Monogamia vs poligamia: la gioia dell’unione

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monogamia

L’importante magistero cattolico sulla coppia e sulla famiglia sviluppatosi soprattutto dal XIX secolo si arricchisce di due testi: uno del simposio delle conferenze d’Africa-SECAM (La sfida pastorale della poligamia; 24.03.2026) e un secondo del Dicastero vaticano per la dottrina della fede (Una caro. Elogio della monogamia; 21.11.2025).

Tutto nasce dalla sollecitazione proveniente dalle assise sinodali dei due anni scorsi.

L’assemblea aveva dato mandato ai vescovi africani di affrontare la questione della poligamia, perché il fenomeno, pur non riducibile a quel continente, aveva lì una particolare evidenza. Il dicastero ha messo in positivo la questione con uno sguardo più universale.

Presentando le nazioni dove la pratica poligamica è estesa e riconosciuta, i vescovi africani sottolineano che sono una ventina i paesi fuori del loro continente, in particolare fra Medio Oriente e Asia, che danno spazio legale al fenomeno sociale. E sono per lo più paesi a maggioranza islamica. Evidenziando quindi la necessità di un confronto interreligioso e non solo di costume e di legislazione.

Le società civili dei trenta paesi africani interessati custodiscono una lunga memoria in merito. La poligamia è una tradizione che esclude il divorzio e si fonda su un’alleanza che va oltre la coppia. Era motivata dal prestigio del numero dei figli, dalla censura dell’infecondità, dalle tradizioni del diritto del levirato (la vedova che passa ad un altro maschio di famiglia) oltre che dalla subordinazione della donna.

Nell’attuale ibridazione giuridica, erede dello shock della colonizzazione e della modernizzazione, la pratica poligamica ha trovato nuove giustificazioni. Alla “vergogna” dell’infecondità si è aggiunta la situazione che vede moltiplicarsi i compiti delle donne, alcune delle quali trovano maggiore garanzia nella poligamia.

Ma, sia nel passato, con il privilegio riconosciuto alla prima moglie, sia nel presente, con la spinta al riscatto femminile, alla pari dignità e all’autonomia, la monogamia sembra maggiormente condivisibile e auspicabile.

Nella storia biblica la poligamia è stata a lungo accettata e tollerata anche se nel racconto della Genesi, nella predicazione profetica e nella teologia dell’Alleanza emerge con forza la scelta monogamica. Nella predicazione di Gesù è questa l’attesa e la volontà del Creatore. Egli afferma chiaramente il valore unico del matrimonio

monogamico. Rispetto alla prevalente tradizione ebraica apre al senso positivo della fertilità spirituale ben oltre quella biologica.

A partire dal suo insegnamento, «come può un uomo o una donna in situazione di poligamia “diventare una sola carne” con più mogli o più mariti?». Il vangelo interpella potentemente le tradizioni e le culture e mette in discussione la pratica poligamica.

Gli adattamenti pastorali in Africa

Come hanno reagito le Chiese? Nei primi decenni della missione, la reazione è stata molto diretta: la poligamia è incompatibile con il Vangelo, è un’offesa per la donna, è un pericolo per la tenuta di una società sottoposta alla modernizzazione. In questa prospettiva, i missionari non sviluppano una cura pastorale a sostegno delle persone in poligamia.

A partire dal concilio e dalle scelte successive negli anni ’70 e ’80 appaiono una dozzina di documenti del SECAM e dei vescovi in merito. Non cambia il giudizio, ma cambiano l’approccio e le argomentazioni, con una maggiore attenzione alle persone e alle loro situazioni.

Dalla pratica pastorale emergono alcune soluzioni davanti alla domanda di battesimo di uomini o donne che vivono la poligamia e poliandria. Una risposta è quella di chiedere all’interessato di scegliere una delle mogli chiedendogli di garantire il futuro delle altre. Altri optano per il catecumenato permanente. Un uomo con molte donne può essere accettato dalla comunità, ma se non risolve la sua situazione non viene battezzato.

Diverso il caso delle mogli: la prima e i suoi figli possono essere battezzati, mentre per le altre si può avviare un processo di accompagnamento discepolare. Nel caso di una poligamia “velata” o di fatto, si fa forza sulla coscienza della donna (sola con figli) ammettendola al sacramento. Soluzioni non prive di margini di ambiguità sia in ordine al sacramento sia relativamente al vissuto delle interessate e degli interessati. Rimane la preclusione al battesimo per il poligamo.

«Oggi possiamo affermare che il miglior modo per rispondere alle sfide della poligamia è un approccio pastorale di vicinanza e di accompagnamento». «Questa cura pastorale porta all’accoglienza delle persone, consentendo loro di incontrare la comunità cristiana, di ascoltare la parola di Dio, di essere inserite nel catecumenato e di partecipare alla vita della comunità».

Il caso più grave è quando la poligamia è scelta dai credenti. A loro va ricordata l’incompatibilità con le indicazioni evangeliche ed ecclesiali.

Una particolare attenzione va riservata alle donne. Come accompagnare quelle che non vogliono o, più frequentemente, non possono evolversi verso l’ideale? E come, laddove vigono ancora le norme del levirato, si possono accompagnare e aiutare le vedove?

La partecipazione alla vita comunitaria dei credenti è comunque positiva anche nel caso dell’impossibilità di accedere al sacramento.

Una caro

La nota dottrinale del Dicastero per la dottrina della fede si propone di «estrarre dalle sacre Scritture, dalla storia del pensiero cristiano, dalla filosofia e persino dalla poesia, ragioni e motivazioni che spingano a scegliere un’unione d’amore unica ed esclusiva, un’appartenenza reciproca ricca e totalizzante» (presentazione).

Non si parla di indissolubilità, né di procreazione, ma si focalizza il tema dell’unità e dell’amore.

Il testo ricostruisce in forma più ampia di quello dei vescovi africani il riferimento ai racconti della Genesi, ai simbolismi nuziali dei profeti, alla tradizione sapienziale. «Nel vangelo Gesù rimanda in modo esplicito “al principio”, cioè alle origini della prima coppia umana (cf. Gen 1,27; 2,24) per ribadire che l’amore monogamico, fedele e indissolubile, esalta il rapporto di coppia, pensato dal Creatore in una dimensione di totalità e di esclusività» (n. 26).

Un patrimonio ripreso e arricchito dai padri della Chiesa (Giovanni Crisostomo, Agostino), dalla tradizione latina e orientale, dagli autori medioevali e moderni. Si citano Alfonso Maria de’ Liguori, Dietrich von Hildebrand, come anche teologi contemporanei come Urs von Balthasar, Karl Rahner, Alexander Schmemann, John Meyendor, Joannis Ziziulas. Seguono gli interventi magisteriali dei papi degli ultimi due secoli, del Vaticano II e, in particolare, di Giovanni Paolo II.

Del magistero di papa Francesco si ricordano gli inviti sapienti alle virtù della pazienza, della benevolenza, dall’amabilità, del distacco, del perdono e della fiducia. Con la cura di non «gettare sopra due persone limitate il tremendo peso di dover riprodurre in maniera perfetta l’unione che esiste fra Cristo e la sua Chiesa, perché il matrimonio come segno implica un processo dinamico che avanza gradualmente con la progressiva integrazione dei doni di Dio».

Tra filosofi e poeti

Non mancano i riferimenti ai filosofi: Tommaso d’Aquino, Soren Kierkegaard, Emmanuel Mounier, Jean Lacroix, Emmanuel Levinas fino a Jacques e Raïssa Maritain. Ad un rapido cenno alle tradizioni delle sapienze orientali si aggiungono le parole poetiche di Neruda, Montale e Tagore.

L’ultima parte (la sesta) è quella più direttamente teologica costruita su due assi maggiori: l’appartenenza reciproca e la carità coniugale.

L’appartenenza reciproca è fondata sulla libertà e sulla reciproca donazione personale ed esclusiva. Essa si modifica e si trasforma secondo le età della vita mantenendo il suo valore simbolico e il riflesso della vita trinitaria. Una unione che non è un possesso reciproco e in un desiderio malsano di controllo, perché, nella logica del dominio, l’amore si spegne e anche chi domina finisce per negare la propria dignità.

«L’esperienza di un amore così prossimo come quello del matrimonio, fa sorgere potente nel cuore umano anche il desiderio di un amore non solo per sempre, ma senza fine. Allora l’amore dei coniugi diventa epifania della destinazione trascendente ed eterna della persona umana» (n. 134).

La carità coniugale nasce dall’amore e dall’amicizia che implicano la considerazione della persona umana come un’unica cosa con sé stesso. Essa implica libertà, desiderio, affetto, attrazione sessuale e si costruisce come una unione affettiva fedele e totale. «Vivere la sessualità come azione di tutto l’essere umano, nella sua corporeità e interiorità, grazie anche al potere trasfigurante della carità, significa che essa non è vissuta passivamente, come un semplice lasciarsi trasportare dagli impulsi, ma come l’azione della persona che sceglie di unirsi pienamente all’altro». (n. 141).

La carità coniugale è al di sopra della discussione tradizionale dei fini (unitivo, procreativo) ed è capace di una fecondità multiforme, ben oltre quella biologica. In particolare, spinge oltre l’endogamia, la chiusura della coppia in sé stessa. «In definitiva, sebbene che ciascuna unione sponsale sia una realtà unica, incarnata nei limiti umani, ogni matrimonio autentico è un’unità composta da due singoli che richiede una relazione così intima e totalizzante da non poter essere condivisa con altri. Allo stesso tempo, poiché è un’unione tra due persone che hanno esattamente la stessa dignità e gli stessi diritti, essa esige quell’esclusività che impedisce all’altro di essere relativizzato nel suo valore unico e di essere usato solo come mezzo tra gli altri per soddisfare dei bisogni. Questa è la verità della monogamia che la Chiesa legge nella Scrittura, quando afferma che da due diventano “una sola carne”» (n. 154).

Argomenti e attese

L’argomentata complessità dei due testi e, in particolare, di quello vaticano manifesta un sforzo di intelligenza pastorale e di apertura cordiale che apre cammini nuovi e supera l’implosione immediata in norme e indicazioni direttive.

Soffre, tuttavia, nonostante l’accenno del n. 144, di una lettura non al livello dei mutamenti radicali indotti dalla globalizzazione, dal ruolo dei saperi scientifici e della tecnica, dall’incrocio tra culture e tradizioni religiose e dalla potenzialità della crisi in atto. Come è invece riscontrabile in un testo come La gioia della vita, costruito dai teologici convocati dall’Accademia della vita ed edito dalla Libreria editrice vaticana (2024).

Sul tema familiare e dell’amore di coppia sembra di avvertire l’esigenza di un maggior coinvolgimento del vissuto degli sposi cristiani e, in particolare, della nuova consapevolezza delle donne.

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