Pandemia di narcisismo

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narcisismo

Anche le società possono essere narcisistiche. Si autoesaltano indipendentemente dalla liceità dei metodi che usano e dalla logicità di quanto affermano.

Qualcuno ha osato l’espressione «pandemia di narcisismo» per descrivere alcuni fenomeni in atto.

Il «disturbo narcisistico di personalità» è descritto dall’ OMS come un senso grandioso di sé, fantasie illimitate, bisogno di ammirazione eccessiva, sfruttamento interpersonale, mancanza di empatia. Come ogni patologia, anche quella narcisistica è strettamente personale.

 Il passaggio allo star meglio arriva sempre dalla consapevolezza. «È guarito dalla follia appena si è reso conto di essere folle» fa dire a un suo personaggio lo scrittore, attore e regista Pippo Del Bono.

La parola «pandemia» fa pensare a una diffusione significativa di questa patologia. Pandemia di narcisismo, quindi, come fenomeno psicosociale con il rischio che diventi norma culturale collettiva.

Un po’ di narcisismo è necessario. Si chiama autostima. Che, per natura sua, prevede anche la consapevolezza dei propri limiti. L’autostima valorizza i doni che sono dati per la realizzazione di sé e a beneficio di altri.

La patologia diventa pericolosa socialmente quando chi ne è soggetto ha o si è arrogato un ruolo sociale. Anche le società, quindi, possono essere narcisistiche. Si autoesaltano indipendentemente dalla liceità dei metodi che usano e dalla logicità delle cose che affermano.

I progetti e le azioni del narcisista e delle istituzioni narcisistiche sono finalizzati esclusivamente agli interessi propri. In genere fanno o fanno credere di realizzare cose benemerite, usando strumenti che narcotizzano testa e cuore soprattutto di chi è impegnato a risolvere bisogni essenziali.

Molto spesso utilizzano mezzi illeciti o apparentemente leciti. Le modalità subdole sono quelle più pericolose. Esibita l’apparente positività delle azioni, la loscaggine delle cose non è facilmente visibile.

Le esibizioni del narcisista e delle istituzioni narcisistiche, in genere, sono molto teatrali per aggregare la maggioranza, precedentemente preparata all’assuefazione. Facendo e esibendo buone azioni, le istituzioni e chi le dirige difficilmente possono essere perseguite per sfruttamento dei più deboli. Naturalmente ogni riferimento è puramente casuale!

La consapevolezza sta nel rendersi conto che non ci sono logiche nei comportamenti illogici. Anche le religioni possono essere narcisistiche. Il biblista Ortensio da Spinetoli parla de La prepotenza delle religioni e sollecita Tra voi non sarà così…».

Una cosa è certa: Gesù non era narcisista. «Exinanivit» scrive san Paolo: si spogliò proprio del tutto. Qualcuno – che se ne intende – dice anche che non è stato Lui a fondare la Chiesa. Nel Vangelo quindi si può trovare l’antidoto. E, ancora qualcuno dice che, attraverso lo Spirito, il Vangelo continua a essere scritto.

Attenzione, quindi, alle religioni che utilizzano gli stessi strumenti del narcisismo per esibire la verità. Quella con la V maiuscola, per noi umani, è sempre da scoprire. Assolutizzando le verità si pretende di aver capito l’Assoluto. Più narcisisti di così!

Spesso le domande sono molto più importanti delle affermazioni.

In un contesto di pandemia di narcisismo, logico che si trovino in minoranza coloro che seguono Gesù. Dovrebbero essere orgogliosi di esserlo.

Controsenso, quindi, rincorrere le modalità narcisistiche. Se è valido l’invito ad amarsi gli uni gli altri, orgogliosi anche di promuovere e diffondere relazioni valorizzanti.

A proposito di narcisismo e di minoranze, in modo un po’ più laico, il poeta Giuseppe Giusti scriveva così:

Che i più tirano i meno è verità,
posto che sia nei più senno e virtù,
ma i meno, caro mio, tirano i più,
se i più trattiene inerzia o asinità.

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