I cambiamenti climatici, una bufala?

di: Emanuele Curzel

cambio climatico

Fortunatamente cominciano a essere molte le voci che si alzano per chiedere che gli uomini e le donne che abitano questo pianeta facciano la loro parte per arginare la devastazione dell’ecosistema (che deriva dai cambiamenti climatici indotti dalle attività umane: ci vuole molta… fede per pensare il contrario).

Alcune di queste voci denunciano i padri e le madri come i colpevoli della situazione che graverà sui figli. Gli slogan di lotta generazionale vengono applicati alla sfida inaudita che dobbiamo e dovremo affrontare.

Come tutte le semplificazioni, anche questa contiene una parte di verità e molte imprecisioni; disegna un passato in cui tutti si sarebbero indistintamente disinteressati della questione. Così non era: vi sono stati infatti, fin dagli anni Settanta, scienziati e politici, attivisti e persone qualunque che – spesso predicando nel deserto – cercavano di rendere l’umanità consapevole di quanto stava succedendo.

E vi erano però anche persone che godevano di visibilità e credito e che, invece di fare la propria parte, remavano contro. L’esempio che porto ha un nome e un cognome, ma non li riferirò (non è mia intenzione farne un bersaglio): devo però precisare che XY, che scrisse la pagina che segue nella prima metà degli anni Novanta, era considerato una delle firme più autorevoli della cultura cattolica di questo Paese.

Effetto serra. Una volta, a ogni bizzarria metereologica, i vecchi scuotevano il capo: “il tempo non è più quello di una volta”. In fondo, gli volevamo bene anche per questi loro innocui lamenti che testimoniavano, più che una realtà oggettiva, la nostalgia per la giovinezza. 

Difficile, invece, volere altrettanto bene agli ideologi del verdismo, i quali imbastiscono le loro speculazioni politiche, i loro terrorismi piscologici spesso non disinteressati (abbiamo dimenticato che tra loro sono confluiti anche i vedovi del ’68?) anche sulla impressione, ricorrente da sempre a ogni generazione, che “il tempo non è più quello di una volta”. 

In effetti, sono bastati un paio di inverni miti e di estati calde per imbastire una gigantesca campagna internazionale su quello che hanno chiamato “effetto serra”. I veleni, cioè, accumulandosi nell’atmosfera, impedirebbero al calore di disperdersi, facendo implacabilmente aumentare la temperatura del pianeta. Decine di convegni, centinaia di articoli, slogan di propaganda elettorale, manifesti e cortei. E, soprattutto, il terrorismo “scientifico”: lo dicono gli esperti, è così, guai a discuterne. O volete forse insinuare che “la Scienza” è un’opinione?

Ebbene: febbraio va ormai verso la fine e nell’angolo di giardinetto che intravedi dalla finestra solo ora stanno sciogliendosi i resti dell’ultima nevicata. Ce ne sono state parecchie, quest’inverno. Tra una nevicata e l’altra, un gelo terribile, settimane in cui in tutta l’Europa, dalla Scozia alla Calabria, il termometro non riusciva a salire sopra lo zero. 

Ma “l’effetto serra”, per il quale non avremmo più avuto veri inverni, ma ad estati torride sarebbero seguite costanti e malsane temperature primaverili anche a gennaio? Di quello, per ora, non si parla più. Gli “scienziati verdi”, gli “esperti ambientalisti”, probabilmente si preparano a rispolverare le loro tesi degli anni Settanta. Già, perché molti hanno la memoria corta e hanno dimenticato che allora, con la stessa sicumera con cui si parlò poi della “serra”, si teorizzò una “nuova glaciazione”, a causa di una serie di estati fresche e di inverni rigidi. 

Anche allora, si intende, si buttò la cosa sul piano socio-politico, accusando il “Sistema” (magari quello delle “Multinazionali”) di avere rovinato il tempo. Una riedizione, insomma, del vecchio “piove, governo ladro”. Una ennesima conferma del fatto che l’ecologia è cosa troppo seria per lasciarla agli ecologisti soprattutto se stanno adesso a cavalcioni del verde con lo stesso messianismo fanatico con cui ci afflissero quando cavalcavano il rosso. Anche allora non ci dicevano forse che erano “Scienza Inconfutabile” le fantasie e le superstizioni di un Marx?

Mentre trascrivevo queste righe, mi tremavano le mani. Vi si trova condensato tutto ciò che chiunque ambisca a dire qualcosa pubblicamente non dovrebbe permettersi:

– ostentare profonda ignoranza (si confonde il clima con il tempo; avete notato le virgolette e i verbi al condizionale attorno alle parole “effetto serra”?);

– disprezzare a priori le posizioni dei “nemici” (uno che è vedovo del ’68 è di per sé inattendibile);

– usare in modo gratuito dileggio e sarcasmo (gli ideologi del verdismo, la sicumera, le superstizioni di un Marx);

– alludere all’esistenza – in quella che è additata come controparte – di interessi inconfessabili (i loro terrorismi piscologici spesso non disinteressati);

– fare retorica sul buon senso e sull’esperienza diretta per negare la complessità dei problemi (volete mettere l’angolo di giardinetto?);

– teorizzare, in ultima analisi, che il vero problema sia l’esistenza di un complotto del quale siamo vittime (la gigantesca campagna internazionale; guai a discuterne).

XY scrisse in questo modo dei cambiamenti climatici: e ciò rende l’uso di questo arsenale dialettico ancora più colpevole. Non si scusi l’autore di questa pagina dicendo che all’epoca non si sapeva quel che stava succedendo. Lo si sapeva e lo si poteva sapere; lo doveva sapere chi voleva scrivere sull’argomento.

Tanti, leggendo un quarto di secolo fa queste righe sul quotidiano cattolico dove veniva pubblicata la rubrica, si saranno sentiti rassicurati dalle sue parole e avranno potuto rinviare la verifica dei propri stili di vita e delle proprie scelte sociali e politiche.

Cari giovani, avete ragione: ci sono davvero dei padri cui dovete chiedere conto di quello che sta succedendo.

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4 Commenti

  1. Claudio Bargna 19 ottobre 2019
  2. Claudio Bargna 18 ottobre 2019
    • Emanuele Curzel 19 ottobre 2019
  3. Maria Teresa Pontara Pederiva 17 ottobre 2019

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