A Stefano Fenaroli il Premio «Mons. Giordano Frosini»

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Nella serata di martedì 16 dicembre, nell’Aula Magna del Seminario vescovile di Pistoia si è tenuta la Cerimonia di assegnazione della Terza edizione del Premio nazionale di Teologia «Mons. Giordano Frosini», alla presenza dell’Arcivescovo di Firenze mons. Gherardo Gambelli.

Il Premio, a cadenza biennale, è stato ideato dal Comitato don Frosini, il gruppo dei cosiddetti «fucini» pistoiesi seguiti e formati da don Frosini negli anni Ottanta-Novanta. In omaggio al loro Maestro, viene segnalata una tesi di dottorato in Teologia che, nel corso del biennio, ha ben saputo incarnare lo spirito dell’insegnamento di don Frosini, ovvero la spinta continua all’aggiornamento teologico, la capacità di cogliere e interpretare i segni dei tempi alla luce del vangelo, il desiderio di mantenere sempre vivo il dialogo e lo scambio reciproco tra fede e cultura sulla base della ragione.

I vincitori delle edizioni precedenti sono stati Giovanni Amendola per Antropo-Logos. La ragione al crocevia di Intelligenza artificiale, razionalità scientifica e teologia cristiana (Studium) e Rocco Salemme per De Fide. Rinnovamento culturale e sviluppo teologico del Tractatus oltre la metà del secondo millennio cristiano (Cittadella).

L’arcivescovo di Firenze ha arricchito l’evento con il suo ricordo di don Frosini «docente di escatologia», essendo stato suo studente alla Facoltà Teologica di Firenze. Ha così ricordato alcune coordinate essenziali del suo insegnamento, a partire dall’importanza del metodo teologico che, in nome del cosiddetto «circolo ermeneutico», deve sempre partire dalla situazione attuale e dalle sue domande per andare a cercare una risposta nel deposito della fede e da qui far emergere una proposta cristiana espressa nelle categorie della cultura contemporanea.

E poi ha ripercorso i cardini della sua impostazione escatologica, enunciati in seguito nel libro Aspettando l’aurora che, in virtù della sua chiarezza e intelligenza, è diventato una sorta di caso letterario in ambito disciplinare.  L’eschaton, l’evento ultimissimo, non può che essere uno, insegnava Frosini, e questo, sulla base dell’agire del Dio Amore, non può essere che la salvezza per tutti: l’inferno è solo la possibilità di rifiutare l’amore che Dio è. Se c’è una nostalgia per l’essere umano, questa non deve essere rivolta verso una leggendaria condizione passata, ma diretta alla dimensione che verrà.

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Quindi si è passati al momento della premiazione. Quest’anno il Premio è stato assegnato a Stefano Fenaroli per la sua ricerca su La teologia della deep incarnation. Indagine, dialogo e prospettive (Queriniana).

Beatrice Iacopini, del Comitato don Frosini, ha ricordato quanto costante e insistente sia stato il richiamo di don Frosini, ai sacerdoti prima che ai laici, al continuo aggiornamento sui nuovi apporti teologici, senza aver paura di entrare dentro la loro logica e, nel caso, di rimodulare anche il proprio pensiero. «Fosse ancora tra noi, sono sicura che don Frosini sarebbe stato uno dei primi a prendere atto della Deep Incarnation e farsi di essa una propria idea, magari lasciandosi da essa contaminare».

Quindi Iacopini ha illustrato i motivi della scelta della tesi di Fenaroli, uno studio particolarmente originale, dedicato a una corrente teologica ancora poco conosciuta in Italia, di cui l’autore ha saputo ricostruire con perizia e profondità i variegati tasselli. Non limitandosi a questo, Fenaroli ha anche proposto un contributo personale alla corrente, dando inizio a una sua declinazione italiana, che magari potrà fare scuola. Iacopini ha poi concluso annotando che una parte dello studio di Fenaroli è dedicata anche al confronto con il pensiero teologico di Paolo Gamberini, rappresentante di una corrente teologica anch’essa nuova, il post-teismo, a ulteriore conferma dell’attualità di questo studio (cf. qui su SettimanaNews).

Di qui, dopo l’intervento di Fenaroli, si è passati alla consegna del premio e della targa.

Nel corso dell’evento sono stati letti i saluti pervenuti dagli amici storici di don Frosini, tra cui, dal versante teologico, quelli graditissimi di Basilio Petrà. Brunetto Salvarani e Severino Dianich, a testimoniare un’amicizia e una condivisione di sensibilità teologica non scalfite dal tempo.

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