Fried: “Gesù non è mai morto in croce”

di: Antonio Dall'Osto (a cura)

copertinaÈ uscito da poco in Germania, a cura dell’editrice Verlag C.H. Beck, il libro Kein Tod auf Golghata, auf der Suche nach dem überlebenden Jesus, (Nessuna morte sul Golgota: alla ricerca del Gesù sopravvissuto) dello scrittore e studioso di storia medievale Johannes Fried, destinato a suscitare scalpore, se non fosse perché la tesi che sostiene, più volte confutata, è vecchia di secoli: che cioè Gesù non sarebbe mai morto in croce, ma che sopravvisse e fuggì in Oriente. La storia della risurrezione sarebbe solo un camuffamento.

«Tutte assurdità» gli risponde il teologo cattolico Söding, di Bochum, esperto di interpretazione del Nuovo Testamento. Christoph Arens, in un servizio da Monaco di Baviera per l’agenzia KNA (31 gennaio 2018), riferendo questa notizia, scrive: «Questo libro gli procurerà infinite obiezioni e ostilità. Già nella prefazione, questo celebre esperto di storia medievale, Johannes Fried, manifesta dolori di pancia per l’audacia delle sue tesi. Sono dolori giustificati. Infatti, questo esperto in storia medievale si è mosso sul terreno insidioso dell’esegesi biblica, finendo per terra».

Fried, che con la sua biografia su Carlo Magno e i libri sul pensiero apocalittico e la vita nel Medioevo, ha interessato un vasto pubblico, lavora volentieri di fantasia. Per esempio, ha messo in dubbio l’esistenza del padre dei monaci, Benedetto di Norcia, e ha suscitato polemiche sul famoso episodio dell’umiliazione di Canossa.

Morto o anestetizzato?

Nel libro Nessuna morte sul Golgota, lo storico, che ha insegnato a Colonia e a Francoforte, afferma che Gesù non è morto in croce, ma è soltanto sembrato morto. Sarebbe stato ferito ai polmoni durante le torture e sarebbe caduto in una narcosi di anidride carbonica, simile alla morte. Fried si riferisce al Vangelo di Giovanni e lo collega con le nuove conoscenze mediche sull’anestesia del CO2.

Sottolinea che, stando ai Vangeli, Gesù sarebbe morto insolitamente in fretta. Ma proprio il colpo di lancia di un centurione gli avrebbe salvato la vita. Giuseppe di Arimatea e Nicodemo si sarebbero presi cura di lui, guarendolo, così che poté fuggire in Oriente. Nel frattempo, gli apostoli avrebbero diffuso la dottrina del Figlio di Dio risorto.

johannes fried

Johannes Fried

Una tesi ardua quella pubblicata dalla rinomata casa editrice C.H. Beck, una storia di cospirazione che non migliora malgrado le continue ripetizioni e la costruzione di proposizioni difficili da digerire. Una storia, del resto, che non è nuova. Diversi romanzi di ispirazione esoterica hanno più volte fantasticato su un Gesù morto apparentemente. Anche Goethe e il filosofo della religione Friedrich Schleiermacher sostennero questa teoria.

Un uso selettivo delle fonti

Stando alle parole del teologo cattolico di Bochum, Thomas Söding, esperto di esegesi del Nuovo Testamento, in queste opinioni si coglie un disagio presente fin dall’inizio nei riguardi della tradizione biblica da parte di chi diceva: «Non è possibile che il Figlio di Dio sia morto in maniera così miserabile».

Dubbi sulla risurrezione ci furono fin dall’inizio. I Vangeli parlano di dicerie secondo cui il corpo di Gesù sarebbe stato trafugato dalla tomba. Alcuni critici moderni dubitano persino che Gesù sia mai esistito. Altri credono che la storia di Gesù sia terminata con la sua morte in croce e che la fede nella risurrezione fosse solo un modo per nascondere la delusione. L’epoca dell’illuminismo dichiarò che i miracoli erano impossibili: di qui la teoria della morte apparente come modello di spiegazione razionale.

Meraviglia molto tuttavia il fatto che uno storico di fama come Fried tratti in maniera così selettiva le sue fonti ed escluda o usi a suo piacimento le interpretazioni teologiche degli evangelisti, creando una catena speculativa di indizi.

Söding, parlando con l’agenzia cattolica di informazioni KNA definisce l’argomentazione di Fried semplicemente un’«assurdità» e una «costruzione campata in aria» che non regge a nessuna prova scientifica. Tutte le fonti bibliche, ma anche altri racconti antichi, sono basati sulla morte del rabbino ebreo. Il fatto che Gesù sia sopravissuto alla tortura della flagellazione e della crocifissione è del tutto inimmaginabile.

Giovanni è il meno appropriato come fonte storica

Söding contraddice anche l’affermazione di Fried, secondo il quale il Vangelo di Giovanni, l’unico che riferisce il racconto del colpo di lancia, sarebbe, con le sue fonti molto più vicino agli avvenimenti storici, ad esempio, del Vangelo di Marco. L’autore del Vangelo di Giovanni aveva certo una buona conoscenza del diritto processuale romano e dei luoghi di Gerusalemme. Ma la ricerca, nella stragrande maggioranza dei casi, sostiene che i Vangeli di Marco, Luca e Matteo costituiscono delle fonti storiche chiaramente migliori.

In definitiva le speculazioni di Fried – conclude Christoph Arens – non possono essere né provate né rifiutate. I Vangeli sono delle testimonianze di fede, non dei protocolli dei fatti storici.

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