Periferie: ascolto di un contesto

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Il 7 marzo 2026 a Pistoia si è ritrovato – ospiti presso l’antica Biblioteca dei domenicani – il gruppo di lavoro dell’Istituto per le Scienze delle religioni della Facoltà Teologica dell’Italia Centrale insieme con gli studenti e le studentesse del Corso di perfezionamento organizzato dallo stesso Istituto, con anche alcuni membri del Centro studi Donati di Bologna. Si è lavorato – in accordo con il metodo comparativo e contestuale che si cerca di praticare – su contesti specifici, per provare di conoscerli e per coglierne le domande capaci di interrogare la nostra vita sociale e anche la nostra riflessione teologica e politica. In particolare Laura Fabbri e Francesca Ghini hanno presentato – con grande passione e serietà – tre esperienze di accompagnamento di giovani adolescenti e di giovani adulti a cura del CEIS nella periferia di Bologna. Esperienze che ricche di significato, interrogativi e prospettive possono aiutare – se lette con attenzione e all’interno di un discorso complessivo sociale e anche teologico – nell’orientare l’urgente lavoro di discernimento sul presente. Questo il racconto dei tre preziosi progetti (F. Mandreoli).

Questo racconto nasce dall’impegno di una comunità di soggetti fortemente appassionati alle storie di vita dei giovani, determinati a costruire e mantenere opportunità innovative di welfare finalizzate alla protezione sociale dei ragazzi e delle ragazze appartenenti soprattutto alle fasce più deboli. Saranno qui descritti spazi educativi e di cura custoditi dal restauro continuo di professionisti formati, legati fra loro da relazioni di stima e affetto: i progetti nascono dagli affetti e dalle relazioni, oltre che dalle motivazioni razionali che li animano.

La società e l’ambiente in cui ragazzi e ragazze diventano adulti sta cambiando per numerose ragioni: la digitalizzazione, il mutamento degli spazi di condivisione e socialità, la pandemia, l’aumento dell’esposizione a eventi traumatici o di instabilità globale come la riduzione della resilienza familiare e comunitaria.

Oggi gli adolescenti e i giovani crescono in un ambiente complicato dal disastro climatico, dalla crisi economica, dalla guerra e in un contesto sociale dove è dilagante il narcisismo e dove si assiste alla perdita dei ruoli e delle guide sociali. Chi è giovane oggi fatica a immaginare un progetto di vita autonomo a causa della presenza di un mercato che riduce le possibilità tanto di orizzonti lavorativi soddisfacenti quanto di esperienze di genitorialità e di costruzione di una famiglia.

Il contesto in cui viviamo è principalmente individualista e improntato al consumo, con il rischio che i giovani si sentano sopraffatti dalle preoccupazioni e soli.

In Emilia-Romagna si conferma l’aumento progressivo negli anni dei minori presi in carico dalla Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, che passano dai 59.900 circa del 2018 ai 66.110 circa del 2024, con un aumento di circa l’11%.

Anche per quanto riguarda le fasce d’età maggiormente coinvolte sono rilevanti quelle 11-13 anni e 14-17, con numeri che sono progressivamente aumentati nel tempo dal 2010 al 2024. I minori fra gli 11 e i 13 anni presi in carico nel 2010 erano 6.648, sono diventati 12.672 nel 2024. Mentre i minori fra i 14 e i 17 anni nel 2010 erano 5.072 e sono diventati 14.794 nel 2024. I pazienti trattati dai Centri di Salute Mentale nel 2023 sono stati 80.740 (+ 9,2 % rispetto al 2021). Si evidenzia un 10,8 % di utenza giovanissima (under 25) e un ulteriore 12,4% di utenti di età compresa tra i 25 e i 34 anni.

Questo aumento del disagio giovanile richiede un importante impegno condiviso di ricerca sociale e clinica sulle cause e sugli effetti e, allo stesso tempo, una forte risposta alle sintomatologie, soprattutto urgenti. Occorre che complessivamente e in maniera territoriale ci si prenda in carico la loro cura.

In questo clima così complesso è importante poter contare su luoghi dove gli adolescenti possano incontrarsi e trovare equipe di professionisti formati, dove ci siano spazi di contenimento delle paure, ma anche di pensiero per il loro futuro. Risultano fondamentali le esperienze politiche di tavoli sanitari-sociali-educativi-culturali come risposta ambientale ad una domanda urlata di sostegno psicologico che proviene dagli adolescenti e dai giovani.

Questo articolo si propone come strumento di informazione su esperimenti di protagonismo giovanile realizzate nei quartieri San Donato e San Vitale; ha inoltre lo scopo di testimoniare il lavoro di prevenzione del disagio psicologico in adolescenti e di intervento di cura della psicopatologia giovanile che viene svolto grazie alla costruzione di progetti condivisi tra realtà del Terzo Settore e dei servizi pubblici.

I Cortili

I Cortili è un centro di aggregazione spontanea aperto dal lunedì al venerdì in orario pomeridiano e una sera a settimana, gestito da un’equipe di educatori ed educatrici dipendenti della cooperativa Ceis e da volontari del servizio civile ed è frequentato da una quarantina di preadolescenti e adolescenti di età compresa tra gli 11 e i 20 anni.

Il progetto Cortili nasce nel 2005 da un’iniziativa della cooperativa Villaggio del Fanciullo per un bisogno del territorio di intervenire sul rischio della diffusione di comportamenti antisociali e di abusi di sostanze da parte dei giovani che abitavano gli spazi verdi esterni del territorio.

Oggi è un luogo a libero accesso, dove non è necessario un passaporto per entrare e dove i ragazzi e le ragazze hanno l’opportunità di stare insieme e svolgere attività espressive e di sostegno scolastico. I preadolescenti chiacchierano, fanno i compiti, giocano negli spazi interni ed esterni del centro, fanno sport di gruppo come il calcio, il basket, la pallavolo e partecipano a laboratori artistici (hip hop, beatmaking, teatro, doppiaggio, beat making, storytelling).

Gli adolescenti si trovano in orari serali, mangiano insieme, guardano dei film, fanno sport, chiedono aiuto agli educatori per portare avanti i loro progetti individuali lavorativi o scolastici, condividono le fatiche legate alle difficoltà familiari, creano opere musicali, partecipano a progetti di ricerca azione per il territorio o ad esplorazioni fuori Bologna (Monte Sole, Scampia) e all’estero (Spagna, Portogallo).

L’obiettivo principale del centro è offrire ai ragazzi uno spazio accessibile dove possono divertirsi, giocare, condividere con amici e adulti fidati i propri desideri e le paure. In questo luogo nascono idee, progetti individuali e collettivi, amicizie e relazioni affettive che costituiscono un arricchimento per la vita dei ragazzi e per il territorio dove vivono. La maggior parte degli adolescenti che frequentano il centro sono nati a Bologna e sono figli di genitori nati all’estero: si incontrano lingue, culture, stili di vita, ideali e valori molto diversi e si respira un clima di inclusione, accoglienza e scambio.

Il centro rappresenta un presidio territoriale dove è possibile monitorare il benessere individuale dei ragazzi e offrire supporto dove si colgono dei segnali di disagio e vulnerabilità. Alcuni dei ragazzi e delle ragazze vivono situazioni di fragilità individuale e/o familiare a causa di povertà, esposizione a traumi e violenze e hanno un progetto individuale educativo pensato insieme alla famiglia, la scuola, i servizi sociali e sanitari del territorio. Un obiettivo dei Cortili è la prevenzione e il contrasto a fenomeni di disagio adolescenziale quali il ritiro dalle situazioni sociali, l’isolamento dai pari, la dispersione scolastica, la diffusione di comportamenti antisociali come i furti e lo spaccio di sostanze, il bullismo, gli agiti auto ed etero lesivi.

L’equipe educativa è costituita da professionisti fortemente motivati ad accompagnare la crescita dei ragazzi e delle ragazze, sostenerli nell’apprendimento e nell’orientamento a progetti individuali futuri e ad aiutare i ragazzi a diventare autonomi nella gestione del limite e delle emozioni complesse che si sperimentano nella relazione con il coetaneo e con l’adulto.

Gli educatori sono sostenuti dalla presenza di una rete di enti pubblici e del terzo settore con cui collaborano ai fini di uno scambio delle competenze interdisciplinari e per mantenere vive e stimolanti le attività del presidio educativo. L’equipe si avvale di una metodologia costituita da riunioni settimanali, supervisione e si caratterizza per uno stile educativo con interventi malleabili sulla base delle singolarità di ciascun ragazzo.

Le attività laboratoriali espressive e di ricerca azione costituiscono le esperienze maggiormente significative per lavorare sulla relazione con i ragazzi e per stimolarli nell’espressione della propria identità. Gli adolescenti eleggono dei rappresentanti che partecipano alle riunioni settimanali degli educatori, in modo da potere ascoltare la voce e le criticità dei destinatari del progetto. Inoltre gli adolescenti offrono le loro competenze per animare e sostenere le attività dei preadolescenti andando a stimolare una trasmissione inter e intra generazionale dei saperi.

Il centro giovanile rappresenta un importante presidio territoriale per il benessere dei ragazzi e necessita di essere sostenuto da scelte politiche ed economiche orientate ad un aumento delle risorse per consentire formazione e stipendi giusti ai professionisti e per offrire ai ragazzi nuove progettualità e spazi piacevoli e curati da vivere. Inoltre è fondamentale costruire e mantenere con pazienza relazioni con le realtà politiche sanitarie culturali del territorio ai fini di creare e mantenere collaborazioni vitali, portatrici di idee e opportunità creative per gli adolescenti.

Identità in movimento

Il progetto Identità in movimento ha preso vita dall’incontro tra i ricercatori dell’Associazione di promozione sociale Insight e il contesto del centro di aggregazione spontanea I Cortili. Durante un viaggio di ricerca studio in Calabria, organizzato dal sociologo e professore Giorgio Marcello, io, a quei tempi responsabile del centro di aggregazione, Fabrizio Mandreoli responsabile di Insight e Pietro Corazza, ricercatore in pedagogia dell’Università di Bologna, ci confrontavamo sui significati del concetto di identità in ambito filosofico e culturale. Mentre parlavamo mi è venuto in mente Ahmed, un giovane nato in Italia che frequentava il centro giovanile e che, alla mia domanda: “tu sei italiano?” Lui mi aveva risposto: “no, sono musulmano!”

È nata così una curiosità condivisa per la storia di questi ragazzi, per il significato che loro attribuiscono al luogo dove sono nati, al paese dove sono nati i loro genitori, all’ambiente scolastico dove crescono, al centro giovanile dove si incontrano.

L’equipe educativa e i ricercatori di Insight hanno quindi proposto ai ragazzi dei Cortili di partecipare ad una ricerca azione con il fine di approfondire la conoscenza di loro stessi attraverso laboratori espressivi, giochi, momenti di riflessione ed esperienze di esplorazione del territorio e di incontri con esterni. Il progetto era teso a rendere protagonisti gli adolescenti in un ruolo attivo e si è strutturato sulla base di uno spazio settimanale dedicato allo stimolo dell’espressione di sé attraverso vari linguaggi (teatro, dialogo, musica, fotografia, video-making) alternato a uscite sul territorio. Un gruppo di diciassette adolescenti di età compresa tra i 15 e i 20 anni ha accettato di mettersi in gioco e ha preso parte a questa ricerca.

Il progetto ha preso avvio a gennaio del 2021 e si è concluso a dicembre ed è stato impattato dall’urto della pandemia COVID 19. Questo evento ha messo alla prova la metodologia del lavoro dell’equipe educativa e per mantenere il contatto con i ragazzi gli educatori hanno dovuto utilizzare la videochiamata oppure gli accompagnamenti in macchina al tirocinio o a scuola. La Cirenaica è stato il luogo principale dove si è svolto il progetto e ciò ha permesso di osservare il forte senso di appartenenza dei ragazzi al quartiere.

È rimasta traccia di questo percorso grazie alla scrittura di un libro intitolato Cire 40-138 identità in movimento edito dalla casa editrice Zikkaron e dalla realizzazione di un documentario CovidYouth. Entrambi i lavori sono frutto dell’impegno degli adolescenti degli educatori e delle educatrici del centro giovanile dei Cortili e dei collaboratori di Insight e hanno ricevuto visibilità in eventi organizzati nei cinema della città di Bologna aperti al pubblico.

Il progetto identità in movimento ha avuto degli effetti positivi sulla capacità degli educatori di riflettere sul proprio stile e sulla propria metodologia di lavoro. Durante il lavoro e la supervisione è emersa l’importanza di adottare un atteggiamento duttile e malleabile rispetto alle aspettative chi gli educatori avevano formulato sulle azioni del progetto e sulle risposte degli adolescenti a queste azioni.

Certo rimaneva fondamentale avere chiaro un setting di lavoro fisso da cui partire, un foglio bianco da proporre ai ragazzi a partire dal quale loro potessero creare. Se ci mostravamo esigenti e rigidi nelle proposte di gioco e di dialogo, gli adolescenti scappavano. Se ci mostravamo capaci di aspettarli e pazienti i ragazzi e le ragazze si aprivano. Grazie ai laboratori espressivi e alle occasioni di riflessione e di incontro con esterni, gli adolescenti hanno manifestato dei cambiamenti nella loro capacità di descriversi e narrarsi. Inizialmente era frequente che si rifiutavano di definirsi oppure utilizzavano aggettivi ed etichette.

Gradualmente si sono mostrati interessati a confrontarsi in piccoli gruppi differenziati sulla base dell’età, del genere o dell’etnia, poi in gruppi più ampi e con il singolo educatore. Le tematiche identitarie vertevano su desideri e paure per il futuro, interessi e passioni attuali, delusioni e rabbie in ambiente scolastico o lavorativo, fatiche in famiglia e nelle relazioni amicali. Grazie all’organizzazione di un’uscita nei luoghi dell’eccidio di Monte Sole e agli incontri con dei testimoni come Samad (un uomo di religione musulmana che ha avuto il desiderio di cambiare la propria vita dopo essere stato detenuto in carcere) e i frati della comunità della Piccola Famiglia dell’Annunziata, i ragazzi hanno condiviso la paura della morte, dell’ingiustizia, della perdita e della separazione, la pesantezza della colpa e il sollievo nel perdono e nella speranza.

I giovani si sono sentiti parte di una comunità più ampia: hanno reso più solide le relazioni fra loro e hanno manifestato curiosità e apertura nei confronti di persone nuove, fiducia nei riguardi degli adulti di riferimento. Al termine del progetto gli adolescenti hanno rilasciato delle interviste in cui sono emerse delle narrazioni complesse delle loro identità. Indubbiamente ci sono stati dei cambiamenti nel loro sguardo verso loro stessi e verso gli altri. Come d’altronde è cambiato anche lo sguardo degli educatori nei confronti del proprio modo di lavorare e nel modo di riconoscere e valorizzare gli adolescenti.

Creare spazi di Comunità. Adolescenti in azione

I frutti positivi di Identità in movimento si sono raccolti anche negli anni successivi. Il gruppo dei giovani ricercatori è rimasto attivo e recettivo agli stimoli proposti dal territorio: partecipando a dei tavoli di co-progettazione organizzati dall’Ufficio Reti e Lavoro di Comunità del quartiere San Donato San Vitale di Bologna si sono mostrati interessati al tema del benessere biologico psicologico sociale dell’adolescente. L’equipe educativa dei Cortili ha sostenuto l’interesse dei ragazzi nei confronti della salute e abbiamo proposto loro di svolgere un’altra esperienza di cittadinanza attiva attraverso la metodologia della ricerca azione. L’obiettivo della ricerca individuato dal gruppo di adolescenti era quello di indagare quale fosse la percezione del benessere dei ragazzi e delle ragazze del quartiere e indagare quali azioni vengono svolte e potrebbero essere svolte dal territorio per migliorare questo benessere.

La cooperativa Ceis, con l’aiuto delle persone e delle realtà intercettate dall’Ufficio reti del quartiere San Donato San Vitale, in particolare dell’ente capofila Centro sociale Ruozi ha partecipato ad un bando regionale per il finanziamento di progetti di rilevanza locale promossi dal Terzo Settore, che ha permesso lo svolgimento della ricerca azione.

Un gruppo di dodici ragazzi e ragazze di età compresa tra i quattordici e i ventidue anni hanno avviato i lavori e da giugno 2023 fino a settembre 2024 si sono impegnati nella loro indagine, con la collaborazione di cittadini, operatori sanitari, amministrazioni e politici del territorio all’interno di una progettazione e una visione comune.

I soggetti che si sono resi disponibili a esprimere la propria voce e fare parte di questa esperienza collettiva di ricerca sono stati numerosi: Sara Chendi dell’Ufficio Reti e del Lavoro di Comunità del Quartiere San Donato San Vitale, Giacomo Tarsitano del Comune di Bologna, Renzo Muraccini psichiatra del Dipartimento di salute mentale dell’Ausl, Michele Filippi e Linda Degli Esposti professionisti sanitari dell’Associazione Onlus Arco Corrispondenze per la recovery, Angela Amadori del centro sociale Ruozi, i ragazzi e le ragazze dei centri di aggregazione di Piazza dei Colori e di Croce del Biacco, Maurizio Dall’Acqua regista dell’Associazione Bonlieu 051, Fabrizio Mandreoli, Elisa Dondi, Beatrice Orlandini e Catia Tugnoli dell’Associazione Insight, gli studenti e le studentesse di Viaggiare nelle Periferie del Centro Studi Donati.

Cosa è stato fatto? La prima azione che ha visto l’impegno dei ragazzi e del sociologo Adriano De Blasi della cooperativa Cadiai, è stata quella della costruzione di un questionario da sottoporre a coetanei e ad adulti con l’obiettivo di raccogliere testimonianze su come i ragazzi e le ragazze si sentono, come vivono la città di Bologna, cosa vivono mancante e cosa superfluo e la seconda azione è stata quella della realizzazione delle interviste agli adolescenti del quartiere, ai giovani studenti universitari e agli adulti impegnati sul territorio in ambito sanitario, politico, amministrativo.

Un’analisi delle interviste, che ha coinvolto una trentina di adolescenti e una decina di giovani, ha rilevato che gli adolescenti dei Cortili sentono una forte appartenenza al rione Cirenaica e percepisco come “casa” il centro giovanile dove trascorrono i pomeriggi, in aggiunta i ragazzi e le ragazze, nell’ambiente scolastico si descrivono come ansiosi e sfiduciati, in particolare sottolineano la paura del giudizio, delle umiliazioni in gruppo, delle discriminazioni, la preoccupazione per l’individualismo della società e l’angoscia del fallimento dei progetti futuri.

I giovani studenti universitari sono preoccupati di non riuscire a realizzare i propri progetti di studio e sono angosciati dalla mancanza di risorse economiche. Gli adolescenti vorrebbero sportelli di ascolto psicologico e una scuola meno esigente nell’assegnazione dei compiti, inoltre chiedono la presenza di spazi liberi di aggregazione dove potersi incontrare e dove è possibile ricevere sostegno scolastico.

Gli adulti intervistati parlano di una mutazione antropologica in atto e lamentano la mancanza di spazi di comunità dove i giovani possono esprimersi e ricevere ascolto dagli esperti. L’esperienza di Strada Facendo, i risultati dell’indagine e le riflessioni sulle pratiche del territorio per favorire il benessere biologico psicologico e sociale sono state narrate nella pubblicazione Creare spazi di comunità. Adolescenti in azione edita da Zikkaron e curata da me.

Le attività dei ragazzi e le interviste con le riflessioni dei professionisti sono state registrate dalla videocamera del regista Maurizio Dall’Acqua e raccolte nel documentario Fuori dai Cortili: un documento di inchiesta e strumento di reportage sul protagonismo giovanile e sugli spazi di aggregazione e cura del territorio. Grazie all’interesse della Regione Emilia Romagna, del Comune di Bologna e dell’Associazione Insight nei confronti del progetto, è stato possibile realizzare due eventi aperti al pubblico con la proiezione del documentario e la presentazione del libro per dare visibilità al lavoro degli adolescenti e all’equipe educativa della cooperativa Ceis e per stimolare nel pubblico una riflessione sul benessere degli adolescenti e dei giovani.

Sostenere la salute mentale in rete

Il progetto di psicoterapia Sostenere la salute mentale in rete è nato con la finalità di creare altri spazi accoglienti e utili per i giovani da un’iniziativa di persone impegnate nel territorio del quartiere San Donato San Vitale nella prevenzione e nella cura del disagio psichico e in continuità con le esperienze di Identità in movimento e Strada Facendo. Nell’ottobre del 2022 l’Ufficio Reti del Quartiere, in collaborazione con il dipartimento della salute mentale, ha organizzato i tavoli della salute mentale, ossia spazi di dialogo tra cittadini, operatori sanitari e sociali con il compito di riflettere sul benessere psicologico.

Durante queste discussioni si è riflettuto sui bisogni e sulle pratiche di cura ed è emerso il bisogno di interventi educativi per adolescenti e di ascolto psicoterapeutico gratuito per i giovani residenti nel quartiere. A questi tavoli Giovanni Mengoli ed io eravamo presenti come rappresentanti della cooperativa Ceis, Renzo Muraccini e Rosaria Grazia come rappresentanti del centro di salute mentale AUSL e Ilaria Daolio e Sara Chendi per il Quartiere San Donato San Vitale. In questa cornice ha preso vita l’idea di rafforzare la rete tra i professionisti della salute mentale che si prendono cura dei giovani di età compresa tra i 18 e i 30 anni grazie ad un progetto di psicoterapia gratuita vicina finanziato dalla fondazione Carisbo. I giovani vengono a conoscenza del progetto grazie alla rete con l’Ufficio Reti e Comunità del quartiere e grazie ai professionisti sanitari del Centro di Salute Mentale San Donato San Vitale.

A chi si rivolge il progetto? Il progetto è rivolto alla fascia di età giovani adulti, età caratterizzata dalla sfida evolutiva della separazione dal contesto familiare, dalla costituzione di un progetto individuale, dall’assunzione di nuove responsabilità e da sperimentazioni più complesse nelle relazioni affettive e amicali. Il progetto prevede interventi di sostegno psicologico  per problematiche di tipo emotivo e relazionale e di adattamento al contesto di vita a Bologna.

La maggior parte dei giovani che usufruiscono del progetto o ne hanno usufruito sono nati in altre regioni d’Italia rispetto all’Emilia Romagna (Sicilia, Campania, Calabria, Umbria, Veneto) o in altri Stati (Bangladesh, Marocco, Colombia). Le forme di sofferenza espressa dai ragazzi e dalle ragazze necessitano di una risposta territoriale che prevede competenze diverse e riguardano disagi esacerbati dalla presenza di ambienti di crescita caratterizzati da vulnerabilità sociali e psicologiche.

Che tipo di risposta si è data? Il progetto offre colloqui di consultazione e percorsi di psicoterapia individuale della durata di 10, 16, 24, 40 o 60 colloqui, attraverso la focalizzazione dei bisogni, il supporto psicologico e il trattamento delle specifiche tematiche emerse. Il piano di lavoro psicoterapeutico si realizza in accordo con la valutazione diagnostica dei dottori e delle dottoresse psichiatri/e del CSM. Da marzo 2024 a marzo 2026 le psicoterapeute del Ceis hanno svolto 520 ore di lavoro comprensive di ventisei interventi di psicoterapia individuale della durata di dieci, sedici, ventiquattro o sessanta colloqui sulla base della domanda di aiuto psicologico e della motivazione alla cura del giovane adulto e un intervento di psicoterapia di gruppo rivolto a sei giovani.

Il setting del progetto ha garantito al trattamento una serie di ingredienti preziosi: ascolto, valorizzazione dell’identità, discrezione, stabilità, continuità della cura. I giovani hanno potuto percepire un clima di fiducia e reciprocità, si sono sentiti accolti compresi, ascoltati e rispettati; hanno potuto contare su un ambiente di cura solo eccezionalmente variabile (calendario preciso e rispettato, orari e giorni fissi) e ambiente protetto nei tempi di attesa. La presenza di un terapeuta di riferimento ha potuto garantire una buona continuità di cura a giovani che soffrono a causa di patologie croniche e bisognosi di lunghi trattamenti.

Le psicoterapeute del CEIS, i medici, le infermiere del CSM si sono incontrati in riunioni periodiche di equipe al fine di rafforzare il lavoro in rete, migliorando l’efficacia degli interventi, attraverso un approccio multidisciplinare. Sono state svolte riunioni in occasione dell’avviamento del progetto, del monitoraggio dei pazienti e dell’organizzazione delle attività da svolgere. Si sono inoltre effettuate riunioni di monitoraggio congiunto tra psicoterapeuti e medici del servizio per l’intervisione e la valutazione delle conclusioni dei trattamenti.

Quali sono gli obiettivi del lavoro? Gli obiettivi condivisi tra professionisti psicoterapeuti psichiatri e infermieri hanno riguardato il miglioramento della sintomatologia presentata dai pazienti, una maggiore capacità di contattare e verbalizzare le emozioni oltre che una maggiore capacità di mentalizzare gli avvenimenti traumatici del passato.

Altro importante obiettivo è stato il monitoraggio della salute mentale nel tempo, il miglioramento generale del funzionamento sociale e relazionale del giovane adulto e l’ampliamento delle risorse su cui poter fare affidamento nei momenti di maggiore vulnerabilità Per verificare la validità dell’intervento psicoterapeutico è stato somministrato il test CORE-OM all’inizio e alla fine del progetto, un test autovalutativo che indaga il benessere soggettivo del giovane, la sintomatologia, il rischio e il funzionamento generale nell’ultima settimana. I risultati hanno evidenziano un miglioramento della sintomatologia e del benessere sociale e relazionale.

Luoghi

Nel palazzo H di via Scipione dal Ferro 4 del rione Cirenaica sono presenti le sedi del centro di aggregazione dei Cortili e la sede di Altrospazio, il servizio psicoterapeutico che si occupa del progetto “Sostenere la salute mentale in rete”. Oltre a queste realtà gestite dalla cooperativa Ceis, l’edificio contiene numerosi servizi e associazioni che si occupano della prevenzione e della cura del disagio psichico in bambini, adolescenti e giovani adulti. Sono presenti molti operatori che ricoprono ruoli diversi e che si scambiano saluti, contatti, informazioni vitali per favorire lo stare insieme e il lavorare nell’ambito della prevenzione e della cura.

I luoghi come i Cortili e le stanze di psicoterapia rappresentano delle possibilità per i ragazzi e i giovani di sentirsi visti, tenuti in mente, un po’ meno soli nell’affrontare i colpi della vita e i vissuti emotivi che risuonano a causa di ciò che è insorto nel passato e che ancora oggi provoca dolore. La possibilità di avere contesti con persone formate dove potere mettere a nudo il disagio psichico, esprimere se stessi e le emozioni coinvolte nella percezione di sé, del proprio corpo, della realtà circostante e della relazione con l’altro può rappresentare un’opportunità di alleggerimento del peso della sofferenza mentale.

Partecipare ad una condivisione trasforma gli impatti delle fatiche della vita e questo vale anche per i professionisti della salute. È fondamentale che anche gli operatori abbiano degli spazi di formazione e di confronto per potere respirare un clima di aiuto reciproco e per condividere teoria, tecnica e prassi per lavorare sulla prevenzione e la cura del disagio psichico.

E non solo gli operatori, anche i cittadini stessi hanno bisogno di sperare di fare parte di un territorio e di un contesto sociale e politico dove la governance e i soggetti che amministrano sono interessati a confrontarsi e a co-costruire spazi comunitari di cura del benessere biologico, sociale e psicologico degli individui. Questa prospettiva rappresenta un fattore di protezione per la salute mentale poiché ciascun individuo si impegna ai fini di mantenere un buon equilibrio all’interno del contesto in cui vive.

Per ultimo desidero ricordare la metafora di Erikson (1968): “Come un trapezista, ogni giovane nel bel mezzo del suo slancio vigoroso deve abbandonare la salda presa dell’infanzia e cercare di afferrare un solido appiglio nell’età adulta e tutto ciò dipende, in un intervallo che mozza il fiato dall’emozione, dalla possibilità di instaurare un legame tra passato e futuro nonché dell’attendibilità di coloro da cui si sgancia e di coloro che sono destinati a riceverlo (p. 96-97)”. È importante che il giovane trapezista abbia appigli, corde, rete di sicurezza e un pubblico che lo guarda lì per lui.

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