
Il libro Altrove, pubblicato recentemente da Marietti, è una raccolta di «scritti di spiritualità e politica», che Giuseppe Trotta ha scritto in diverse riviste dal 1984 fino alla sua prematura scomparsa nel 2004. Il nome dell’autore è noto soprattutto nell’ambito dell’associazionismo cattolico dei lavoratori (ACLI), dove ha diretto per molti anni l’Ufficio Studi. Alcuni lo ricorderanno invece come direttore di Bailamme, la «rivista di spiritualità e politica» fondata nel 1987 insieme a figure di rilievo quali Salvatore Natoli, Romana Guarnieri e Mario Tronti.
Dalla sua intensa attività pubblicistica emerge anche il ritratto di una figura di spicco del cattolicesimo italiano contemporaneo. A curare questa raccolta è Fabio Milana, amico dell’autore ma anche profondo conoscitore delle vicende religiose e politiche del nostro Paese. Basti ricordare, in tal senso, la poderosa antologia di documenti sull’operaismo pubblicata insieme proprio a Trotta.
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Nella breve avvertenza iniziale Milana descrive questi testi come «agili e insieme penetranti», attuali grazie alla loro prospettiva radicale. E in effetti, i trenta brevi scritti qui raccolti si distinguono per la loro straordinaria intensità e per la varietà di generi che attraversano. Vi si trovano appunti storiografici, meditazioni, profili biografici e componimenti più personali, tutti uniti da una riflessione vivace e profonda sul legame tra fede e storia.
La natura di questo legame viene indagata sotto il segno indicato già nel titolo: tra fede e storia, fra spiritualità e politica non esiste continuità o costruzione, ma una radicale sconnessione che lungi dal risolversi in una frattura inconciliabile, si riformula nel misterioso sgranarsi di un tempo storico che non si esaurisce in sé stesso. È lo sguardo del cristiano che, come emerge in vari passaggi del volume, si fa testimone capace di cogliere un segno e rimando a quell’altrove che certo esiste nella fede, ma sfugge alle categorie dell’idea e del progetto insite alla storia.
Il cristiano conosce e soffre il disordine e l’ingiustizia del mondo, ma sa anche che questa visione di dolore non esaurisce la realtà; in lui si incarna uno scarto capace di rifrangere un oltre che solo un’«attenzione spregiudicata» può rivelare, tracciando così una via di liberazione: «Per andare oltre dobbiamo collocarci altrove. Cosa vogliono dire oggi parole come etica, democrazia, solidarietà, impegno, bene comune? Una processione di esegeti è già pronta a spiegare il già detto. C’è invece la percezione di un vuoto, il peso delle scorie di un’esperienza morta che ci spinge, ci trascina ad andare più a fondo» (p. 114).
Lo sguardo spirituale che contraddistingue il cristiano è segnato secondo Trotta dalla passione per Altro e per gli altri, e insieme dalla capacità di esprimere un giudizio severo sulle logiche di violenza dei poteri mondani. È in questa passione, in questa pietas che si dà – o almeno si può dare – in una certa contingenza storica, un ricongiungimento di fede e politica. Avere a cuore la città umana implica così una sensibilità acuta nei confronti del male e un’apertura radicale ai segni del Regno nella storia.
Questa capacità si manifesta in modo esemplare nei saggi di Trotta dedicati alla storia del cattolicesimo politico italiano del Novecento che – pur in grado di esprimere una creatività autentica in certe sue figure e passaggi, e per alcuni decenni di fare forma a un’epoca – si è ripiegato su una visione costantiniana di civiltà cristiana (anche nella sua variante di “umanesimo integrale”) e si è conclusa con l’inesorabile sfaldamento del sistema politico a traino cattolico. L’avvenire resta ora affidato a una generazione di cristiani che vivono la politica come un «dovere contingente» e non come un’assunzione stabile di potere, ma soprattutto che sono capaci di restare nella condizione nomade di «pellegrini», di dimorare sulla soglia, indicando così una nuova terra aldilà dell’orizzonte.
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In queste pagine si trovano anche splendide riflessioni su esperienze religiose esemplari, mettendo in luce sia nomi noti come quelli di Simone Weil, Lorenzo Milani, Dietrich Bonhoeffer o Giuseppe Dossetti – sul quale tra l’altro Trotta ha scritto un’imprescindibile monografia – sia di figure meno conosciute come Giuseppe Sandri. Ogni racconto parla di persone concrete che al nesso tra fede e storia, spiritualità e politica hanno dato con il loro corpo vivente una visibilità credibile e vissuta. L’essere soglia del cristiano non è infatti solo un vedere quell’altrove per sé nella fede, ma anche un diventare per gli altri un segno tangibile del trascendente nella storia.
Citiamo qui un testo in particolare, brevissimo ma fulminante: una riflessione sul Magnificat, un inno che invita – contro ogni facile irenismo – a una meditazione continua sulla «buona battaglia». Si tratta di un canto che unisce guerra e misericordia, innalzato alla fine del tempo. L’empio e il superbo sono «gonfi di sé», vedono il mondo come un’estensione del proprio io e occupano sempre più spazi; tuttavia, al momento del giudizio, saranno smarriti e dissolti in quel loro sé espanso e inconsistente. A essi si contrappone l’umiltà di Maria, «figura dei poveri di Israele», colei che si inchina all’Altrove e – proprio in questo abbassamento – diventa partecipe della signoria di Dio sul mondo.
Sarà pur vero che quell’esperienza molto novecentesca, incarnata nella biografia politica ed ecclesiale di Trotta, fa riferimento a un mondo probabilmente scomparso per sempre. Tuttavia, resta profondamente attuale la sua consapevolezza di un vuoto che squarcia la nostra epoca: un vuoto che può essere il nulla o appunto l’altrove. Di fronte all’attuale dissoluzione di ogni forma, non ci rimane altra scelta che seguire la via degli empi – di cui è pieno il mondo di oggi – o cercare, sperando nell’ inaspettato, una via di uscita. Il libro di Trotta parla soprattutto di questo.
Giuseppe Trotta, Altrove. Scritti di spiritualità e politica 1984-2004, a cura di Fabio Milana, Marietti, Bologna 2025, 292 pp., 21 euro






Grazie della recensione molto chiara e precisa per un libro di grande interesse e valore