Disobbedienza

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PAROLE IN VIAGGIO/7

L’emergenza Coronavirus ha costretto a rinviare diversi appuntamenti di “Parole in viaggio”, l’iniziativa organizzata in nove città italiane per celebrare il bicentenario di Marietti 1820. Tuttavia, grazie alla collaborazione con l’Ansa, le sintesi delle lezioni vengono pubblicate sul sito dell’agenzia di stampa e le interviste agli autori proseguono in radio, con la rubrica “Il posto delle parole”, condotta da Livio Partiti. L’iniziativa si avvale della collaborazione di Bper banca, Emme promozione, Edimill e Tuna bites. Ogni sette giorni  Settimananews propone le sintesi delle lezioni e le interviste radiofoniche. Proseguiamo con la parola Disobbedienza, affidata a Goffredo Fofi, saggista, critico cinematografico e letterario, fondatore e direttore di riviste, che per Marietti 1820 ha scritto la nota di lettura a una nuova traduzione del libro Disobbedienza civile di Henry David Thoreau.

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Anche la disobbedienza civile può diventare l’occasione di disquisizioni accademiche e salottiere, come purtroppo sta avvenendo nel nostro paese inflazionato da intellettuali parolai, da radical-chic (per la verità per niente radicali e neanche davvero chic) che hanno letto La società dello spettacolo di Guy Debord solo per imparar meglio a starci vantaggiosamente dentro.

Come in genere avviene quando si parla di questo tema, potremmo partire da Antigone e da Creonte, avendo ben presenti anche le ragioni di Creonte, al livello più alto quelle di una convivenza regolata da leggi, se accolte da tutti e non imposte dai pochi sui tutti.

La sfida di Antigone è stata in definitiva la sfida di tanti ribelli, non solo i nonviolenti, che hanno saputo dire di no a leggi che consideravano ingiuste, ma un «no» di fatti e non solo di parole. Più radicale di tutte, quella di Gesù che, quando Satana gli offre tutte le meraviglie del mondo, dice di no e lo caccia, affrontando coscientemente un destino che lo pone fuori della legge e della norma correnti fino al sacrificio finale.

La storia si è ripetuta e si ripete, e se continuamente e ossessivamente è il male a vincere, poiché la Creazione, diceva Anna Maria Ortese sapendo in definitiva di ripetere quel che tanti profeti hanno detto, è imperfetta, è allora compito e fine dell’uomo metter mano a cambiarla, contribuire a migliorarla.

È in definitiva questa la triste dialettica della Storia, dominata dai limiti e dai vizi, dall’imperfezione dell’uomo, e però modificata in uno scontro incessante con le ingiustizie del potere da quelli tra gli uomini che hanno saputo dire di no. Quando era indispensabile o era semplicemente necessario, vero. Oggi ancora, come sempre, c’è da qualche parte chi sa dire di no alle ingiustizie dei potenti e all’ipocrisia delle leggi, e spesso in modi imprevedibili (per esempio la giovane Greta, sinora indomita come un’odierna Giovanna d’Arco). Ma «no» a chi? Al Male nelle sue concretizzazioni sociali, istituzionali, culturali; all’ingiustizia o all’approssimazione delle leggi; alla difesa degli interessi di parte e al ripudio di una solidarietà con la sua stessa specie».

Dire «non accetto» il mondo così come mi si presenta, il potere così come ha saputo imporsi, la società come si è consolidata nelle disparità e nell’ingiustizia – quel «non ci sto», quel «mi rifiuto» di collaborare con ciò che considero ingiusto e cerco di fare quel che posso perché le leggi cambino, perché un potere nefasto sia abbattuto o condizionato, perché la solidarietà prevalga sull’egoismo, questo «no» è il gesto che impedisce alla storia di fermarsi. Di gesti di questo tipo, nel presente squallore italico, nel nostro collettivo conformismo, nella nostra generale approvazione, anche sottintesa, delle regole e dei modelli imposti dall’onnivoro capitalismo post-mutazione, ci sarebbe davvero bisogno.

La disobbedienza civile che per primo Thoreau ha teorizzato in tempi moderni non è di per sé nonviolenta. Anche se la disobbedienza civile nonviolenta è  il punto più alto che l’umanità abbia saputo proporre, da Gesù ad Antigone a Gandhi e a tanti di cui sappiamo il nome, e a tanti, ancora di più, di cui lo ignoriamo, nell’aspirazione a rendere il mondo un luogo di giustizia e di pace, di solidarietà tra gli umani e di “rispetto per la vita”. Ma possiamo dire, senza esitare, che la disobbedienza civile è la condizione fondamentale per tenere in vita una democrazia reale, qui e ora. Non bastano libri, articoli, riviste, corsi e convegni, non è sufficiente non fare personalmente il male, occorre qualcosa di più, occorre che la disobbedienza civile venga praticata. È indispensabile oggi «perché il mondo continui», perché i tremendi poteri che ci opprimono o addormentano cessino di mettere in atto la loro forza distruttiva sugli uomini e sulla natura.

La disobbedienza civile è la proposta politica fondamentale per questo presente che forse non avrà futuro, per far sì che si possa ancora sperare in un domani.

 

Ascolta l’intervista a Goffredo Fofi:

https://ilpostodelleparole.it/goffredo-fofi/goffredo-fofi-disobbedienza-civile-h-d-thoreau/

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