e internazionali del signor Khamenei, un esempio delle quali è l’insistenza sul costoso e infruttuoso progetto nucleare e le pesanti conseguenze delle sanzioni imposte negli ultimi due decenni al Paese e al suo popolo.
(4) Dopo il massacro spietato dei manifestanti che protestavano contro le misere condizioni economiche, egli ha affermato di riconoscere il diritto di protesta. Questa affermazione è falsa perché finora ha permesso solo ai suoi sostenitori o alle sue forze padrone di sparare a volontà di rilasciare permessi per le manifestazioni. Nel febbraio 2011, io e l’ingegnere Mousavi, in base al testo esplicito della costituzione, abbiamo richiesto al Ministero dell’Interno il permesso di organizzare una marcia, ma quel giorno la gente ha ricevuto manganelli, bastoni, pestaggi e proiettili nei vicoli e nelle strade, mentre noi abbiamo ricevuto insulti, diffamazioni, distruzione delle nostre case e poi arresti domiciliari arbitrari e incarcerazione.
(5) La libertà e la democrazia saranno raggiunte grazie alla volontà risvegliata di una nazione e alla sua unità, non grazie alle bombe dei governi stranieri. Guardate cosa avete fatto a questa nazione, dove una parte significativa della popolazione non è nemmeno disposta ad ascoltare gli avvertimenti sinceri e compassionevoli degli esperti sul peggioramento della situazione del Paese in caso di intervento militare straniero. Questa è la stessa nazione che ha preservato l’integrità dell’Iran con il suo sacrificio e il suo coraggio senza pari durante la guerra imposta (riferimento alla guerra Iran-Iraq, ndr).
(6) L’unica via d’uscita pacifica da questa crisi è quella di rivolgersi al popolo e riconoscere il suo diritto all’autodeterminazione attraverso un referendum libero.





