Brasile: Non possiamo tacere

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contro bolsonaro

Il testi che pubblichiamo di seguito sono un pesante atto di accusa della Conferenza nazionale dei vescovi brasiliani (CNBB) e del Consiglio Indigenista Missionario (CIMI) riguardo all’espandersi degli incendi nel territorio brasiliano e alla mancata protezione dei popoli indigeni. I vescovi accusano i governanti di falsità nelle informazioni e il CIMI dichiara farneticanti le parole del presidente Bolsonaro pronunciate alla recente Assemblea dell’ONU.

La distruzione ambientale

Brasilia, 23 settembre 2020

«Le ferite inferte alla nostra madre terra sono ferite che sanguinano anche in noi» (Papa Francesco – Messaggio del Presidente della Colombia, in occasione della Giornata mondiale dell’ambiente).

La Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile (CNBB) segue con indignazione la devastazione provocata dagli incendi nei biomi dell’Amazzonia, Cerrado e Pantanal. Si unisce alle varie manifestazioni compiute nei giorni scorsi dalle istituzioni cattoliche ed elogia tutti coloro che, con impegno, si prendono cura della Casa comune, soprattutto coloro che coraggiosamente combattono gli incendi e lavorano per la salvaguardia della vita nelle zone colpite.

La CNBB solidarizza con tutti i volontari che rischiano la vita, operando con poche risorse nella lotta al crimine socio-ambientale in atto e nel tentativo di salvare la rimanente fauna non ancora distrutta dal fuoco.

Anche di fronte a una tale distruzione, il governo federale insiste paradossalmente nel dire che bisogna congratularsi con il Brasile per la protezione del suo ambiente. Questo atteggiamento è chiaramente in contrasto con la coscienza sociale e ambientale, e di fatto favorisce solo i grandi complessi economici che operano nel settore minerario e nell’agrobusiness.

La Procura della Repubblica ha mostrato al governo federale i luoghi più sensibili in cui hanno avuto luogo in maniera più evidente la deforestazione e gli incendi. Sono state intentate anche azioni legali. Tuttavia, niente ha impedito questa tragedia socio-ambientale.

Non è possibile stare in silenzio di fronte, ad esempio, ai tagli di bilancio nell’Ibama (Instituto Brasileiro do Meio Ambiente) e nell’ICMBio (Instituto Chico Mendes de Conservação da Biodiversidade) come anche ai tagli degli organismi di lotta e di vigilanza. Il budget per il controllo della deforestazione nel 2019 era di 102 milioni di reali (moneta brasiliana, ndtr) e ha ancora subìto una contrazione di 15,6 milioni. In questo 2020, lo stanziamento è stato ancora minore: secondo il Progetto della legge di bilancio (PLOA), che è stato approvato, erano previsti 76,8 milioni per le azioni di controllo e di rilevamento ambientale dell’Ibama. Ciò significa avere 25,2 milioni di reali in meno!

Secondo il Fondo mondiale per la natura (WWF-Brasile), nonostante la creazione del Consiglio dell’Amazzonia, con la promessa di un migliore controllo del bioma da parte delle forze armate, in quest’anno si è ripetuta e persino superata la tragedia vissuta nel 2019, con un picco spaventoso di numero di incendi. Questa aggressione alla Casa Comune ha avuto come risultato, nel 2019 e 2020, alcuni record di incendi nel Cerrado (50.524 e 41.674), nel Pantanal (6.052 e 15.973) e nell’Amazzonia (66.749 e 71.499) per un totale, secondo i dati INPE, di 123.325 focolai nel 2019 e di 129.146 fino al 20 settembre 2020, corrispondenti a un aumento di 5.821 casi, distruggendo gran parte della biodiversità in questi biomi, minacciando i popoli indigeni e tradizionali. Tutto ciò costituisce un processo di vero smantellamento delle leggi e dei sistemi di protezione dell’ambiente brasiliano.

In mezzo a tutta questa devastazione – le cui conseguenze raggiungono i paesi vicini – il buon senso è oscurato sia dal negazionismo esplicito e ricorrente dei nostri leader governativi, sia dall’accusa secondo cui responsabili di alcuni incendi sarebbero alcuni popoli e alcuni gruppi. Questa criminalizzazione, fatta davanti al mondo, camuffa, nel fumo delle fake news, lo sforzo di sopravvivenza di queste popolazioni, oltre a provocare il caos della disinformazione.

Non basta, però, solo constatare con tristezza la distruzione ambientale e la mancanza di rispetto dell’essere umano. Per questo la CNBB invita la società brasiliana ad unirsi ancora di più attorno al Patto per la Vita e per il Brasile, rafforzando la voce di coloro che vogliono un Paese più giusto e solidale, impegnati nella tutela della Casa Comune, a cominciare dai più vulnerabili. L’effettivo superamento di questa caotica situazione si avrà solo attraverso forti controlli e indagini e responsabilizzando i colpevoli, obbligandoli al rimboschimento, al recupero integrale della natura devastata e alla riorganizzazione della struttura economica.

Nonostante le nostre divergenze, rimaniamo fermi nella speranza e nell’unità, consolidati nella certezza che la vita, specialmente quella umana, è il valore più grande che dobbiamo salvaguardare.

Walmor Oliveira de Azevedo, arcivescovo di Belo Horizonte, presidente
Jaime Spengler, arcivescovo di Porto Alegre, primo vice-presidente
Mário Antônio da Silva, vescovo de Roraima, secondo vice-presidente
Joel Portella Amado, vescovo ausiliare di Rio de Janeiro, segretario generale


Quando il lupo incolpa l’agnello

Brasilia, 22 settembre 2020

Il Consiglio Indigenista Missionario – CIMI dichiara pubblicamente di ripudiare il discorso del presidente Jair Bolsonaro all’apertura della 75ª Assemblea delle Nazioni Unite (ONU), il 22 settembre 2020. Il presidente Jair Bolsonaro ha pronunciato un discorso menzognero, delirante e irreale sulla lotta alla pandemia del coronavirus e sulle disuguaglianze sociali, i diritti umani e, in particolare, sulla lotta agli incendi e la protezione dell’ambiente.

Sempre sulla difensiva e incolpando altri, il discorso del presidente non ha contribuito a risolvere i problemi e a migliorare l’immagine del Brasile all’estero.

Nel suo discorso, il presidente accusa gli indios degli incendi che devastano gran parte dell’Amazzonia, del Cerrado e del Pantanal in Brasile. Fra tante falsità, questo dimostra la malafede, il pregiudizio e l’irresponsabilità del presidente del Brasile nei confronti delle altre nazioni, e mette il nostro paese in una situazione imbarazzante davanti all’opinione pubblica nazionale e internazionale.

I territori indigeni in Brasile sono spazi per la conservazione della foresta e di tutta la biodiversità. I popoli indigeni si sforzano di combattere gli incendi che raggiungono i loro territori, provocati da interessi legati all’espansione dell’agricoltura, alle monocolture dei cereali, allo sfruttamento minerario e del legname. È importante rilevare che questi settori hanno avuto il pieno sostegno del presidente e della sua équipe nel compiere atti di violenza contro i popoli e l’ambiente, basati sullo smantellamento dell’intera struttura di controllo e della politica di protezione sotto la responsabilità del governo federale.

Il presidente Jair Bolsonaro, sotto gli occhi del mondo, pronunciando una simile accusa, commette l’ennesimo atto di violenza contro le popolazioni indigene del Brasile. Non solo ha incolpato, ma ha anche criminalizzato gli indigeni che sono, di fatto, le vittime dei crimini ambientali in corso nel paese. Riteniamo che Bolsonaro debba essere ritenuto responsabile delle sue azioni. Non è accettabile che le popolazioni indigene in Brasile abbiano a subire altre violenze per l’ennesima accusa non provata e fantasiosa del presidente.

Il discorso del presidente rafforza le gravi e infondate accuse mosse dal ministro di Stato capo dell’Ufficio per la sicurezza istituzionale (GSI), generale Augusto Heleno, contro l’Articolazione dei popoli indigeni del Brasile (Apib), cercando di criminalizzare la loro leadership e mettere a tacere le critiche del governo.

CIMI esprime solidarietà all’Apib e sostiene la sua iniziativa per chiedere che il ministro risponda degli attacchi alla Suprema Corte Federale (STF).

Noi siamo solidali anche con le popolazioni indigene e con le famiglie che sono in lutto a causa della pandemia del nuovo coronavirus e per l’irresponsabilità di un governo che non si prende cura e non difende la sua gente.

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