Milano: Chiesa e massoneria

di:

san pietro

A motivo della censura di lunga data della Chiesa nei confronti della massoneria, ha sorpreso molti la notizia che lo scorso venerdì 16 febbraio l’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, ha partecipato a un seminario organizzato nella sua città con i grandi maestri delle tre logge massoniche italiane.

Tra i rappresentanti della Chiesa che hanno partecipato all’evento – un seminario a invito su Chiesa e massoneria promosso dall’associazione cattolica GRIS, organizzato presso la Fondazione culturale Ambrosianeum – erano presenti, insieme all’arcivescovo, il cardinale Francesco Coccopalmerio, presidente emerito del Dicastero per i testi legislativi, e mons. Antonio Staglianò, vescovo di Noto e presidente della Pontificia Accademia di Teologia.

La massoneria era rappresentata da Stefano Bisi, gran maestro del Grande Oriente d’Italia, la più grande loggia massonica del Paese – il quale ha definito «storico» l’incontro – e dai leader di altre due logge nazionali: la Gran Loggia d’Italia e la Gran Loggia Regolare d’Italia.

Da segnalare la partecipazione al seminario del cardinale Coccopalmerio, che fu vescovo ausiliare di Milano al tempo del cardinale Carlo Maria Martini. Il defunto cardinale gesuita era noto infatti per le sue aperture dialogiche anche verso la massoneria, che gli rese omaggio come «uomo di dialogo» alla sua morte, nel 2012.

Tra Chiesa e massoneria

Il rapporto tra Chiesa cattolica e massoneria è sempre stato molto chiaro. Da quando il magistero ha iniziato a pronunciarsi nei riguardi della massoneria il giudizio negativo è stato inequivocabile e fermo, ispirato da molteplici ragioni, pratiche e dottrinali.

Clemente XII con la bolla In Eminenti Apostolatus Specula (28 aprile 1738) aveva proibito ai cattolici di unirsi alla massoneria. La massoneria era ritenuta responsabile non soltanto di attività sovversiva nei confronti della Chiesa, ma veniva denunciata come sostenitrice di idee filosofiche e concezioni morali opposte alla dottrina cattolica.

Il documento di riferimento più recente è la «Dichiarazione sulla massoneria» della Congregazione della Dottrina della Fede. Il documento è firmato dal cardinale Joseph Ratzinger ed è stato approvato da Giovanni Paolo II, che ne ha ordinato la pubblicazione nel 1983. In esso si afferma espressamente che l’iscrizione alle associazioni massoniche «rimane proibita dalla Chiesa» e i fedeli che vi si iscrivono «sono in stato di peccato grave e non possono accedere alla Santa Comunione».

La Congregazione dichiara infine che «non compete alle autorità ecclesiastiche locali di pronunciarsi sulla natura delle associazioni massoniche, con un giudizio che implichi deroga a quanto sopra stabilito». A questo proposito il testo fa anche riferimento a una precedente dichiarazione del 17 febbraio 1981, la quale già riservava alla Santa Sede ogni pronunciamento sulla natura di queste associazioni che avesse implicato deroghe alla legge canonica allora in vigore.

Aderire a una loggia massonica rimane tuttora proibito nella Chiesa cattolica. Lo scorso 13 novembre 2023, il Dicastero per la Dottrina della Fede lo ha ribadito in un responso, firmato da papa Francesco e dal cardinale Victor Fernández, a un vescovo delle Filippine che aveva espresso preoccupazione «a causa del continuo aumento di fedeli iscritti alla massoneria», e aveva chiesto «suggerimenti per fronteggiare adeguatamente tale realtà dal punto di vista pastorale».

Tale responso conferma, «sul piano dottrinale, (…) che l’iscrizione attiva alla massoneria da parte di un fedele è proibita, a causa dell’inconciliabilità tra dottrina cattolica e massoneria». Sul piano pastorale, invece, propone «ai Vescovi filippini di svolgere una catechesi popolare in tutte le parrocchie, riguardo alle ragioni dell’inconciliabilità tra fede cattolica e massoneria».

Tentativi di avvicinamento

Anche papa Francesco è stato apertamente critico nei confronti della massoneria. Nel 2015, in visita a Torino, città nota per il suo legame con la massoneria, parlando ai giovani ha detto: «In questa terra alla fine dell’Ottocento c’erano le condizioni più cattive per la crescita della gioventù: c’era la massoneria in pieno, anche la Chiesa non poteva fare nulla, c’erano i mangiapreti, c’erano anche i satanisti… Era uno dei momenti più brutti e dei posti più brutti della storia d’Italia».  Nel 2013 aveva criticato la presenza di «lobby massoniche» all’interno della Chiesa.

Ma il suo pontificato ha raccolto anche consensi da parte delle logge massoniche italiane. Lo si è visto ad esempio nel 2020, quando il Documento sulla Fraternità Umana, firmato insieme al Grande Imam di Al-Azhar, ha ricevuto un plauso inatteso dalla Loggia del Grande Oriente. In un articolo sulla rivista della Loggia il documento papale veniva definito «innovativo», un «farmaco a lento rilascio», che sembrava annunciare una «nuova era» e rappresentare un «punto di svolta per una nuova civiltà». I massoni spagnoli hanno elogiato l’enciclica Fratelli Tutti, affermando che la Chiesa avrebbe finalmente abbracciato «la fraternità universale, il grande principio della massoneria moderna».

Quella tra Chiesa e massoneria, ha ricordato Bisi durante il seminario milanese, è «una lunga storia che parte dal 1738 e, con alti e bassi, fra pseudo tolleranze e piccoli spiragli, è di fatto proseguita fino a oggi senza sfociare mai in una auspicabile e vera opportunità di cambiare il corso della Storia aprendo le porte del dialogo costruttivo e ponendo fine a quella scomunica che (…) pende tuttora su milioni di liberi muratori sparsi per il globo, molti dei quali si chiedono come superare quel presunto e sostanziale dogma dell’inconciliabilità che precluderebbe qualsiasi avvicinamento fra le due realtà».

Il dialogo tra massoneria e Chiesa cattolica, ha ricordato Bisi, era iniziato negli anni Sessanta tra l’allora gran maestro del Grande Oriente d’Italia Giordano Gamberini e il suo successore Lino Salvini da una parte e, dall’altra, un paolino, padre Rosario Esposito. «Riunioni, confronti che poi si sono interrotti. Dal seminario all’ombra del duomo di Milano possono ripartire», ha auspicato il gran maestro, ricordando quanto aveva apprezzato i contenuti di un articolo del cardinale Gianfranco Ravasi, intitolato «Cari fratelli massoni», pubblicato nel 2016 sull’inserto culturale de Il Sole 24 Ore, a cui Bisi aveva risposto con una lettera.

L’allora presidente del Pontificio consiglio della cultura aveva affermato che le posizioni dottrinali della Chiesa che affermano l’inconciliabilità della massoneria con la fede cristiana «non impediscono il dialogo» su temi quali «le opere di carità, la lotta al materialismo, la dignità umana e la conoscenza reciproca».

Il seminario all’Ambrosianeum

La stampa non era ammessa all’evento dello scorso 16 febbraio, che era un «seminario ad invito». La corrispondente dell’edizione milanese del Corriere della sera ne dava notizia, raccontando della sorpresa suscitata non solo dalla presenza, ma anche dal breve intervento del vescovo Delpini.

«Otto minuti di intervento al termine dei quali Delpini ha ricevuto copiosi applausi. Un “saluto” quello che ha portato alla platea l’arcivescovo milanese, che da quando nel 2017 è diventato arcivescovo di Milano ha sempre accettato tutti gli inviti per cercare sempre una forma di dialogo, anche quando sembra impossibile».

Nel suo saluto, mons. Delpini ha ricordato l’importanza di simili incontri. E ha invitato a «non pretendere che da queste situazioni scaturisca chissà cosa, come pensano alcuni giornalisti. Sono solo un colloquio franco e tranquillo per illustrare le proprie idee. Non c’è muro contro muro, si parla, ci si confronta, poi magari ognuno resta della sua idea». Alla fine delle tre ore del seminario – infatti – «le posizioni tra Chiesa Cattolica e massoneria sembrano essere rimaste “inconciliabili”».

L’evento milanese era organizzato dal Gruppo di ricerca e informazione socio-religiosa (GRIS), un’associazione privata di fedeli, approvata dalla Conferenza episcopale italiana, che promuove la ricerca e lo studio sulle sette, i nuovi movimenti religiosi e la fenomenologia ad essi correlata. Nel comunicato stampa del GRIS che presentava il seminario si legge: «La proposta di organizzare tale evento viene unicamente dal GRIS nazionale (…). La decisione di organizzare un seminario a inviti è derivata da due fattori: la caratteristica di seminario di studio, ascolto e confronto sereno sul tema dell’evento; l’impossibilità di soddisfare tutte le richieste di partecipazione».

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6 Commenti

  1. Franco 21 febbraio 2024
  2. Papalia Antonino 21 febbraio 2024
  3. GDN 21 febbraio 2024
    • Anima errante 21 febbraio 2024
    • Adelmo li Cauzi 22 febbraio 2024
  4. Mimmo Leonetti 21 febbraio 2024

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