Sul governo dei movimenti

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Tempi precisi per i mandati di governo e responsabilità di ogni membro in ordine alla scelta dei vertici (la rappresentatività): sono le intenzioni del decreto del dicastero vaticano per i laici sulle associazioni internazionali di fedeli che hanno un riconoscimento pontificio. Sono 109.

Fra le più note: il movimento dei Focolari, Comunione e liberazione, Arche, Chemin Neuf, Comunità di vita cristiana, Beatitudini, Sodalizio, Araldi del Vangelo, Cammino neocatecumenale, Cursillos de Crtistianidad, Rinnovamento nello Spirito ecc. Il documento è uscito l’11 giugno ed entra in vigore fra tre mesi.

Co-essenzialità

Due note di orientamento generale. La prima è relativa al riconoscimento delle nuove associazioni, la seconda al loro quadro giuridico. La loro piena accoglienza nella Chiesa, dopo i primi decenni di statu nascenti, è espressa dalla lettera Iuvinescit Ecclesia (15 maggio 2016) in cui si afferma la co-essenzialità di carisma e servizio ministeriale nella Chiesa.

Al numero 10 si dice: «Nel periodo successivo al Concilio Vaticano II, gli interventi del magistero a questo proposito si sono moltiplicati. A ciò ha contribuito la crescente vitalità di nuovi movimenti, aggregazioni di fedeli e comunità ecclesiali, insieme all’esigenza di precisare la collocazione della vita consacrata all’interno della Chiesa.

Giovanni Paolo II nel suo magistero ha insistito particolarmente sul principio della co-essenzialità di questi doni: “Più volte ho avuto modo di sottolineare come nella Chiesa non ci sia contrasto o contrapposizione tra la dimensione istituzionale e la dimensione carismatica, di cui i movimenti sono un’espressione significativa. Ambedue sono co-essenziali alla costituzione divina della Chiesa fondata da Gesù, perché concorrono insieme a rendere presente il mistero di Cristo e la sua opera salvifica nel mondo”.

Papa Benedetto XVI, oltre a ribadire la loro co-essenzialità, ha approfondito l’affermazione del suo predecessore, ricordando che “nella Chiesa anche le istituzioni essenziali sono carismatiche e d’altra parte i carismi devono in un modo o nell’altro istituzionalizzarsi per avere coerenza e continuità. Così, ambedue le dimensioni, originate dallo stesso Spirito Santo per lo stesso Corpo di Cristo, concorrono insieme a rendere presente il mistero e l’opera salvifica di Cristo nel mondo”.

I doni gerarchici e quelli carismatici risultano in tal modo reciprocamente relazionati fin dalla loro origine. Il santo padre Francesco, infine, ha ricordato l’armonia che lo Spirito crea tra i diversi doni, e ha richiamato le aggregazioni carismatiche all’apertura missionaria, alla necessaria obbedienza ai pastori e all’immanenza ecclesiale, poiché “è all’interno della comunità che sbocciano e fioriscono i doni di cui ci ricolma il Padre; ed è in seno alla comunità che si impara a riconoscerli come un segno del suo amore per tutti i suoi figli”».

Norme codiciali

Anche il quadro giuridico conosce un mutamento. L’orientamento del Pontificio consiglio dei laici (ora inglobato nel dicastero dei laici) era guidato da una sostanziale accettazione delle prassi e consuetudini interne, assecondando la percezione carismatica interna di ogni realtà, poco coerente con l’associazionismo della tradizione e in un contesto sguarnito di norme codiciali. E questo ha favorito un orientamento normativo con un profilo civilistico.

L’esperienza ha mostrato i limiti e le fragilità: «il presente decreto mira, nello specifico, a far superare le tentazioni e insufficienze riscontrate nel modo di esercitare il governo all’interno delle associazioni di fedeli». Nel discorso al terzo congresso mondiale dei movimenti (22 novembre 2014) papa Francesco richiamava il rispetto prioritario della libertà personale, il superamento dell’autoreferenzialità, degli unilateralismi e delle assolutizzazioni, la promozione di una più ampia sinodalità, come anche il bene prezioso della comunione.

Commissariamenti, tensioni e scandali (Beatitudini, Araldi del Vangelo, Arche ecc.) hanno focalizzato il tema del governo e delle sue forme. L’esigenza di maggior coerenza con il diritto canonico e la sapienza ecclesiale è riconoscibile nel n. 25 di un testo pubblicato dal dicastero dei religiosi Per vino nuovo, otri nuovi (2017).

Al n. 25 si dice: «Particolare rilievo e considerazione merita il rapporto superiore-fondatore nelle nuove fondazioni. Mentre si deve ringraziare lo Spirito Santo per tanti carismi che rendono vivace la vita ecclesiale, non possiamo nasconderci la perplessità davanti ad atteggiamenti in cui si registra spesso una concezione ristretta di obbedienza che può diventare pericolosa. In taluni casi non si promuove la collaborazione “con obbedienza attiva e responsabile”, ma la soggezione infantile e la dipendenza scrupolosa. In questo modo si può ledere la dignità della persona fino ad umiliarla. Non sempre, in queste nuove esperienze o in altri contesti, è considerata correttamente e rispettata adeguatamente la distinzione tra foro esterno e foro interno.

La sicura garanzia della menzionata distinzione evita una indebita ingerenza che può ingenerare situazioni di mancanza di libertà interiore, di sudditanza psicologica che potrebbero dar luogo a un certo controllo delle coscienze. Si tratta in questi, come in altri casi, di non indurre nei membri eccessiva dipendenza, che può assumere forme di plagio al limite della violenza psicologica. In quest’ambito risulta inoltre necessario separare la figura del Superiore da quella del fondatore».

Mandato e rappresentatività

Il documento recente focalizza il suo interesse sui protagonisti delle associazioni in merito al governo: ogni membro, l’organo centrale, il moderatore, il fondatore. «In merito alla rappresentatività, il decreto prevede che i membri pleno iure di una associazione partecipino, almeno indirettamente, al processo di elezione dell’organo centrale di governo a livello internazionale».

Vengono quindi escluse deleghe in bianco, acclamazioni, consultazioni generiche o cooptazioni sistematiche. «La mancanza di limiti ai mandati di governo favorisce, in chi è chiamato a governare, forme di appropriazione del carisma, che facilmente cagionano gravi violazioni della dignità e della libertà personali e finanche veri e propri abusi».

Quanto all’organo centrale di governo si stabilisce un mandato di cinque anni. I componenti possono essere eletti per due mandati, ma non di più. Sono rieleggibili solo dopo cinque anni di assenza. Il moderatore può portare a termine l’attuale mandato. Il nuovo moderatore sarà legato anch’esso al mandato di cinque anni, rinnovabili una volta.

Diverso il caso del fondatore. Il suo ruolo di governo potrà essere rinnovato se è necessario, se ha un consenso molto ampio e se ottiene il permesso dal dicastero vaticano. Il giurista Ulrich Rhode annota: «Il ricambio generazionale degli organi di governo, mediante la rotazione delle responsabilità direttive, apporta grandi benefici alla vitalità dell’associazione: è opportunità di crescita creativa e spinta per l’investimento formativo; rinvigorisce la fedeltà al carisma; dà respiro ed efficacia all’interpretazione dei segni dei tempi; incoraggia modalità e nuove e attuali di azione missionaria».

Comunione e liberazione ha già fatto sapere il suo assenso, ma si  prevedono anche resistenze e discussioni. Sembra evidente che il riferimento di modello sia quello della vita consacrata. Anch’essa nasce da un carisma e si dà una forma di governo in cui la dimensione democratica, il limite di mandato e il riconoscimento da parte del dicastero costruiscono la volontà condivisa di fedeltà al fondatore e del servizio alla Chiesa.

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