
Dalla fine del 2021 Doris Brinker è a capo della comunità parrocchiale di Santa Barbara nella diocesi di Osnabrück. Non è stato sempre facile: in quanto donna e laica in una posizione di guida della comunità, ha dovuto superare alcune resistenze. Nell’intervista, Brinker racconta tuttavia come la fede possa fare del bene alle persone nonostante il sistema patriarcale della Chiesa.
- Signora Brinker, alla fine dell’anno saranno cinque anni che lei è responsabile della comunità parrocchiale. Cosa è cambiato in questo periodo?
Più a lungo svolgo questo lavoro di gestione, più mi rendo conto che molto dipende dalle persone con cui collaboro. A questo proposito, la diocesi è diventata più attenta nella selezione del personale. Qualche tempo fa è stato trasferito qui un sacerdote che non ha riconosciuto il modello di gestione della diocesi e quindi non è riuscito ad andare d’accordo con me come suo superiore.
Era dell’idea che l’opinione dei sacerdoti, che fossero parroci o assistenti, prevalesse sempre su quella degli altri collaboratori, all’insegna del motto: “Non conta l’opinione di chi guida la comunità ma la mia”. È stata un’esperienza molto amara. Avevo sì una diocesi e un vescovo che mi hanno sostenuto chiaramente e sono intervenuti immediatamente, ma ho anche chiarito subito: “Non posso mantenere questo modello qui se i colleghi, in particolare i sacerdoti impiegati sul posto, non riescono a gestirlo”.
- C’è ancora una tensione di fondo tra sacerdoti e laici in posizioni di guida?
Dipende piuttosto dai singoli collaboratori. Al momento abbiamo qui un giovane sacerdote con cui va tutto molto bene e che è felice e grato di poter lavorare con una donna alla guida.
Nel complesso, nel team parrocchiale composto da un diacono, due assistenti pastorali, un sacerdote e me va molto bene, perché non vedo il team pastorale come collaboratori, ma come una squadra alla pari. È più o meno così anche a livello di decanato. Quando ci incontriamo come responsabili parrocchiali, ci sono prevalentemente preti – e io vengo pienamente accettata.
- Funziona così anche alla base: viene accettata come responsabile o si chiede piuttosto del “signor parroco”?
Nei consigli non è stato questo il problema. Tuttavia, all’inizio c’era qui un piccolo gruppo di parrocchiani che non riusciva a gestire bene questo cambiamento e ha persino avviato una raccolta firme contro di me come responsabile parrocchiale. È stato amaro per me e ho fatto molta fatica a gestirlo. C’è stata molta agitazione anche nelle parrocchie, finché il vescovo non ha risolto la questione con un suo rappresentante.
In quel periodo, in mia presenza, le persone parlavano di me in terza persona e dicevano: “Se questa donna mi seppellisce, le cavo gli occhi”. Questo mi ha ferita molto e mi ha causato alcune notti insonni. Lì ho imparato che un piccolo gruppo può causare grandi problemi. Questo mi è costato molta forza.
Per il resto, però, percepisco una grande accettazione. Le persone non vedono in me la donna, ma la pastora che non deve fare la capo e che a volte lascia decidere anche gli altri. Molti mi fanno sentire che si sentono presi sul serio. Qui stiamo smantellando insieme la Chiesa antiquata.
***
- Nel corso del suo mandato è diventata una figura più naturale o è ancora l’outsider del sistema?
Nell’Emsland e in particolare qui nell’Hümmling sono ancora quella “particolare”. Le cariche decisive, sia a titolo professionale che di volontariato, anche al di fuori della Chiesa, sono ricoperte da uomini. La gente mi accetta come persona, ma in quanto donna resto l’eccezione assoluta.
- Quando ha assunto la carica, ha detto che desiderava una forma diversa di leadership e di partecipazione decisionale. È riuscita a cambiare il sistema?
Certamente. Prima di assumere la direzione qui, ho lavorato in co-direzione con il parroco locale. Il parroco ha ancora una posizione speciale nella sua funzione di guida qui nella regione. Per me era importante coinvolgere maggiormente i vari gruppi istituzionali e ho chiesto loro ripetutamente: “Cosa vi fa bene?”. Prima di tutto hanno dovuto confrontarsi con questa domanda. Prima erano abituati a chiedere solo: “Come dobbiamo fare?”. Quindi la prospettiva è cambiata.
Le singole comunità hanno potuto guardare a sé stesse e ai propri fedeli: dove la processione del Corpus Domini è ben frequentata, dove partecipano solo persone sopra gli 80 anni che non riescono più a percorrere il lungo tragitto? Il fatto che le persone possano ora dire la loro e partecipare alle decisioni ha avuto molti effetti positivi. Questo è semplicemente anche il futuro della Chiesa.
Con il personale sempre più ridotto, dobbiamo preparare già oggi le comunità a diventare e rimanere il più possibile autonome e indipendenti. Con il numero sempre più esiguo di volontari, tuttavia, questa rappresenta una grande sfida.
- Come è cambiato il clima nella parrocchia grazie a questo nuovo modello di gestione?
È diventato più femminile. Prima qui c’erano quasi solo uomini nelle posizioni di responsabilità, e a volte l’atmosfera era piuttosto brusca. Io sono più tranquilla e uso un linguaggio diverso. Non si tratta solo di amministrazione, ma anche di stati d’animo.
Questo “altro modo” di dirigere ha stimolato anche altre donne. Ho persino ricevuto una richiesta seria da una donna per il diaconato, una volontaria della nostra parrocchia. Questa donna si è aperta con me e mi ha descritto la sua vocazione in modo intenso e credibile. La storia della sua vocazione mi ha commosso molto. Se il nostro vescovo fosse d’accordo, sarebbe una delle prime donne a poter diventare diaconessa.
- Quando si tratta del ruolo delle donne o, più in generale, del ruolo dei laici nelle posizioni dirigenziali parrocchiali, il Vaticano ha ripetutamente posto dei limiti. Non si trova a dover lottare continuamente contro le restrizioni imposte dal sistema ecclesiastico?
Vivo continuamente esperienze di limite in questa Chiesa di impronta patriarcale. Ciò non dipende dai colleghi qui sul posto, compresi i sacerdoti, ma dal sistema in sé. Alle donne non viene riconosciuta la capacità di fare anche l’ultimo passo.
Tuttavia, continuerò a lottare affinché nella nostra Chiesa si tratti di essere rivolti verso le persone e di rappresentare l’immagine di Gesù attraverso l’amore per sé stessi e per il prossimo. Allora non importa se uomo o donna, omosessuale o eterosessuale – abbiamo bisogno della diversità! Altrimenti ci estingueremo.
- L’ex responsabile della comunità di Illnau-Effretikon in Svizzera, Monika Schmid, si è trovata in una situazione molto simile. È diventata famosa per aver pronunciato le parole dell’istituzione durante una celebrazione eucaristica e per questo è stata ammonita dalla diocesi di Coira. L’ha mai fatto anche lei? Potrebbe semplicemente farlo.
Ciò che mi fermerebbe è il fatto che potrei urtare la sensibilità delle persone. Non avrei il coraggio di farlo. Ma ci sono già state piccole scintille che hanno causato qualche irritazione: una coppia voleva sposarsi in chiesa, ma esplicitamente con me, perché ci conoscevamo già da precedenti occasioni pastorali e perché lei è una mia collaboratrice.
Abbiamo quindi celebrato una funzione di benedizione – senza badare ai tempi previsti dal Vaticano, ma in modo solenne, proprio come desiderava la coppia. Si tratta di zone grigie. Ma non lo faccio per avere questo potere, bensì per poter soddisfare il desiderio delle persone.
***
- Esperienze come questa hanno cambiato nel tempo anche la sua fede personale?
Per me la fede è diventata più rivoluzionaria. E anche più politica. Ho il coraggio di predicare in modo politico. Perché il Vangelo è chiaramente politico.
Oggi sono molto più radicata nella società. Ho lottato per due anni affinché qui avessimo un nuovo asilo nido: contro la convinzione degli uomini politicamente responsabili. Che io possa fare la differenza, che prestiamo maggiore attenzione alle nostre giovani famiglie e ai bambini, questo mi è ora più chiaro di prima.
Ho sviluppato una passione per la lotta. Mi sono resa conto di quanto noi, come Chiesa, diamo alle persone e di quanto possiamo migliorare la convivenza.
- Pubblicato sul sito katholisch.de (originale tedesco, qui).






Vi prego, spiegatemi il significato di “definitivo”.
Non importa uomo o donna. Servono preti umani e non burocrati.
Anche se il termine parroco presente nell’articolo è fuorviante, io sarei felice di una donna che indirizza/guida su mandato del vescovo la pastorale di una comunità cristiana. I parroci (uomini) che conosco sono solo preoccupati di una cosa: batter cassa e fare quadrare il bilancio. Di altro non sono interessati!
Parliamo dei protestanti come se non fossero anch’essi cristiani, come se avessimo la prova che il Signore è cattolico e basta! I protestanti, mi limito ai luterani, visto che parliamo di Germania, credono in quello che crediamo noi. Noi siamo destinati al Paradiso e loro all’inferno…?
Appunto, i protestanti sono cristiani esistono già e non ci sarebbe particolare problema in più o in meno a diventare protestanti se proprio non si sopporta più il cattolicesimo.
Non hanno nulla in più o in meno di noi, e noi non abbiamo nulla in più o in meno di loro, siamo leggermente diversi e si può tranquillamente rimanere tali.
Credo che si possa essere cattolici e sostenere la parità di ruolo tra uomini e donne nella Chiesa, dimensione che nelle chiese protestanti c’è mentre nella chiesa cattolica ancora ci si ostina a non riconoscere. Le differenze vere tra cattolici e protestanti dovrebbero essere altre
Che poi è protestante anche il ministro della guerra che cita di continuo. Facciamo che in questa pagina piacciono alcuni (pochi ) protestanti. I protestanti di loro sono un gruppo molto vario genere alcuni possono piacere e altri meno ognuno scelga i suoi.
Non può mettere sullo stesso piano il luteranesimo germanico, di cui stiamo parlando, e il protestantesimo evangelico USA di Hegseth, che è innanzitutto un fanatico fondamentalista. Sarebbe come dire che lefebreviani e cattolici sono simili
Il fondamentalismo però nasce proprio nel mondo protestante come risposta alla secolarizzazione illuminista, e partendo dal letteralismo biblico. Proprio perchè non esiste una interpretazione ufficiale e partendo dal Sola Scriptura e sola fide ognuno può oggettivamente interpretare il testo biblico o evangelico come vuole. Lei può tranquillamente dire “Gesù non parla mai di omosessualità (ne parla San Paolo ma fa nulla) e lui può dire: Gesù non parla mai di Onu e ammette di essere “venuto a portare la spada”. Chi dei due in termini “protestanti” ha ragione? Non esiste una interpretazione ufficiale, al massimo si cercherà un accordo tra le due, sempre che sia possibile. Mi pare che molti vogliano il rigore del magistero cattolico con la libertà dell’interpretazione protestante, non è possibile avere la botte piena o la moglie ubriaca. O accetti un certo rigore interpretativo oppure accetti che la tua lettura vale esattamente come quella dell’altro.
Lutero stesso del resto è stato un fenomeno di reazione (fondamentalista? In termini rigorosi è possibile) alla mondanità della Chiesa rinascimentale. Se oggi il protestantesimo storico sembra più illuminato è solo perchè è molto più freddo. Il protestantesimo si muove ad ondate, a mano a mano che le ondate si raffreddano e si secolarizzano ne nascono di nuove. Uguale se vogliamo negli ordini e movimenti cattolici. I francescani ogni tot secoli auspicano un certo ritorno alle origini perché negli anni ogni ordine tende al lassismo. invece della povertà ci si accomoda nella ricchezza, invece dell’impegno la pigrizia ecc.
Non so perchè si continui a vedere il rinnovamento cristiano solo in termini di “apertura” come se il mondo secolare di suo fosse sempre migliore di quello religioso. E’ una scelta come minimo molto selettiva, più che apertura si dovrebbe parlare di accomodamento ad una determinata visione politica, che sia di destra o di sinistra, nazionalistica o socialista, inclusiva o al contrario settaria.
https://www.settimananews.it/chiesa/la-guerra-i-papi-e-i-cattolici-americani/
Non è che uno vuole essere noioso, ma è inutile rilanciare articoli come questo che chiedono di ascoltare la Chiesa quando di continuo se ne rilanciano di opposti che chiedono di non ascoltare. E’ un approccio sfacciatamente selettivo al magistero che lo svuota dall’interno, a mio parere. Ognuno è libero di non seguirlo, ma a quel punto perde il diritto di volerlo imporre agli altri..
Veramente i Lefebvriani sono cattolici. Cattolici 100%.
Papa Francesco ha consentito ai loro preti di confessare, celebrare matrimonio ecc.
Le scomuniche ai vescovi, ripeto comminate esclusivamente ai vescovi, sono state rimesse da papa Benedetto.
Questi sono fatti non opinioni.
Poi a luglio vedremo.
beh, che i preti della FSSPX non fossero scomunicati non è corretto
*Avvertiamo i preti e i fedeli di non aderire allo scisma di Mons. Lefèbvre, poiché incorrerebbero ipso facto nella gravissima pena della scomunica.*
http://www.unavox.it/Documenti/doc0191_FSPX_Scomunica.htm
nel caso migliore erano sospesi.
Ovviamente di fatto quasi tutte le sanzioni sono decadute, e quelli della FSSPX sono ‘cattolici in cammino verso la piena comunione’ (cit. Francesco papa)
Poi voglio dire due cose:
– la scomunica non andava rimessa a Williamson e al suo gruppo, in quanto non hanno mostrato la minima propensione al dialogo, anzi, il monsignore ha fatto dichiarazioni inaccettabili;
– mons Lefebvre aveva ragione: c’era dietro di lui un movimento di persone che erano almeno infastidite da certe riforme conciliari e a cui non era stato data voce
Da molti commenti a questo articolo traspare l’idea che le differenze fondamentali (e per qualcuno assolutamente ma immotivatamente inaccettabili) tra il cattolicesimo e le confessioni protestanti siano (solo) il ruolo della donna, la sessualità dei sacerdoti e le questioni inerenti l’orientamento sessuale. Tutti argomenti, peraltro, su cui il Vangelo nulla dice.
Se condividere la parità tra i generi, la libertà di sposarsi per i preti e la legittimità dell’omosessualità vuol dire essere protestanti, anch’io lo sono. Ma ciò non mi fa essere/sentire meno cattolico.
Veramente sull’omosessualità il Nuovo Testamento è piuttosto esplicito: viene condannata con estrema durezza.
In ogni caso, secondo i cattolici, le fonti della rivelazione sono due: le Sacre Scritture e la Tradizione.
Poi certamente si può essere protestanti, basta esserne consapevoli.
E’ altrettanto ovvio che non si può essere cattolici e protestanti contemporaneamente.
Gesù non menziona mai l’omosessualità
San Paolo non vale?
Dall’articolo, anche dall’originale tedesco (https://katholisch.de/artikel/67624-pfarrbeauftragte-glaube-ist-fuer-mich-revolutionaerer-geworden), non si capisce bene quale sia il compito della Brinker. Forse il titolo italiano che parla di “parroco” può fuorviare. Secondo il CIC, parroco può esserlo solo un sacerdote validamente ordinato (can 521).
Andando infatti a un’intervista precedente (https://katholisch.de/artikel/42073-warum-eine-pfarrbeauftragte-ihre-macht-teilen-moechte) si capisce che alla Brinker il vescovo ha dato ampia facoltà pastorale, ma sempre entro i limiti del sacerdozio battesimale e non di quello ordinato. Ovviamente! Per il resto, c’è un sacerdote di riferimento. A quanto pare è una soluzione non isolata (nell’articolo successivo infatti si parla di Bärbel Bloching).
In Germania (e non solo) la pastorale parrocchiale è in mano ai referenti pastorali, laici e laiche spesso con formazione più alta ed esperienza maggiore del parroco stesso. Il parroco in genere coordina e si occupa della parte sacramentale, propria del sacerdozio ordinato. Un modello molto diverso da quello italiano, ragion per cui a noi pare strano che una donna discuta alla pari con un prete su quello che bisogna fare in parrocchia.
Resta la questione del ruolo della donna nella Chiesa, che da papa Francesco in poi è stato affrontato in modo un po’ più coraggioso, con tutte le inevitabili polemiche del caso.
Vediamo che succede.
Mi pare proprio che sia così.
Il prete/parroco è uno dei tanti collaboratori della referente pastorale.
Infatti, sono d’ accordo con Lei: il linguaggio dell’ articolo contempla ambiguità, anche da parte dell’ intervistatore, quando invita la Pastoralassistentin (da noi in Sudtirolo si chiamano così) a pronunciare le parole della consacrazione eucaristica (katholisch.de si è ridotto a questo!), mostrando chiaramente la sostanziale ignoranza riguardo alla ministerialità nella Chiesa cattolica, così ben espressa dal Vaticano II. Il problema non è una donna amministratrice di parrocchia, ma il fatto che lei stessa od altri possano confondere il servizio amministrativo e pastorale con la condizione ministeriale. In questo articolo si parla continuamente di una “Chiesa del futuro” e di significato politico dell’ impegno pastorale che, se non sono concetti in sé negativi, sono però declinati à l’ allemande, ossia in tono secolare e ideologico. Purtroppo da qualche decennio elementi dirompenti delle diocesi tedesche hanno la presunzione di ritenere che il futuro della Chies universale lo conoscono loro e ne possiedono le chiavi, non il Cristo o lo Spirito Santo. Invito a cercarsi il testo di un’ omelia del vescovo di Passau, Oster, che parla del grande rischio di Selbstsäkularisierung della Chiesa tedesca. Le sfide che la Chiesa oggi deve affrontare vanno affrontate sinodalmente, in chiave ecclesiale, con pazienza e ascolto reciproco e ascolto comune della Parola. I colpi di testa “rivoluzionari” e non ecclesiali portano a dissidi e fratture, un cammino sinodale paziente e autentico porta a discernere cosa Dio vuole veramente cambiare della Chiesa, e non le nostre pur dignitose intenzioni.
Se scandalizza che ci sia una donna alla guida di una comunità cristiano-cattolica perché non ha il ministero ….. le si dia il ministero perché questa donna è sembrata idonea a svolgere il suo compito (non facile soprattutto per quello che si è scatenato). La parità di genere non è una moda della modernità ma una acquisizione culturale lenta e difficile, a quel che vedo. NB: non mi pare peraltro che la signora in questione abbiia “osato” pronunciare le parole dell’istituzione eucaristica.
Inizialmente leggendo questo articolo pensavo si trattasse di una comunità protestante… Poi mi sono reso conto. Una parrocchia non è una azienda da dirigere. Sono convinto che ci siano bravissime donne nella gestione economica , nell’ambito della catechesi, della carità. Ma il ministero della guida pastorale va dato a chi ha il MINISTERO. Leggiamo la prassi antica nella Parola di Dio. Le comunità venivano affidate dai vescovi ai PRESBITERI e a nessun altro. Ognuno ha il suo compito.
Cosa ne pensa di quegli studiosi che sostengono che all’inizio episkopoi e presbiteroi fossero sinonimi ed a capo di singole congregazioni (spesso assieme a un concilio presbiteri/seniores) e solo con il progredire del tempo si é arrivati alla situazione attuale?
Un esempio: Alistair Stewart in ‘The original bishops’
Per esempio la comunitá della Didache non conosce che episkopoi e diakonoi
Si ma non si parla di diakonia (nel senso originale di servizio) quanto di stipendiati. Proprio perchè la Chiesa Tedesca è molto ricca (per motivi fiscali che ben conosciamo). Lo sottolineò anche Benedetto in un libro intervista, il fatto che ci siano molti soldi porta molti a vivere la Chiesa come un lavoro con tutta una serie di rivendicazioni di tipo sindacali più che pastorali.
Grazie per le parole chiare, questi articoli sembra quasi si compiacciano di esibire le deformazioni più penose del Cattolicesimo in zone germanofone. Dal Reno sono arrivati solo danni…
La Chiesa Cattolica protestantizzata, gravissimo che una donna è non un sacerdote pronunci le parole dell’istituzione Eucaristica, in questo caso non c’è Eucarestia, non c’è transustanziazione, prerogativa solo ed ESCLUSIVA del sacerdote in quanto figura Christi. Lo scisma di fatto è reale, sebbene non lo dicano! La Santa Sede non dovrebbe temere di dichiarare scismatiche tutte quelle comunità che sono dichiaratamente lontane dal ministero Petrino e in antitesi al Vangelo.
Questa signora tratta i temi con estrema fluidità al punto che si fa fatica a capire dove possa radicarsi lo Spirito… Un bellissimo esempio per capire perché papa Francesco dicesse che in Germania non si ha bisogno di duplicare la chiesa protestante…
Si ma non ha fatto niente per fermare la deriva
Siamo al solito, tale prospettiva e siffatta conduzione pastorale è propria dei protestanti. Non aggiunge niente. Stiamo ancora a evidenziare tali situazioni, non porta alcun beneficio alla Chiesa Cattolica
Per la serie: ne so più io del Papa…
Che pena vedere la Chiesa al traino del mondo e scimmiottandolo.
Dunque parliamo di “Parroca”
Ora che siamo nel tempo della fine di questo sistema di cose malvagio, cioè, che che precede il Regno di Dio e di Suo Figlio Gesù Cristo, sembra sempre più evidente che tutti i gruppi religiosi, non abbiano ancora capito che il vero Cristianesimo è obbligato a seguire tutte le regole già scritte nella Bibbia. Poiché si legge: ” Guai a chi aggiunge alle parole di questo libro, Dio aggiungerà le piaghe descritte in questo libro, e se qualcuno toglie qualcosa dalle parole di questa profezia, Dio toglierà la sua parte degli alberi della vita e della città santa descritti in questo libro. ( Apocalisse o Rivelazione, capitolo 22 versetti 18, 19 ). Lucio.
I protestanti accettano di tutto compresi LGBT±, ma le loro chiese sono più vuote di quelle cattoliche
Tutta roba umana..organizzazione aziendale…la vostra casa vi sarà lasciata deserta…
Spero solo di morire cattolico.
È un partito non una parrocchia, o una azienda. Il vangelo è politico… si e no si perchè ogni cosa che fa una comunità ha una rilevanza civica e civile oltre che sociale, no perche non ha fazioni se non quella di Gesú. Oltretutto ruolo dirigenziale… ma cosa dirige? Se a tizio va di andar via ci va, non ha bisogno di dare una lettera di licenziamento o anche solo di dire ciao. Se torna torna, non ha bisogno di salure in ufficio, chi dirige chi? Qua il rischio non è il patriarcato ma il clericalismo, e che sia donna o uomo il parroco non cambia avremo clericalismo con parroci donna, ma come si puo pensare di gestire una comunita che esiste solo come entita volatile, la gente non è mica obbligata a restare in una parrocchia, chi è che gestisce chi? Tutto sbagliato la gente non è collaboratrice o dirigente o dipendente, la gente è libera lo scopo del parroco non è dirigere una azienda ma fare attenzione che la gente non si perda, gente libera non semplici impiegati da usare quando serve. Non ci siamo proprio
In Germania le parrocchie sono ricchissime.
Credo che i collaboratori siano veri dipendenti.
Perciò chi ha il cordone della borsa conta più del parroco che, poverino, è un dipendente incaricato di amministrare i sacramenti, al pari del ragioniere o del responsabile dei servizi tecnici.
Magari é meglio cosí per i preti, invece che disperdersi in un casino di attivitá secondarie che non sanno magari manco fare bene e tolgono spazio ad attivitá quali le celebrazioni liturgiche e incontrare la gente
Basta aspettare e vedere gli esiti pastorali.
Io non credo che saranno brillanti ma magari sbaglio.
Siccome l’intervistata stessa parla di “lavoro di gestione”, è meglio non confondere retoricamente il “parroco” col “gestore”. La concomitanza o meno dei due ruoli (guai se un parroco si riducesse a gestore) richiede di distinguere – senza dialettiche – la cura pastorale del pastore e l’amministrazione dell’amministratore (guai se un gestore si concepisse come parroco)
Ma é letteralmente il Codice di Diritto Canonico che concepisce il parroco come gestore
Can. 532 – Il parroco rappresenta la parrocchia, a norma del diritto, in tutti i negozi giuridici; curi che i beni della parrocchia siano amministrati a norma dei cann. 1281-1288.
E i canoni 536 e 537 dicono che il consiglio pastorale e quello per gli affari economici sono solo consultivi
Ergo il parroco é incitato a diventare il gestore economico e organizzativo
Ma perché non cerchiamo la parità sia uomini che donne nella verginità di Cristo e della sua Madre santissima? Perché non cerchiamo la parità nella loro fede e nella scelta radicale di Dio? Perché sfuggiamo alla vera parità: la statura della carità di Cristo e ci dimeniamo a confondere l’essenza del cristianesimo con ruoli di servizio, solo perché le mode sociali spingono alla deriva di scelte vuote? È la prima volta che scrivo un commento. Per di più scomodo.
Ma perché non cerchiamo la parità sia uomini che donne nella verginità di Cristo e della sua Madre santissima?
Perché non cerchiamo la parità nella loro fede e nella scelta radicale di Dio?
Perché sfuggiamo alla vera parità: la statura della carità di Cristo e ci dimeniamo a confondere l’essenza del cristianesimo con ruoli di servizio, solo perché le mode sociali spingono alla deriva di scelte vuote?
Mi ha colpito molto la considerazione della Sig.ra Brinker su una possibile diaconessa nella sua parrocchia: Se il nostro vescovo fosse d’accordo, sarebbe una delle prime donne a poter diventare diaconessa. ”
Non si riconosce nessuna autorità al papa, decide il vescovo.
Ottimo, avanti verso la vera parificazione altrimenti cè veramente il rischio di estinzione! Un grande passo avanti e imparare dalle chiese evangeliche che sono avanti di secoli!
Sì, avanti di secoli ma sempre più vuote….
È una rivoluzione già in atto, che sembra nata solo per questioni di affermazione di genere e di potere: veramente quanto Dio vuole oggi per la sua Chiesa. D’altronde nell’epoca di Putin, Trump e compagnia bella…
È l’ideale..GESÙ nel CORPO MISTICO è tutto è noi sua emanazione come il braccio è la manifestazione del CAPO..QUEL CHE CONTA È ESSERE BUONI SERVITORI VERI..per la MESSA ed i SACRAMENTI basta anche un prete vecchio…quando è stata fatta UNA BUONA CATECHESI…tutti x uno uno x tutti